Commissione europea Vs Governo italiano: una scelta obbligata.

Negli ultimi quarant’anni il panorama politico progressista si è andato omologando alle logiche vincenti del neoliberismo e della globalizzazione sgovernata, confinando il contro-pensiero dell’istanza socialista entro nicchie atomizzate ed incomunicanti.
In questo modo, il nuovo momento Polanyi che si sta manifestando sia in Europa che negli USA non trova altra offerta politica che quella della destra populista. Questa è infatti l’unica forza significativa che – strumentalmente o no,  ha saputo dare voce al disagio  popolare per un sistema che sempre più si rivela essere fondato sull’avvilimento della dialettica democratica e sulla predazione delle classi non tutelate a favore dei ceti privilegiati.

In queste condizioni sarebbe fatale per ciò che resta della sinistra (e per l’opposizione tutta, del resto) che,  di fronte all’attacco scatenato in questi giorni dalla Commissione europea contro la sovranità democratica del Paese, non affermasse la propria solidarietà al governo. Sarebbe lo stesso errore compiuto nel 2011, quando l’ansia di liberarsi di un avversario politico portò il PD ad avallare – complice l’allora Presidente della Repubblica – l’insediamento del podestà forestiero  Mario Monti, e l’avvio di quel massacro sociale che ancora oggi si vorrebbe continuare a imporre.

Per la verità,  la tentazione è già riaffiorata nelle settimane successive alle elezioni di marzo, quando l’attuale Presidente fece fallire una prima volta il tentativo di formazione dell’esecutivo e tentò di imporre un “governo presidenziale” riedizione di quello montiano, visto chi era chiamato a farsene carico.
Se l’operazione non ha avuto successo è grazie al fatto che stavolta il Parlamento era opportunamente presidiato e gran parte dell’opinione pubblica, nonostante la generale compiacenza mediatica, era allertata dalla precedente esperienza.

Non lascia ben sperare nemmeno il tripudio per il riemergere “dell’allarme spread”, mal dissimulato da pensosi atteggiamenti di responsabile preoccupazione: la stessa narrazione con la quale si giustificò l’insediamento di Monti, e che successivamente (quando Draghi lanciò l’ormai famoso “what ever it takes“) si dimostrò essere solo una variabile controllata a piacimento dalla BCE.

Dobbiamo dire a chiunque voglia ascoltare che la vertenza con la Commissione europea non è economica, ma squisitamente politica. Le tecnicità sotto le quali si dissimula tale natura dipendono da algoritmi basati su presunzioni arbitrarie dal punto di vista scientifico e inaccettabili dal punto di vista sociale (in proposito, l’articolo dell’economista Marcello Minenna sul WSJ, qui tradotto da Voci dall’Estero, è molto eloquente); mentre appare decisamente grottesca la pretesa di sindacare su decimali di punto che l’accuratezza della contabilità nazionale e la razionalità farebbero piuttosto ascrivere al margine dell’errore statistico.
Dobbiamo dire a chiunque voglia ascoltare che lo spread è l’arma impropria per il delitto di lesa sovranità di cui i mercati sono solo sicari, e mandanti la BCE e la Commissione europea.

Assodato che una forza progressista non può sentirsi rappresentata da questo governo, e al di là del giudizio sul DEF (che con tutti i suoi limiti rappresenta comunque una novità coraggiosa rispetto al passato, con il tentativo di affermare una propria autonomia politica contro le prescrizioni della Commissione), rimane il fatto che esso è l’espressione di una maggioranza parlamentare democraticamente eletta, ciò che ne fa il governo legittimo degli italiani – una legittimità che nessuno dei governi che lo hanno preceduto negli ultimi sette anni poteva accampare con altrettanta serenità.

In quanto tale, sta a tutti noi difenderlo e sostenerlo contro tutti i tentativi autoritari di destabilizzazione operata con metodi e meccanismi che non siano quelli stabiliti dalla nostra Costituzione.

