Articolo 92 Cost. e dintorni

Articolo 92
Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.

§

Costantino Mortati: Istituzioni di diritto pubblico, ed. 1975,  pagina 568
“‘la proposta dei ministri [del Pres. Cons. incaricato] …deve ritenersi strettamente vincolante pel capo dello Stato”.
(citato da Roberto Calderoli sulla sua pagina FB)

Temistocle Martines: Diritto Costituzionale (Giuffrè Editore, 2011), pagina 235
[…] In base a tali principi, il Presidenta della Repubblica dovrà procedere, salvo casi eccezionali, alla nomina di un governo che abbia le maggiori probabilità di ottenere e mantenere la fiducia delle Camere, di modo che esso acquisti una certa stabilità e siano evitate frequenti crisi governative.
Discende dall’anzidetto che – secondo il modello costituzionale e nel fisiolofico funzionamento del sistema politico – Il Presidente della Repubblica ha un ristretto margine di discrezionalità nella scelta del presidente del Consiglio (mentre non ne ha alcuno nella scelta dei ministri, formalmente demandata al presidente del Consiglio).

Punto.

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11 risposte a Articolo 92 Cost. e dintorni

  1. tramedipensieri ha detto:

    non fa una piega….

  2. Sendivogius ha detto:

    Be’ un ministro dovrebbe rispondere ai requisiti di “onorabilità”, “fedeltà repubblicana”, “osservanza delle leggi fondamentali della Repubblica”, almeno secondo l’Art.54 della Costituzione. E, possibilmente, possedere un minimo di competenze nella materia chiamato ad amministrare.
    I processi alle idee (a meno che non costituiscano apologia di reato) non dovrebbero essere contemplati come pregiudiziali con diritto di veto. E infatti in questi ultimi decenni al governo abbiamo avuto di tutto e di peggio, senza grossi scossoni nel sentire presidenziale.
    Né mi pare che il prof. Savona venisse meno ai requisiti richiesti in questione, a tal punto da richiedere una ricusazione preventiva. Ma vabbé, si potrebbe anche soprassedere: diciamo che il Presidente non poteva cedere ad una imposizione sotto forma di diktat e minaccia, passando per mero passacarte, senza perdere la faccia e vedere pericolosamente minate le sue prerogative costituzionali (se il buongiorno si vede dal mattino…). Un profilo più basso ed un maggior tatto diplomatico da parte dei due didimi populisti avrebbe probabilmente comportato una accettazione con riserva alla nomina di Savona ministro, salvando le apparenze e la forma. Ma l’obiettivo di Salvini, secondo me, era un altro fin dall’inizio.
    Certo, la decisione di Mattarella resta comunque assai opinabile e, viste le conseguenze, non esattamente delle più felici, lasciando peraltro passare il pericoloso principio secondo cui la scelta ultima della composizione di un governo spetta al “Mercato”, pericolosamente assurto ad implicito organo costituzionale con primazia su ogni altro potere. Ovviamente alla faccia dell’Art.1 che prevede ben altro e che il Presidente della Repubblica dovrebbe sempre tenere presente sopra ogni altra considerazione.
    Se si volevano arginare la demagogia populista ed il “neo-nazionalismo sovranista” (coi rigurgiti nazistoidi che si porta dietro), adesso si è aperta loro un’autostrada verso la maggioranza assoluta, che la prossima volta avrà tutti i numeri per fare ciò che peggio crede.
    Raramente la soluzione adottata si è rivelata tanto peggiore del “male” che si voleva contenere.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Grazie per i commenti sempre puntuali e pertinenti, con cui difficilmente mi capita di dissentire.

