La Grecia, oltre la realtà parallela

Iniziativa Laica ripropone un intenso articolo sulla Grecia del giornalista olandese Edward Geelhoed, corrispondente da Atene per De Groene Amsterdammer e De Correspondent, già apparso il 18/2/2018 su l’Internazionale.

Il fatto che la Grecia sia scomparsa dai radar dell’informazione non significa affatto che sia superata l’emergenza umanitaria scatenata da anni di cieche (o forse fin troppo mirate) politiche austeritarie a marchio Troika.
È vero  che ciò di cui i media non parlano tende a smettere di esistere nella percezione comune, ma accanto alla realtà parallela della bolla mediatica entro cui siamo soliti agire c’è sempre una realtà reale che si ostina colpevolmente a sussistere, e addirittura riaffiorare di tanto in tanto.
Il servizio di Geelhoed, corrispondente ad Atene – e quindi testimone diretto, dà la misura non solo del dramma che il popolo greco tuttora vive, ma anche dell’indifferenza bovina con cui il resto dei cittadini europei ha accettato che ciò accadesse e continua ad accadere. A dimostrazione dell’estrema facilità che ha il sistema di controllare e manipolare l’opinione pubblica, la cui indignazione è di volta in volta sedata o distratta con tecniche tutto sommato rozze e ripetitive, ma sempre efficaci.
Non ci si può spiegare altrimenti come sia possibile che l’Unione Europea continui a godere di un consenso ancora significativo, ancorché in costante diminuzione, nonostante le sempre più evidenti carenze di democrazia e le iniquità delle politiche socio economiche, ostinatamente perseguite a spese della maggioranza dei cittadini per il favore di una  minoranza privilegiata.
Anche se per gli standard della rete l’articolo è piuttosto lungo,  è raccomandabile la lettura per intero. Eccone comunque alcuni stralci significativi:
§
… Ad agosto scade l’ultimo dei piani di salvataggio imposti alla Grecia a partire dal 2010. La sovranità del paese è stata azzerata, la situazione sociale è disastrosa e la fine della crisi è ancora lontana.
Due anni fa la Commissione europea scriveva: “Il governo greco deve garantire a tutti l’accesso alla sanità, anche a chi non è assicurato” e “una società più giusta richiede un sistema di assistenza sociale”. [Eppure oggi] negli ospedali mancano lenzuola, garze e medicinali. Il numero di aborti clandestini è in forte aumento, la psichiatria è stata praticamente cancellata. Il 20 marzo del 2017 l’ospedale di Volos ha esaurito il suo budget mensile e ha cominciato a rifiutare i malati di cancro, su ordine del Ministero, che secondo la troika dev’essere più “parsimonioso”.
… Questa è la Grecia sette anni dopo l’arrivo della troika.
…Le manifestazioni sono finite, la rabbia si è trasformata in disperazione, molti si sono chiusi in casa. Le notizie sulla Grecia sono sparite dai mezzi d’informazione internazionali, ma la crisi c’è ancora.
… La troika, a quanto pare, preferisce lavorare dietro le quinte. Non deve rendere conto ai cittadini, ha un potere immenso e incontrollato.
… quello in corso in Grecia dal 2010 non è altro che un progressivo colpo di stato, un golpe europeo mascherato.
… Una ricerca dell’istituto tedesco Esmt mostra che il 95 per cento dei 216 miliardi di euro dei primi due pacchetti di emergenza andò al pagamento di debiti e interessi, all’Fmi e alle banche tedesche, francesi ed elleniche, mentre lo stato greco ottenne una percentuale minima. Il terzo accordo ha funzionato allo stesso modo: gli 8,5 miliardi di euro sbloccati dalla troika a giugno del 2017 non sono finiti “ai greci”, ma soprattutto all’Fmi e alla Bce. Per “guadagnarseli” Atene ha dovuto tagliare le pensioni per la tredicesima volta. Allo stesso tempo, secondo una stima del Leibniz Institute for Economic Research, fino al 2015 Berlino ha risparmiato qualcosa come cento miliardi di euro in interessi sui titoli di stato perché gli investitori cercavano in Germania un porto sicuro e vi depositavano il proprio denaro a tassi molto bassi. La Bce ha guadagnato più di otto miliardi di euro grazie agli interessi greci, l’Fmi più di tre miliardi.
