Euromaidan, storia di una rivoluzione colorata


Estratto del documentario Euromaidan: le maschere della rivoluzione

 

“Euromaidan: le maschere della rivoluzione” è il titolo di un documentario del giornalista investigativo e documentarista Paul Moreira, trasmesso dalla rete francese Canal+ lo scorso 1 febbraio, con accese polemiche sia in Ucraina che in Francia.

Il giorno prima, il Ministro degli esteri ucraino aveva pubblicato sulla pagina facebook del Ministero un commento in cui esprimeva la propria delusione di apprendere che Canal+ aveva in programma la trasmissione del video, descritto come “un film che dà allo spettatore una rappresentazione travestita e menzognera della situazione in Ucraina”. Informava inoltre di una lettera spedita al Presidente del consiglio di sorveglianza di Canal+, dov’era affermato che “… la versione del signor Moreira degli avvenimenti in Ucraina, inclusa l’annessione illegale della Crimea, è una dolce musica per le orecchie dei complottisti e propagandisti pro-russi. Ciò fa di questo documentario un pamphlet all’altezza delle peggiori tradizioni della disinformazione”.

L’indomani, giorno della messa in onda, anche Le Monde  stroncava il film prima che venisse trasmesso: “Un oceano di pregiudizi ideologici, inesattezze e distorsioni”.

Moreira ha replicato ai suoi critici dal suo blog su Mediapart.fr, con un lungo articolo che risponde punto per punto alle specifiche obiezioni che vengono sollevate.  Qui ne riporto solo alcuni passaggi dell’introduzione, dove difende il suo lavoro in termini più generali:

Quando ho cominciato questa inchiesta, ho scoperto con sbigottimento a che punto il massacro di Odessa del maggio 2014 era stato cancellato dalle coscienze… Quarantacinque persone uccise in un incendio appiccato a un edificio con bombe molotov nel cuore di una grande città europea, in pieno XXI secolo. Tutto era stato filmato da dozzine di videocamere e telefonini, ma nessuno se ne ricordava. […]
Cos’è successo quel 2 maggio 2014 a Odessa? L’ho scoperto dopo aver preso visione di ore di filmati, intervistato dozzine di testimoni, ritrovato vittime e aggressori, incrociato le testimonianze fino a costruire una relazione di fatti che desse un senso a quella furia. Ho intervistato e trasmesso solo i testimoni diretti, la gente che avevo visto nelle immagini; questo mi permetteva di filtrare in parte le esagerazioni e le menzogne che sempre nascono, sia dalla parte degli aggressori che dalla parte delle vittime. […]
Durante l’inchiesta, mi sono reso conto dell’importanza delle milizie nazionaliste. Erano in prima linea nei combattimenti nelle strade a Maidan, poi si erano costituite in battaglioni per andare a combattere le truppe russe all’Est. Ma questi battaglioni non si erano disciolti nell’esercito. Non si attenevano alla stessa disciplina. Potevano servire da supporto al governo, o da polizia parallela. Nei loro ranghi, il segno di un’ideologia neo-nazista era evidente.
La mia inchiesta era controcorrente rispetto alla narrazione comunemente ammessa. Sapevo che mi sarei confrontato con un’opposizione virulenta, che mi si sarebbe accusato di fare il gioco di Putin, di riprendere elementi della sua propaganda. Tuttavia non mi aspettavo un tale livello di rifiuto, ai limiti dell’isteria.
Su un sito ucraino sono qualificato come “terrorista sul libro paga dei servizi segreti russi”. Si chiede il divieto di proiezione del film. L’ambasciatore ucraino fa pressioni su Canal+. [Eppure] l’Ucraina ha urgenza di interrogarsi su questi gruppi paramilitari. Come affermo nel documentario, essi sono la più grave minaccia alla democrazia ucraina. […]

Il documentario di Moreira non rivela nulla di realmente nuovo. Sono tante le inchieste sugli aspetti oscuri della rivoluzione arancione di Euromaidan : chi ha effettivamente armato i cecchini che sparavano su manifestanti e poliziotti; che cosa è successo a Odessa il maggio successivo; a chi sono andati i cinque miliardi di dollari spesi dall’Amministrazione USA per “dare all’Ucraina il futuro che si merita” (cfr Victoria Nuland, Assistente Segretario di Stato per Europa e Asia – la stessa che nel documentario appare distribuendo panini ai manifestanti); le attività dei gruppi paramilitari di ispirazione neo-nazista; l’ingerenza dei funzionari stranieri; un Parlamento controllato da personaggi alcuni in odore di mafia, altri dichiaratamente neonazisti.

Il punto è che queste inchieste sono state per lo più ignorate dai media, unanimemente allineati all’esigenza di far passare le cronache ucraine, di quei giorni e odierne, secondo la rappresentazione ufficiale stabilita dall’Occidente.

 Il documentario completo è disponibile sul sito LiveLeak.com  a questo indirizzo, in francese con sottotitoli inglesi e l’avvertenza – ovviamente canzonatoria – che il film è stato prodotto da alti funzionari dei servizi segreti del Kremlino insediati nell’emittente televisiva Canal+.

Purtroppo non mi risulta che al momento esista una versione in italiano, tuttavia credo che esso sia fruibile anche per chi non abbia troppa dimestichezza con quelle lingue. Sono 50 minuti coinvolgenti, e bisogna prepararsi a ricevere qualche pugno nello stomaco.

Dopo averlo guardato ognuno potrà farsi una propria idea e serenamente decidere quale delle due rappresentazioni, quella truce di Paul Moreira o quella retorica accreditata dai nostri media, è la più distorsiva.

Aggiornamento: la versione con sottotitoli in italiano è stata messa in rete contestualmente a questo post. La trovate qui.

§
Riferimenti:
https://blogs.mediapart.fr/paul-moreira/blog/300116/ukraine-les-masques-de-la-revolution-reponse-aux-critiques
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10371
http://www.libreidee.org/2014/02/distruggere-lucraina-un-piano-da-5-miliardi-di-dollari/
http://orientalreview.org/2016/02/03/euromaidan-unmasked-europe-shocked-by-the-bitter-truth-on-ukraine/


Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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