      Personalmente definirei l’operato del PdR più che opinabile, censurabile. La Costituzione indica chiaramente che la responsabilità politica del governo appartiene al Presidente del consiglio, mentre il PdR non ne ha alcuna. Egli ha dunque solo alcuni ristretti margini di discrezionalità al momento della nomina del Presidente incaricato, che sono anche qui non di indirizzo politico, e nessuna nei confronti dei ministri che questi propone – salvo legittimamente verificare che costoro abbiano le caratteristiche di disciplina e onore richiesta dall’art. 54: in pratica si tratta di una valutazione del profilo personale, non di quello politico.
      Del resto, logica vuole che se è solo mia una certa responsabilità, allora è solo mia la responsabilità di scegliere con quali strumenti affrontarla. Se tu mi vuoi imporre strumenti diversi allora me ne solleveresti e saresti tu a fartene carico.
      Per censurabile non intendo ovviamente che possa per questo esser messo in stato di accusa, questa mi sembra una corbelleria. Al di là di tutto mi sembra anche potenzialmente controproducente. A parte le modalità e i tempi tecnici per avviare il processo, è molto verosimile che la Corte costituzionale, strutturalmente favorevole all’istituzione, si pronuncerebbe per l’assoluzione, e questo costituirebbe un precedente per tutti i futuri PdR che legittimerebbe la loro ingerenza politica nella formazione dei governi.
      Tra l’altro, dopo la modifica “prudenziale” agli articoli 241 e 283 del Codice penale, avvenuta “opportunamente” credo nei primi anni 2000, i reati di attentato all’integrità dello Stato e della Costituzione sono considerati tali solo se perpetrati “con atti violenti” (e questo la dice lunga sulla coda di paglia della nostra classe dirigente per quanto riguarda i rapporti con l’Europa).

      Non so se l’obiettivo di Salvini era far saltare il banco fin dall’inizio; è quello che sento ripetere dai media, è il coro è troppo unanime per non avere il sospetto che si cerchi in questo modo di distogliere l’opinione pubblica dalle gravi responsabilità che ha avuto Mattarella.
      È certo che una figura di prestigio internazionale come Savona era indispensabile per le necessarie, dure rinegoziazioni con l’Europa che il programma implicava. Comunque Salvini certamente si è dimostrato un animale politico molto meno rozzo di quanto appare, magari perché sa scegliere e ascoltare i propri collaboratori (che è poi la qualità migliore per un leader).
      Se effettivamente era alla ricerca di un prestesto, rimane il fatto che Mattarella gliel’ha servito su un piatto d’argento.

      Quello che penso l’ho riassunto in un post sulla mia pagina FB:
      “Forse il PdR si è illuso che il carisma della Presidenza della Repubblica fosse tale da garantire, se non una maggioranza, almeno una dignitosa minoranza a un governo da lui proposto.
      O forse semplicemente ha creduto di poter ripeter i fasti del suo predecessore, senza rendersi conto che la maggioranza dei parlamentari non era più quella ossequiente della scorsa legislatura, che tali fasti aveva permesso.
      Sembra plausibile pensare che comunque vadano le cose ne usciranno ammaccate sia la persona che l’Istituzione, anche se l’Istituzione era già uscita malconcia dall’uso che ne aveva fatto il precedente inquilino quirinalizio”.

  3. Mauro Poggi ha detto:

    Aggiungo anche che la “preoccupazione” per la tutela del risparmio degli italiani sarebbe oggi molto più credibile se Mattarella non si fosse limitato a un ruolo notarile nel 2015, allorché Renzi varò quel famigerato bail-in che avrebbe bruciato i risparmi di migliaia di piccoli risparmiatori; oppure espresso qualche rammarico sul drammatico incremento della povertà del nostro paese, che in maggiore o minore intensità riguarda ormai un quarto degli italiani.
    Forse Mattarella, prima di proclamare e imporre la sua indefettibile adesione al feticcio eurozelota, dovrebbe interrogarsi sul perché il risparmio delle famiglie, rispetto al reddito disponibile, è crollato dal 16% abbondante del 1996 a meno dell’8% nel 2000, fino ai minimi odierni, poco sopra il 2%.

