Aleppo, la persistenza della bugia.

Qualcuno, mi sembra Eschilo, ha detto che in ogni guerra la prima vittima è la verità.

Se era vero ai suoi tempi, figuriamoci ai giorni nostri. La propaganda  di guerra non ha bisogno di essere particolarmente verosimile o sofisticata, le basta disporre della compiacente cassa di risonanza dei grandi media di sistema: per quanto lo si possa confutare ogni volta, il messaggio viene inevitabilmente prima della confutazione, e una volta trasmesso, si deposita nella coscienza delle persone  come un sedimento emozionale che ottunde il pensiero critico.

L’assedio di Aleppo ne è l’ultimo, plastico esempio.

Il materiale propagandistico sulle atrocità della battaglia, inesistente nei primi anni – quando l’iniziativa militare era dei “ribelli”, è diventato sempre più martellante a mano a mano che le parti si invertivano. Si sono moltiplicati i video che raccontano l’ennesimo “ultimo” ospedale distrutto dai bombardamenti (qui un gustoso riassunto, segnalato da Il Simplicissimus); le gesta eroiche dei Caschi Bianchi (qui due di loro in procinto di soccorrere un “ferito”, tutti e tre immobili fino a che non arriva il “ciack si gira”; qui invece un servizio di RT a commento); i vari bambini salvati, alcuni più volte (cfr articolo The Duran); gli ultimi drammatici messaggi dei cittadini di Aleppo orientale (a proposito dei quali la giornalista Anissa Naouai, della piattaforma web InTheNowsi chiede, retoricamente, se non si tratti piuttosto di un’orchestrata campagna propagandistica).

La canadese Eva Bratlett è una giornalista indipendente che dal 2014 ha maturato in Siria diverse esperienze sul campo, quali pochi inviati possono vantare.
Nel video che segue, parte di una conferenza stampa del 9 dicembre presso le Nazioni Unite, risponde a un giornalista che non condivide la sua opinione secondo cui quelle propalate dalla stampa occidentale su Aleppo sono non informazioni ma bugie.

Trascrivo per comodità la traduzione del brano.

§

Giornalista:
Quando lei parla del popolo siriano, e di ciò che vuole, su che cosa si basa? Dispone di fonti indipendenti? In secondo luogo, lei parla dei grandi media, delle loro menzogne eccetera: potrebbe spiegare quale sarebbero secondo lei gli scopi dell’informazione occidentale, perché dovremmo mentire, perché le organizzazioni internazionali sul territorio dovrebbero mentire? Perché non dovremmo credere a tutti questi fatti assolutamente documentabili che riceviamo da lì: gli ospedali bombardati, i civili di cui lei parla, le atrocità che stanno subendo… come può definirci bugiardi?

Eva Bratlett:
[…]
Vorrei partire dalla seconda domanda, le organizzazioni internazionali sul territorio. Mi dica, sa quante sono quelle che operano nella zona orientale di Aleppo? […scena muta] Bene, glielo dico io: nessuna.

Queste organizzazioni si affidano all’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, [SOHR] che ha base a Coventry, in Inghilterra, ed è gestito da una sola persona; oppure a gruppi schierati, come i Caschi Bianchi. […] I Caschi Bianchi sono stati fondati nel 2013 da un ufficiale inglese e finanziati per  una somma pari 100 milioni di dollari da Stati Uniti, Regno Unito, Europa e altri stati. Pretendono di occuparsi del salvataggio dei civili a Idlib e ad Aleppo Orientale, eppure nessuno in quella zona ha sentito parlare di loro; e posso dire “nessuno”  dal momento che ora il 95% di Aleppo orientale è stato liberato.

I Caschi Bianchi si dichiarano neutrali, eppure li abbiamo visti, armati, in posa davanti a cadaveri di soldati siriani.

Nei loro video si vedono bambini “riciclati” in situazioni diverse. Potete trovare una bambina chiamata Aya che appare nei resoconti di salvataggio di un certo mese e poi riappare salvata nel mese successivo in un altro contesto. Perciò non sono credibili. SOHR non è credibile. Non sono credibili gli “attivisti anonimi”. Una o due volte, forse; ma ogni volta? Quindi, quali sono le vostre “fonti sul territorio”? Non ne avete.

