Marco Zanni: la formalizzazione della Troika.

Marco Zanni è un europarlamentare ex 5 Stelle, passato come indipendente al gruppo anti-europeista ENL di Marine Le Pen,  dopo l’abortito e ambiguo tentativo del suo partito di entrare nell’ALDE di Guy Verhofstadt.

In questo articolo ci racconta cosa bolle nella pentola dei nostri decisori europei, spiegando il contenuto di una relazione d’iniziativa del Parlamento europeo che dovrebbero indirizzare le proposte future della Commissione Europea: la “Proposta di risoluzione sulla capacità di bilancio della zona euro“.

La relazione, con il bel pretesto di conferire all’eurozona strumenti che la rendano meno instabile agli shock asimmetrici, indica le linee guida su cui basare la strategia di rafforzamento delle istituzioni europee a ulteriore scapito delle sovranità nazionali e della democrazia.
Prevede che ingenti quantità di denaro siano trasferite dagli stati membri a Bruxelles affinché gli eurocrati di laggiù ne possa disporre per erogarle ai paesi in difficoltà, ovviamente previa accettazione da parte di questi ultimi delle famigerate condizionalità (un termine che non per caso ricorre ed è particolarmente enfatizzato nel testo): riforme strutturali e aggiustamenti macroeconomici secondo la ricetta che ha già così brillantemente funzionato in Grecia: distruzione del welfare, taglio dei salari, privatizzazioni e altre amenità del genere.

In pratica, la formalizzazione della Troika come politica di coercizione nei confronti dei paesi membri che non vogliono o non possono allinearsi ai deliri austeritari dell’euroTeismo a trazione ordoliberista e tedesca.

Riassumo per chi va di fretta le raccomandazioni della relazione, quale viene spiegata da Zanni nel suo articolo:

1) Istituzione di un bilancio per l’Eurozona, finanziato attraverso i contributi degli Stati Membri. Non si specificano cifre precise, ma discussioni interne fanno pensare a una cifra intorno ai 500 miliardi di euro.
Significa che l’Italia, terza economia dell’eurozona, sarebbe chiamata a contribuire ogni anno con una cifra di circa 70-80 miliardi, a cui il dovrebbe far fronte o con maggiori entrate tributarie, aumentando il prelievo ai cittadini, o con minori spese di bilancio, riducendo ulteriormente la qualità dei servizi. In entrambi i casi, è facile capire chi ne pagherebbe il conto.
Per avere un ordine di grandezza: l’attuale bilancio dell’Unione Europea ammonta a circa €155 miliardi annui, e il contributo lordo dell’Italia è di circa €17 miliardi annui).

2) Trasformazione del MES, il fondo salva-stati o Meccanismo Europeo di Stabilità, in un Fondo Monetario Europeo, che avrà l’obbligo di erogare aiuti condizionati e “suggerire” al Paese beneficiario le riforme strutturali da approvare. Un’istituzione che sul modello del FMI, erogherà aiuti in cambio dell’imposizione di politiche e riforme neoliberiste, per sancire l’assoggettamento dello Stato che si trovasse a dover chiedere aiuto.

Quello greco rimane il laboratorio sociale di riferimento.

3) Creazione di un super-ministro delle finanze e del tesoro dell’eurozona, fondendo le figure del presidente dell’eurogruppo e del commissario europeo agli affari economici e sociali (uno dei nomi più gettonati è quello dell’ahimè ben da noi conosciuto Mario Monti).
Questa nuova figura avrebbe enormi poteri sugli Stati membri senza peraltro essere soggetta a nessun controllo democratico, come già accade ai fuzionari della BCE e ai membri della Commissione. (Il sogno di Monti, appunto: una funzione squisitamente politica che, una volta messa al riparo dal processo elettorale, può agire secondo linee guida decise al di fuori del contesto democratico e spacciate come inevitabili soluzioni tecniche: There Is No Alternative).
Una figura che, testualmente, “dovrebbe essere equipaggiata con i mezzi necessari per far rispettare le attuali regole della governance economica dell’eurozona”, cioè il patto di stabilità e crescita, il fiscal compact e la svalutazione interna a carico dei salari.

4) Formalizzazione di un Unione Europea a due velocità.
Ci saranno da una parte i (fortunati) Paesi UE che non adottano l’euro, sempre più lontani, distaccati e autonomi perché non ricattibili; dall’altra i Paesi euro, ricattabili e quindi sempre più sottomessi alle politiche socioeconomiche espresse dall’ottuso azionista di maggioranza di questo sistema ormai distopico, la Germania.

Auguri.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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3 risposte a Marco Zanni: la formalizzazione della Troika.

  1. aldoricci ha detto:

    Bene ho capito e mi dispiace… ma l’alternativa a tutto ciò sarebbe lo Stato… nello specifico quello italiota… con quello che ha comportato, comporta e che… se non verrà messo sotto controllo… continuerà a incrementare il debito pubblico… per ottenere in cambio voti… così continuando a strangolare l’iniziativa privata la quale… che piaccia o no… è quella che in definitiva crea reddito reale e non fittizio?

    • Mauro Poggi ha detto:

      Non so che dirti, Aldo. Personalmente non sono portato a dare molto credito alla narrazione del debito pubblico, che considero strumentale. O meglio, essa è attendibile nel contesto attuale, dopo che ci siamo privati della sovranità monetaria (perdendo con essa buona parte della nostra democrazia, per quanto imperfetta). Comunque è chiaro che non lo risolveremo con le politiche autoritarie ordoliberiste che ci vengono imposte da quasi 10 anni: il rapporto deficit/PIL era sotto il 120% nel 2007, oggi siamo al 133%.
      Quello che ci aspetta è una prospettiva di tipo greco. Personalmente non la ritengo un’alternativa preferibile.

  2. tramedipensieri ha detto:

    Al momento ho capito una cosa: comunque vada saranno dolori.
    E un’altra cosa anche mi è stata sempre chiara: un grave errore entrare a far parte dell’Europa quando ancora non si era sufficientemente forti, non si aveva e non si ha un governo in grado di guidare gli italiani, di metterli al riparo dai grandi e forti stati.
    L’Europa si è rivelata matrigna con gli Stati più deboli: ma si sa…che chi è più forte decide.

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