Crisi umanitarie marginali: il colera ad Haiti.

Quest’anno a gennaio ricorreva il quinto anniversario del terremoto di Haiti, che colpì tre milioni di persone e ne uccise 220.000.

Non solo. Il 2015 è anche il quinto anno consecutivo di un’epidemia di colera scoppiata poche settimane dopo il disastro. Secondo stime approssimative finora l’epidemia ha contagiato 700.000 persone e ne ha ucciso 9.000.
HaitiDi questa storia sapevo poco o nulla, finché non ho letto qualche giorno fa un articolo di Fran Quigley su Foreign Policy.
Ho fatto alcune ricerche in rete, ma non mi pare che i media italiani abbiano dato a questa storia il rilievo che meriterebbe.
I nostri due più importanti quotidiani nazionali, La Repubblica e Corsera, hanno pubblicato un articolo ciascuno all’inizio dell’anno, in occasione dell’anniversario del terremoto avvenuto nel gennaio 2010.
La Repubblica approfondisce il tema della situazione sanitaria – fatiscente prima del sisma e definitivamente compromessa poi – che ancora non è stata ripristinata a livelli accettabili; ma per quanto riguardo l’epidemia si limita al commento di poche righe di un dirigente di Medici senza Frontiere: “… l’emergenza primaria è ancora il colera. Fino a quando il Ministero della Salute di Haiti non potrà farsene carico, la priorità principale resta il colera. In questo ambito, a quattro anni dalla ricomparsa della malattia nel paese dopo 150 anni di assenza, la risposta all’emergenza resta inadeguata. Dovrebbe essere chiaro al governo di Haiti e ai suoi partner che le epidemie di colera continueranno almeno nel medio-termine”.
Il Corriere della Sera non ne fa alcun accenno. Il suo servizio è tutto incentrato sui problemi abitativi degli haitiani che ancora persistono cinque anni dopo il disastro (170.000 sfollati ancora nel 2014, secondo la Caritas).

Eppure la vicenda ha elementi tali da risvegliare gli appetiti di qualunque giornalismo d’inchiesta: una malattia che ricompare dopo 150 anni, in breve tempo fa migliaia di vittime e diventa endemica… Il sisma in sé non spiega l’epidemia; ci sono cause strutturali che ne hanno favorito la diffusione, ma ci dev’essere anche una causa contingente che l’ha scatenata. Insomma, un’opportunità per raccontare bellissime storie di emergenza umanitaria, da numero verde a cui mandare un sms per donare un euro. Come mai si è lasciata perdere la ghiotta occasione?
Non ricordo più chi ha osservato che esiste una legge dell’eclatanza per cui in generale i media tendono a dare rilievo alle notizie che fanno vendere, per lo più innocue, oppure alle notizie latrici di messaggi che si vuole siano fatti passare. Le notizie che informano, cioè quelle che sollevano interrogativi, vengono trasmesse in secondo piano o non trasmesse affatto.

La crisi haitiana sembra appartenere alle notizie dell’ultima categoria.

Le cause strutturali della crisi e i veti USA

Il colera si diffonde principalmente attraverso la contaminazione delle acque tramite feci infette. Haiti dispone di sufficienti riserve d’acqua, ma la maggior parte degli haitiani non dispone di accesso all’acqua trattata. I sistemi fognari sono praticamente inesistenti e i liquami finiscono in gran parte nei fiumi, dove la gente si lava e attinge l’acqua da bere. Quigley cita lo studio di un’organizzazione internazionale sull’indice di accessibilità all’acqua, dove Haiti figurava all’ultimo posto su 147 paesi esaminati.
Nonostante ciò, Haiti non conosceva un caso di colera da 150 anni.

Nel 1998 il governo haitiano aveva ottenuto la delibera di un prestito di 54 milioni di dollari dall’IDB, la Banca di Sviluppo Inter-americano, finalizzato alla ristrutturazione e ammodernamento del sistema idrico-sanitario del paese. Tuttavia l’erogazione fu bloccata dall’amministrazione americana, ostile ai governi che si andavano confusamente succedendo nell’isola.

Nonostante sia una delle nazioni più povere al mondo (168a nella graduatoria del PIL procapite su 187 paesi) Haiti è stata a lungo esclusa dal novero delle nazioni HIPC (Heavily Indebted Poor Country) , un’iniziativa finanziata dal FMI e dalla Banca Mondiale, finalizzata ad aiutare i paesi più poveri a cancellare o ridurre il loro debito – a condizione che i loro governi “dimostrino di raggiungere determinati livelli di efficienza nella lotta alla povertà” ovviamente seguendo le tipiche ricette economiche preconizzate dalle due istituzioni.

