Jean-Claude Michéa: lettera ai Gilets Jaunes

Jean-Claude Michéa prende spunto da un articolo di Lieux Communs per scrivere una lettera aperta sui Gilet Jaunes, per i quali esprime apprezzamento senza riserve.
Il movimento – nato originariamente dalla protesta per una delibera governativa che di questi tempi potrebbe sembrare banale (l’aumento delle tasse sul gasolio),  si sta trasformando in una più generale contestazione contro le politiche vessatorie dei governi ordoliberisti eurocomunitari, di portata tale da turbare i beati sonni dell’establishment francese (e probabilmente non solo).
Anche se lo stile di Michéa è sempre un po’ involuto, come accade alla maggior parte degli intellettuali transalpini, le sue considerazioni sono sempre degne di interesse, specie nel caso di argomenti di grande attualità come questo.

Eccone la traduzione:

§

[…] Il movimento dei Gilets Jaunes (bell’esempio di quell’inventiva popolare che annunciavo ne “I misteri della sinistra”) è in un certo modo l’esatto contrario del movimento Nuit Debout.
Quello, semplificando, era prima di tutto la conseguenza di un tentativo – incoraggiato da una gran parte dalla stampa borghese – dei 10% (cioè di coloro che sono destinati all’inquadramento tecnico, politico e culturale del capitalismo moderno) per depotenziare la critica radicale al Sistema dirigendo l’attenzione solo sul potere di Wall Street e del famoso 1%. Una rivolta dunque di quei metropolitani iper-itineranti e iper-diplomati (di cui una frazione minoritaria comincia a conoscere qua e là una certo grado di precarizzazione) che  dall’era di Mitterand in poi costituiscono il vivaio principale da cui vengono recrutati i quadri della sinistra e dell’estrema sinistra liberale (e in particolare di quei settori più apertamente contro-rivoluzionari e anti-popolari: Regards, Polits, Università di Parigi VIII ecc).

I Gilets Jaunes, al contrario, sono quelli che si rivoltano dal basso, con sufficiente consapevolezza rivoluzionaria da rifiutarsi di dover scegliere fra sfruttatori di sinistra e sfruttatori di destra. (Tra l’altro è proprio così che Podemos aveva esordito nel 2011, prima che le Clémentine Autain e i Benoit Hamon locali non riuscissero a seppellire questo promettente movimento recidendo progressivamente le sue radici popolari).

L’argomento degli “ecologisti” da giardino – quelli che preparano questa “transizione energetica” che consiste prima di tutto in delocalizzare la polluzione dai paesi occidentali a quelli meridionali (cfr G. Pitron “La Guerre des Mètaux Rares”) – secondo  i quali questo movimento spontaneo non sarebbe che il risultato di “un’ideologia del catorcio” di “gente che fuma sigarette e gira con i diesel” – è tanto assurdo quanto indecente.
È chiaro che i Gilets Jaunes non provano alcun piacere nel dover prendere l’auto per recarsi ogni giorno al lavoro a 50 Km da casa, o fare spesa nell’unico centro commerciale della loro regione situato generalmente a 20 km e in mezzo al nulla, o ancora farsi visitare dal solo medico che non è ancora andato in pensione e il cui studio si trova a 10 km da dove abitano. (Questi esempi sono presi dalla mia esperienza landese: ho persino un vicino che vive con 600 euro mensili, costretto a calcolare il giorno del mese in cui può ancora fare la spesa a Mont-de_Marsan senza restare in panne per mancanza del gasolio – questa benzina dei poveri – che può ancora permettersi).

Siate certi che i Gillet Jaunes sono i primi ad aver capito che il vero problema è la sistematica realizzazione del programma liberista, perseguito dai governi di destra e di sinistra negli ultimi quarant’anni, che ha progressivamente trasformato il loro villaggio o il loro quartiere in un deserto privo di assistenza medica e di un minimo commercio di prima necessità, dove la prima impresa ancora capace di offrire loro un lavoro mal pagato si trova lontana dozzine di chilometri. Se è vero che esiste – e meno male – un “piano periferie”, è anche vero che non c’è mai stato nulla del genere per questi villaggi e comuni (dove tuttavia vive la maggioranza della popolazione francese), ufficialmente votati all’estinzione dal “senso della storia” e dalla “costruzione europea”.

