Siria, le realtà suscitate

La notizia del forno crematorio in Siria, diffusa dal Dipartimento di Stato americano sulla base di foto satellitari di una struttura accanto al carcere militare di Saydnaya, è stata ripresa con immediata e compiaciuta indignazione da tutti i media occidentali. In Italia i media di regime (da Repubblica al Corriere, passando per il Fatto Quotidiano) con grande solerzia si sono affrettati a strillare, dai titoli, di esecuzioni di massa e forni crematori, enfatizzando ciò che nella parole di Stuart Jones, Assistente al Segretario di Stato per il Medio oriente,  veniva indicato come il nuovo livello di depravazione in cui era sprofondato il regime di Bashar Al Assad.

 Poco importa se il “nuovo livello di depravazione” veniva desunto da prove un tanto al chilo: le foto di un tetto che rispetto a quello degli edifici adiacenti presenta zone libere da innevamento, foto di impianti di aerazione e canne fumarie. Tutto questo sarebbe coerente con l’ipotesi del forno crematorio, e tanto basta perché forno crematorio sia.

Donatella Di Cesare, che insegna filosofia alla Sapienza di Roma, benché per formazione dovrebbe praticare la virtù del dubbio, non manifesta alcuna incertezza e sul Corriere scrive:

” Non avremmo voluto più né pronunciare né scrivere queste due parole «forni crematori», se non per tenere a mente e ricordare alle nuove generazioni il crimine efferato compiuto dai nazisti nei lager dello sterminio. Giustamente abbiamo detto tante volte «mai più». Perché il forno crematorio è l’apice della disumanizzazione. […]  E invece in questa età in cui i campi di internamento sono diventati quasi la norma, in cui si torturano e si seviziano i nemici, in cui si ripetono le esecuzioni di massa, in cui si ricorre ai gas tossici contro le popolazioni inermi, contro donne, anziani, bambini, giunge la notizia di «forni crematori». Il responsabile del Dipartimento di Stato per il Medio Oriente Stuart Jones accusa apertamente Bashar Assad. Le immagini satellitari diffuse per supportare questa terribile accusa mostrano la costruzione, vicino alla prigione di Sednaya, a nord di Damasco, adibita a cremare i corpi dei detenuti”.
E  via hitlerum-izzando fino a: “Non avremmo mai immaginato che un camino funzionasse di nuovo nel mondo. Auspichiamo che l’Europa, che nella sua storia recente porta la macchia indelebile dei forni crematori, non resti inerte. Le istituzioni e il popolo europeo hanno, più degli altri, il dovere di mobilitarsi”.

In che termini debba avvenire l’auspicata mobilitazione delle istituzioni e del popolo la nostra filosofa non lo dice, e forse è meglio non chiedere.

 Pare tuttavia che le prove addotte, oltre che con un forno crematorio, siano coerenti (per usare l’ambigua espressione di Stuart Jones) anche con un locale caldaie. Inoltre è significativo che il discutibile e discusso rapporto di Amnesty International del febbraio scorso, nelle sue quaranta pagine di vaghezze e incongruenze ad mentula canis, non ne fa alcuna menzione.

Lo stesso Stuart Jones, nella conferenza stampa del 15 maggio, incalzato ammette con riluttanza che si potrebbe trattare semplicemente di una parte più calda dell’edificio (qui la trascrizione ufficiale completa, dal sito del Dipartimento di Stato USA ) :

 QUESTION:
Can I just – one very – extremely briefly? What makes you so sure that this is a crematorium and not just some other building? Is it this thing with the snowmelt? Because, I mean, people are going to look at this – the regime in particular or – and the Russians, who you’re – are going to look at this and say: Well, all this proves is that there is a building there and that that part where there’s – snow is melted is simply warmer than the rest of the building. It looks…

MR JONES:
So if you look – so obviously, these photos date over several years from 2013 to 2017. If you look at the earliest photo, the August 13 photo, this is during the construction phase, and these HVAC facilities, the discharge stack, the probable firewall, the probable air intake, this is in the construction phase. This would be consistent if they were building a crematorium.
Then we look at the January 15 and we’re looking at snowmelt on the roof that would be consistent with a crematorium. So…

QUESTION:
Or just a warmer part of a building, right?

MR JONES:
Possibly.

(A questo punto la portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert, chiama l’ultima domanda e interrompe la conferenza, a scanso di ulteriori interventi scomodi. Il giorno dopo una nota della Reuters informa che Stuart Jones, che ha 57 anni,  ha deciso di ritirarsi in pensione, “per ragioni personali e per intraprendere una nuova carriera“).