Leggo con piacere che in questo senso si sono espressi esponenti della sinistra europea più consapevole: in Francia, Jean Luc Mélenchon con questo comunicato, afferma: “Io preferisco difendere la sovranità popolare e il governo italiano. Per la prima volta la Commissione se la prende con il budget votato dal Parlamento di uno Stato che rispetta i trattati. Dal momento che non si tratta di rispettare i trattati, ma di una scelta di budget, si capisce che è una espropriazione della sovranità dei popoli, qualunque cosa pensiamo delle scelte che hanno fatto. Possiamo condannare le scelte politiche degli italiani, ma hanno il diritto di decidere quello che è il bene del loro Paese“; in Germania, Sahra Wagenknecht (dell’ala radicale della Linke e promotrice – insieme al marito Oskar Lafontaine – del movimento Aufstehen) dichiara: “… non ho molta simpatia per il signor Salvini. Ma non è questo il punto. Questo è un governo democraticamente eletto. La legge di bilancio riguarda la sovranità dei parlamenti. E se vuoi distruggere l’UE, allora devi fare esattamente quello che sta facendo Bruxelles. Inoltre bisogna anche parlare di quanto possa essere sensato costringere a fare ulteriore austerità un paese che da dieci anni attraversa una lunga crisi economica, un paese in cui il reddito pro capite è inferiore a quello precedente l’introduzione dell’euro, ovviamente ciò contribuisce a far crollare l’economia. Ecco perché penso si tratti di una decisione priva di senso“.

L’auspicio è che il variegato arcipelago progressista (dove sempre più difficilmente è possibile annoverare il PD)  si pronunci allo stesso modo, anche se le premesse non ispirano ottimismo.

Conforta intanto l’intervento in questo senso di Mimmo Porcaro, tra i promotori – insieme a Formenti e Boghetta – del recentemente costituito movimento Rinascita! Per un’Italia Sovrana e Socialista, il cui portale ospita già numerosi articoli di sicuro interesse per chi sta ancora cercando tracce di vita intelligente nella galassia della sinistra, per la maggior parte dei casi ormai appiattita su paradigmi  che ne hanno stravolto la natura.

Ecco quindi alcuni stralci dell’articolo, che potrete legger nella sua interezza a questo link.

[…] Nonostante questa sua esplicita motivazione classista, l’europeismo di Guido Carli non era però senza discernimento […] La sua Europa era classista ma non stupida. E infatti il nostro definiva letteralmente abominevole la mania teutonica di stabilire capziosi limiti quantitativi alla politica economica, validi in ogni stagione ed in qualunque punto del ciclo economico.

E letteralmente abominevole è ciò che sta accadendo oggi, che un governo legittimato dal voto popolare (un voto che, ricordiamolo, è in gran parte quello dei perdenti della globalizzazione) si vede respingere da burocrati privi di qualunque legittimazione una manovra che, quanto a livello di indebitamento, è di puro buonsenso ed anzi inferiore alla bisogna, e quanto alla forma non fuoriesce nemmeno così tanto dalla logica liberista che domina in UE. […]

Ora, quel che noi di Rinascita! pensiamo del governo è chiaro: una coalizione popolare dominata dalla piccola e media impresa che asseconda alcuni bisogni popolari, che per questo confligge con l’Unione ma che non sa costruire una vera alternativa.

Qui però si tratta di difendere non tanto il governo quanto due principi elementari che dovrebbero informare anche l’azione di un governo “veramente progressista”, “veramente socialista”, che sarebbe trattato dai mercati e dalla Commissione Europea ancor peggio di questo.

Un principio di logica economica, per il quale “debito” non è né brutto, né bello: dipende (e per noi, oggi, è comunque necessario).

E un principio di logica democratica, per cui alla fine, Unione o non Unione, la decisione di un governo parlamentare è più importante di quella di una burocrazia che è stata nominata proprio per far sì che le cruciali scelte economiche siano attuate, come voleva il prof. Monti, “al riparo dal processo elettorale”.

Se questa burocrazia, per quanto insediata dai governi degli stati membri, si trova una o più volte in conflitto con le decisioni democratiche di un paese su questioni essenziali, o cambia, o prima o poi salta. […]

Non sappiamo quale sarà l’iter dello scontro: mediazione, pateracchio, precipitazione… data l’assenza di una vera guida politica europea, tutto è possibile. E non mancheremo di incalzare il governo e di criticarlo duramente in caso di cedimenti immotivati.

Ma sappiamo qual è la posizione da prendere adesso: nella scelta tra la Commissione (e gli immancabili mercati) ed il governo noi stiamo col governo perché stiamo con la democrazia italiana.

[…] I “sinceri democratici” dovrebbero finalmente capire che l’Unione Europea è il contrario della democrazia perché non sposta la sovranità popolare ad un livello più “alto” e quindi più efficace, ma semplicemente la cancella privando il parlamento europeo di ogni potere ed autonomizzando la Banca centrale da tutto tranne che dal liberismo.

I “veri antifascisti” che oggi offrono l’ultimo ossigeno a quel PD che è stato l’artefice dei più grandi misfatti ai danni della nostra Costituzione, dovrebbero chiedersi se non sia un tantino antidemocratico l’auspicare l’intervento punitivo dei mercati contro chi, per amore o per forza, tenta una pur blanda redistribuzione del reddito.
Qualcuno liberi finalmente, se ne è capace, la democrazia e l’antifascismo dal connubio mortale col liberismo!
Qualcuno torni a guardare i fatti e a capire la differenza tra nemico principale e nemico secondario!