Non è dunque l’automobile in quanto tale,  segno di integrazione nella società dei consumi,  che i Gilet Jaunes difendono oggi. (Non sono lionesi o parigini!). La loro vettura diesel d’occasione (che la Commissione europea cerca già di sottrargli inventando senza sosta nuove norme di “controllo tecnico”) rappresenta l’ultima possibilità di sopravvivenza (avere ancora un tetto, un impiego, e di che nutrire loro stessi e la loro famiglia) in un sistema capitalista oggi disegnato per l’esclusivo vantaggio dei vincenti della globalizzazione.

E pensare che i primi a impartire loro la lezioncina sono quelli della”sinistra kerosene” – coloro che viaggiano da un aeroporto all’altro per portare nelle università di tutto il mondo (e in tutti i “Festival de Cannes”) la buona novella “ecologica” e “associativa”!
Decisamente, chi non conosce altro che il proprio palazzo metropolitano non avrà mai neppure un centesimo della decenza che si può ancora trovare nelle “chaumières” [case rurali con tetto di paglia]. È ancora la mia esperienza landese a parlare.

La sola domanda che mi faccio, dunque, è fin dove può arrivare un tale movimento rivoluzionario (che si ricollega per la sua nascita, per il suo programma aggregatore  e per le sue modalità di sviluppo, con la grande rivolta del Vignaioli del 1907), tenuto conto delle tristi condizioni politiche attuali.
Non dobbiamo dimenticare infatti che ha davanti a sé un governo thatcheriano di sinistra (non per niente il principale consigliere di Macron è Mathieu Laine – uomo d’affari della City, prefatore in Francia delle opere della strega Maggie), vale a dire un governo cinico e impavido, chiaramente pronto (ed è questa la grande differenza con i suoi predecessori) ad arrivare fino ai peggiori estremi pinochetisti (come Maggie con i minatori gallesi o gli scioperanti della fame irlandesi) per imporre la propria “società della crescita” e il potere antidemocratico dei giudici che ne è corollario.
Ovviamente, senza aver nulla da temere da parte del servilismo mediatico francese.
Si contano già tre morti e centinaia di feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni. Se la memoria non mi inganna, bisogna risalire al Maggio ’68 per ritrovare un bilancio analogo in seguito a manifestazioni popolari, perlomeno in territorio metropolitano. Ciononostante, il clamore mediatico non è stato affatto proporzionale alla gravità di un tale dramma. Cosa avrebbero detto i cani  da guardia di France Info se questo bilancio (peraltro provvisorio) fosse stato opera, per esempio, di un Vladimir Putin o di un Donald Trump?

Ultima considerazione,  ma non meno importante: non bisogna dimenticare che se il movimento dei Gilet Jaunes crescesse ulteriormente (o se conservasse, come succede oggi,  il sostegno della grande maggioranza della popolazione) l’amministrazione “benalla_macroniana” non esiterebbe un istante a inviare ovunque i suoi Black Blocs e i suoi “antifascisti” (come le famose “brigate rosse” della grande epoca) per screditarli in ogni modo od orientarli verso politiche suicidarie.

Si è già visto come il governo di Macron ha operato  con l’esperienza zadista di Notre-Dame_des Landes per toglierle in breve tempo l’originario sostegno popolare.

Ma anche se questi coraggiosi fossero provvisoriamente rintuzzati dal PMA – Parti des Média e de l’Argent, il Partito dei Media e dei Soldi – ciò vorrebbe dire, nel peggiore dei casi, che si tratta di una prova generale e dell’inizio di una lunga lotta a venire.
Perché la collera di quelli che sono in basso (sostenuti, vale la pena ripeterlo, dal 75% della popolazione e dunque logicamente stigmatizzati dal 95% dei cani da guardia mediatici) non si spegnerà più, per il semplice fatto che quelli che sono in basso non possono né vogliono più sopportare. Il popolo è definitivamente in marcia e non intende rientrare nei ranghi.
Per parafrasare la formula dei proscritti della Comune di Parigi: che le Versailles di sinistra e di destra si tengano per avvertite.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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2 risposte a Jean-Claude Michéa: lettera ai Gilets Jaunes

  1. Adriana ha detto:

    Incondizionatamente d’accordo con tutto quanto riesca a diventare un problema per Micron.

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