Di premi Nobel, di ellenici inganni. Di carri armati, sottomarini e fregate.

L’economista greco Yiannis Mouzakis, in questo articolo su Social-europe.eu, esprime la sua amarezza per l’ennesima dimostrazione di scarsa o nulla solidarietà dimostrata dagli organi istituzionali europei nei confronti del suo Paese, questa volta in occasione della cerimonia di conferimento del premio Nobel all’Europa.

Le argomentazioni di Mouzakis a proposito dei sedicenti conti truccati riprendono quelle di Kostas Simitis (primo ministro Pasok dal 1996 al 2004) e Yannis Stournaras (direttore della Fondazione per la ricerca economica e industriale di Atene) in un articolo sul Sole 24 Ore ripreso da Micromega il 2 maggio 2012.

Per quanto riguarda le spese militari, all’origine dell’accusa di falsificazione dei conti, ho ritenuto di aggiungere una nota in calce all’articolo perché l’argomento mi sembra squisitamente emblematico in sé.

Yainnis Mouzakis – Adding Insult to Injury  [mie le evidenziazioni]:

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Lunedì scorso, i tre presidenti delle principali istituzioni europee, Barroso per la Commissione, Van Rompuy per il Consiglio, e Martin Schultz per il Parlamento, hanno accettato il premio Nobel per la Pace a nome dell’Unione Europea.
[…] Il riemergere delle divisioni in Europa ha indotto molti a domandarsi circa l’opportunità della premio, sia per la scelta che per il momento.
Divisioni tra Nord e Sud, regioni debitrici e creditrici, centro e periferia; soprattutto allarmanti differenze in termini di  qualità della vita e prospettive future nelle popolazioni del Sud Europa; una crisi debilitante, in larga parte auto-inflitta dalla dottrina di Bruxelles sotto il pretesto delle riforme strutturali.

In Grecia, la severa, punitiva e mal calcolata austerità – come ammesso di recente dal FMI – imposta dalla troika negli ultimi due anni e mezzo, ha convertito la crisi del debito in una crisi sociale e umanitaria […] le proteste anti-austerità hanno provocato il più delle volte brutali reazioni delle forze dell’ordine con largo impiego di gas lacrimogeni, e pacifiche dimostrazioni si sono trasformate in vere e proprie guerriglie urbane.

In un’intervista alla CNN, il giorno della cerimonia, i tre presidenti hanno aggiunto un ulteriore offesa. Quando l’intervistatore  se ne è uscito con la solita questione mistificante circa i conti falsificati dalla Grecia per essere ammessa nell’Eurozona , essi non hanno avanzato alcuna obiezione, benché pienamente consapevoli che questo argomento è pretestuoso. Martin Shultz ha “intenzionalmente” aggiunto che ciò è avvenuto grazie alle consulenze di Goldman Sachs.
Ciò è vergognoso e ipocrita da parte di presidenti di istituzioni che, piaccia loro o no, rappresentavano in questa cerimonia anche la Grecia. La Grecia ha avuto lo stesso ruolo di ogni altro Paese per mantenere quella pace per cui il premio è stato conferito.

E’ un mito che la Grecia abbia falsificato i propri conti per unirsi all’Europa. Un mito incoraggiato da alcuni politici e amplificato da certi media del Nord Europa all’inizio della crisi, per isolare e condannare i “greci imbroglioni” per colpa dei quali la crisi europea sarebbe esplosa.
La Grecia fu accettata nell’Eurozona durante la riunione del Consiglio europeo di Santa Maria de Feira – Portogallo – nel giugno 2000, sulla base delle statistiche dell’anno 1999, quando il deficit era il 2,5% del PIL. Fu nel 2004, quattro anni dopo, che il nuovo governo di Nea Dimokratia, approfittando delle ambigue linee guida dell’Eurostat, decise di cambiare il criterio di allocazione temporale delle spese militari [vedi nota],  con l’obiettivo di conseguire maggiore credibilità politica rispetto al rivale PASOK, mostrando che durante il suo mandato la spesa poteva essere contenuta.
Fu deciso quindi di adottare il metodo di contabilizzazione della spesa totale al momento della corresponsione dell’acconto, anziché al momento della consegna com’era stato fatto fino ad allora. L’applicazione retroattiva di questo cambiamento ebbe un impatto sugli indicatori degli anni precedenti, danneggiando gravemente la reputazione greca,  al punto che sei anni più tardi, inopinatamente, questa storia riemerse e tornò a perseguitare il Paese.
Anche accettando il cambio metodologico, l’impatto sul deficit del 1999 comportò [solo] un aumento a 3,07% del PIL,  contro il 2,5% che i criteri precedenti avevano comportato. Per quanto la responsabilità di questa operazione ricada sul governo greco, che decise il cambio per meschini calcoli politici, essa spetta anche all’Eurostat, che lo accettò, per poi – due anni più tardi, nel 2006 – ammettere che il metodo corretto di contabilizzazione delle spese militari era quello basato sulla consegna: esattamente il criterio assunto nell’anno 1999, base di ammissione all’euro.