 Il sospetto che le analisi dell’intelligence USA siano finalizzate più alla costruzione del consenso che all’accertamento della verità è tanto antico quanto giustificato. Ma i dubbi dovrebbero essere diventati certezze da quando Colin Powel, nel 2003, si esibì all’ONU con la famosa provetta di antrace per giustificare quell’invasione dell’Iraq che da un disastro all’altro ha portato all’attuale catastrofe. L’eccezionalismo americano è eccezionale soprattutto nell’invenzione dei pretesti e delle mistificazioni che ne corroborano le strategie geopolitiche.

Continua a sorprendere quindi il cieco credito che i media si ostinano a dare a queste iniziative di propaganda, che tra l’altro nella loro ripetitività si dimostrano ogni volta più rozze.

Forse la riflessione di Stefano Azzarà, che riprendo da Contropiano, aiuta almeno in parte a capire il fenomeno:
Nell’ordine democratico-umanitario chi impone i nomi suscita la realtà. […] l’assenza di prove documentali non è dovuta solo al fatto che probabilmente queste prove non esistono perché non esistono i forni: l’Impero, infatti, per definizione non è tenuto a portare prove. La sua stessa parola coincide immediatamente con quella realtà che istituisce e di conseguenza nessuno nell’ambito del “Mondo Libero” solleva la questione dell’onere della prova perché nessuno ne sente il bisogno. La Voce del Padrone è di per sé l’orizzonte di tutto ciò che è percepibile e valido.

 

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3 risposte a Siria, le realtà suscitate

  1. tramedipensieri ha detto:

    Credo che si conosca bene la storia del “al lupo al lupo”… e quindi ho poco da aggiungere se non che ne ho abbastanza di notizie “bomba” che si sciolgono dopo alcuni mesi e che, a causa di queste (…) vengano così giustificate azioni di guerra

    Non credo più a ciò che leggo, forse anche quando la notizia è vera…

  2. mcc43 ha detto:

    Hitler, i campi, i forni svettano incontrastati nell’immaginario collettivo, ci si imbatte ovunque in riferimenti nazisti non appena si palesano delle contrapposizioni ideologiche.
    Uno dei danni indotti dal voler presentare in questo modo i sospetti è impedire una seria verifica; oppure dare il colpo di spugna su quel che effettivamente si sa – la terribile prigione del regime a Palmira, per esempio – o quello che il normale ragionamento suggerisce. In corso di una guerra civile, ci si può forse aspettare che il governo rispetti i “diritti umani” ? Molto mi meraviglierei di una risposta positiva, anche perché il più delle volte è una prassi precedente di violazione ad accendere le rivolte.

    Uno dei segnali dell’intento propagandistico si ricava anche dall’urlo sulla Siria e sul silenzio su Israele, La propaganda vuole dei morti, e non si interessa ai più di mille prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane oggi al 40° giorno di digiuno per chiedere visite famigliari e diritto all’informazione. Sono lì a testimoniare la malafede dell’Occidente e dei professionisti dell’informazione. Per chi non conosce la Detenzione Amministrativa – che è praticata in Israele come carcerazione senza obbligo di accusa diversamente da come è prevista nella Convenzione di Ginevra, che pure Israele ha sottoscritto – per chi non sa che il regime carcerario di isolamento è utilizzato anche per i minorenni, non resta che credere : Israele è democratica e la Siria no.
    (Per queste due ultime violazioni del diritto, ho raccolto dei dati nei più recenti post del mio blog. )

  3. Sendivogius ha detto:

    Una forbice approssimativa tra i 5.000 ed i 13.000 cadaveri cremati, e in mezzo c’è solo una discrepanza di 8.000 corpi che, brutalmente parlando, in termini di cremazione la differenza la fanno eccome nel processo di combustione di un forno che, data l’entità dei numeri, dovrebbe funzionare a pieno regime, mentre non uno sbuffo di fumo si intravede dai pinnacoli di foto satellitari vecchie di 13 anni.
    Testimonianze assolutamente anonime, e prive di qualsivoglia ed elementare supporto probatorio, di non meglio precisati “testimoni” che si basano sui “si dice”… E’ interessante sapere che molti di questi sarebbero poi “ex prigionieri” di un carcere di massima sicurezza, trasformato in un centro di sterminio e dal quale i detenuti non escono vivi. Impossibilità di interrogare le fonti e meno che mai di verificare i fatti. E che i resoconti, presi per oro colato, provengano dalle zone “liberate” sotto il controllo dell’ex Fronte al-Nusra. Persino i processi inquisitori per stregoneria erano più circostanziati di questa (ennesima) farsa mediatica. E ormai la dice lungo sul ruolo sempre meno “umanitario”, ma politico di certe ONG, né su certi loro discutibili e cordiali contatti con entità che sul fronte dei “diritti umani” fanno sembrare Tamerlano un filantropo…
    Al confronto “l’incidente del Golfo del Tonchino” sembra una cosa quasi seria!

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