  4. Sendivogius ha detto:

    Ti ringrazio come sempre degli attestati di stima, che apprezzo (specialmente quando provengono da persone di valore) e che spero di meritare. A maggior ragione, confido di continuare ad esserne all’altezza, nonostante una serie di osservazioni che scaturiscono spontanee…
    La Costituzione italiana ha un pregio assoluto, che al contempo ne costituisce il limite intrinseco: la sintesi nell’assoluta semplicità espositiva, facilmente comprensibile a chiunque. Il ché non implica sempre chiarezza interpretativa.
    Ciò che la Costituzione non contempla esplicitamente, implicitamente non vieta.
    E ciò favorisce l’interpretazione più letterale possibile del testo.
    A proposito dell’Art.92, il Presidente del Consiglio incaricato per l’appunto “propone” la lista dei ministri (non per questo decide e meno che mai la impone) al Presidente della Repubblica, cui spetta il diritto di “nomina”; ovvero, nel suo contenuto semantico, di imporre un nome. E per converso ricusarlo. E una prassi riconosciuta, con precedenti illustri nella storia repubblicana, e per consuetudine consolidata, rientrando nelle prerogative accordate al PdR (abbrevio pure io per praticità), secondo un’interpretazione costituzionale che va per la maggiore tra gli addetti ai lavori. L’assenza di un’ulteriore norma integrativa che regoli la discrezionalità decisionale del Presidente, può essere intesa come una libertà assoluta di veto. O assenza totale dello stesso, che altrimenti sarebbe stato disciplinato nello specifico. Ma tant’è, non essendo un costituzionalista, per parte mia sono dispensato dall’emettere un giudizio certo: “ne supra crepidam sutor iudicaret”..;) Personalmente (perché pure se “sutor” non voglio sottrarmi) ritengo anch’io che giudizi (e censure) di indirizzo politico possano essere forzature improprie; figuriamoci quelle di natura strettamente economica (!). Mattarella ha ritenuto, probabilmente consigliato male, che il profilo di Paolo Savona potesse essere un problema e causa di instabilità politica e monetaria, con gravi ripercussioni sulle relazioni dei partner europei e di conseguenze sulla tenuta dell’intero sistema-paese. Insomma la sua è stata una sorta di azione preventiva sulla base di una minaccia presunta. Entrambi (e credo siamo in parecchi) non la condividiamo, pur con i dovuti distinguo:
    Io la trovo “opinabile”, ancorché legittima, perché in una interpretazione estensiva dell’Art.92 ritengo rientri comunque nelle prerogative costituzionali del PdR.
    Tu la reputi “censurabile”, secondo un’interpretazione ‘restrittiva’ dell’Art.92 e vincolante per il PdR. Costantino Mortati docet. Ed in effetti qui parliamo di un gigante della lettura della Costituzione “in senso materiale”.
    E proprio sull’aleatorietà degli elementi a disposizione per un giudizio netto, escluderei anche solo la messa in stato da accusa del Pdr, cominciando innanzitutto a chiamare le cose e gli atti col loro giusto nome… Fosse per me, istituirei scudisciate sulla lingua per chiunque pronunci ancora la parola “impeachment” (ed altri inutili inglesismi totalmente fuori luogo). Forse, se cominciassimo a chiamare le cose col loro vero nome, anche un idiota matricolato e ripulito come Luigi Di Maio riuscirebbe a comprendere l’abnormità di una chiamata in stato di accusa per alto tradimento (perché di questo si parla e questo significa, quando si sventola a sproposito l’impeachment), rivolta ad una Sergio Mattarella perché gli respinge un ministro dalla lista di governo.
    D’altra parte, se potenzialmente è il PdR a scegliersi il PdC, non vedo perché non debba scegliersi anche i ministri che gli vengono proposti.

