Se non ora, mai.

Continuo a pensare che accademici ed economisti, invece di seguire a trastullarsi con improbabili appelli all’Europa per l’adozione di politiche che arriveranno troppo tardi o non arriveranno mai, meglio farebbero a incalzare governo e partiti con circostanziate proposte di autofinanziamento che soddisfino l’urgenza del momento, prescindendo dalle pastoie comunitarie e anzi evitandone le trappole (vedi il MES).

Le possibili ipotesi in campo sono molteplici: si parla di CCF, di Mini Bot, di Note di Stato, di mobilizzazione del risparmio con l’emissione di titoli sottoscrivibili solo da risparmiatori italiani: sicuramente ne esistono altre ancora.

Le competenze e gli strumenti per realizzarle esistono.

Inoltre, gli ultimi eventi, che hanno dimostrato urbi et orbi la fatuità della narrazione europeista (ormai sostenuta solo dagli ultimi quisling di casa nostra), e che danno la chiara misura del disastro incombente, hanno creato una diffusa consapevolezza nel Paese, tale da assicurare un largo appoggio popolare.

Una condizione ideale, come non si era mai data in precedenza.

Resta da mobilitare la volontà politica.

La Germania, in piena autonomia, adotta misure tanto più straordinarie quanto del tutto estranee alla cultura economica di quel paese: centinaia di miliardi, creazione di un fondo per la nazionalizzazione eventuale delle aziende considerate strategiche. A dimostrazione che i tempi richiedono tanto pragmatismo e pochissima ideologia.
D’altra parte, in Europa essa continua ad opporsi a misure che lascino anche solo affiorare una parvenza di concreta solidarietà e cooperazione: a dimostrazione che non è affatto nelle corde della nazione egemone cedere alcun vantaggio competitivo.

È tempo dunque che la classe politica italiana si assuma le responsabilità che le appartengono.

Ed è tempo dunque che le migliori intelligenze di questo paese alzino pubblicamente la voce per incalzarla senza tregua, smettendo di auspicare soluzioni comunitarie con l’unico risultato oggettivo di fornirle un alibi per l’inazione e la sudditanza.

Ce lo chiede, per una volta, non l’Europa ma l’Italia.

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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