L’altro abusato pregiudizio è quello per cui lo swap con Goldman Sachs fu utilizzato per camuffare il deficit prima dell’entrata nell’eurozona. Questo è prova di ignoranza e, in alcuni casi, di malafede. Innanzitutto, questo contratto non ha niente a che fare con i requisiti di accettazione della Grecia nell’eurozona, poiché ebbe luogo a fine 2001, cioè un anno e mezzo dopo. In secondo luogo, esso era pienamente conforme con le regole Eurostat dell’epoca, e la Grecia non è il solo paese che usò questo strumento per la gestione del proprio debito.NobelPeacePrizeUe

Il solo caso in cui un governo greco intenzionalmente volle camuffare il deficit fu quello della Nea Dimokratia di Karamanlis nel 2009, quando la Commissione del signor Barroso chiuse ripetutamente un occhio consentendo di sottostimare il crescente deficit. Essa permise persino al governo di Karamanlis – membro, come Barroso, del PPE – di interrompere la pubblicazione mensile dei report di bilancio prima delle elezioni parlamentari europee del giugno 2009. La Commissione inoltre accettò in settembre 2009, senza previo esame, una previsione di deficit del 6%, quando il deficit di cassa in agosto era già dell’8% ed era stato pubblicato dalla Banca Centrale Greca.

Nonostante questi fatti siano ben conosciuti dai tre presidenti presenti all’intervista, nessuno di loro ha avvertito il dovere si difendere un paese membro e contestare l’inconsistenza degli argomenti su una questione che, ancora una volta, pubblicamente diffamava la Grecia, in un’occasione in cui era dato supporre che tutti gli stati dell’Unione dovessero essere onorati in quanto membri della stessa istituzione.
Con lo sviluppo della crisi, molti commentatori hanno evidenziato le carenze manifestate a livello politico dalle istituzioni, sia dei Paesi membri che dell’Unione Europea. I tre presidenti dovrebbero tener presente che il premio Nobel ricevuto un paio di giorni fa è stato dato per le grandi realizzazioni dei leader europei negli ultimi 60 anni […].
La leadership attuale sta operando mediocremente, e quell’intervista alla CNN è stata l’epitome della loro mancanza di solidarietà e lungimiranza.

Yainnis Mouzakis

Nota: La questione delle spese militari greche, in rapporto al PIL fra le più alte nel mondo occidentale, è molto significativa e riguarda due pusher eccellenti: Germania e Francia.

In un articolo sul Corsera del 13/2/2012, (Quelle pressioni di Merkel e Sarko per ottenere commesse militari) Marco Nese scrive:

Le pressioni di Berlino sul governo di Atene per vendere armi sono state denunciate nei giorni scorsi da una stampa tedesca allibita per il cinismo della Merkel che impone tagli e sacrifici ai cittadini ellenici e poi pretende di favorire l’industria bellica tedesca. […] Gli anni di Karamanlis sono stati una vera manna per la Germania. In quel periodo […] vignetta nobeli produttori tedeschi hanno guadagnato una vera fortuna. […] Prima di concludere il suo mandato Karamanlis fece un ultimo regalo ai tedeschi, ordinò 4 sottomarini prodotti dalla ThyssenKrupp. Il suo successore Papandreu, socialista, si è sempre rifiutato di farseli consegnare. Ma Berlino insisteva […] Papandreu, alla disperata ricerca di fondi, non ha potuto dire di no a tutto. L’estate scorsa il WSJ ha rivelato che Berlino e Parigi avevano preteso l’acquisto di armamenti come condizione per approvare il piano di salvataggio della Grecia, e così il leader di Atene si è dovuto piegare. […] ha ottenuto uno sconto e invece dei 4 sottomarini ne ha acquistati 2, ma ha dovuto prendere anche 223 carri armati Leopard II. […] Papandreu ha dovuto pagare pegno anche a Sarkozy […] ha firmato un accordo per 6 fregate e 15 elicotteri.