    Sulla modifica degli artt. 283 e 241 del C.P. la risposta è assai semplice: la Lega Nord (giusto quella di Salvini) era un partito ai limiti dell’eversione, che predicava apertamente la secessione (anche armata) e l’istituzione di una sedicente repubblica della fantomatica “Padania”. Eppoi c’era stato il caso del “tanko” coi serenissimi guerrieri da liberare e le “guardie padane” da legittimare e un Roberto Maroni da scagionare (già primo “ministro della padania”). La Lega era forza organica di governo. Il Pornonano premeva per il voto delle leggi pro domo sua… Et voilà! Si trattava del naturale viatico da pagare per la tenuta della santa alleanza di governo, secondo un principio di scambio equivalente. La maggioranza ce l’avevano e ne hanno fatto l’uso notorio, in uno degli ultimi atti di governo del Berlusconi.

    In quanto a Salvini, ho sempre più l’impressione viva la partecipazione al governo in cogestione pentastellata con sofferenza, quando non con insofferenza… La sua dimensione ideale è il comizio, la propaganda, l’intemerata sui social, lontano da ogni incarico che comporti una qualche responsabilità istituzionale ed amministrativa che sveli finalmente il bluff di questo cialtrone alla riprova concreta dei fatti. Certo sarebbe stato molto più facile per lui favorire la nascita dell’ennesimo governo tecnico e gridare per i prossimi mesi a venire di “golpe bianco”, usurpazione di potere, espropriazione della volontà popolare, complotto dei poteri forti e tutto il solito campionario col quale ci ha ormai abituato (ed ammorbato), completando l’opa ostile su quel che resta di Forza Italia e togliendo acqua al bacino elettorale dei Cinque Stelle. Adesso gli tocca invece governare (Hic Rhodus, hic salta!). E me lo voglio proprio gustare, ora che deve convertire in atti le sue ciarlatanerie…

    Sul Bail-in… be’ il discorso sarebbe altrettanto lungo. E già mi sembra di aver esagerato..!
    In linea di principio, ti dico che non sono affatto contrario: non vedo perché le perdite di istituti di credito privato debbano essere ripianate dai soldi pubblici del contribuente, che se le ritrova poi accollate come “debito pubblico” da risanare con tagli al bilancio (ed alla spesa sociale).
    Scusami, ma non mi sento affatto solidale con un azionista che si è visto crollare il valore delle sue azioni speculative, o con un coglione che ha sottoscritto “obbligazioni subordinate” senza avere la più pallida idea di cosa mai fossero, per valori superiori ai 100.000 euro (ho una percezione differente del “piccolo risparmio”).
    Poi è ovvio che le dinamiche siano ben altre e mi pare che, data la situazione reale, il Bail-in sia stato un errore; peraltro ampiamente disatteso nella sua applicazione pratica. Un’altra eredità del mai maledetto abbastanza Governo Monti, quello che il sistema bancario italiano era il più solido d’Europa e non necessitava di alcuna ristrutturazione particolare (né controlli). Da questo punto di vista, Renzi se l’è ritrovato ma non ha mai apprezzato il Bail-in. Voluto da Monti (ma la merda umana s’è subito sbrigato a rinnegarlo), istituito sotto Letta, disapplicato ma mai rinnegato da Renzi, tutti ne rinnegano la paternità. Ecco! Poi uno dice che arrivano i “populisti”.
    Sul rammarico… be’ è come le lacrime di coccodrillo: non costa nulla.
    Hai presente l’omaggio militare ai caduti di guerra da parte dei generali della prima guerra mondiale? Prima li conducevano al massacro da vivi, con la mitraglia dei carabinieri alle spalle. Eppoi li compiangevano da morti.

