La sconfitta a sinistra.

Dalle parti di Liberi e Uguali le analisi della sconfitta si susseguono, più o meno pertinenti. Anche questo è elaborazione del lutto. Tuttavia la mia impressione, per quello che vale, è che le autocritiche – quando ci sono – siano dettate più dalla contingenza del risultato che dall’esigenza obiettiva di superare gli specifici nodi che preesistevano al voto, ma che sul momento si era preferito ignorare in nome della priorità elettorale.
Temo che tali nodi, se il voto fosse stato meno mortificante, oggi non verrebbero neppure presi in considerazione .
Questo fa sorgere il sospetto che in generale si tratta di autocritiche strumentali, non elaborative, – più tattiche che strategiche – e che i limiti culturali che hanno portato all’attuale disastro permangono tutti, pronti a dispiegare i loro effetti perversi alla prossima occasione.

“… Hanno pesato gli errori di comunicazione (la dichiarazione di disponibilità di Grasso, a tre giorni dal voto, a un governo di scopo con Renzi e Berlusconi), l’arroganza nella composizione delle liste (in Umbria, nella notte prima del deposito delle candidature, da Roma è venuto l’ordine di cancellare la lista che si apriva con il nome di uno tra i più autorevoli costituzionalisti, solo per soddisfare equilibri astrusi), l’insensibilità politico-culturale (di un appello promosso da Asor Rosa e firmato da 150 docenti universitari non si è ritenuto di fare nulla), il rifiuto in origine di dotarsi di un nome e di un simbolo che risultassero più coerenti con l’ambizione di rappresentare la sinistra rimasta nel bosco.” (Michele Prospero).

Qual’è la novità? Tutt’al più si potrebbe obiettare che l’insensibilità politico-culturale non è stata una delle concause ma LA CAUSA, da cui sono poi discese tutte le altre (lasciando però perdere la pietosa categoria degli “errori di comunicazione”: un alibi per non riconoscere che non c’era nulla da comunicare).
Tutto questo era di solare evidenza anche prima che venisse sanzionato dal voto, ma lo si è preferito rimuovere, con la speranza che un successo elettorale a dispetto di tutto avrebbe in qualche modo emendato ogni manchevolezza. Una vera e propria sindrome piddina: le critiche alla debolezza del progetto e dei personaggi che lo proponevano erano considerate intempestive e controproducenti (ricordo l’infiammato thread delle reazioni alla lettera aperta dei 150 docenti sulla pagina facebook di Network per il Socialismo Europeo), e accolte con manifesta ostilità.

L’eventuale ripartenza da zero dovrebbe necessariamente passare attraverso due fasi: ritrovare prima una coerente idea di sinistra; poi costituire un coerente movimento politico che la concretizzi. Ma mi chiedo, molto retoricamente, se è possibile pensare di affidare il processo agli stessi attori che nella trascorsa tornata hanno smarrito il senso dell’una e adulterato di conseguenza l’altro, il cui agire continua oggi anche grazie all’apparente torpore di una base che fin qui ha preferito il compiacente appoggio identitario alla contestazione.

 

 

 

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Informazioni su Mauro Poggi

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6 risposte a La sconfitta a sinistra.

  1. redattorecapo ha detto:

    Sappiamo entrambi che, specialmente in ambito universitario, contestazione e carriera sono sempre state incompatibili…

