Distratti maestri

Stefano Rodotà

Un mio contatto su Facebook segnala  questa intervista a Stefano Rodotà su Il Manifesto, dandone una valutazione critica che condivido.
Per quanto mi riguarda, al professor Rodotà rimprovero di non capire, o far finta di non capire,  che la Costituzione, di cui tanto si fa paladino, è stata già demolita nella sostanza dall’euro e dai trattati e accordi che lo puntellano.  A leggerlo, sembra che beatamente creda che le riforme renziane, di cui a ragione paventa gli esiti autoritari, siano l’iniziativa estemporanea di un giovanotto minacciato da pinguedine o di una madonnina in versione Barby, e non siano invece parte di una  feroce to do list compilata altrove.
Il vuoto di politica (intesa come politica “alta”, non mera gestione dell’esistente etero-indotto) che costatiamo ogni giorno è l’inevitabile risultato della cessione di sovranità perpetrata negli anni, un surrettizio processo di abdicazione al dispositivo di potere sovranazionale che impone piloti automatici  (cfr Mario Draghi) qualunque siano i risultati elettorali: valga l’esempio doloroso della Grecia, ma anche la storia della nostra deriva negli ultimi vent’anni – che da Monti in poi è diventata impetuosa e a quanto pare inarrestabile.
In questo contesto è fatale che emergano solo mediocrità, personaggi omologati al sistema le cui principali qualità devono essere quelle dell’esecutore pedissequo, a cui non viene certo richiesto di immaginare soluzioni politiche ma di applicare prescrizioni. Guardarsi intorno per credere.
Qualunque analisi che ometta di considerare questa realtà di fatto è – a essere generosi – inaccurata. Eppure non mi risulta che il professor Rodotà ne abbia mai fatto cenno nei suoi pensosi libri o articoli.
Due o tre di anni fa, in occasione della presentazione a Genova del suo ultimo libro “Il diritto di avere diritti”, gli chiesi se non ritenesse che i trattati europei fossero incompatibili con la Costituzione, (che fino a prova contraria è – era? – la prima fonte di diritto). La risposta fu che “sì, effettivamente, alcuni sostengono che le due norme possono in certi casi collidere”. Cito a memoria, ma garantisco il senso reticente della risposta.
Il che fa il paio con Zagrebelsky, altro costituzionalista che non vede o non vuole vedere, a cui mi era capitato di porre lo stesso quesito – in questo caso senza ricevere risposta alcuna.
Sono i maestri distratti: classici e ben retribuiti collaboratori del Sistema, che dall’alto del prestigio e della popolarità che il sistema stesso gli ha fabbricato intorno  esercitano un enorme, deleterio potere di condizionamento dell’opinione pubblica. Circondati da una luminosa aura di moralità critica, sono la foglia di fico democratica nel panorama orwelliano dei costruttori di consenso, decisivi nel (dis)orientare la gente verso questioni tanto cariche di appeal emotivo quanto secondarie rispetto alla crucialità del tema che ci affligge.
Diffidiamone.

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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10 risposte a Distratti maestri

  1. Sendivogius ha detto:

    😉 Non penso sia il caso di infierire troppo sui poveri Zagrebelsky e Rodotà che, tra la pletora di costituzionalisti da salotto organici al renzismo, sono le due uniche voci non allineate ai peana di regime. E tanto basta a spaventare il boteriano vitellone, transumato dal bar-sport di Rignano a Palazzo Chigi, insieme al suo manipolo di balilla reclutati nel contado.
    Z. & R. si ostinano a credere (come molti altri a ‘sinistra’) che Renzi sia solo un accidente di passaggio, una parentesi accessoria e distorsiva delle radiosi sorti del progressismo riformista. In questo, sono diversamente fedeli alla “Ditta” da cui in fondo provengono. E non si accorgono che in realtà la mutazione in atto è irreversibile (come invece noi non manchiamo di constatare).
    Ovviamente, siccome non abbiamo a che fare con due sempliciotti, hanno chiarissimo che Matteo Renzi sia solo un avatar, la proiezione virtuale “ad usum populi” di un progetto assai più articolato e costruito altrove. Ma non lo ammetterebbero mai, perché ciò per l’appunto implicherebbe un riconoscimento della reale natura del “disegno eurocratico” (chiamiamolo così per praticità) e dell’ideologia che è alla base della sua visione culturale ed egemonica.
    In fondo, ci ero cascato pure io: pensavo che le attuali politiche UE fossero una distorsione della sua “mission” ideale, in contrasto col progetto originale di una “comunità europea”, finché non mi sono convinto (e le tue riflessioni hanno contribuito) che non vi era alcuna contraddizione tra teoria e prassi. E che gli scopi perseguiti sono proprio quelli da te descritti; nessuna degenerazione ma assoluta coerenza con le aspirazioni delle origini.
    Ecco, per chi ha creduto tutta la vita nel “sogno europeo” il risveglio può costituire uno schock insostenibile, a tal punto che nel caso di Z. & R. si preferisce persistere nell’incubo con la vana speranza che possa trasformarsi in altro.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Per carità, caro Sendi, so bene- per averlo sperimentato sulla mia pelle, quanto difficile sia elaborare il lutto di un sogno deceduto. Tuttavia è un’elaborazione che va fatta, se non altro per poter rivendicare la propria probità intellettuale. Se ce l’abbiamo fatta noi non vedo perché non debbano farcela altri… E se alcuni non ce la fanno, non me la sento proprio di manifestargli la mia comprensione, specie se costoro fanno della loro probità intellettuale un brand da esibire quale garanzia a prescindere e da usare come arma letale di convincimento.🙂

