La smemoratezza dei giorni del ricordo.

Ho scritto altrove che il problema, con i giorni della memoria o del ricordo, è che ciascuno di essi dimentica le memorie altrui.
Forse basterebbe un unico giorno della memoria, ma celebrato in tutto il pianeta, che ricordasse le infamità di cui tutti i popoli, nel corso della loro storia, prima o poi si sono macchiati, e ammonisse che il confine tra umanità e disumanità, è sempre molto labile e attraversa pericolosamente la coscienza di ognuno: così che ognuno sappia che la certezza di essere immune dal commettere efferatezze  può dimostrarsi fallace in qualunque momento, se messa davanti a prove estreme.
Così come vengono celebrati, invece, mi pare che i giorni della memoria stabiliscano – forse inconsapevolmente – una gerarchia nelle sofferenze, con il sottinteso che la propria è più assolutoria di tutte le altre, perché quantitativamente e qualitativamente più alta.
Ma se ricordando ci si ostina a piangere solo i propri morti e le proprie sofferenze, senza saper fare del dolore di ognuno il proprio dolore – allora la celebrazione serve solo a mantenere in quiescenza proprio quel meccanismo di rivalsa che è all’origine di quelle morti e di quelle sofferenze, pronto ad esprimere tutta la sua virulenza non appena un’altra occasione gli venga data.

Condivido qui una lettera aperta al nostro Presidente della Repubblica, che purtroppo  sempre più si dimostra apertamente schierato in favore del pensiero egemone ignorandone con ostinazione le pur evidenti problematicità.
La lettera, pubblicata sul portale del Partito Comunista Italiano e riproposta sulla pagina FB dell’autore, è scritta da Spetic Stojan, già senatore della Repubblica in un epoca in cui la parola “compagno” scaldava ancora il cuore.
Rispetto a quella del nostro Presidente, si tratta di una ricostruzione storica che cerca di essere equilibrata, che cerca cioè di ristabilire una più equa scala di valori fra le ragioni (i dolori) di ognuno, e che in quanto tale vuole disattivare quel meccanismo di auto-assoluzione/rivalsa che le narrazioni semplificanti delle celebrazioni tendono (non so quanto inconsapevolmente) ad alimentare.

§

Passata la “giornata dell’odio” di orwelliana memoria verrebbe la voglia di chiudersi in casa e lasciar decantare i rancori e la rabbia per le strumentalizzazioni e le falsità dichiarate in quest’occasione.

Il 6 agosto del lontano 1989 accompagnai il giovane Gianni Cuperlo, segretario della FGCI, in un suo pellegrinaggio pacifista e contro la violenza delle guerre, partito dall’isola quarnerina di Arbe dove in un campo di concentramento italiano morirono a migliaia, anche neonati, per poi continuare al Pozzo della miniera di Basovizza, cenotafio in ricordo delle foibe, e finire nella Risiera di san Saba, unico campo di sterminio con forno crematorio in territorio italiano, ancorché ceduto dai fascisti al III Reich di Hitler.
In quell’occasione venne ribadito il no alla violenza cieca che a volte colpì anche qualche innocente. Ci furono polemiche ed iniziative discutibili. Ne seguì, dopo la dissoluzione della federazione jugoslava, la costituzione della commissione mista italo-slovena che preparò un rapporto storico sulle vicende del confine orientale ma che l’Italia inaspettatamente non volle pubblicare. Era nel frattempo iniziato il periodo del revisionismo storico e della parziale riabilitazione dei “ragazzi di Salò”.

Poi si istituì per legge la Giornata del Ricordo, sostanziale contrappeso alla Giornata della Memoria, ridotta a semplice occasione per qualche sbrigativa cerimonia. Ormai da quindici anni subiamo ripetuti tentativi di fomentare l’odio contro i popoli vicini con accuse di “pulizia etnica” ed uccisioni di massa di persone “colpevoli soltanto di essere italiani”.

A questo coro Lei ha aggiunto la sua autorevole voce.

Ma è proprio così? Il fascismo non c’entra? Era solo odio etnico? Mi permetta di segnalarle alcuni fatti incontrovertibili.

L’Italia fascista ha aggredito la Jugoslavia annettendosi la provincia di Lubiana, trasformata in una prigione a cielo aperto circondata da filo spinato. Nelle sue fosse ardeatine (Gramozna jama) l’esercito italiano fucilò in un solo mese più di cento ostaggi. In tutta la Slovenia ci furono stragi e fucilazioni indiscriminate di civili. Si legga la testimonianza del curato militare Pietro Brugnoli  “Santa messa per i miei fucilati”.

