Reinventare il sistema finanziario

Ellen Brown è la fondatrice del Public Banking Institute, un’organizzazione non-profit che intende diffondere nell’opinione pubblica l’idea di un sistema finanziario fondato su banche di interesse pubblico, dove il controllo della moneta e del credito sia appannaggio dello Stato e della collettività anziché dei privati, come pre-condizione per una prosperità sostenibile e condivisa. Sull’argomento ha pubblicato diversi libri e scritto alcune centinaia di articoli apparsi sul suo blog, The Web of Debt.

In un recente articolo, di cui propongo un ampio riassunto, Ellen Brown descrive alcuni dei tentativi in corso per cambiare i paradigmi finanziari stabiliti dall’Occidente. Al di là del successo che tali tentativi potranno avere, e senza entrare nel merito dell’effettiva bontà delle soluzioni proposte, essi segnalano la crescente consapevolezza che un modello finalizzato alla predazione sistematica di individui e nazioni non è più sostenibile, e che è necessario escogitare modelli alternativi.

L’auspicio è che questa riflessione continui e si generalizzi. Nulla rende un sistema inattaccabile più della convinzione diffusa che esso sia tale per natura.

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I quattro casi descritti dalla Brown:

1) In Russia, la vulnerabilità nei confronti delle sanzioni occidentali ha fatto emergere la proposta di un sistema bancario che non solo sia indipendente dall’Occidente, ma che si basi su principi antitetici.

2) In Islanda, la crisi bancaria provocata dalle turbolenze del 2008/2009 ha indotto il legislatore a considerare un piano che sottragga alle banche private il potere di creare moneta digitale.

3) In Irlanda, in Islanda e nel Regno Unito, la difficoltà di accesso al credito provocata dalla recessione ha originato proposte per un sistema di banche di interesse pubblico sul modello delle Casse di risparmio tedesche.

4) In Ecuador, la Banca centrale risponde alla penuria delle banconote americane (il dollaro è la valuta ufficiale ecuadoriana) con l’emissione di dollari digitali tramite conti ai quali tutti hanno accesso.

Russia

In un articolo del 22/11/2015, su New Eastern Outlook,   lo storico ed economista William Engdahl parla di dibattito sulla ricerca di modelli finanziari alternativi:

“Un importante dibattito è in corso in Russia da quando, nel 2014, hanno avuto inizio le sanzioni finanziarie occidentali contro banche e società russe. […] La proposta, che assomiglia sotto molti aspetti al modello islamico della finanza senza interessi, è stata resa nota la prima volta nel dicembre 2014, davanti alla grave crisi del rublo e con il prezzo del petrolio in caduta libera. Da agosto, ha ricevuto un’enorme spinta dall’appoggio espresso dalla Camera di commercio e industria russa“.

Engdahl nota che le sanzioni del 2014 hanno forzato esperti e funzionari russi a riesaminare il loro sistema finanziario in termini radicali. Come la Cina, la Russia ha sviluppato una versione interna di pagamenti interbancari di tipo SWIFT, e sta considerando ora un piano di ristrutturazione del proprio sistema bancario. Il nuovo modello ricalcherebbe quello islamico, dove l’interesse è vietato, i rapporti fra banca e utente si sviluppano in termini di partecipazione al rischio di impresa e le parti condividono tanto i profitti quanto le perdite. Si creerebbero una nuova istituzione finanziaria a basso profilo di rischio, che controllerebbe le transazioni, e fondi di investimento o società che investirebbero all’origine, organizzando il finanziamento dei progetti. La priorità sarebbe il finanziamento dell’economia reale, e le attività speculative verrebbero vietate.

Egdahl osserva che gli attacchi occidentali stanno orientando la Russia verso un radicale e stimolante ripensamento di tutti gli aspetti legati alla propria sopravvivenza, un processo di revisione che può produrre una trasformazione del proprio modello finanziario atta a salvaguardarla dai “mortali effetti” collaterali del sistema attuale.

Islanda

Anche l’Islanda sta studiando una radicale revisione del suo sistema finanziario, dopo avere sofferto gli effetti devastanti della crisi del 2008, quando le sue banche più importanti sono saltate. Scrive il Telegraph (marzo 2015):

Il governo islandese sta considerando una proposta rivoluzionaria: togliere alle banche commerciali il potere di creare moneta e riservarlo alla sola Banca centrale. La proposta, che rappresenterebbe una svolta nella storia della finanza moderna, è in un rapporto scritto da un deputato del partito al governo che ha per titolo “Un migliore sistema monetario per l’Islanda”. “I risultati saranno un importante contributo alle prossime discussioni, qui e altrove, sulla creazione della moneta e sulle politiche monetarie”, ha detto il Primo ministro, Sigmundur David Gunnlaugsson, che aveva commissionato il rapporto con l’obiettivo di porre fine a un sistema finanziario responsabile di una serie di crisi, compresa quella del 2008.

