To TAV or not to TAV (3)

Segnalo un altro articolo ricco di links, dal blog “Il Megafono Quotidiano” (Siamo Stati in Val di Susa).
Qui invece la famosa lettera-appello dei 360 docenti a Monti. In fondo all’articolo colpisce una nota che riporta la clausola di salvaguardia nel trattato Italia Francia, ratificato con legge 228/2002: “I Governi italiano e francese si impegnano (…) a costruire (…) le opere (…) necessarie alla realizzazione di un nuovo collegamento ferroviario merci-viaggiatori tra Torino e Lione la cui entrata in servizio dovrebbe avere luogo alla data di saturazione delle opere esistenti.
A sì? Diamo un’occhiata al secondo grafico di questa slide: in rosso le stime di crescita, in blu l’evoluzione reale.

Con un traffico merci che crolla a questo modo, “la data di saturazione” delle opere esistenti si può approssimativamente situare fra “molto lontana” e “mai”. Non ho i dati del traffico passeggeri, ma se il progetto è stato cambiato da TAV a TAV/TAC è perché fin da molto presto si erano resi conto che con questo solo  nemmeno la più compiacente analisi costi-benefici avrebbe potuto sostenere la fattibilità economica dell’impresa. Allora perché Passera dichiara: “Il lavoro è in corso e va avanti come previsto”? C’è davvero un’urgenza economica e di interesse comune? Davvero è così indifferibile, se Monti ha potuto concedersi solo una riunione di tre ore (sì vabbuo’, ma lui è super-Mario) per esaminare approfonditamente un dossier alto già tre lustri, e liquidare tutto confermando “con piena convinzione l’impegno per la realizzazione tempestiva dell’opera, non potendoci permettere di andare alla deriva staccandoci dall’Europa”? Chissà se ha potuto dare un’occhiata alla lettera dei docenti No-TAV… forse gli è pervenuta fuori tempo massimo.
Da oggi, quindi, prevale la linea della “fermezza”.
Che tradotto vuol dire: ci siamo calati le braghe davanti a taxisti e farmacie, figuratevi se non ce le calavamo con le lobby della TAV.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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2 risposte a To TAV or not to TAV (3)

  1. mondeban ha detto:

    Ecco, mi piacerebbe che invece di sfaciare, bloccare, rimanere folgorati, qualcuno chiedesse conto di questi dati impietosi. Impossibile?

    • Mauro Poggi ha detto:

      Temo di no, purtroppo. Da quello che ho potuto sentire ascoltando i dibattiti trasmessi sulle TV, a fronte di obiezioni argomentate e puntuali del NoTav di turno il SìTav tende a rispondere con argomenti molto astratti senza entrare mai nello specifico. L’ultimo l’ho sentito mi pare ieri mattina su Omnibus, quando uno ha parlato dell'”alto valore simbolico” dell’opera. Altre volte si parla di affidabilità, altre volte di non “esser tagliati fuori dall’Europa”. Bersani a Servizio Pubblico è stato pietoso, eppure dal segretario di un partito assolutamente pro-TAV come il PD mi aspetterei ben altra qualità nelle repliche. Nessuno che risponda all’obiezione fondamentale: nel 1991 si prevedeva di passare entro 6 anni da 1,5 milioni a 4,5 milioni di viaggiatori; siamo arrivati al 2012 e il numero è sceso a 0,7 milioni; traffico merci, meglio non parlarne; l’attuale linea è sotto utilizzata mi pare ricordare tra 70 e 80%…
      Bisogna capire la frustrazione dei NoTav, anche se questa li porta a iniziative che sono (ahimé!) controproducenti. Questa gente ha studiato con la passione di chi sa di giocarsi il proprio futuro, sulla TAV/TAC sanno ben più dei funzionari con i quali hanno avuto opportunità di parlare e dai quali non hanno mai ricevuto risposte.
      Mi è sembrato che cercare di documentarmi un po’ di più fosse un atto dovuto nei confronti di questa gente. Più lo faccio e più mi convinco che sono loro ad avere ragione: la TAV è una fonte di ricchezza per pochi e una presa per i fondelli per il resto del Paese.
      PS: dài un’occhiata se puoi a “To Tav or not to Tav n. 4”: ci sarebbe da morir dal ridere, non fosse così tragico.

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