Brexiterrorismo

A mano a mano che l’appuntamento referendario inglese si avvicina le grida d’allarme sugli effetti dell’eventuale Brexit diventano sempre più numerose, sempre più scomposte, sempre più apocalittiche. Gli scenari evocati hanno tutti un accento millenarista, che siano di tipo economico o politico-ideologico.

Per questi ultimi si va dalla fine della civiltà occidentale al rischio di guerre europee, quando non mondiali, e davanti ad affermazioni così deliranti la logica resta spiazzata, il pensiero ammutolisce.
La formula “civiltà occidentale” esprime un concetto troppo generico per poterla utilmente usare in un discorso, se il discorso vuol essere serio. Una civiltà è caratterizzata da un insieme disomogeneo di valori e disvalori, spesso in conflitto fra di loro, e la prevalenza degli uni rispetto agli altri a un dato momento ne definisce la qualità e la vocazione regressiva o progressiva.

Per esempio sono valori la solidarietà sociale e la democrazia parlamentare sanciti dalle costituzioni antifasciste del dopoguerra, e consolidati durante i “gloriosi trenta” a dispetto di un capitalismo che in quel momento da un lato non poteva disconoscere il prezzo che le classi popolari avevano pagato in termini di vite umane e sofferenza; dall’altro era costretto dalla competizione con il modello comunista sovietico a tenere a bada la propria natura predatoria.
A partire da metà anni settanta del secolo scorso questi valori hanno subito un processo di erosione di cui il Sistema Europa si è fatto poi diligente ed efficace esecutore attraverso i trattati e dispositivi di controllo politico che si è dato: la Commissione europea, la BCE e i due Consigli (con il contributo esterno del Fondo Monetario Internazionale e quello – più che altro sedativo – del Parlamento europeo).

È un disvalore, per esempio, la pulsione imperialista che riaffiora ogni volta, come un fenomeno carsico, dal pacifismo retorico con cui lo si vorrebbe dissimulare, e che – data l’irrilevanza bellica degli attori – si sfoga sia attraverso le annessioni economiche all’Est sia con l’adesione sistematica e subordinata a tutte le iniziative dell’alleato americano, avventure che spingono il mondo (quelle sì!) verso un baratro di cui nessuno è in grado di sondarne la profondità.

Se si accettano questi punti di vista, si conclude necessariamente che la civiltà europea è minacciata, più che dal paese che abbandona l’Unione, da tutti gli altri che vi rimangono contribuendo a perpetuare un sistema che distrugge i valori ed esalta i disvalori.

Sul piano economico le reazioni non sono meno catastrofiche.
La livorosa minaccia di ritorsioni economiche (qui Schaeuble, qui Junker) nei confronti di un paese che intende esercitare un diritto di recesso previsto dagli stessi trattati, dà la conferma dell’inclinazione autoritaria del sistema. Ma ne palesa anche la poca avvedutezza: l’Inghilterra non è la Grecia, non foss’altro perché ha il vantaggio di non appartenere al magico mondo dell’euro e avendo conservato la propria sovranità monetaria non può subire le rappresaglie che la BCE ha inflitto ad Atene. Come spiega il professor Alberto Bagnai, inoltre, stabilire sanzioni commerciali nei confronti di un paese le cui importazioni nette dall’UE valgono cento miliardi di euro sarebbe puro masochismo, una patologia di cui gli euroburocrati non hanno ancora dato prova, avendo adottato finora nei confronti delle popolazioni loro sottomesse solo misure sadiche.
Sul fronte della propaganda interna il Cancelliere dello scacchiere, George Osborne, ha annunciato in caso di Brexit un buco di 30 miliardi di sterline che richiederebbe una manovra di pari importo, a base manco a dirlo di aumento delle tasse e tagli a sanità e pensioni.
Nel suo blog, l’economista Jacques Sapir si interroga sulla curiosa contabilità adottata da quelle parti, dal momento che il Regno Unito  è uno dei contributori netti al bilancio europeo. Per il privilegio di far parte dell’Unione europea, infatti, il suo esborso netto oscilla fra i 7 e i 10 miliardi a seconda degli anni. Il buco di bilancio che si verrebbe a produrre, secondo Osborne, sarebbe quindi di circa 40 miliardi, visto che una decina verrebbero risparmiati proprio con la Brexit. Sarebbe auspicabile che le ragioni per cui la Brexit produrrebbe un tale disavanzo  venissero spiegate in modo più analitico e meno apodittico, ma è lecito dubitare che ciò accada.

Insomma, la propaganda europeista, non potendo oggettivamente vantare argomenti a favore del rimanere, produce minacce e cupe profezie  contro l’andarsene, tanto più catastrofiche quanto meno verificabili. Il sogno europeo, da quando si è concretizzato in incubo, è costretto ad affidarsi alla narrazione della paura e abbandonare quella ormai improponibile della speranza.
Lo spiega bene Wolfgang Münchau, autorevole giornalista del Financial Times: “Durante le conversazioni con i funzionari europei continuo a sentire ripetere un argomento rivelatore: se la Gran Bretagna votasse per uscire dall’Ue e ciò venisse visto come un successo, altri paesi membri potrebbero seguirne l’esempio. Perciò questo pericolo deve essere stroncato sul nascere. Questo modo di ragionare rivela l’implicita ammissione che la Brexit potrebbe funzionare dal punto di vista economico. Più precisamente, chi ragiona così teme che un eventuale successo post-Brexit tolga agli europeisti ciò che essi ritengono essere il proprio argomento più forte: la paura dell’ignoto” (citato da il Simplicissimus).

