Non così in fretta.

Il Sole 24 Ore rievoca in questo breve articolo quel drammatico 9 novembre di un anno fa, quando lo spread BTP/Bund rompeva per la prima volta la soglia psicologica dei 500 punti, chiudendo poi a 499. Lo stesso giorno Napolitano “sorprendeva tutti” nominando Mario Monti senatore a vita, per conferirgli qualche giorno dopo l’incarico di formare il nuovo governo.

L’articolo ricorda con orgoglio (?) che il quotidiano era uscito il giorno dopo con “una copertina di grande impatto e coraggio” (sic) dal titolo Fate Presto!

L’articolo conclude: “In un solo anno, da quel “Fate presto”, molto è cambiato, a guardare gli indicatori finanziari e macroeconomici. Ma c’è ancora molta strada da fare.”

Voi come interpretereste questa frase? Io, in senso positivo: la situazione è difficile e tanto resta da fare, ma in soli dodici mesi il governo Monti ha cambiato molte cose (in meglio, ovviamente) e tutti gli indicatori – finanziari ed economici – sono lì a dimostrarlo.

Vediamo cosa racconta la tabella allegata all’articolo.

Indicatori finanziari (prime 5 righe):
Miglioramento evidente a livello di spread e quindi dei rendimenti. Quello che il dato puntuale non dice è che da un picco di 531 il 9/1, e salvo una breve parentesi di qualche settimana fra febbraio e marzo a causa del trilione di euro messo a disposizione delle banche dalla BCE, lo spread si è mantenuto sistematicamente e abbondantemente al di sopra dei 400 punti fino a un mese fa, quando Draghi annunciò che la BCE era pronta a intervenire per calmierare i mercati finanziari. A quel punto, dall’oggi all’indomani  lo spread è sceso di ben 100 punti e da allora si mantiene intorno ai 350. Il miglioramento del dato, quindi,  sembra più attribuibile al ruolo attivo della BCE che non alla credibilità internazionale del nostro Proconsole. Tanto meno alla maggior solvibilità dell’Italia, come appare evidente guardando gli

Indicatori Macroeconomici (restanti righe):
Qui l’unico dato positivo è quello dell’inflazione scesa al 2,6%. Per il resto è tutta una Caporetto: disoccupazione aumentata dell’1,5%, ormai prossima all’11%; Pil sceso del 2,56%; debito più elevato nonostante la ferocia dei tagli e le stangate fiscali; rapporto debito PIL al 126,4% (un anno fa era al 120,7%), consumi a ramengo, mutui erogati –50%, eccetera.
Date un’occhiata, è molto istruttivo. Oltre allo scostamento negativo fra indicatori 2011 e indicatori 2012, sarebbe stato divertente leggere gli scostamenti fra gli indicatori 2012 e le previsioni 2012, aggiornate sistematicamente e sistematicamente mancate, quasi che a lavorarci su non fossero tecnici e professori ma dilettanti allo sbaraglio. Purtroppo la colonnina è assente.

Alcune domande nascono allora spontanee (o forse no, visto che il Sole 24 Ore non se le pone): In che cosa l’Italia sarebbe più credibile rispetto a un anno fa? Perché i “mercati” oggi dovrebbero apprezzarci di più, a parte la maggiore sobrietà stilistica di Monti? E se il proconsole, come Re Giorgio non si stanca di ripetere, ci ha salvati dal baratro, perché stiamo precipitando? Non è che nella foga di toglierci dall’orlo su cui eravamo pericolosamente affacciati, ci ha spinto dentro?

In un solo anno molto è stato fatto, il brutto è che non resta più molto da fare. Nell’anniversario di quella copertina di grande impatto e coraggio Il Sole 24 Ore dovrebbe forse uscirsene oggi con un altro titolo, meno coraggioso ma di analogo impatto: Non così in fretta, per favore!

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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6 risposte a Non così in fretta.

  1. grandebeltazor ha detto:

    Reblogged this on Verso un Mondo Nuovo and commented:
    Chi non ha occhi per vedere (la volontà di essere obiettivi), non vedrà.

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. mondeban ha detto:

    Se tutto andrà bene, avremo ancora una scuola, e i nostri nipoti leggeranno sui libri di storia la più grande mistificazione politca e mediatica dellì’era moderna.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Dipende da come andrà a finire. Non dimenticare che la storia viene sempre scritta dai vincitori, e che gli autori della mistificazione stanno vincendo alla grande, stante la docilità della gente. Ci sono voluti 5 anni di crisi indotta perché le forze sindacali dei Paesi europei si coordinassero finalmente per una manifestazione comune il 14 novembre prossimo, ma a parte l’ovvia distrazione dei media ufficiali, che si guardano bene dal parlarne, non trovo nessun tam-tam nemmeno in rete. Eppure, è dall’esito della mobilitazione che capiremo quante speranze abbiamo ancora.
      http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=20084

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