Una lezione boliviana sulla crisi in Siria

A proposito della crisi siriana, vale la pena ascoltare l’intervento dell’ambasciatore ONU della Bolivia, Sacha Llorenti, al Consiglio di Sicurezza, all’indomani dell’aggressione americana alla base aerea di Shayrat: una breve lezione di diritto internazionale e una rapida  rassegna  storica delle menzogne propalate dagli USA per giustificare il loro imperialismo.

Come osserva The Durand,  che segnala il video, l’ambasciatore ha parlato in un modo che solo un socialista latino-americano poteva fare, come figlio di un continente dove le tensioni anti-americane hanno profonde radici storiche. E tuttavia mi pare che nulla di quanto ha detto potrebbe essere sostanzialmente eccepito. Ogni tanto la verità riesce a farsi strada fra le pastoie della diplomazia e delle sudditanze.

So che pretendere altrettanto per quanto ci riguarda è fuori da ogni orizzonte di possibilità, ma non ho potuto fare a meno di pensare, con rimpianto,  a quanto orgoglioso mi sarei sentito del mio Paese se per una volta a pronunciare quel discorso fosse stato il nostro ambasciatore.

Ho tradotto in italiano il testo dell’intervento, che nel video è di non agevole comprensione per via della fastidiosa sovrapposizione della voce dell’oratore con quella del traduttore simultaneo.
Ne raccomando comunque la visione, soprattutto al minuto 3:40 quando Llorenti mostra la famigerata foto di un Colin Powel, anno 2003, mentre esibisce una provetta che asserisce contenere antrace, come prova delle armi di distruzione di massa che l’Iraq avrebbe posseduto.
Imperdibile.

Ecco il testo tradotto:

La Bolivia ha sollecitato la convocazione di questa riunione preoccupata per quanto accaduto nelle ultime ore. Mentre il Consiglio di Sicurezza esaminava le proposte di procedura di indagine sugli orribili attacchi con armi chimiche; mentre discutevamo progetti di risoluzione; mentre ci sforzavamo di trovare alternative, arrivare a soluzioni condivise e dimostrare l’unità del Consiglio di Sicurezza,  gli Stati Uniti non solo hanno attaccato unilateralmente, ma quando tutti eravamo qui a discutere ed esigere la necessità di un’investigazione indipendente, imparziale, completa e concludente, essi si sono auto-nominati investigatore, pubblico ministero, giudice e boia.

Dove sono le indagini che permettono determinare oggettivamente chi è il responsabile di quegli attacchi?

Si tratta di una violazione gravissima del Diritto internazionale.

Non è la prima volta che succede. La storia è piena di episodi in cui diverse potenze, non solo gli Stati Uniti, hanno agito unilateralmente violando la Carta delle Nazioni Unite, ma il fatto che succeda una volta di più non significa che dobbiamo accettarlo.

Nel settembre del 2013 gli Stati Uniti avevano già minacciato di attaccare la Siria, e vi ricordo ciò che disse in quell’occasione l’allora Segretario generale Ban Ki-moon: “Il Consiglio di Sicurezza ha una responsabilità primaria per la pace e la sicurezza internazionali. Questo è il mio appello: che ogni disputa dovrebbe essere affrontata nelle regole della Carta delle Nazioni Unite. L’uso della forza è legale solo quando è esercitata in autodifesa, in accordo con l’articolo 51, o quando il Consiglia di Sicurezza approva tale uso“.

La posizione dell’allora Segretario Generale contribuì a evitare un’azione unilaterale in una situazione molto simile a quella odierna.

Questo attacco rappresenta una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale perché rappresenta una minaccia ai processi negoziali di Ginevra e Astana. Lo ha detto benissimo il signor Feltman poco fa: è necessario evitare una escalation delle tensioni, per non interrompere i progressi di quei negoziati, per quanto deboli essi siano.

 Dicevo che non è la prima volta che questo succede.

Vorrei rammentare ciò che successe in questo stesso Consiglio alcuni anni fa, per essere precisi il 5 febbraio 2003, quando l’allora Segretario di stato americano ci presentava, secondo le sue stesse parole, “prove irrefutabili” che esistevano armi di distruzione di massa in Iraq.

Io credo sia indispensabile ricordare questa immagine [minuto 3:46 – mostra la foto di Colin Powel mentre sventola la provetta], quando in questa stessa sala ci fu detto che esistevano armi di distruzione di massa in Iraq, e che questo giustificava l’invasione.