      • Sendivogius ha detto:

        “…Se ce l’abbiamo fatta noi non vedo perché non debbano farcela altri…”

        Perché noi abbiamo a nostro favore il fattore età, che ci rende più flessibili nella ricezione del messaggio e più aperti all’interpretazione. Soprattutto, siamo fuori da ogni “arco istituzionale” e dunque, in questa nostra “irrilevanza” formale, non abbiamo l’obbligo di conformarci alla vulgata dominante. Né corriamo il rischio di pubbliche ostracizzazioni controllate; che se prendi certe posizioni eterodosse poi non ti invitano più ai convegni, ti boicottano i libri, non ti pubblicano più gli editoriali sulla prima pagina de La Repubblica, e magari non ti rinnovano nemmeno il contratto universitario.
        Ti ridicolizzeranno ogni volta che apri bocca, distruggeranno la tua credibilità, e poi magari ti tocca farti intervistare da Bruno Vespa che non perderà l’occasione di prenderti pure per il culo (sit venia verbo!), visto che sei caduto in disgrazia.
        Insomma ci troveremo dinanzi alla classica “character assassination”. Varoufakis docet.
        Sono scelte difficili, quando ci si trova ad interagire in determinati contesti. Non ne faccio troppo una colpa a Z. & R. che, se rapportati a vari De Siervo, Ceccanti, o lo pseudo-costituzionalista Becchi, sono davvero quanto di meglio si possa avere…

        • Mauro Poggi ha detto:

          Le ragioni che avanzi a loro giustificazione, tutte plausibili, non contribuiscono però a farmeli apprezzare di più… Tuttavia ti concedo che per noi è stato più facile, e quindi non possiamo fare testo per quanto li riguarda.
          Però, accanto ai Rodotà e agli Zagrebelsky che si autocensurano a protezione della loro status, esistono anche i Luciano Gallino.
          Questo compianto sociologo è stato un convinto europeista, che però negli ultimi anni aveva avvertito e denunciato con veemenza la deriva totalitaria dell’Unione collocandosi prima fra coloro che auspicano la “riforma dall’interno”, e infine – pochi mesi prima della sua morte – concludendo che l’unica possibilità era l’abbandono dell’euro.
          Possiamo dire in questo caso che “se ce l’ha fatta lui, non c’è ragione perché non ce la facciano loro”?

  2. voltaire1964 ha detto:

    Interessante. Non conosco i personaggi, ma, come il buon giorno si vede dal mattino, cosi’ il carattere si vede dalle risposte (e anche dall’espressione, se possibile – vedi il magnifico Dizionario Fisionomico del Lavater, scritto a fine ‘700 e validissimo da allora ad oggi).
    Nella fattispecie, noto la risposta alla domanda sull’incompatibilità tra trattati europei e Costituzione, “…effettivamente, alcuni sostengono che le due norme possono in certi casi collidere.” E’ la classica risposta per non rispondere e per mantenersi neutro, con la possibilità di scegliere una o l’altra posizione, secondo come tira il vento. Con l’obiettivo istintivo di non compromettersi e, soprattutto, di non compromettere la poltronissima di supporto al culo.
    Si tratta di uno dei (purtroppo tanti) mammasantissima, metà Azzeccagarbugli e metà Conte Zio, “… che tiran quattro paghe per il lesso” (perfetta metafora, a parte il lesso, essendo chi scrive vegetariano). Di questi personaggi purtroppo il mondo pullula, ognuno attirando a se’, come una calamita, masse di ruffiani dello stesso calibro – pavoni (insultando i pavoni che almeno hanno una bella coda), che si beccano tra di loro, alla ricerca di un’ennesima inutile poltrona dove collocare l’altrettanto inutile culo.

  3. Mauro Poggi ha detto:

    Ti assicuro che la risposta mi ha lasciato interdetto e dolorosamente deluso, cosa di cui mi sono poi rimproverato. Purtroppo, “per lasciare spazio a tutti e dati i tempi ristretti”, era consentita una sola domanda e nessuna possibilità di replica…

