Grande è la confusione sotto il cielo…

Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è favorevole“- Mao Tse Tung.

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Fonte: Limes – Laura Canali

Aldo Ricci mi segnala un interessante articolo di Seumas Milne pubblicato alcuni mesi fa dal Guardian sulla complicata situazione in Medio Oriente. Ve lo propongo qui, liberamente tradotto e con alcune integrazioni.

La guerra del terrore lanciata quindici anni fa da George Bush, e proseguita con zelo dal suo successore – il Nobel Obama –  a volte prende pieghe grottesche. Il primo giugno di quest’anno, in un processo a Londra che vedeva imputato per terrorismo in Siria un cittadino svedese, tale Bherlin Gildo – incriminato di appoggio al terrorismo in Siria, il pubblico ministero ha dovuto lasciar cadere le accuse dopo che era emersa l’evidenza che i servizi segreti britannici armavano lo stesso gruppo di ribelli. Anche il governo inglese forniva all’opposizione armata siriana un “esteso appoggio”, che non contemplava solo l’assistenza “non letale” (giubbotti antiproiettili, autoveicoli militari), ma addestramento, supporto logistico e massiccia fornitura d’armi. Sono stati citati rapporti secondo cui i servizi del SIS avevano cooperato con la CIA, nel 2012 – all’indomani del linciaggio di Gheddafi – per trasferire ai ribelli siriani cospicue scorte di armi dagli arsenali della Libia.
La difesa aveva sostenuto che continuare il processo sarebbe stato un affronto alla giustizia. Condannare qualcuno per avere fatto ciò che il Governo inglese fa in scala più estesa era forse davvero eccessivo.

Meno fortunato è stato il tassista londinese Anis Sardar, condannato all’ergastolo un paio di settimane prima per aver partecipato alla resistenza contro l’occupazione dell’Iraq da parte di Stati Uniti e UK.  La resistenza armata ad un’invasione e ad un’occupazione illegali, secondo convenzioni internazionali come quella di Ginevra, non costituisce terrorismo; stavolta però il tribunale non aveva voluto tener conto delle circostanze.

Quello del terrorismo è un concetto sfuggente, e da nessuna parte lo è più che in Medio Oriente. Lì i terroristi di oggi possono diventare domani patrioti che lottano contro la tirannia, e i preziosi alleati di ieri  si trasformano improvvisamente in nemici sanguinari.
L’anno passato, USA, UK e altre potenze occidentali sono tornate in Iraq con il pretesto di distruggere il gruppo terrorista fondamentalista ISIS, dopo che il sedicente Stato Islamico (precedentemente noto in Iraq come al-Qaeda) aveva invaso una vasta parte di territori iracheni e siriani instaurandovi un “califfato”.
Da parte irachena, si avanza esplicitamente il sospetto che gli USA siano rimasti sostanzialmente a guardare. Gli americani replicano che la loro prima preoccupazione è di “evitare vittime civili” (sic), e comunque rivendicano significativi successi. In privato, gli ufficiali confessano la forte riluttanza USA a colpire roccaforti sunnite, per il rischio di irritare i loro alleati sunniti del Golfo.

Un documento dei servizi segreti USA dell’agosto 2012, di recente desecretato in parte,  predice  la costituzione di un “principato salafita” nella Siria orientale e uno Stato islamico comprendente parte della Siria e dell’Iraq per isolare il regime di Damasco.

Se la situazione si sviluppa c’è la possibilità che si stabilisca, in modo ufficiale o ufficioso, un principato salafita nella Siria Occidentale [sic: in realtà Nord-orientale  ](tra al-Hasakah e Deir el-Zor), e questo è esattamente ciò che vogliono le potenze che appoggiano l’opposizione, allo scopo di isolare il regime siriano, considerato strategicamente il cuneo per l’espansione sciita (Iran e Iraq)”. […] Questo creerebbe la cornice adatta per il ritorno di AQI [al-Quaeda iracheno] alle sue vecchie basi di Mosul e Ramadi  e darebbe un rinnovato impulso all’ipotesi di unificare la Jihad tra sunniti iracheni, Siria e i sunniti del mondo arabo contro coloro che considerano loro nemici, i dissidenti [sic – gli “eretici” sciiti]. L’ISIS potrebbe anche dichiarare uno Stato islamico unendosi con altre organizzazioni terroriste in Iraq e in Siria con grave pericolo per l’unità territoriale dell’Iraq “.

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In stridente contrasto con le dichiarazioni americane di allora, il documento dell’intelligence indicava nell’al-Qaeda iracheno (diventato poi ISIS)  “la maggiore forza propulsiva dell’insurrezione in Siria”, e affermava che “i Paesi occidentali, gli Stati del Golfo e la Turchia” dovevano appoggiarne la lotta.