…A proposito di premi Nobel per la Pace.

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7 risposte a Di premi Nobel, di ellenici inganni. Di carri armati, sottomarini e fregate.

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. E’ un pezzo che urlo contro questa ignobile catena di menzogne sui presunti “trucchi” della Grecia. Al coro di questi somari prezzolati si è aggiunto anche l’ex Primo ministro, defenestrato dagli italiani (non da Berlusconi, il quale ha solo fiutato il vento):
    http://leprechaun.altervista.org/grecia.shtml#20120508
    E l’inqualificabile vispa teresa Schultz? Confonde due fatti diversi. La famosa storia di Goldman non c’entra con l’entrata nell’Euro, è posteriore, ed è piuttosto la storia della Goldman che truffa la Grecia, come ha fatto con municipalità tedesche e americane, oltre che italiane, e perfino l’Università di Harvard.
    Eccola la storia, che rivela cosa sia Goldman, se mai fosse necessario, come la racconta Bloomberg:
    http://leprechaun.altervista.org/grecia.shtml#20120821
    E Eurostat, che fino al 2008 permetteva agli stati di entrare nel mercato ombra dei derivati, nessuno la cita.
    Ricordiamo anche che di Goldman è stato e a quanto pare è ancora consulente (lo ha scritto il Fatto, e non ci sono state smentite) il nostro ineffabile già PM Mario “Salvatore” Monti. “Consulente per l’Europa”. Consigli milionari su come imbrogliarla meglio.
    E poi Draghi, che è stato Governatore della Banca D’Italia prima che della BCE.
    Ma il conflitto di interessi, come noto, è questione che si applica solo a Berlusconi.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Grazie per il commento e i links, Leprechaun. I fatti sono testardi, diceva John Adams, ma contrariamente a quanto lui pensava essi possono venire distorti anche radicalmente.
      Temo che dovrai/dovremo continuare a urlare contro questa e altre ignobili catene di menzogna ancora per un bel po’.

  3. ff0rt ha detto:

    Per quanto imperfetta l’Unione Europea garantisce la pace in Europa, che dura ormai da oltre sessant’anni. Poco? Io mi accontento. Per il resto, si tratta di lavorare ogni giorno, invece di tirare spallate. Magari non è il tuo caso e mi scuso, parlo in generale.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Buongiorno ffOrt.
      I sessant’anni di pace in Europa credo siano per una prima abbondante metà il frutto di una guerra fredda sotto ombrello nucleare, che costringeva i paesi europei a convivere all’interno di uno dei due schieramenti. Nella seconda metà, la guerra in Europa occidentale non c’è stata, ma è un fatto che comunque ne abbiamo fatte altrove. Perciò credo che il Nobel di recente conferimento sia più di propaganda che di merito, un po’ come quello che dettero a Obama all’inizio del primo mandato.
      In ogni caso, la pace è sì un bene prezioso, ma se costringe le persone a lottare ogni giorno per sopravvivere allora finisce per assomigliare a una guerra non guerreggiata, o guerreggiata in altro modo. Non sto parlando per metafore: vedi, appunto, la Grecia.
      Tu hai la fortuna, evidentemente, di poter lavorare ogni giorno; altri no – e questi altri diventano ogni giorno più numerosi. Accontentarsi, come tu dici, tirare a campare invece di “tirare spallate” è una scelta… Io non la condivido perché sono convinto che se non sei tu a occuparti del sistema, sarà il sistema prima o poi a occuparsi di te, come già sta facendo, e questo – vista la valutazione che ne do – è un fatto che mi preoccupa.
      Ovviamente, se tu pensi che questa Europa corrisponda al tuo modello di società e sia quindi democratica, equa e solidale a sufficienza, il fatto che il sistema si occuperà di te è giusto che non ti impensierisca.

      • ff0rt ha detto:

        Ottimo, buttiamo via il bambino assieme all’acqua sporca, tanto tu il bambino dici che non c’è.

        PS: parlando di lavoro, non intendevo solo (e non tanto) quello che ti paga il pane, pensavo fosse chiaro.

        • Mauro Poggi ha detto:

          Avevo frainteso il senso che davi alla parola “lavoro”, (che ultimamente collego in automatico a quello che ti paga il pane, e che manca sempre di più). Immagino ti riferissi a “lavoro” come impegno civile? In questo caso il mio accenno a tirare a campare era fuor di luogo e me ne scuso.

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