Per quanto riguarda i vostri scopi, non il suo in particolare ma l’agenda di alcuni grandi media: il cambio di regime. Come può il New York Time, che stavo leggendo stamattina,  o come può Democracy Now, che leggevo l’altro giorno, asserire ancora oggi che quella siriana è una guerra civile? Come possono affermare ancora oggi che le proteste erano disarmate e pacifiche fino al 2012? Non è assolutamente vero. Come possono affermare che il governo siriano sta attaccando civili ad Aleppo orientale, quando ogni persona uscita da quell’area occupata dai terroristi afferma il contrario?

Per quanto riguarda l’appoggio [al regime] da parte del popolo siriano: lo valuto sulla base delle elezioni. Nel 2014 i siriani hanno votato [elezioni che gli osservatori internazionali hanno dichiarato “libere, eque,  trasparenti”]. E la stragrande maggioranza si è espressa in favore del presidente Assad.

Ci sono persone che vogliono cambi nel governo, non sto dicendo il contrario. Tutti vogliono cambiamenti. Tuttavia il punto è che per loro il problema non è Assad, che appoggiano in grande maggioranza, ma il terrorismo. […]

§

A seguire, il link dell’intera conferenza stampa e alcuni indirizzi utili  a chi volesse approfondire.

https://www.youtube.com/watch?v=ebE3GJfGhfA

http://sakeritalia.it/medio-oriente/siria/dopo-il-fiasco-della-bufala-delle-foto-caesar-amnesty-ci-prova-di-nuovo/

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-al_mayadeen_i_punti_dellaccordo_sulla_partenza_dei_ribelli_da_aleppo_est/82_18262/

http://www.wired.it/attualita/media/2016/08/22/omran-lato-oscuro-foto-aleppo/

http://www.tpi.it/mondo/siria/guerra-aleppo-non-solo-come-ve-la-raccontano

http://theduran.com/crosstalk-white-helmets-really-just-because-they-wear-white-does-not-make-them-good-guys/

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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7 risposte a Aleppo, la persistenza della bugia.

  1. mcc43 ha detto:

    Poichè alla domanda “su cosa si basa” Eva ha risposto di basarsi su quel hanno detto a lei “i” siriani ( che è un po’ troppo forse, oppure se ampie sono state le interviste condotte e così pro governo non si comprende perchè agli altri giornalisti il permesso di entrata viene negato) aggiungo per una visione non unilaterale il servizio di un nostro connazionale,
    http://www.tpi.it/mondo/siria/aleppo-video-drone-tv7-siria

    • Mauro Poggi ha detto:

      Grazie, sei sempre benvenuta.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Mi rendo conto che il post esprime un solo punto di vista, che non è esattamente quello occidentale. In realtà non era mia intenzione essere equanime, dal momento che il punto di vista occidentale mi pare già efficacemente rappresentato da tutti i media europei e americani. Guardare un qualunque TG o leggere un qualunque quotidiano per credere.

      • mcc43 ha detto:

        Questo è vero, ma c’è un gran parterre per Sputnik e RT in rete; ad accomunare i due campi estremi dell’informazione non è solo l’unilateralità, è un’ancoraggio agli inizi, come se in questi anni non fossero avvenuti enormi cambiamenti. Uno per tutti, lo scartamento della Turchia verso la Russia; il blocco degli aiuti ai ribelli – che non sono tutti terroristi – è il motivo per cui è stato possibile riprendere, o quasi, Aleppo Est. Inoltre la Turchia sta facendo da collegamento fra russi e iraniani, che in questo periodo hanno perso localmente sintonia: i primi scortano gli sfollati e i secondi bloccano le colonne. Idem sulla dichiarazione di fine evacuazione dei ribelli data da Mosca mentre Damasco dichiarava l’avvenuto stop. Credo che non poche info sbagliate siano arrivate in questi anni anche ai …debunker pro Assad (si fa per dire, perchè non so più chi comanda in Siria, visti i “debiti” che ha contratto con i potenti alleati. )

        • Mauro Poggi ha detto:

          Le informazioni sbagliate o le mistificazioni arrivano da ogni parte, certamente. Tuttavia in termini di equilibrio mi sembra azzardato equiparare la potenza di fuoco propagandistica di RT e Sputnik in rete a quella dei media occidentali. Mi pare che in questi anni ne abbiamo avuto ampia testimonianza, se pensiamo alle narrazioni con cui si sono volute giustificare le sanguinose invasioni di Afghanistan, Iraq e Libia, o – in mancanza di narrazione – al silenzio con cui viene seppellita la guerra nello Yemen.
          Un accumulo di mistificazioni tale che secondo me dovrebbe ormai metterci in guardia contro qualunque rappresentazione ci venga suggerita da questi media, e i mancanza d’altro indurci a propendere senz’altro per quella opposta.
          In ogni guerra che si rispetti è evidente che “il più pulito ci ha la rogna”, ma bisogna pure porsi questioni di responsabilità iniziali, altrimenti si cade nell’equidistanza pelosa delle Nazioni Unite, con cui questa organizzazione sistematicamente si lava le mani e la coscienza.
          Nella logica americana, la Siria era un paese da destabilizzare già all’indomani dell’attentato alle torri gemelle (quella nuova “Pearl Harbour” che qualcuno aveva auspicato un anno prima), insieme a Iraq, Iran, Libia, Somalia e Afghanistan, come ha rivelato il generale Wesley Clark; nel 2009 Assad ha firmato la propria condanna rifiutando di aderire al progetto di gasdotto sponsorizzato, se ricordo bene, dal Qatar. Se non si parte da qui, cioè dalla volontà USA (non legittimata da nient’altro che dalla dottrina suprematista americana) di ridisegnare gli equilibri in Medio-oriente a proprio favore, ci dobbiamo rassegnare a condannare indistintamente tutto e tutti, assolvendo in pratica il più forte. È un meccanismo mentale che non rende giustizia alla memoria delle vittime dei conflitti che vi si scatenano, ed è un ottimo brodo di coltura per preparare le pubbliche opinioni ai conflitti successivi.
          Personalmente, avendo avuto il privilegio di conoscere la Siria quando ancora era uno degli stati più multiculturali e laici del mondo arabo (con l’accortezza ovviamente di relativizzare i due termini alle realtà medio-orientali), quando ancora cioè non era stato “attenzionato” dagli Stati Uniti, sono portato a dare maggior credito alla visione espressa da Eva Bratlett, per quanto parziale essa sia. Spettasse a me di scegliere, preferirei sicuramente la Siria di allora a quella che si prospetterebbe con la caduta di Assad, così come avrei preferito la Libia di Gheddafi a ciò che ne è seguito. Se l’Occidente ha così tanta voglia di democrazia, cominciasse a realizzarla al proprio interno, e poi magari andasse a reclamarla alle petromonarchie sue alleate.

  2. mcc43 ha detto:

    Non propendere rigidamente, ma seguire i fatti cercando brandelli di verità, stare attenti. Sicuro, direi che è perfino una responsabilità morale per non assecondare ciecamente progetti che ignoriamo.. Aggiungo solo che qualunque progetto destabilizzante mettano in atto gli Usa tiene conto della possibilità che attecchisca, anche in Siria c’era dello scontento, non vedo come possibile diversamente considerando che, prima del cambiamento introdotto da Bashar nella costituzione, approvata con referendum .. 😉 , vigeva il partito unico e il regime era in sella da decenni. Pur non essendo mai stata in Siria sono convinta che fosse sicuramente meglio di altri stati arabi, e dei post nel mio blog confermano quell’opinione, però lo straniero, anche il più accorto, ha una visione diversa da chi non deve affrontare lo stato dalla nascita all’obbligo di arruolamento, il controllo delle opinioni, la conseguente pratica della delazione, le ingiustizie a danno dei non completamente allineati. Di Libia, Tunisia ho avuto nei molti soggiorni un’opinione migliore di quanto, a posteriori mi è parso chiaro ripensando a certi silenzi o prudenti risposte dei locali.

    Un articolo trovato stamattina è un buon esempio della responsabilità morale di credere oppure no. C’è una specie di mantra ricorrente: l’accusa di connivenze turche con Isis, data senza se e senza ma, (inconsapevoli di cosa significherebbe poi per tutti aver assecondato una destabilizzazione della Turchia) ma ora leggo in un media turco il “ravvedimento” Usa per aver diffuso una mistificazione. Mentiva allora Cia o mente questo media oggi? La risposta può essere solo personale.
    Ti auguro un buon fine settimana e ti ringrazio per lo scambio di vedute

    http://www.dailysabah.com/d/politics/2016/12/17/cia-apologizes-to-turkey-over-false-allegations-regarding-daesh

    • Mauro Poggi ha detto:

      Grazie a te! Il confronto, quando non è armato (anche solo metaforicamente), è sempre un momento di crescita, specie con chi come te ha maturato specifiche esperienze su questi temi.
      Un buon fine settimana anche a te.

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