… Il ricatto funziona così: il governo greco deve pagare i debiti e cerca di mitigare le richieste troppo dure della troika. La troika rifiuta, il tempo passa, la bancarotta si avvicina e alla fine Atene accetta tutte le richieste, per quanto impossibili, e la troika versa parte del denaro. È quello che successe nel luglio 2013, quando Dijsselbloem bloccò una tranche da due miliardi di euro perché Atene aveva soddisfatto solo 21 delle 22 condizioni. L’obiettivo non rispettato era il licenziamento di 4.200 funzionari: sulla lista fornita dal governo c’erano solo 4.120 nomi. Il ministro dell’istruzione voleva risparmiare gli insegnanti che avevano ottenuto un master. Quando furono mandati a casa anche loro, i soldi furono versati.
… La troika aveva presentato la sua politica nei minimi dettagli in tre memorandum, tutti in inglese, che di fatto esautoravano completamente il governo greco. Nel 2010 i ministri greci ammisero di non aver avuto il tempo di leggere il primo corposo documento prima di firmarlo. Per quanto riguarda il terzo accordo, nel 2015, il parlamento ebbe un giorno e mezzo di tempo per accettare 977 pagine di legislazione senza cambiare neanche una parola.
… Se il governo non rispetta ogni desiderio della troika, il prestito non arriva: è questo il colpo di stato silenzioso, e l’asservimento di Syriza è un golpe minore al suo interno.
… Varoufakis ha raccontato che una volta chiese all’allora ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble: “Lei accetterebbe questo accordo?”. Dopo un attimo di silenzio, Schäuble rispose: “No, sarà terribile per i vostri cittadini”. Varoufakis: “E allora perché mi costringe ad accettarlo?”. Schäuble: “Non capisce? L’ho già fatto in Irlanda, in Portogallo e negli stati baltici. A noi interessa la disciplina, e io voglio portare la troika a Parigi”.
… È un’idea che Varoufakis ha sentito spesso: tutto ruota intorno a Parigi e Roma. La Grecia serve da spauracchio, da “laboratorio di crudeltà”. La troika e i paesi dell’eurozona agiscono in base a un intreccio d’interessi. Al centro ci sono le banche e il controllo sull’Europa meridionale, ma anche ideologia, profitto economico e il rifiuto di ammettere gli errori. E sete di vendetta.
… Nella primavera del 2010, all’epoca del primo accordo, la Grecia aveva più di cinquanta tra quotidiani e settimanali. La maggior parte era in perdita, ma questo non era un problema per i ricchi proprietari, perché garantivano influenza politica. Sui mezzi d’informazione si trovavano solo lodi alla troika. In occasione del referendum sul piano di salvataggio del luglio 2015, lo schieramento favorevole all’accordo con la troika ottenne sei volte più spazio rispetto a quello per il no. Gli oligarchi sostennero la troika senza indugio, e la ricompensa non si fece attendere.
… Il giornalista investigativo Nikolas Leontopoulos spiega che ogni anno la troika fa un’eccezione: “Gli accordi prevedono una tassa del 20 per cento sulle inserzioni pubblicitarie, ma finora non è mai stata introdotta, è stata l’unica eccezione”. Gli oligarchi non hanno pagato le loro licenze televisive, cosa che il consiglio di stato greco ha definito illegale. Ma la troika è rimasta a guardare.
… La Grecia era già in mano agli oligarchi, ma il sistema è stato consolidato nel maggio del 2016, quando il parlamento ha accettato, dopo il solito ricatto, la creazione del superfondo preteso da Schäuble, che mette all’asta quasi tutte le proprietà statali. [Ndr: si tratta di un organismo creato sul modello della famigerata Treuhand, l’agenzia che all’indomani dell’unificazione si incaricò di privatizzare a prezzi di liquidazione tutte le attività di stato dell’ex RDT; ne parla ampiamente Vladimiro Giacché nel suo”Anschluss, l’annessione”]. Nel catalogo digitale ci sono porti turistici, aeroporti, spiagge, isole, aziende dell’acqua e del gas, castelli e ville, uffici postali, centri scommesse, viadotti, ferrovie, sorgenti termali, stadi, tutto in saldo.