Lo scenario ipotizzato rassomiglia straordinariamente a quello che si delinea oggi, a distanza di due anni [salvo la diretta partecipazione della Russia al conflitto, allora non considerata]. Il rapporto non è un documento politico, è malamente redatto e contiene molte ambiguità. Tuttavia le implicazioni sono chiare: gli Stati Uniti  e i loro alleati hanno appoggiato e armato un’opposizione che sapevano dominata da gruppi fondamentalisti – tra l’altro responsabili dell’attentato alle Twin Towers del 2001, secondo gli americani.
Addirittura erano pronti ad approvare la creazione di uno “Stato islamico” – nonostante il “grave pericolo” per l’unità del territorio iracheno – condizione ritenuta funzionale all’indebolimento della Siria. Inopinatamente, a scombinare i loro calcoli ci ha pensato l’ISIS quando ha preso a decapitare cittadini occidentali e a postare atrocità online, rendendone il sostegno aperto politicamente improponibile e inducendo gli Stati del Golfo ad appoggiare altri gruppi sunniti, come il Fronte al-Nusra, pudicamente definiti “ribelli moderati”.

Questo non significa che l’appoggio sia cessato. Nel video che segue un convoglio di circa 200 Toyota, in movimento dall’Iraq alla Siria appare scortato da un elicottero Apache degli Stati Uniti (dal minuto 2:50 – segnalato da Voltaire.net).

 

 L’abitudine americana di baloccarsi con gruppi jihadisti che poi gli si rivoltano contro ha una lunga tradizione. Risale almeno alla guerra dell’Afghanistan contro l’URSS, negli anni ’80 del secolo scorso, da cui ebbe origine – sotto egida CIA – l’attuale al-Qaeda. Un vezzo mantenuto durante l’occupazione in Iraq, quando il generale Petraeus assecondava la sporca guerra degli squadroni della morte per minare la resistenza degli iracheni – in perfetto stile El Salvador (cfr The Guardian, “From El Salvador to Iraq”), e in seguito ribadito nella guerra del 2011 in Libia, dove l’ISIS si è stabilmente insediata nel territorio di Sirte.

In realtà le politiche americane e occidentali nella regione medio-orientale seguono il classico modello imperialista del “divide et impera“. Bombardano un gruppo di ribelli in Iraq e ne appoggiano un altro in Siria; conducono operazioni militari insieme allo sciita Iran contro i sunniti dell’ISIS, e appoggiano la campagna saudita contro le forze sciite Houthi nello Yemen, che sono appoggiate dall’Iran.

Per quanto confusa, questa strategia è perfetta per destabilizzare, indebolire e frammentare le nazioni che ne sono vittima,  Iraq e Siria.

Il problema è che tenere lo stesso piede in due o più staffe diventa alla lunga discreditante. La “credibilità” che oggi gli Stati Uniti possono vantare non è certo di tipo morale: deriva solo dallo status di superpotenza alle cui politiche gli alleati sono costretti a sottostare, ma con sempre maggiore insofferenza. Una considerazione banale, senza dubbio: ma se pensiamo all’immenso patrimonio di prestigio di cui hanno potuto disporre in passato, alimentato tra la gente da quell’imponente macchina di propaganda che era Hollywood, e consideriamo come esso sia stato dissipato,  possiamo anche qui leggere il segno – uno dei tanti – che il “nuovo secolo americano” sarà molto più breve del precedente.

Fonti:
http://www.voltairenet.org/article189279.html
http://www.judicialwatch.org/wp-content/uploads/2015/05/Pg.-291-Pgs.-287-293-JW-v-DOD-and-State-14-812-DOD-Release-2015-04-10-final-version11.pdf
http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/jun/03/us-isis-syria-iraq?CMP=share_btn_fb
http://www.theguardian.com/uk-news/2015/jun/01/trial-swedish-man-accused-terrorism-offences-collapse-bherlin-gildo
http://www.theguardian.com/world/2013/mar/06/el-salvador-iraq-police-squads-washington

 

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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5 risposte a Grande è la confusione sotto il cielo…

  1. aldoricci ha detto:

    L’ha ribloggato su aldo ricci bloge ha commentato:
    Chi la fa l’aspetti – nel caso USA, UK and CO – pur costringendo chi fatta non l’ha, la maggior parte di tutti noi, a condividerne costi & conseguenze

  2. Sendivogius ha detto:

    Perdonami Mauro, ma per mera pignoleria, e senza nulla voler togliere alla qualità dell’articolo, il misterioso “ufo” ripreso nel video è talmente sfocata e nebulosa da rendere un po’ più dubbiosa l’identificazione… In effetti potrebbe benissimo essere un AH-64 nella versione “Longbow”, ma la sagoma tozza e compatta mi fa pensare più ad un elicottero d’attacco “Hind”. Sono indeciso tra il MI-24 (in codice Nato: “Hind-D”) o un MI-35M (“Hind E”). Io sarei propenso per il Mil-Mi35M (in dotazione all’esercito iracheno)…

    Ma se per questo potrebbe essere pure un UH-60 della Sikorsky (il ‘famoso’ Black-Hawk).. e allora si ritornerebbe al peccato originale.

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