Una ripetitività desolante. Eppure è prevedibile che questa propaganda finirà con l’avere successo, visto che la paura è un prodotto che si vende sempre bene. Basta dare un’occhiata ai titoli dei giornali, o alla pletora di cinguettii di personaggi più o meno politici, dopo l’assassinio della deputata Jo Cox da parte di uno squilibrato: una gara oscena a chi cavalca meglio l’onda emotiva. Non è per caso che borsa e sterlina, al momento della conferma della morte della deputata, abbiano subito un’impennata: in fatto di psicologia delle masse le consorterie finanziarie hanno competenze innegabili.

Jo Cox

Ma comunque vada il prossimo 23 giugno, resta l’oggettiva disfatta di un progetto oligarchico che ha prodotto un paradiso per pochi eletti e un inferno per le moltitudini.
Di questo prima o poi dovranno rendere conto: gli appuntamenti con la storia, che poi sono gli appuntamenti con la realtà, si possono rimandare, mai eludere.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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4 risposte a Brexiterrorismo

  1. Sendivogius ha detto:

    E’ quasi commovente vedere come il FMI, la BCE e la Banca Mondiale insieme ai colossi bancari di mezzo continente, gli operatori delle Borse internazionali e le vestali del turboliberismo più estremo si stiano dando così tanta pena sulle sorti dei lavoratori britannici e dei loro diritti sociali. Straordinaria è la preoccupazione sulla tenuta dei loro sistemi di “welfare”, onde preservare gli attuali livelli di efficienza della Sanità pubblica e assistenza a costi invariati, per un paese che non abbandona l’Europa (è un’isola mica una barca!) ma si limita semplicemente a sancire il proprio distacco da una confederazione di funzionari di banca che pretende di riscrivere le Costituzioni e ridisegnare le istituzioni nazionali a proprio profitto, nel terrore di dover ammettere che c’è vita oltre la UE.

    P.S. Tra le ultime perle da aggiungere all’albo delle ‘frasi notevoli’, ti segnalo l’ultimo contributo del già notevolissimo Mario Monti, con tutta la freschezza di una deiezione mattutina: “il referendum è un ABUSO DI DEMOCRAZIA”.

    • Mauro Poggi ha detto:

      :/ Per quel poco che conosco Monti, posso affermare che non intendeva dire quello che ha detto: per lui non è il referendum a essere un abuso di democrazia, è la democrazia a essere un abuso.

  2. aldoricci ha detto:

    L’ha ribloggato su aldo ricci bloge ha commentato:
    Analisi condivisibile ma non del tutto… continuare ad appellarsi al capitalismo come sorta di entità immanente… piuttosto che all’egoismo come impulso predatorio tipico degli umani… e non esclusiva caratteristica di un’unica classe… quella dei capitalisti appunto… un dato antropologico fondamentale del tutto sfuggito a Karl Marx… che ha finito per invalidare lo stesso marxismo… anche se quest’ultimo più volte dato per spacciato… continua a essere riproposto come ideologia e/o come religione… contro le quali si può poco per non dire niente…

    religione

    • Mauro Poggi ha detto:

      Caro Aldo, è ovvio che la pulsione predatoria è tipica di tutti gli umani e non solo della classe al potere.
      Del resto è proprio la necessità di contemperare in qualche modo questa pulsione con l’esigenza opposta che ha l’uomo di vivere in società con i suoi simili a produrre da sempre i sistemi politici, cioè i sistemi di potere: ognuno più o meno coercitivo, ognuno con la propria idea di giustizia sociale, di idonea distribuzione della ricchezza, quindi dei diritti/doveri; in breve: la propria ideologia giustificativa.
      Il capitalismo nasce come sistema di produzione e si sviluppa come sistema di potere. La sua ideologia giustificativa è diventata oggi il pensiero dominante, e quanto alla sua la sua immanenza essa è la stessa di tutti i sistemi che lo hanno preceduto.
      Alcuni credono che con il crollo del sistema sovietico il suo trionfo è diventato totale, comportando di fatto “la fine della storia”, l’idea cioè che nessun altro sistema potrà più succedergli perché questo è il migliore dei sistemi possibili – per dirla alla Panglos (o il peggiore salvo tutti gli altri, per dirla alla Churchill).
      Personalmente non condivido questa convinzione. Forse nasce dal sentimento suprematista a cui noi occidentali ci ostiniamo ad appigliarci, più o meno consapevolmente (è il nostro sistema, quindi non può che essere il migliore e l’unico); oppure dall’appartenenza di classe, se si appartiene alla classe che il sistema protegge; oppure ancora dalla nota sindrome di Stoccolma, per cui la vittima è solidale con il proprio aguzzino.
      Ritengo che il capitalismo, come sistema di potere, produca soluzioni altamente soddisfacenti per alcuni e del tutto inaccettabili per la maggioranza delle persone. Se questo è vero allora è destinato a essere superato, né più né meno che i sistemi che lo hanno preceduto. La storia ci sorprenderà ancora.

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