… il porto del Pireo è stato acquistato da un’azienda statale cinese e le ferrovie greche dalle Ferrovie dello stato italiane, in entrambi i casi per una cifra bassissima. Anche la Germania ha avuto la sua parte: l’azienda pubblica Fraport ha rilevato quattordici aeroporti regionali. Syriza si era opposta alla vendita, ma poi Berlino l’ha fatta inserire nel terzo memorandum. Fraport ci ha guadagnato miliardi di euro.
… La maggior parte dei vantaggi va comunque agli oligarchi. Dimitris Melissanidis, per esempio, ha rilevato insieme a un consorzio greco-ceco l’Opap, l’azienda statale delle scommesse, per due terzi del valore di mercato.
… I dirigenti del fondo di privatizzazione godono dell’immunità: una decisione della troika con valore retroattivo, nascosta in un voluminoso dossier intitolato “Misure per la crescita dell’economia greca”. Gli inquirenti hanno quindi spostato l’attenzione su sei consulenti, fra cui tre membri del gruppo di lavoro dell’eurogruppo: uno spagnolo, uno slovacco e un italiano. Il processo è cominciato, ma secondo il quotidiano greco Kathimerini durante la riunione dell’eurogruppo del 24 maggio 2016 Dijsselbloem ha gridato al ministro greco: “Questo è inaccettabile!”. Una settimana dopo la Commissione europea ha minacciato di bloccare una tranche del prestito se lo spagnolo, l’italiano e lo slovacco non fossero stati prosciolti. Il giorno stesso è arrivata l’assoluzione. Leontopoulos ha scoperto che un mese dopo la troika ha aggiunto un paio di frasi a una legge sul crimine informatico, ancora una volta ben nascoste: da quel momento nessun esperto o consulente era più imputabile. “La troika non deve rendere conto a nessun parlamento”, dice Leontopoulos, “e a nessun tribunale”.
… Noi riduciamo la disuguaglianza”, scrive la troika. Nel 2017 l’istituto tedesco Imk ha reso noto che nei primi anni della crisi le imposte sui redditi greci più bassi erano aumentate del 337 per cento, contro il nove per cento di quelle sui più alti. Poi si è aggiunto l’11 per cento dell’iva, e ora anche le imprese individuali devono versare le tasse in anticipo
… Quasi un greco su due deve al fisco somme fino a cinquemila euro. “Quanto basta per distruggere le loro vite”, dice Nadia Valavani, che se n’è occupata in qualità di viceministra di Varoufakis. “Migliaia di persone sono finite in cella per questo motivo, ma noi avevamo introdotto una modifica”. Per rendere l’estinzione di questi debiti più sopportabile fu stabilito che si potevano pagare in cento rate: venti, trenta euro al mese erano cifre più ragionevoli. “La troika aveva un’avversione per le rate”, dice Valavani, “insisteva sulla ‘consapevolezza fiscale’. Se non paghi tutto subito perdi anche la casa e altre minacce del genere. Per loro il pragmatismo non esiste”. Valavani tirò avanti per la sua strada. Il suo programma ottenne un milione di adesioni, per un totale di 7,5 miliardi di euro. “Mi dicevano che avevano ricominciato a respirare. Ma con il terzo accordo la troika ha abolito la norma”. Le classi più ricche invece possono contare sull’indulgenza della troika per i loro “peccati fiscali”.
… Il 1 gennaio 2017 è nata l’Autorità indipendente per le entrate pubbliche, nel cui comitato direttivo siede un rappresentante della Commissione europea. In caso di divergenze sulla legislazione fiscale è l’autorità a decidere, non il ministro.
… “Passo dopo passo viene cancellata ogni forma di potere decisionale greco”, dice Valavani, che definisce l’autorità per le entrate una “macchina di riciclaggio per una frode miliardaria”.
… “Più di trentamila grandi casi di evasione decadono”, osserva Valavani, “l’autorità li ignora di proposito. L’evasione fiscale delle élite vale miliardi di euro. Avevamo tutti in pugno, ma secondo la troika le nostre indagini ‘non dovevano andare indietro di troppi anni, non aveva senso’. Una scusa bella e buona. E nessuno può chiedere niente all’autorità, perché è ‘indipendente’. C’erano seicento dossier già pronti, il fisco poteva riscuotere, ma la troika li ha dichiarati nulli”.
… L’università di Atene ha già accettato il futuro: tonnellate di spazzatura sono eliminate regolarmente da studenti e docenti.
