La sindrome del pugile suonato.

Domenica 3 dicembre, all’Atlantico di Roma, l’assemblea indetta da MDP, Sinistra Italiana e Possibile ha sancito la nascita di un nuovo soggetto politico,  “Liberi e Uguali“. L’evento è stato coperto da Radio Radicale, sulla cui piattaforma è possibile ascoltare la registrazione di tutti gli interventi. L’assemblea ha proclamato leader Pietro Grasso, ratificando una decisione che il direttorio dei tre partiti aveva preso con largo anticipo.

Nel suo discorso di chiusura (a partire dal minuto 2.18:00), dopo una sequela di genericità alla “viva la mamma” a cui ahimè siamo ormai avvezzi, Grasso termina annunciando “l’inizio di un nuovo percorso, una nuova proposta al centro della quale metteremo la volontà di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“.

La citazione alla lettera dell’articolo 3 della Costituzione non è casuale: è l’articolo che “più lo emoziona“, quello “che contiene tutto ciò per cui vale la pena di lottare“. Difficile dargli torto, la potenza suggestiva di quell’articolo è davvero straordinaria e dovrebbe emozionare ogni italiano.
Peccato che solo qualche battuta prima aveva affermato: “Siamo perfettamente consapevoli che l’Italia non ha nessun futuro al di fuori dell’Unione Europea, con convinzione e senza tentennamenti“.
Su venti minuti di discorso di grande respiro, tanto ampio negli enunciati quanto latitante nelle analisi, l’unico pensiero dedicato a uno dei nodi più critici di questa fase si è risolto in una dozzina di parole, peraltro di adesione incondizionata.

Trovo incredibile che l’attuale seconda carica dello Stato non avverta che fra Costituzione e Trattati europei esiste una conclamata incompatibilità, né senta il bisogno di esprimere una qualche riserva sul sistema di governance autoritario e antisociale realizzato dall’eurozona, un sistema che di fatto disattiva la nostra Carta fondamentale nei suoi principi fondamentali, incluso quell’articolo 3 “che più lo emoziona” perché “contiene tutto ciò per cui vale la pena di lottare”.

Della buona fede di Pietro Grasso non ho motivo di dubitare, anzi l’umana simpatia che ispira fa immediatamente pensare a una brava persona. Ma “buona fede” e “brava persona” non sono qualità politicamente spendibili se non vengono accompagnate da robusti strumenti cognitivi con cui operare.
Dichiarare la propria volontà di lotta senza conoscere il nemico contro cui battersi suona velleitario e tristemente grottesco. Mi ricorda il pugile suonato che continua a dare pugni alla cieca girando intorno al ring mentre il suo l’avversario lo osserva divertito e beffardo,  tranquillamente seduto al proprio angolo.
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Fotodilettante Viaggiamatore
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