La Banca mondiale ha giudicato per lungo tempo che Haiti avrebbe potuto “abbattere il debito a un livello sostenibile” attraverso politiche economiche alternative, che i governi dell’isola (in particolare quelli di Jean-Bertrand Aristide e di René Préval) colpevolmente si erano rifiutati di seguire o non avevano seguito a sufficienza.
Fra le indicazioni della Banca, manco a dirlo: la privatizzazione delle infrastrutture chiave del paese e la cessione alle ONG di servizi quali l’educazione, la sanità, la pianificazione familiare, la rete idrica e fognaria.

L’influenza degli Stati Uniti nell’embargo finanziario è provata da una nota del 6 aprile 2001 dell’allora Rappresentante USA nell’IDB al presidente della stessa, a proposito del prestito deliberato in favore di Haiti: “Noi non crediamo che questi prestiti debbano essere deliberati secondo le normali procedure, e la invitiamo fermamente a non autorizzare per il momento alcun esborso“.

La seconda presidenza di Aristide, iniziata nel 2001, terminò come la precedente con un colpo di stato, nel  febbraio del 2004. Con il beneplacito degli USA, che nel frattempo avevano sbarcato 20.000 uomini a Port-au-Prince, il Capo della Corte suprema Boniface Alexandre assunse la presidenza ad interim fino alle elezioni presidenziali del 2006, vinte da René Préval che già aveva ricoperto il mandato dal 1996 al 2001 con una presidenza caratterizzata da disordini e violenze.

Le successive elezioni per il mandato 2010-2015 sono state vinte da Michel Martelly, in una competizione elettorale segnata da una bassissima partecipazione al voto (24%).  Martelly è un ex cantante di kompa, meglio conosciuto  con il nome d’arte di Sweet Micky; la sua famiglia appartiene alla cerchia oligarchica del paese ed è un nostalgico del duvalierismo. Nel 2011 ha creato un Comitato consultivo per l’economia e la finanza, la cui composizione è rivelatrice dei suoi orientamenti in materia di politica economica: vi fanno parte alti dirigenti d’azienda, banchieri e politici influenti, fra cui l’ex presidente americano Bill Clinton. Il mandato di Martelly scade a inizio 2016 e a norma di costituzione non si ripresenterà, dal momento che mandati consecutivi non sono ammessi; le elezioni per il nuovo presidente si terranno domani, 25 ottobre.

Con l’uscita di scena di Aristide l’ostilità degli Stati Uniti si è andata attenuando, e nel marzo 2010 – anche sull’onda emotiva del disastro sismico – i 48 membri dell’Organo di governo della IDB hanno deliberato la cancellazione del debito di Haiti, finalmente ammessa nella lista delle HIPC.

Sta di fatto che la mancata erogazione dei fondi deliberati dodici anni prima non ha consentito di realizzare neppure parzialmente il progetto di ristrutturazione e ammodernamento del sistema idrico e fognario, per cui all’indomani del terremoto, quando il bacillo ha fatto la sua comparsa, non c’era nulla che ne potesse ostacolare la diffusione.

Le cause contingenti della crisi e le responsabilità ONU

Il Meille è un corso d’acqua tributario dell’Artibonite, il fiume più importante dell’isola. Sulle sue sponde, poche centinaia di metri a monte del villaggio dove si sono registrati i primi casi di colera, nei giorni successivi al sisma si accamparono le truppe nepalesi inviate dall’ONU a soccorso dei terremotati. È stato accertato che le condizioni igieniche del campo erano molto carenti. Prima ancora che l’epidemia scoppiasse i locali avevano ripetutamente protestato per gli scarichi dei liquami nel fiume. I giornalisti che avevano visitato il campo lo avevano definito un “disastro sanitario”. C’era un serbatoio di acque nere che straripava; un liquido maleodorante fluiva attraverso un condotto fino al fiume. Per tutta l’area il lezzo era nauseabondo.