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3 risposte a Commissione europea Vs Governo italiano: una scelta obbligata.

  1. Sendivogius ha detto:

    Difendere l’esecutivo Di Maio, Salvini, e Conte?!? Ma anche no, grazie.
    Non voglio certo morire per Maastricht, ma ancor meno per un Toninelli, un Rocco Casalino, o i fascioleghisti, o peggio ancora i vandeani di Pillon.
    Questo governo sta alla “democrazia” come il nazismo stava al “socialismo”. E per inciso quello nazionalsocialista era il governo legittimo dei tedeschi, avendo vinto regolari elezioni ‘democratiche’. Lo stesso avvenne col fascismo in Italia.
    Un “sincero democratico” ed un “vero antifascista”, al contrario di quanto sostiene Porcaro, dovrebbe avere orrore di un simile governo e della mutazione antropologica in atto.
    Combattere l’austerità coi vincoli di bilancio, non è fare un maxicondono fiscale con depenalizzazione del riciclaggio, promettere ottocento euro a ogni fancazzista che un lavoro prega di non trovarlo, e tagliare le tasse del 50% a ricchi e ricchissimi, facendo saltare tutti i conti. Con ‘sta roba, in Europa sei indifendibile!
    Questa non è una “manovra espansiva”, ma un’italianissima finanziaria democristiana, che guarda ai governi allegri di Rumor e Fanfani, con una bella spruzzata di razzismo sciovinista e fascismo, che piace chiamare “sovranismo”.
    Prima lo si capirà a ‘sinistra’ e meglio sarà per tutti, smettendola di maramaldeggiare col cadavere del PD, secondo la tradizione tutta italica di infierire sui vinti blandendo il vincitore del momento.
    Poi, a dirla tutta, si tratta di un governo di coalizione, con due partiti che si sono presentati contrapposti alle elezioni, con programmi antitetici, spergiurando che MAI avrebbero siglato alcuna intesa insieme. E infatti nessuno dei due ha superato la soglia per il premio di maggioranza, accordandosi soltanto DOPO le elezioni. A conti fatti, non sono più “legittimi” dei governi che li hanno preceduti.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Caro Sendivogius, per una volta non siamo d’accordo.
      Fra un podestà straniero e un governo legittimo io appoggerò il governo legittimo, combattendolo semmai con le armi proprie della democrazia, non con quelle improprie del ricatto finanziario.
      Abbiamo già dato nel 2011: la troika, dissimulata dall’uomo in loden, ha provocato un vulnus democratico che ancora stiamo scontando. Il declino della sinistra, iniziato trent’anni prima, da lì si è trasformato in frana inarrestabile. Trovo pazzesco che il PD voglia ancora ripercorrere le stesse tracce con la stessa identica logica (ma è inutile maramaldeggiare sul suo cadavere ambulante: è la loro dirigenza stessa ad infierire sulle spoglie). E mi indigna che il nostro Presidente abbia tentato di riproporcene una nuova edizione, quando ha proposto un uomo come Cottarelli per tentare un “governo del presidente” che avrebbe avuto il compito di fare lo stesso lavoro sporco di Monti.
      Più di tutto sono stupefatto da chi – evocando pericoli di neofascismi sui generis – si lascia distrarre dalla narrazione mediatica (hai notato che questo è il primo governo, per quanto ricordo, ad avere contro l’unanime totalità dei mezzi di informazione?) e non si accorge che oggi il vero attacco alla democrazia arriva da organismi sovranazionali il cui potere è “al riparo del processo elettorale”, come coerentemente auspicava l’ineffabile Mario Monti echeggiando l’ineffabile Von Hayeck – il quale non a caso sarebbe stato un grande sostenitore di quest’Europa.
      Dal mio punto di vista il rischio totalitario (ormai più che un rischio una certezza) non viene tanto dagli scappati di casa che stanno al governo, ma dai dispositivi di governance ordoliberista predisposti con Maastricht.
      Quando un personaggio di potere come Draghi parla a più riprese di “pilota automatico”, o definisce quello attuale un “regime di dominanza monetaria” (sic!!) – e lo fa senza alcuna remora, con la sicumera che la piaggeria dei media gli consente – allora anche per chi non ha voluto vedere fino a oggi è tempo di farsi delle domande sulla reale natura del sistema che stanno approntando: più chiaro di così resta solo un disegnino, altro che sogno spinelliano!
      Sulla maggiore legittimità di questo governo, non rileva il fatto che nessuno abbia superato la soglia di maggioranza: questo è (ancora) un regime parlamentare e i governi si fanno in Parlamento, non nelle urne elettorali, le quali esprimono solo la composizione del Parlamento. La differenza con i governi precedenti è che quelli trascorsi sono stati espressione di un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale (che quindi, secondo la Consulta, avrebbe dovuto limitarsi alla gestione degli affari correnti e il tempo necessario per la formulazione di una nuova legge elettorale, non cimentarsi in stravolgimenti della nostra Carta fondamentale).
      A questo alludo quando faccio notare che questo governo ha una legittimità democratica che i precedenti non possono vantare.
      Ovviamente ciascuno ha i propri punti di vista: come ricorda Porcaro, il problema è saper distinguere il nemico principale da quello secondario. Sulla base di questa scelta, che già Mao indicava come strategica, ognuno conduca la propria battaglia. Nella mia, sono confortato dal fatto che due politici della sinistra europea più promettente, come Mélenchon e Sahra Wagenknecht, condividano il mio approccio (e non solo loro: anche socio-economisti come Jacques Sapir e Heiner Flassbeck si sono espressi in questo senso). E mi rallegro che anche in Italia studiosi come Porcaro o Formenti la vedano allo stesso modo: per come li conosco, ho troppa stima per la loro onestà intellettuale per permettermi di pensare che il loro sia solo un salto sul carro del vincitore.