In Montenegro fu peggio. Ma li decine di migliaia di soldati italiani decisero dopo l’armistizio di unirsi ai partigiani di Tito formando la divisione Garibaldi. Alle migliaia di caduti garibaldini venne eretto un monumento al quale solo il presidente Sandro Pertini rese omaggio.

In Istria la caduta del fascismo e l’arresto di Mussolini il 26 luglio 1943 provocarono una sollevazione dei contadini oppressi e dei minatori di Arsia. Vi furono uccisioni indiscriminate di possidenti terrieri, funzionari dello Stato, gabellieri ed esponenti fascisti, anche qualche vendetta personale. Furono infoibate alcune centinaia di persone.

Intanto i gerarchi fascisti sfuggiti alla “jaquerie” chiamarono da Trieste le truppe naziste. Per paura dei possibili delatori le uccisioni aumentarono. Complessivamente furono 400-500 in totale gli uccisi riesumati.

Ma i partigiani nel frattempo avevano anche salvato molte vite italiane. Pochi ne parlano, ma i partigiani sloveni, croati ed italiani fermarono a Pisino un treno bestiame pieno di soldati italiani diretto nei lager in Germania. Furono liberati, circa 600, e vestiti dalla popolazione con abiti civili affinché potessero raggiungere le loro case. Lo stesso successe in tutta la penisola istriana.

Poi arrivarono i tedeschi chiamati dai fascisti locali. La “Prinz Eugen Division” bruciò una ventina di paesi ed uccise 2500 persone. Mio padre, partigiano in Istria, venne ferito e curato dalla famiglia di colui che poi divenne il primo ambasciatore croato a Roma.

Nel maggio del ’45 le truppe jugoslave della IV Armata dalmata e del IX Korpus locale aiutarono i battaglioni di Unità operaia, lavoratori armati delle principali fabbriche e dei cantieri, a liberare Trieste assieme agli alleati neozelandesi. In quell’occasione alcune migliaia di persone vennero fermate per accertamenti. Gli elenchi erano stati evidentemente preparati dalla Resistenza locale. La gran parte venne rilasciata, mentre alcune centinaia accusate di vari crimini vennero passate per le armi. Nelle foibe del Carso triestino vennero inumati anche moltissimi soldati tedeschi caduti nelle battaglie attorno la città e che in seguito furono recuperati e trasportati al cimitero militare di Costermanno.

Sia a Trieste che a Gorizia vi furono, nella resa dei conti, anche vittime innocenti tra cui persino aderenti ai CLN italiani. Così come vi furono uccisioni da parte di criminali comuni che si fecero passare per partigiani. Scoperti vennero poi giustiziati dagli stessi jugoslavi.

E’ vero. La fine della guerra in tutt’Europa vide momenti di atrocità e di vendetta, ma non si può parlare di pulizia etnica o di uccisi “soltanto perché italiani”.

E’ inutile parlare di pace ed Europa se poi la complessità storica viene ridotta a semplificazioni spesso funzionali alla progressiva riabilitazione del fascismo ed attraverso questa dei suoi nuovi fenomeni razzisti, nazionalisti e revanscisti.

Io condanno le violenze gratuite e lo spirito di vendetta che si cerca di rinnovare in questi momenti difficili in cui il continente europeo è attraversato da rigurgiti pericolosi quanto antistorici.

Mi permetta, Signor Presidente, di osservare che le sue parole non aiutano certamente la collaborazione tra i popoli del Nord Adriatico, né la conciliazione che può rafforzarsi soltanto nel ricordo della comune lotta contro il nazifascismo e per la libertà. Vicino a Fiume operò un battaglione di partigiani italiani, croati e sloveni che significativamente si chiamava “Fratellanza”. Vicino c’è il paese di Lipa dove tedeschi e fascisti uccisero, come a Sant’Anna di Stazzema, tutti gli abitanti, circa trecento, bambini compresi.