Questa invasione ha causato un milione di morti, e scatenato innumerevoli di atrocità nella regione.

Potremmo parlare oggi di ISIS se non ci fosse stata quell’aggressione?

Potremmo parlare dei gravissimi e orrendi attentati nelle diverse località del mondo senza quell’invasione illegale?

Io credo che sia imperativo ricordare quello che la storia ci insegna. In quella circostanza gli Stati Uniti affermavano perentoriamente che erano in possesso di tutte le prove che l’Iraq aveva armi di distruzione di massa.
Ma non furono mai trovate.

Voglio ripetere ciò che ha detto il Presidente Evo Morales, questa mattina: ” Spero di sbagliare, ma penso e temo che le armi chimiche in Siria siano un pretesto per l’intervento militare. Le azioni unilaterali sono azioni imperialistiche. Agli Stati Uniti non interessa il Diritto internazionale. Quando non gli conviene lasciano da parte l’ONU. I problemi interni dei paesi devono risolversi con il dialogo e non con i bombardamenti. Questa azione minaccia la sicurezza internazionale e la pace mondiale“.

Credo che sia importante parlare del doppio standard che viene usato a secondo che vi troviate nella sala delle Nazioni Unite o nel mondo reale. Il mio popolo, i popoli latino-americano e caraibico ne hanno sofferto durante tutta la loro storia.

Ci parlate di diritti umani, ma quando i diritti umani sono di intralcio ai vostri interessi allora  essi vengono sistematicamente ignorati.

La serie di colpi di stato in America latina sono stati organizzati e finanziati dalla CIA. Questa è una realtà storica; non è retorica, non sono discorsi: è la verità.

Ricordiamo il colpo di stato del 1973 finanziato dalla CIA contro il governo costituzionale di Salvador Allende. Ricordiamo i centri di addestramento dove ai soldati si insegnava la tortura. I manuali di tortura… È questo che veniva insegnato ai soldati latino-americani nel quadro della cosiddetta “dottrina di sicurezza nazionale”.

Quando il discorso dei diritti umani vi è vantaggioso, allora va bene; ma quando cessa di essere funzionale a precisi interessi non importa più.

Lo stesso succede con la democrazia. Quando vi conviene, allora ne siete paladini, quando non vi conviene finanziate colpi di stato.

Disgraziatamente succede lo stesso con l’Organizzazione delle Nazioni Unite e con questo Consiglio di Sicurezza: quando è di ostacolo alle vostre politiche allora il multilateralismo non importa. Per alcune cose di vostra convenienza il multilateralismo va bene, vanno bene le Nazioni Unite, ma quando i vostri interessi non collimano allora non vanno bene né le Nazioni Unite, né i diritti umani, né la democrazia.

Quando abbiamo condannato in modo inequivocabile gli attacchi chimici, abbiamo detto che il Consiglio di Sicurezza non deve essere usato come cassa di risonanza della propaganda di guerra o dell’interventismo. Il consiglio di Sicurezza non deve essere usato come una pedina da sacrificare in una scacchiera bellica.

Questo Consiglio e le Nazioni Unite sono alla fin fine l’ultima speranza che abbiamo per garantire la pace e la sicurezza internazionale, basate su principi e norme, su uno stato di diritto internazionale.

Mi permetto inoltre segnalare che, malauguratamente, nel Consiglio esistono membri di prima classe e membri di seconda.
Ci sono i Membri permanenti, che non solo hanno diritto di veto, ma controllano le procedure e le decisioni; e poi gli altri dieci, che partecipano incidentalmente e quando vengono consultati  o convocati  non è per contribuire ma per sottoscrivere certe decisioni.

La Bolivia vuole riaffermare la sua energica condanna all’uso di armi chimiche, che considera un fatto ingiustificabile e criminale indipendentemente dalle motivazioni, da dove e quando sono usate e indipendentemente da chi ne faccia uso.
Esigiamo che quando casi del genere accadono si dia luogo a indagini indipendenti, imparziali, complete e concludenti.

Disgraziatamente gli attacchi di ieri hanno inferto un colpo mortale al processo di indagine per determinare con certezza quello che è successo qualche giorno fa in Siria.

Ripetiamo che i responsabili di questo attacco devono essere debitamente processati e sanzionati con il maggior rigore della legge, ma che lo stesso rigore dev’essere applicato per tutte le azioni che violano il diritto internazionale mettendo a repentaglio la sicurezza internazionale.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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