Secondo la proposta, la Banca centrale del paese diventerebbe l’unica fonte di emissione di moneta. Le banche continuerebbero a gestire conti e pagamenti e operare da intermediatori fra risparmiatori e mutuatari. La proposta è una variante del Chicago Plan suggerito da Kumhof e Benes del FMI.

Iniziative per le banche pubbliche in Islanda, Irlanda e UK

La principale obiezione circa l’opportunità di sottrarre alle banche private il potere di creare moneta digitale quando accordano prestiti è la possibile riduzione della disponibilità del credito, in un’economia già di per sé asfittica. Il problema però non si porrebbe se le banche, tutte o in parte, venissero nazionalizzate. Esse continuerebbero allora a creare moneta digitale attraverso l’erogazione del credito, ma agirebbero in quanto filiali della Banca centrale, e i profitti dell’attività di intermediazione sarebbero disponibili per la collettività, sul modello dell’americana Bank of North Dakota o delle Sparkassen tedesche.

In Irlanda tre partiti politici – Sinn Fein, Green Party e Renua Ireland – stanno ora supportando le iniziative per una rete di banche locali pubbliche.

Nel Regno Unito la New Economy Foundation (NEF) propone che la fallita Royal Bank of Scotland sia trasformata in una rete di banche di interesse pubblico.

Ancora, la nazionalizzazione delle banche è parte del programma del nuovo partito islandese Dawn, nato dai movimenti di protesta del 2008.

Ecuador

Da quando nel 2000 l’Ecuador ha deciso l’adozione del dollaro come moneta legale ufficiale, sono necessarie intere navi cariche di banconote americane per far fronte alle necessità commerciali del paese. Per rimediare all’inefficienza del sistema il governo del presidente Correa ha stabilito l’implementazione di quella che sarà la prima moneta nazionale digitale al mondo. Diversamente dai Bitcoin o altre cripto-valute del genere (che nel paese sono illegali), il dinero electrònico è gestito e sostenuto dal governo. La moneta digitale ecuadoriana è più simile al servizio  M-Pesa, creato in Africa dalla Vodafone per agevolare lo scambio di denaro fra gli utenti di telefonia cellulare.

Contrariamente alle Banche centrali occidentali, che operano solo con le banche commerciali ma non sono accessibili al pubblico, nel caso della Banca centrale dell’Ecuador ogni cittadino ha ora la possibilità di accendervi un conto: basta che si rivolga a un istituto autorizzato dove potrà scambiare contante con moneta elettronica che gli verrà messa a disposizione sul cellulare. Banca centrale e altri istituti finanziari, a maggio 2015,  hanno ricevuto disposizioni di adottare il sistema di pagamento digitale entro il 2016.

Secondo fonti governative  “La moneta elettronica stimolerà l’economia. Sarà possibile attrarre più cittadini ecuadoriani, specie quelli che non possiedono conti correnti o di risparmio e carte di credito. La moneta elettronica sarà garantita dalle attività della Banca centrale dell’Ecuador“.

Non esiste dunque il rischio di bancarotta, o corsa agli sportelli o salvataggi interni (bail-in), né possono darsi svalutazioni derivanti da vendite speculative allo scoperto. Il governo ha stabilito che la nuova moneta digitale può essere scambiata con il dollaro in qualunque momento, al cambio  prefissato di 1:1.

Il presidente dell’Associazione bancaria ecuadoriana ha espresso la preoccupazione che la moneta digitale potrebbe essere usata dal governo per finanziare il debito pubblico. Tuttavia il governo ha assicurato che non accadrà.
Come ha osservato un dirigente della Banca centrale, in qualunque altro paese la moneta digitale è fornita da compagnie private, ed è molto cara. Ci sono barriere all’ingresso, e commissioni proibitive. Il dinero electrònico invece è qualcosa che ognuno potrà usare a buon mercato e indipendentemente dall’operatore.
Lo abbiamo creato perché volevamo un prodotto democratico“.