  2. Sendivogius ha detto:

    Il fatto che di LeU non mi riesca di ricordare nemmeno il simbolo, la dice lunga..! Una formazione completamente anonima, per una mera sommatoria di sigle, micropartitini, e narcisismi di tronfie cariatidi decisamente sopravvalutate in termini di voti reali. Sostanzialmente, la maggior parte degli elettori, delusi o fuorisciti dal PD, l’hanno percepita come una costola piddina depurata dal renzismo: un collettore di voti in fuga, da non disperdere e riportare all’ovile in un PD derenzizzato. Nel progetto di LeU non c’era nessuna reale rottura, con la politica eterodiretta in nome della T.I.N.A. europea che ha contraddistinto (e tracciato) le linee guida del “centrosinistra” negli ultimi 20 anni. Nessuna visione alternativa del reale, nessuna immaginazione del Futuro, ma solo una mera proiezione del presente nell’accettazione del medesimo con l’aggiunta di qualche cerottino a mondarne le piaghe. E francamente non si capisce che credibilità potessero avere personaggi che hanno votato (per fedeltà al “partito”) TUTTE le porcate del PDR, compreso il famigerato Job Act, salvo uscire ‘dopo’.
    Il fatto che stiano ancora lì a menarsela con l’analisi delle ragioni di una sconfitta, evidente a chiunque la dice lunga su certi rituali ormai logori di una “sinistra” ferma alle Frattocchie e che ha esaurito ogni visione. Poi ci sono colpi di genio come la blindatura della candidatura di Laura Boldrini: la donna più detestata d’Italia dopo Elsa Fornero, che certo ha catalizzato su di sé migliaia di consensi trasversali, funzionando come un repellente naturale.
    Per una volta, dissento invece con Michele Prospero: l’unica cosa buona che forse ha fatto la disastrata dirigenza di LeU è stata per l’appunto non filarsi (l’ennesimo) appello accademico a sottoscrizione docente, promosso da Alberto Asor Rosa. Francamente, ‘sti “manifesti” pseudo-intellettuali hanno stancato: sono privi di qualsiasi “appeal”; non li legge e non se li fila nessuno; sono totalmente inutili e non smuovono un voto, ma servono a galvanizzare qualche professore che ancora pensa di smuovere le coscienze e guidare le “masse”. Insomma ‘na tristezza! E per giunta fuori dal mondo. A LeU serviva soprattutto un bagno di umiltà, che forse avrebbe fatto loro smuovere il culo dalle segrete stanze e andarseli a cercare sul campo i voti. Di “Potere al Popolo” ricordo picchetti ad ogni fermata della metropolitana, banchetti davanti ai cantieri ed alle fabbriche, tanto che per un istante ho persino pensato di darglielo a simpatia un voto. Di LeU non s’è percepita nemmeno la presenza ectoplasmatica, nella presunzione che ogni voto in libera uscita dal PD sarebbe stato automaticamente intercettato da loro. Semplicemente patetici per eccesso di presunzione. Che scompaiono pure: li rimpiangeranno in pochi e, quel che è peggio, non se li ricorderà nessuno.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Avevo letto l’appello dei 150, e devo dire che il contenuto fotografava con molta pertinenza i drammatici limiti di LeU: gli stessi che avevo visto io, nel mio piccolo, e che mi avevano tenuto ben lontano da quell’ennesima operazione elettorale radical-chic.
      Mi aveva impressionato l’assenza di reazioni a livello maggiorenti (l’unico a rispondere in termini costruttivamente interlocutori era stato Fassina, non per niente fortemente emarginato, allora come adesso). Ancor più mi aveva impressionato a livello di militanza le reazioni offese che ne erano seguite su una delle pagine FB che appoggiavano il “progetto”. Mi sembrava di essere capitato in una pagina piddina.
      Non mi risulta che Prospero all’epoca lo avesse preso in considerazione e commentato in qualche modo, e il fatto che ne parli solo a posteriori mi lascia perplesso. Confesso comunque che lui non è fra i miei politologi preferiti…
      Se LeU sparisce, come credo, non sarò io a dolermi: personaggi come Bersani, Boldrini, Civati o Fratoianni, D’Alema o Speranza sono l’emblema della mutazione antropologica toccata alla sinistra, una cosa non bella da vedere.
      PaP l’ho seguito con simpatia e interesse all’inizio, dopo è rimasta solo la simpatia, poi nemmeno quella.

      • Sendivogius ha detto:

        Probabilmente tendo ad essere troppo tranchant nei giudizi; è che in tutta sincerità ho perso il conto degli “appelli” di Asor Rosa (senza nulla voler togliere allo studioso). Gli appelli funzionano se poi c’è qualcuno pronto a raccoglierli, altrimenti diventano mero esercizio di stile su retorica intellettuale fine a se stessa.
        Tuttavia, nella sostanza che conta, continuiamo ad essere sulla stessa linea di vedute.
        E in caso contrario sarebbe un’ottima opportunità per ampliare le prospettive su nuove opzioni critiche.

        • Mauro Poggi ha detto:

          Forse sono stato frainteso. Anch’io ho maturato una certa idiosincrasia per gli appelli, quindi capisco benissimo il tuo punto di vista. Nel caso specifico, mi trovavo in polemica per divergenza di giudizio su LeU con alcuni amici “social” e inoltre l’appello era stato sottoscritto e rilanciato dal prof Cesaratto, di cui apprezzo sia le analisi economiche che politiche. Son queste le circostanze che me lo hanno fatto leggere, altrimenti avrei probabilmente sorvolato come hai fatto tu 🙂

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