I soldati nepalesi arrivavano dalla Valle di Kathmandu, dove pochi mesi prima erano stati registrati casi di colera, ma non avevano  subito alcun controllo specifico. Una negligenza tanto più grave in quanto erano chiamati ad operare in un paese che non conosceva il colera da oltre un secolo e i cui abitanti, pertanto, non potevano avere un sistema immunitario efficiente contro la malattia. L’Onu ammise che le condizioni igieniche dell’accampamento erano state approssimative, e successive analisi hanno poi dimostrato che il vibrione di Haiti appartiene al medesimo ceppo di quello nepalese. Nonostante ciò l’ONU ha sempre rifiutato di assumersi ogni responsabilità. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Centro per il Controllo e Prevenzione delle Malattie statunitense hanno rinunciato a investigare sulle origini dell’epidemia, venendo meno ai loro stessi protocolli.

Il muro di gomma

Bill Clinton, nel 2012 inviato speciale per l’ONU ad Haiti, si era lasciato andare ad una mezza ammissione: “Non so se la persona che ha introdotto il colera ad Haiti dal contingente di soccorso ONU … fosse consapevole che stava trasportando il virus … che tramite i corsi d’acqua di Haiti si è poi introdotto nell’organismo della popolazione…” con ciò riconoscendo esplicitamente le origini dell’infezione. Subito dopo, tuttavia, aveva depotenziato l’affermazione sostenendo che “ciò che ha realmente causato l’epidemia è il fatto che [voi haitiani] non avete un sistema igienico-sanitario generalizzato“.

La posizione assunta dall’Onu fu che cercare le origini dell’epidemia era “controproducente”, e che le rivendicazione dei famigliari delle vittime erano “irricevibili”. L’identificazione dei responsabili, secondo il portavoce dell’ONU ad Haiti, “non è realmente importante”. Tutte queste discussioni servivano solo a distogliere dal principale comune obiettivo, che era quello di prevenire ulteriori epidemie con un ambizioso piano decennale di opere idrico-sanitarie e vaccinazioni su larga scala, per un investimento totale di 2,2 miliardi di dollari. (A tre anni dall’annuncio, Ban Ki-moon ha dovuto ammettere che i fondi raccolti sono solo un quinto del necessario).

Nel 2011 i famigliari delle vittime hanno iniziato un’azione legale collettiva, all’inizio presentando il loro caso direttamente all’ONU. Per quasi un anno e mezzo i loro legali si sono trovati davanti a un muro di gomma, finché nel 2013 la denuncia è stata portata alla Corte federale degli stati Uniti. Veniva chiesto un giusto processo sia per stabilire gli indennizzi per le morti e i danni patiti, sia per obbligare la realizzazione del promesso piano di 2,2 miliardi di dollari per le infrastrutture idriche, igieniche e sanitarie necessarie ad eliminare il colera dall’isola.
Ma a questo punto è entrata in gioco l’amministrazione Obama.
Il Dipartimento di Giustizia ha bloccato il processo sostenendo che la causa deve essere rigettata poiché l’ONU gode di “immunità assoluta”, in virtù della Convenzione sui privilegi e le immunità delle Nazioni Unite.

Le ragioni per cui gli USA sono fermamente contrari a ogni ipotesi di azione legale contro le negligenze dell’ONU sono state espresse al giudice dal procuratore Ellen Blain: si aprirebbe la strada a migliaia di citazioni in giudizio da ogni parte del mondo, che non solo colpirebbero l’ONU ma anche le truppe e il personale americano in servizio all’estero. Venire meno al principio di immunità e ammettere cause multi-milionarie potrebbe significare “la fine delle  missioni di pace, e forse la fine delle Nazioni Unite stesse”.
Il giudice si è dichiarato d’accordo, e ha disposto per l’archiviazione del caso.

Ovviamente il collettivo haitiano ha fatto ricorso contro la decisione.
Si accettano scommesse sull’esito dell’appello.

Per approfondire:

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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2 risposte a Crisi umanitarie marginali: il colera ad Haiti.

  1. popof1955 ha detto:

    Molto preciso il tuo post. Le situazioni critiche che non fanno notizia e che non fanno comprare i giornali, finiscono nel dimenticatoio.
    Mi hai richiamato alla memoria un libro, anzi il capitolo di un libro “Collasso (come le società scelgono di morire o vivere” di Jared Diamond (e per altri versi anche “Armi, acciaio e malattie” dello stesso autore), il capitolo che cito analizza proprio l’Isola Martinica, divisa in due entità Stato: Haiti e Repubblica Dominicana, due mondi diametralmente opposti su una stessa isola, come siamo tutti noi sullo stesso Pianeta globalizzato da un verso e dimenticato per l’altro.

  2. Mauro Poggi ha detto:

    Due libri che ho trovato illuminanti.

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