§

Per approfondire:

http://ellenbrown.com/2015/12/11/reinventing-banking-developments-in-russia-iceland-the-uk-and-ecuador/

http://lesakerfrancophone.net/reinventons-la-banque-de-la-russie-a-lislande-en-passant-par-lequateur/

http://www.cnbc.com/2015/02/06/ecuador-becomes-the-first-country-to-roll-out-its-own-digital-durrency.html

http://journal-neo.org/2015/11/22/russia-debates-unorthodox-orthodox-financial-alternative/

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0927538X08000036

http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11507810/Iceland-looks-at-ending-boom-and-bust-with-radical-money-plan.html

https://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2012/wp12202.pdf

https://www.opendemocracy.net/ourkingdom/ann-pettifor/why-i-disagree-with-positive-money-and-martin-wolf

https://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2012/wp12202.pdf

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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6 risposte a Reinventare il sistema finanziario

  1. Sendivogius ha detto:

    Da perfetto ignorante in politica finanziaria quale sono, ho l’impressione che le considerazioni della Signora Brown siano un tantino ottimistiche…
    La nazionalizzazione è un vecchio pallino di certo movimentismo antagonista.
    In concreto, l’unico che ci abbia mai provato è stato… il fascismo! con la riforma affidata ad Alberto Beneduce e la creazione di una ragnatela di carrozzoni pubblici, società finanziarie e controllate parastatali, sotto la munifica cappella dell’IRI. Ma anche il “nazionalsocialimo” non fu da meno: per quanto riguarda il controllo statale dell’emissione di denaro (specialmente in assenza di valuta pregiata) Hitler contribuì a modo suo con la cosiddetta “Legge sulla Reichbank”, che ancora fa sbrodolare di commozione i nostalgici neo-nazisti di mezzo mondo.
    Detto in maniera molto ‘spicciola’ (scusa il gioco di parole), nazionalizzazione delle banche vuol dire pure nazionalizzazione delle perdite, che sarebbero totalmente in conto pubblico. Insomma, qualcosa di persino peggiore dei recenti salvataggi bancari che, per esempio, hanno disastrato la tenuta dei saldi di bilancio di paesi (fino a poco tempo fa ritenuti contabilmente ‘virtuosi’) come la Spagna.
    Mi astengo invece da ogni considerazione circa la virtuosità delle Sparkassen tedesche (LOL!!!) per non parlare del credito cooperativo e popolare (Volksbanken und Raiffeisenbanken): il giocattolo preferito dai politcanti locali, per le più sperticate operazioni clientelari (dopo le Landesbanken). La Banca Etruria al confronto sembra un collegio di rebrobi! Con la differenza che senza l’intervento ed il finanziamento diretto del governo federale col più grande salvataggio pubblico degli ultimi anni (la Germania può!) sarebbero fallite da un pezzo. Ovviamente in deroga a quelle stesse normative europee, che con ogni evidenza nel caso dei tedeschi o non valgono o sono interpretabili a proprio piacimento.
    In merito all’introduzione della moneta elettronica come “stimolo all’economia”… sarà bene ricordare che il (nefasto) ancoraggio delle valute latinoamericane al dollaro USA, con la creazione dei ‘famigerati’ “chavitos convertibles”, per una ancor più demenziale parità di cambio (vecchia fissazione neo-liberista), fu da molti considerati l’unica soluzione possibile per salvaguardare le monete nazionali dalle fluttuazioni eccessive dei tassi di cambio, con le conseguenti svalutazioni incontrollate, in presenza di economie disastrate e instabilità cronica. Insomma, una forma di tutela del sistema valutario, nello stabilire un tasso fisso per le transazioni internazionale e altresì per la spesa corrente, come forma alternativa al vecchio gold standard per dare valore a banconote che diversamente sarebbero carta straccia. Il problema è strutturale e meramente macroeconomico, non risiede nella moneta emessa e soprattutto nel nome da dare alla nuova valuta. Vedasi il caso del pesos argentino per intenderci: ley… austral… convertibles… moneda nacional….
    Moltissimo mi ha fatto sorridere poi la riforma del credito in Russia con compartecipazione agli utili come forma di investimento e dunque implicita assunzione dei rischi di impresa in caso di perdite.
    Lo strumento bancario (e finanziario) in questione esiste già e si chiama “obbligazione partecipativa”. In pratica, è un sottoprodotto delle vituperate “obbligazioni subordinate”..! E ho detto tutto. Magari anche no, le mie potrebbero essere anche sciocchezze..;)

    Passando invece alle cose davvero importanti, desidero porgere i miei più sinceri AUGURI ed un felicissimo Anno Nuovo, ad una delle pochissime persone che più considero e stimo in assoluto; la stessa che con raffinata intelligenza e solidità di argomenti ha il raro potere di riuscire a mettere in discussione le mie convinzioni, facendomi ritrovare il gusto dell’interrogativo nella curiosità del dubbio, nella pluralità di prospettive. Un dono prezioso.

