Oxfam e la Democrazia perdente

Il filosofo francese Jacques Rancière, riecheggiando Alexis de Tocqueville, sostiene che la democrazia non è un regime, ma  l’espressione del conflitto per realizzare il principio egualitario.

Se questa bella definizione è corretta, come credo che sia, allora bisogna ammettere che i rapporti Oxfam sulla distribuzione della ricchezza, che di anno in anno confermano l’inesorabile crescita della sperequazione, ci dicono che in questo conflitto la democrazia è perdente.

Perché essa torni a vincere occorrerebbe rovesciare il paradigma di pensiero oggi egemone con una rivoluzione culturale di tale portata che richiederebbe diverse generazioni per essere portata a termine.

L’aspetto più sconfortante di tutto ciò non è tanto la lunghezza del processo, quanto il fatto che a oggi, da qualunque parte si guardi, non  si vede alcuna volontà politica che intenda almeno avviarlo.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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3 risposte a Oxfam e la Democrazia perdente

  1. redattorecapo ha detto:

    L’ha ribloggato su bondenocome ha commentato:
    Rancière ha dato grande importanza al ruolo che la letteratura, il cinema e le arti hanno nella possibilità di modificare concretamente la partizione del sensibile

  2. Letto stasera sul libro de Il Pedante “La crisi narrata” (pag.63):
    “proprietà fondamentale della plutocrazia che, se nella sua fase teorica e finale (…) consegna intero il suo premio all’1% annidato ai vertici, nel suo compiersi potenzialmente eterno, distribuisce benefici [momentanei, aggiungerei io] all’intero arco sociale (…) invece di scagliarsi contro l’intera coorte del 99% dal cui impatto uscirebbe malconcia, ne sfrutta le stratificazioni e le competizioni interne drappello dopo drappello in un rigoroso ordine di attacco che va dal più debole al più forte (…) Se colpisce e impoverisce uno strato sociale si premura di far sì che i soprastanti (…) non ancora travolti dal suo attacco, si godano i vantaggi offerti da quella sconfitta, se ne rendano attivamente complici e la celebrino come una vittoria del sistema, dell’efficienza, del merito. (…) E’ questo il segreto militare della plutocrazia, che a tutti regala l’ebbrezza di essere [temporaneamente, aggiungo io] plutocrati di qualcun altro. (…) La plutocrazia è un modus cogitandi, un fenomeno sociale, non un’associazione a delinquere”

    Il paradigma di pensiero è ovunque… avete ragione, tutti e due (tu e il Pedante)

    • Mauro Poggi ha detto:

      Acquistato, è fra i (troppi) libri ancora da leggere. Se tu l’hai apprezzato è una buona ragione per farlo a mia volta, appena ho finito il paio che ho sottomano adesso.

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