… [ali Eurogruppo] a parte quello tedesco, i ministri sono quasi decorativi”. In privato i ministri di Francia e Italia erano spesso “molto comprensivi”, ma “al tavolo stavano sempre con la troika”… racconta Yanis Varoufakis.
… “Il 25 giugno a Bruxelles”, continua Varoufakis, “cinque giorni prima che le nostre banche chiudessero, la troika mi presentò un accordo. Tagli ancora più pesanti e una revisione del debito pubblico. Era un accordo talmente sbagliato che fu respinto anche dall’Fmi. Quando spiegai perché non potevo accettarlo, Dijsselbloem m’interruppe: ‘Deve dire adesso se accetta’. Se avessi detto di no, secondo lui sarebbe stata una dichiarazione di guerra”. Tsipras decise di indire un referendum sull’accordo. L’eurogruppo si riunì d’urgenza. Il 30 giugno scadeva il vecchio accordo, ma il referendum si sarebbe tenuto solo il 5 luglio, quindi Varoufakis chiese una breve proroga. “Così le banche sarebbero rimaste aperte e si sarebbe potuto votare senza timore. Ma l’Eurogruppo sperava che la paura favorisse il sì, così rifiutò”.
.. Nei giorni del referendum, il disastro imminente era quasi palpabile. Banche chiuse, famiglie e amici divisi su “sì” e “no”. La troika presentava il voto come una scelta tra restare nell’euro o uscirne. Ma quasi due terzi dei votanti si espressero contro l’austerità. Quando Varoufakis arrivò a casa di Tsipras il primo ministro non era felice ma impaurito: sapeva che la troika non avrebbe accettato il risultato. Varoufakis voleva insistere, ma Tsipras era stanco di combattere. La mattina dopo Varoufakis presentò le dimissioni. Tsipras cedette una settimana più tardi, dopo una riunione a Bruxelles durata diciassette ore. A ogni ora che passava, Schäuble alzava la posta. Tsipras fu “crocifisso”, disse una fonte interna, in un “teatro di crudeltà”, secondo qualcun altro. Varoufakis vide comparire davanti alle telecamere il premier spagnolo Mariano Rajoy che sventolava il “documento di resa” dicendo: “Questo è ciò che succederà se voterete il Syriza della Spagna”, cioè Podemos.
… Paul Krugman scrisse sul New York times: “La lista di richieste è folle. Si tratta di puro rancore e annientamento della sovranità. È un tradimento grottesco di tutto ciò che il progetto europeo rappresentava”.
… Varoufakis non ha ancora sbollito la rabbia. “Non c’è niente di più ideologico che fingere che questo programma sia solo una questione tecnica”, dice. “Quando ho detto che dopo la crisi economica sarebbe arrivata una crisi umanitaria, Dijsselbloem mi accusò di usare un linguaggio ‘troppo politico’. Ma cosa c’è di più politico che rifiutarsi di definire la fame, la povertà e un’ondata di suicidi una crisi umanitaria?”.
… Nasos Iliopoulos, funzionario del ministero del lavoro: in tutti questi anni il messaggio della troika è sempre stato lo stesso, segui le riforme e l’economia migliorerà. “È come parlare con dei cardinali: esiste un’unica, sacra visione delle cose. La liberalizzazione è positiva: se la realtà è diversa, la colpa è della realtà. Finché il datore di lavoro trionfa sul lavoratore, questo è il suo modello, per tutta l’Europa”…  “Questo disastro è stato compiuto perché la Grecia doveva diventare più competitiva, ma non è stato ottenuto neanche quello. solo il bilancio commerciale è ‘migliorato’, perché le importazioni diminuiscono a causa della crisi. Che bel risultato! si potrebbero anche uccidere i disoccupati per abbassare la disoccupazione, ma per fortuna non l’ha ancora proposto nessuno”.
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Informazioni su Mauro Poggi

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4 risposte a La Grecia, oltre la realtà parallela

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  2. Paolo Popof ha detto:

    Sono andato a leggere l’articolo, a dir poco è allucinante, e pesare che inizialmente sarebbero bastati 110 mld di € per risolvere tutto, ma no eravamo tutti accecati dalle maniche larghe dell’economia greca, del suo clientelismo, dell’alto livello di corruzione ed evasione fiscale … i mass media ci pilotano come vogliono.

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