Sussidiarietà e redistribuzione

Alla voce “Sussidiarietà” la Treccani scrive: “In generale, il principio di sussidiarietà attiene ai rapporti tra i diversi livelli territoriali di potere e comporta che, da un lato, lo svolgimento di funzioni pubbliche debba essere svolto al livello più vicino ai cittadini e, dall’altro, che tali funzioni vengano attratte dal livello territorialmente superiore solo laddove questo sia in grado di svolgerle meglio di quello di livello inferiore”.

La Treccani osserva che tale principio, di ispirazione eurocomunitaria, non era stato basilare del nostro ordinamento fino alla 2001. “Anzi, secondo alcuni studiosi il modello pluralista accolto nella Costituzione italiana sarebbe scarsamente compatibile con il principio di sussidiarietà, in ragione del diverso grado di strutturazione del potere statale e di quelli degli altri enti territoriali previsto dal modello regionale rispetto a quello federale”.

La riforma del titolo V, nel 2001, ha costituzionalizzato tale principio, laddove è scritto (art 118 1c) che “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza“.
Nell’ultimo capoverso dello stesso articolo si spinge ad affermare che “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

Sono in molti a sostenere che il 4 comma dell’articolo 118 implichi che i pubblici poteri, per assicurare servizi di interesse generale, possono intervenire solo se i privati, singoli o associati, si dimostrano incapaci o impossibilitati ad assicurarli autonomamente.

Sarebbe questa la ratio per cui certe lucrose attività sono state date in mano ai privati, nonostante la loro conclamata natura di monopoli naturali.

Il principio di sussidiarietà, dunque, comporta che le attività più lucrative siano lasciate al settore privato, mentre per quelle che hanno ritorno nullo o negativo (il più delle volte perché la platea degli utenti e/o la morfologia dei territori sono tali da non valere l’investimento) vengono lasciate allo Stato, ovvero a carico della comunità. Questo perché la principale ragione, se non l’unica, che impedisce al privato di assicurare lo svolgimento di un’attività è quella di mercato: l’impossibilità di ricavarvi utili soddisfacenti.

In pratica il principio di sussidiarietà è un concetto che legittima il meccanismo di privatizzazione degli utili e di socializzazione delle perdite.
Con la modifica costituzionale del 2001 il legislatore ha provveduto a sancire costituzionalmente tale principio, in ossequio alle prescrizioni eurocomunitarie e all’orientamento ideologico del pensiero economico vigente, quello neoliberista.

Nota a margine: la legge di modifica fu approvata da un governo di centro-sinistra poco prima che scadesse la XIII legislatura, a maggioranza non qualificata, e successivamente confermata in via referendaria sotto un governo di centro-destra.

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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