Non le chiedo di recarsi a Lipa o alle fosse ardeatine di Lubiana, e nemmeno all’isola quarnerina di Arbe.
Per capire meglio la storia del confine orientale basterebbe che Lei visitasse il cimitero di Gorizia, dove giace Lojze Bratuž, mite cattolico e musicista, che nel 1936 a Podgora diresse canti in lingua slovena durante la messa natalizia. Due giorni dopo i fascisti gli fecero bere olio di macchina mescolato con benzina e frammenti di vetro per cui morì dopo un’atroce agonia durata settimane. Lasciò due bambini e la moglie, nota poetessa, che durante la guerra venne sadicamente torturata dai poliziotti dell’ ispettorato speciale di PPSS diretto dal commissario Gaetano Collotti, giustiziato dai partigiani veneti e poi decorato dalla Repubblica Italiana con medaglia d’argento per i “meriti acquisiti nella difesa dell’italianità del confine orientale”. L’on. Corrado Belci cercò inutilmente di farla revocare. La decorazione è ancora valida come quella al carabiniere che a Trieste uccise una ragazza, la staffetta partigiana Alma Vivoda. In compenso nessun riconoscimento andò al maresciallo dei carabinieri del comune di Dolina, vicino a Trieste, che durante un rastrellamento tedesco si rifiutò di indicare le famiglie di sentimenti partigiani. Venne caricato per primo sul camion che lo portò in Germania, da dove non fece ritorno. Venne respinta persino la proposta di intitolargli la locale caserma dell’Arma…

Vede, Signor Presidente, la legge istitutiva del Giorno del Ricordo fissa la data del 10 febbraio che invece dovrebbe essere una festa per ricordare la firma del Trattato di pace a Parigi nel 1947 quando 21 paesi della vittoriosa alleanza antifascista riconobbero, grazie alla Resistenza che la riscattò, l’Italia come paese cobelligerante e quindi parte della comunità dei paesi democratici e civili, mentre la Germania e l’Austria vennero divise in zone di occupazione militare. L’Italia perse i territori conquistati nella Grande guerra. Nei due paesi rimasero minoranze slovena ed italiana.

L’esodo degli italiani dall’Istria venne regolato anch’esso dal Trattato di pace. Fu comunque una tragedia per molti, come lo fu per gli sloveni ed i croati che nel primo dopoguerra dovettero emigrare per salvarsi la vita dalla violenza iniziata già coll’incendio della Casa nazionale degli sloveni a Trieste nel luglio 1920 cui seguì una dura repressione fascista.

La pace ed il riconoscimento dei rispettivi confini col Trattato di Osimo del 1975 gettarono le basi per una convivenza pacifica e la collaborazione in tutti i settori dell’economia, della scienza e della cultura con prospettive di sviluppo inattese, che il rivangare dei sentimenti di revanscismo e di odio possono inficiare.

Spero di averla fatta riflettere. Ossequi.

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Informazioni su Mauro Poggi

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3 risposte a La smemoratezza dei giorni del ricordo.

  1. Sendivogius ha detto:

    Decisamente Mattarella ti è andato in puzza..:)
    Comunque l’articolo da te pubblicato è splendido. La premessa anche.
    Per inciso, la supina partecipazione del Presidente cloroformizzato in quella che a tutti gli effetti si può definire la “Giornata della Mistificazione”, con accanto quel grottesco figuro travestito da gendarme che parla di bambini (!?) infoibati a Basovizza, ha fatto ben più che arricciare il naso anche a me.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Decisamente “andato in puzza”, espressione che terrò presente in futuro per sostituirla alla bisogna con altre più comuni e più scurrili. Peraltro è in buona compagnia, visto che “ho in puzza” sia le forze di opposizione che quelle al governo di questo povero Paese. Il figuro che vaneggia su bambini infoibati a Basovizza è solo l’epitome del degrado intellettuale che colpisce la nostra classe dirigente… magari fosse solo lui il problema.
      Una situazione deprimente, tanto più che la tornata elettorale del prossimo maggio imporrà di scegliere fra diverse opzioni, nessuna delle quali è tale da entusiasmarmi.
      La nottata passerà pure, ma intanto il buio è pesto e non vedo alcun indizio di aurora.

  2. Sendivogius ha detto:

    Posso dire che quoto e condivido ogni tua singola parola?
    Cosa che peraltro mi succede quasi sempre.
    Mai però mi era capitato prima di vedere una tenebra tanto oscura quanto fitta come in questi ultimi tempi, senza scorgere alcun bagliore all’orizzonte, e quel tanfo da Anni ’30 tutt’attorno.
    Temo dovremo prepararci ad una lunga notte radioattiva, con le sue scorie tossiche che non sarà affatto semplice smaltire…

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