  4. Sendivogius ha detto:

    Sì, in effetti Mauro a proposito di Luciano Gallino hai ragione…
    Io ho sempre letto distrattamente i suoi editoriali su La Repubblica, con le sue analisi su mondo del lavoro e precariato di massa. Essendoci cresciuto nel fenomeno in questione, mi sembrava la scoperta dell’acqua calda e a tratti li trovavo quasi irritanti. Ma questo è un problema mio. Figuriamoci il mio stupore e piacevolissima meraviglia, quando ha iniziato soggettivizzare le critiche, notando che forse una certa correlazione con le politiche monetariste della UE e con la sua ideologia ordoliberista esisteva eccome.
    Per contro, ti faccio l’esempio di Carlo Clericetti: esperto economico (che io apprezzo molto) ed un tempo editorialista di punta de La Repubblica, nonché tra i principali redattori del suo supplemento economico (“Affari & Finanza”). Clericetti ha imboccato una parabola discendente a tempo di record nell’esatto istante in cui ha osato rivolgere e circostanziare le sue critiche al sistema eurocratico, sottolineando con dovizia di analisi lo strapotere tedesco, lo strabismo nell’applicazione dei “sacri” trattati, e la catastrofica fallacia delle politiche di “austerity” diventando uno dei più feroci critici del Governo Monti. Di conseguenza Clericetti è progressivamente SPARITO dalle edizioni cartacee. I suoi articoli sono diventati rari come i panda. E, fortuna sua, adesso gli è stato concesso un piccolo spazio tra i blog della testata on line:

    http://clericetti.blogautore.repubblica.it/

    Questo per dirti che le conseguenze di certe prese di posizione, oltre a non essere mai prive di conseguenze, non sono esattamente indolore.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Ne sono assolutamente convinto. Rimane il fatto che se per taluni maestri il metro di verità è quello delle conseguenze personali, diventa difficile sapere ogni volta se quello che dicono è frutto di convinzione o di tornaconto.
      Apprezzo molto anch’io Clericetti, che ho conosciuto sul suo blog in La Repubblica e di cui non conoscevo la parabola che descrivi dal momento che non acquisto giornali. Una ragione in più per continuare a seguirlo🙂

      • Sendivogius ha detto:

        Credo sia frutto di convinzione… un po’ anche di tornaconto (bisogna pur guadagnare)… ma poi vi è sempre un certa prudenza, ritrosia… non voglio dire pusillanimità… da parte di chi tende ad evitare gli scontri diretti e rifugge il conflitto. Bisogna avere il physique du role per certe cose… una tensione ideale (che in genere sfiorisce con l’avanzare dell’età)… E, perdona lo stereotipo, l’intellighentia italiana in questo non ha mai particolarmente brillato. Specialmente negli ambiti accademici.
        Non vorrei andare troppo fuori tema, ma per capirne la pasta, basterebbe ricordare il giuramento di fedeltà al fascismo del 1931. In totale, messi alle strette per una decisione netta, sull’intero corpo docente universitario, i professori che si rifiutarono di aderire furono 16 (SEDICI!).
        A suo tempo dedicai loro un articolo (non vuol essere esibizionismo autocitazionista il mio, ma solo un omaggio alle persone):

        https://liberthalia.wordpress.com/2011/03/14/la-scelta/

        Gli altri aderirono tutti, con più o meno entusiasmo, per una scelta di “opportunità”… E si riempirono la bocca di “antifascismo” nel dopoguerra a regime scomparso.😉 Per tediarti ulteriormente, desidero infine rimandarti all’intervento alla Camera del 26/05/1927, meglio conosciuto come “Discorso dell’Ascensione”: il più propriamente ‘politico’ dei discorsi di Benito Mussolini. Ti propongo una piccola selezione, circa gli interventi repressivi contro gli oppositori:

        “Veniamo ai politici. Sono stati diffidati 1541 individui; ne sono stati ammoniti 959; sono alle isole 698. Sfido chiunque a smentire l’attendibilità di queste cifre, che, come vedete, sono modeste. Ma nessuno di questi confinati vuol essere antifascista e qualcuno ha l’aria di essere fascista. Difatti, al 21 maggio dell’anno in corso, su 698 confinati hanno dichiarato di non aver svolto alcuna attività politica, 61; da aver da tempo cessato ogni attività politica, 286; di non aver svolto attività sovversiva, 175; di aver da tempo cessato ogni attività sovversiva, 182; di non aver appartenuto a partiti politici, 69; hanno fatto atto di sottomissione al regime, 29; hanno confermato le proprie idee politiche, 21; non hanno fatto affermazione di carattere politico, 52.”

        Sono numeri ridicoli per una opposizione strutturata.
        Tra i 1541 “diffidati” c’è anche un mio avo..😉

        La parte più interessante però arriva subito dopo:

        “Ma qui c’è un carteggio interessante dal punto di vista umano. Non dirò il nome di coloro che mi hanno mandato queste missive, che sono interessanti. Il fatto che quasi tutti i confinati si sono rivolti a me, deve essere considerato come uno dei più grandi successi del regime fascista; prima di tutto, perché nessuno di costoro voleva avere la taccia di essere antifascista, e, in secondo luogo, perché tutti, nonostante i loro precedenti, sapevano che potevano rivolgersi a me se erano meritevoli di giustizia.”

        Come avrebbe detto un vecchio anarchico napoletano, Francesco Saverio Merlino:
        L’Italie telle qu’elle est!

  5. Pingback: Distratti maestri II: il “non detto” palesato e le mie scuse a Zagrebelsky | Mauro Poggi

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