  5. Mauro Poggi ha detto:

    Grazie per l’articolata risposta.
    Come tu dici: sull’articolo 92 si può opinare in senso più restrittivo o più ampio. La mia impressione (ma qui il pregiudizio di conferma è sempre in agguato) è che la maggior parte dei costituzionalisti attuali lo facciano nella prima modalità (penso a Carlassarre, Onida, Villone, Maddalena, Paladin…); non mi soprende invece che Zagrebelsky o Cassese lo facciano nella seconda. Anche i padri costituenti sono orientati a un’interpretazione restrittiva, Mortati per primo.
    Ma quello che mi convince della versione restrittiva sono gli articoli 89 e 95 Cost. Se è vero che “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile”, e che “Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità”, allora mi sembra difficilmente sostenibile che il PdR possa far valere legittimamente la sua interferenza politica, se non attraverso un cautissimo esercizio di persuasione che si fondi sull’autorevolezza morale della persona e dell’Istituzione e non sul veto. Semplicemente, un soggetto che non ha la responsabilità della politica generale di governo non può pretendere di condizionare chi invece quella responsabilità ce l’ha.
    Quindi ritengo che il veto posto da Mattarella su Savona, esplicitamente motivato dagli orientamenti politici di quest’ultimo e non da riserve sull’adeguatezza del profilo personale, è stato un’interferenza a mio avviso molto grave.
    Non vale secondo me l’obiezione per cui, se il PdR ha la facoltà di scegliere il PdC, può anche scegliere i ministri che da questi gli vengono proposti. Le discrezionalità nella scelta del PdC è molto ristretta, e sostanzialmente consiste nel verificare che la persona incaricata sia quella capace di esprimere una maggioranza che dia le maggiori garanzie di ottenere e mantenere la fiducia della Camere. Il veto politico, anche in questo caso, non è ammesso, fatta salva la compatibilità costituzionale.
    Vero che i nove anni di regno del presidente Napolitano ci hanno abituato a ingerenze ben più gravi…
    Sulla modifica degli articoli 241 e 283 ho una lettura un po’ più retroscenista della tua. Il provvedimento è del 2006, un epoca in cui la Lega era ormai omologata al sistema e i proclami eversivi erano ormai stati accantonati (l’episodio del “tanko” era successo mi pare una decina di anni prima); entrato in vigore un paio di mesi prima che il governo Prodi subentrasse a quello di Berlusconi, con il voto o l’astensione benevola dell’opposizione.

    Anche sul bail-in ho un giudizio diverso, ma effettivamente sarebbe troppo lungo discuterne qui.

  6. Sendivogius ha detto:

    Grazie a te per le ottime obiezioni, che mi regalano ogni volta il piacere di uno scambio di idee sempre vivo e mai banale.

    Per ritornare all’oggetto del contendere, non sono un costituzionalista e non voglio passare per un sacerdote delle pandette che si aggroviglia in formalismi giuridici. Perciò, mettiamola in altri termini: l’esercizio del veto preventivo da parte di Mattarella sarebbe effettivamente grave, se si configurasse come unicum mai esercitato prima. Ma dal momento che esistono dei precedenti, l’anomalia non si configura essendo essa di fatto legittimata dai precedenti, per quanto questi possano essere stati assai rari e non sempre giustificati (o giustificabili). Del resto (e perdonami l’excursus), l’incipit fu inaugurato nel 1953 dal Pdr Einauidi con la nomina di Giuseppe Pella, nel primo “governo di transizione” (ed a suo modo “tecnico” per motivi di bilancio) della storia repubblicana: fu una scelta pessima per uno dei peggiori esecutivi mai visti, in aperta forzatura delle regole costituzionali. E in virtù di ciò il ricorso ad un ipotetico diritto di veto avrebbe dovuto richiedere ben più prudenza e ponderazione da parte dell’attuale PdR, che peraltro per giustificare la sua scelta si è richiamato proprio all’imbarazzante precedente del 1953. Ed un simile riferimento rende la scelta di Mattarella ancor più discutibile ed infelice.
    Penso su questo concorderemo entrambi, proprio perché il PdR dovrebbe “far valere legittimamente la sua interferenza politica, se non attraverso un cautissimo esercizio di persuasione che si fondi sull’autorevolezza morale della persona e dell’Istituzione e non sul veto”.