      • Sendivogius ha detto:

        Carissimo Mauro,
        Non voglio abusare del tuo tempo e della tua ospitalità, perciò non entrerò nell’ambito delle dinamiche poste in essere dalla BCE, delle quali darei un’interpretazione leggermente diversa…
        Ma comunque, diciamo che per quanto riguarda la premessa maggiore posso in gran parte concordare con te. E’ sull’appoggio più o meno condizionato a ‘questo’ governo che non sono d’accordo. Se non è un esecutivo propriamente “fascista”… be’ poco ci manca. E di mio diffido sempre di chi pretende di identificarsi tout court con il “popolo”, inteso come entità indistinta e totalizzante, ed in senso estensivo con la “nazione”. Mi è insopportabile la protervia, l’arroganza, la presunzione, il narcisismo, la ciarlataneria… del Mussolini di Ghisa e dei suoi squadristi da tastiera, per non parlare dei pupazzi animati della Casaleggio Associati. Non la tolleravo in Renzi e nei bimbiminkia del PD, non vedo perché dovrei essere più indulgente con ‘sta setta di invasati analfabeti.
        I media (“mainstream”) sono tutti schierati contro tale compagine?!? Non direi… “Libero” ci sbava sopra. E pure il FQ mi sembra assai più che “indulgente”. Per il resto, qualsiasi persona mediamente senziente, che abbia ascoltato gli sproloqui di un Toninelli, non potrebbe che essere quantomeno critico.
        So bene che il paragone è improprio e che ogni evento è irripetibile nell’unicità del contesto storico, ma visto che siamo in pieno revival Anni ’20…
        Il vecchio regime liberale nell’Italietta di inizio ‘900 era indifendibile. I socialisti (per non parlare dei comunisti) dettero una prova miserabile di sé, fallimentare in ogni espressione di governo locale. Ciò rendeva preferibile il regime mussoliniano?!?
        A termini inversi, lo stesso interrogativo potrebbe porsi per la Repubblica di Weimar ed il III Reich.
        Lo stesso regime zarista era improponibile, ma Lenin (un altro che si riempiva la bocca di “popolo”), al di là delle belle promesse, instaurò una dittatura spietata e feroce, da far impallidire il precedente dispotismo autocratico.
        Fra un podestà straniero ed un governo di estrema destra, personalmente preferisco restare fedele ad oltranza ai miei valori, che vedo pesantemente messi in discussione ed ipotecati da due forze uguali e contrarie. E che attualmente considero la più grave minaccia (esterna ed interna) che la “democrazia”, così come siamo stati abituati ad intenderla finora, si sia mai trovata ad affrontare dal dopoguerra ad oggi, stravolgendone il significato in qualcosa che, rispetto alla democrazia, è per l’appunto altro.
        Tra i grilloleghisti del populismo sovranista (quanti eufemismi per non chiamarli col nome originale!) e la dittatura ordoliberista del turbocapitalsmo finanziario di T.I.N.A non mi riesce di trovare un “nemico secondario” preferibile all’altro, né vedo alcuna opzione di scelta possibile. Che è come chiedere se uno preferisce essere scuoiato o squartato.
        Magari un’alternativa sarebbe meglio costruirsela, piuttosto che affidarsi al male minore… che poi tanto “minore” non è.

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