    • Sendivogius ha detto:

      Mi correggo: le persone che stimo sono molte, ma pochissime sono quelle capaci di farmi cambiare opinione..;)

    • Mauro Poggi ha detto:

      Carissimo, ti ringrazio ma sei troppo indulgente nei miei confronti…
      Il tuo commento è molto articolato, e di conseguenza mi trova su alcuni punti molto d’accordo, per esempio a proposito dell’Ecuador; su altri molto meno, per esempio a proposito della nazionalizzazione delle banche. (È vero che essa comporta il rischio di socializzazione delle perdite, ma almeno verrebbero socializzati anche gli utili. Oggi invece, dopo anni di utili privatizzati, il salvataggio del sistema bancario – la socializzazione delle perdite – è costato al contribuente europeo 2 trilioni di euro, 5 se si considerano le garanzie!).
      Il tutto meriterebbe un discorso approfondito con risposte puntuali, che in questi giorni sono davvero nell’impossibilità di affrontare.
      Come ho scritto nel cappello, tuttavia, quello che mi sembra importante non è tanto la maggiore o minore bontà delle soluzioni immaginate o la loro maggiore o minore realizzabilità (convengo che possano lasciar perplessi), quanto il fatto che si stiano cercando soluzioni.
      A me sembra pacifico che il sistema finanziario (per inciso: in mano privata) che ci governa è diventato oltremodo predatorio e invasivo: in effetti lo è molto più oggi di quanto non lo fosse già prima che esplodesse la crisi del 2008, che aveva alimentato, e niente lascia sperare che la tendenza verrà rovesciata. Tanto più che i proclami di (re)introdurre stringenti regole e controlli (Obama & C…) sono svaporati nel giro di pochi mesi ormai quasi otto anni fa.
      Non credo che il mondo si possa permettere questo stato di cose, non credo che le nazioni possano continuare ad essere ricattate e che i governi debbano rispondere ai mercati anziché ai popoli.
      Eppure in generale non vedo alcuna volontà politica di mettere in discussione il sistema- probabilmente perché la sfera politica è alle dirette dipendenze della sfera finanziaria.
      Ecco perché guardo con molto interesse e tanta simpatia ai tentativi di reazione allo strapotere di questo stato di cose, che non è affatto naturale quanto ci vogliono far credere, auspicando che diventino sempre più diffusi.

      … e a proposito di auspici, ricambio di tutto cuore gli auguri: che possa essere sereno il tuo Natale in compagnia dei tuoi cari, e che l’anno prossimo possa sorprenderci tutti con un’inaspettata messe di pace e prosperità.

  2. Sendivogius ha detto:

    Carissimo Mauro,
    Innanzitutto ti ringrazio per gli Auguri che giungono assolutamente graditi, tanto più sono condivisibili negli auspici. Eppoi ribadisco che “l’indulgenza” risposta nei tuoi confronti non è affatto eccessiva, ma è solo la conseguenza naturale di una profondo rispetto e considerazione.
    Nonostante le apparenze, le tue riflessioni sono massimamente condivise… Per anni non ho avuto nemmeno un C/C e ti assicuro che sono sopravvissuto benissimo..;) Non appena estinguo il mutuo, ritornerò alle sane abitudini di un tempo. Giusto per lasciar sottendere la mia simpatia per il Credito organizzato.

    “Ecco perché guardo con molto interesse e tanta simpatia ai tentativi di reazione allo strapotere di questo stato di cose, che non è affatto naturale quanto ci vogliono far credere, auspicando che diventino sempre più diffusi.”