    L’unicum nel suo genere inaugurato da Mattarella (e questo si che è grave) è la cassazione di un ministro, perché nell’attività accademica il suo pensiero macroeconomico non è compatibile coi parametri di Maastricht attualmente in vigore. E questo sì che lo trovo grave e censurabile, senza per questo farne una questione di costituzionalità, per quanto possa trovare assai inopportuno il veto presidenziale in questione.
    Per lo stesso motivo non scomoderei troppo l’Art.95 della Costituzione. Altrimenti, secondo una sua stretta interpretazione, Giuseppe Conte non potrebbe assolutamente fare il premier, dal momento che non dirige proprio nulla, essendo un pupazzo eterodiretto e messo lì dai due dioscuri che si dividono la distribuzione dei ministeri tra i loro fedelissimi, dirigendone l’attività e dettando l’indirizzo politico generale, contenuto in un “programma di governo”, sottoscritto da Salvini e Di Maio, e che Conte è chiamato ad eseguire pedissequamente.

    Sul perché invece il “centrosinistra” non abbia mai promosso una revisione degli artt. 241 e 283 del C.P. ed anzi ne abbia sostanzialmente appoggiato la modifica, è uno di quei “misteri” che ho ormai da tempo rinunciato ad investigare, insieme a tutte quelle scelte incomprensibili di puro autolesionismo suicida che hanno condotta la “sinistra” alla sua quasi totale estinzione in Italia, non prima di aver totalmente rinnegato se stessa e la sua identità (se mai ce l’ha avuta davvero).
    E se è verissimo che l’episodio del “tanko” risaliva al 1997 e pur vero che l’istruzione del processo con rinvio a giudizio in base all’accusa di “costituzione di banda armata e associazione sovversiva con finalità eversive e terroristiche per la distruzione dell’unità dello Stato” risale al 2005-2006, se non ricordo troppo male. La modifica degli articoli di legge interessati entrò in vigore con tempismo perfetto, proprio in concomitanza col processo dei “serenissimi”, garantendogli a prescindere dalla sentenza (qualunque fosse stata) l’immediata o quasi scarcerazione in caso di condanna. Come effettivamente avvenne.
    Poi, come da tradizione, tutto finirà in burletta.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Nella sostanza siamo d’accordo su tutto.
      Osservo solo che i precedenti veti ai ministri – a quanto mi risulta – sono stati esercitati sempre con la giustificazione (quantomeno formale, ma costituzionalmente corretta) dell’inadeguatezza del profilo personale del proposto che per varie ragioni ne rendeva inopportuna la nomina, ma mai sono state avanzate riserve politiche.
      Questo secondo me rende la presa di posizione dell’attuale PdR un unicum che crea un pericoloso precedente per questa nostra democrazia già così pregiudicata dal sistema Europa.
      Il famoso “strappo” di Einaudi, evocato da Mattarella guarda caso proprio alla vigilia delle consultazioni, riguardava il Presidente del Consiglio, sul quale in effetti il PdR ha più ampi margini discrezionali (oltreché il profilo personale, egli deve valutare se il candidato è in grado di assicurarsi dal Parlamento una fiducia che garantisca l’operato del Governo), che comunque non dovrebbero mai travalicare nel giudizio politico salvo che questo aspetto non confligga con la Costituzione, in particola con la “forma repubblicana” che essa sancisce.
      Quando nel 2013 Napolitano rifiutò di dare l’incarico a Bersani che insisteva per presentarsi alle camere cercando l’appoggio dei 5S fece valere formalmente l’obiezione che un siffatto governo non avrebbe garantito nessuna stabilità. Dal punto di vista sostanziale fu di fatto un veto politico all’ingresso del M5S nell’esecutivo, ma si sa che Napolitano con i poteri costituzionale ci andava di sciabola, non di fioretto, e non credo sia da prendere a riferimento.
      Detto questo, sia ben chiaro che anch’io non sono un costituzionalista: la mia opinione è il risultato di letture estemporanee di testi e articoli, da dilettante delal cultura quale sono, oltreché del mio orientamento ideologico, quindi vale esattamente e solo entro questi limiti. 🙂

  7. Sendivogius ha detto:

    Oh, io mi limito a riconoscere un fatto in tutta la sua evidenza… 😉

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