    Proprio perché il discorso merita risposte puntuali e approfondite, non starò certo a tediarti con le mie supposizioni. Per inciso, le aspirazioni della Riforma Beneduce, a mio modestissimo e fallace parere, erano per molti versi condivisibili in linea ideale. Poi per il resto, basterebbe ripristinare gran parte della normativa vigente fino al 1981, prontamente abolita durante la sbornia liberista sull’onda lunga reaganian-clintoniana (tipo la soppressione del “Glass-Steagall Act” e l’ipertrofia incontrollata della “finanza derivata”); un approccio ‘ideologico’ preciso che in Europa ha la sua massima espressione nell’impianto mercantilistico-monetarista della UE.
    Per fermarci esclusivamente in Italia, in riferimento all’esplosione del debito e degenerazione del sistema bancario, io ravviso molti collegamenti conseguenziali alla separazione tra Tesoro e Banca d’Italia, alla privatizzazione delle casse di risparmio, e quindi alla creazione di mostri giuridici sempre più opachi come le “fondazioni bancarie”. E’ curioso notare che tutti i provvedimenti in questione siano riconducibili in qualche modo al nostro (stimatissimo da entrambe noi!) Carlo Azeglio Ciampi, il grande “economista” laureato in filologia antica, ed a governi riconducibili alla cosiddetta “sinistra riformista”. E poi dicono che uno non riesce più a definire una propria identità politica, cercando prospettive alternative..!

    Ancora una volta, ti rinnovo tutti i miei AUGURI.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Condivido il tuo inciso senza riserve.
      In particolare per quanto riguarda l’implicito giudizio sulla “sinistra riformista”, il cui sciagurato percorso di introiezione del pensiero neoliberista per legittimarsi forza di governo, ha avuto l’effetto di trasformarla geneticamente.
      Sono anni ormai che la realizzazione delle peggiori politiche di destra spetta ai governi “di sinistra”, con la sapiente regia di personaggi che nell’immaginario della base hanno assunto il carisma dell’onestà, della competenza e del progressismo: vedi appunto Ciampi.
      Hai voglia a parlare di smarrimento… Qui c’è gente che non è ancora riuscita ad elaborare il lutto e ancora è soggetta alle più infantili pulsioni identitarie.
      Decisamente abbiamo bisogno di tanti, tanti auguri😦

      • Sendivogius ha detto:

        E pur tuttavia non so quanto si possa davvero definire geneticamente modificata, questa rifondata Democrazia Cristiana 2.0 di ispirazione fanfaniana ma a trazione dorotea…
        Certe ‘tradizioni’, seppur aggiornate ai tempi, sono dure a cambiare….
        La Destra concepisce il potere come occupazione dello Stato, inteso quale strumento ottimale da usare per la tutela dei propri interessi privati e particolari. Tutto ciò che reputa superfluo, e non fruibile in tal senso, lo elimina. Da lì, se mi passi il sarcasmo, la definizione di “Stato minimo”.
        La Sinistra si identifica tout court con lo Stato, con l’aggravante che scambia i propri interessi di parte come interesse generale e pubblico. In questo è molto più pericolosa, perché il suo rapporto col potere ha aspetti morbosi, attraverso l’identificazione stessa con l’oggetto che è chiamata semplicemente ad amministrare per un tempo elettoralmente limitato. E infatti, una volta raggiunto l’obiettivo, ogni scusa è buona per non andare alle urne o rimandarne il ricorso. Io credo che ciò costituisca un retaggio culturale, ricollocabile ad una certa concezione leninista del potere. Dissimulazione, opportunismo, trasformismo, doppiezza.. sono aspetti speculari alla conquista dello stesso. Il dramma è che non tenendo in alcuna considerazione il “popolo”, la sua ansia di legittimazione si rivolge soprattutto alle elite dominanti, dalle quali ambisce il riconoscimento pubblico e la piena accettazione, secondo una consolidata prassi di cooptazione consociativa e “compromessi storici”. E per il suo fabbisogno politico adotta figure di compromesso a far da tramite in mondi per lei sconosciuti (vedasi Ciampi), dove si adatta per osmosi fino a smarrire ogni “identità” per eccesso di diluizione.
        In un certo senso, il rapporto della Sinistra con il “popolo” (che considera acquisito per principio), o quello che ritiene il suo elettorato di riferimento, è squisitamente voltairiano: “Tutto per il popolo, niente dal popolo”; che ovviamente ha bisogno di essere guidato, indirizzato, paternalisticamente educato perché immaturo, verso una “democrazia compiuta” perché eterodiretta altrove. In questo, credo che Giorgio Napolitano abbia pienamente incarnato il concetto.
        In tale prospettiva, la nostra “sinistra riformista” (pur avendo mutato pelle) è piuttosto coerente coi suoi vizi antichi.

        Sto naturalmente semplificando in sintesi, ma non credo di discostarmi troppo dal vero.

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