Sotto dettatura: la Relazione della Banca di Grecia e la morìa delle vacche.

Banca di Grecia

Il 17 giugno scorso, mercoledì, la Banca di Grecia ha presentato la sua Relazione sulle politiche monetarie del paese per il periodo 2014-2015. Il testo esprime senza mezzi termini una presa di posizione in favore della conclusione purchessia dei negoziati in corso fra Grecia e “Istituzioni”. Presa di posizione tanto netta quanto anomala, considerando l’organismo istituzionale da cui proviene, la delicatezza del momento e le pressioni negoziali che il governo ellenico  subisce già.

Al punto che Ambrose Evans-Pritchard, su The Telegraph, si chiede se è possibile dubitare del fatto che quella relazione sia stata scritta sotto dettatura della BCE,  e che costituisca un vero e proprio invito ai cittadini greci perché assaltino gli sportelli delle loro banche:

Does anybody dispute that the ECB – via the Bank of Greece – is actively inciting a bank run in a country where it is also the banking regulator by issuing this report on Wednesday?” (Qualcuno dubita che la BCE – pubblicando questa relazione mercoledì tramite la Banca Centrale Greca, non stia attivamente incitando a una corsa agli sportelli, in un paese dove essa svolge anche la funzione di vigilanza bancaria?)

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Leggendo l’incipit della Relazione, in effetti, sorge il sospetto che lo scopo sia, più che informativo, destabilizzatore.

Eccovene una traduzione:

§

Oggi, conformemente al suo Statuto, la Banca di Grecia presenta il suo rapporto di politica monetaria  2014-2015 al Portavoce del Parlamento Greco e al Gabinetto.

Al momento della stesura del presente rapporto, le notizie si susseguono, specie per quanto riguarda i negoziati per l’accordo di aiuto finanziario. A oggi, i negoziati sono ancora in corso. Secondo la valutazione già espressa nella Relazione del Governatore per l’anno 2014, la conclusione di un nuovo accordo con i nostri partner è della massima importanza per allontanare i rischi immediati che minacciano la nostra economia, ridurre l’incertezza e assicurare un sostenibile previsione di crescita per la Grecia.

Un fallimento, al contrario, segnerebbe l’inizio di una penosa corsa che porterebbe inizialmente a un default greco, e infine all’uscita del Paese dall’Eurozona e – molto probabilmente – dall’Unione europea. Una gestibile crisi del debito, come quella che stiamo affrontando con l’aiuto dei nostri partner, si trasformerebbe in una crisi incontrollabile, con grande rischio per sistema bancario e la stabilità finanziaria. Un’uscita dal’euro non farebbe che aggravare una già sfavorevole situazione, poiché la crisi valutaria che seguirebbe provocherebbe un’impennata dell’inflazione.

Tutto ciò implicherebbe una profonda recessione, il drammatico abbassamento del livello dei redditi, una crescita esponenziale della disoccupazione e il collasso di tutto ciò che l’economia greca ha conseguito nel corso degli anni di appartenenza all’Unione europea, specie in quanto membro dell’Eurozona. Dalla sua posizione di membro del nucleo dell’Europa, la Grecia si vedrebbe relegata al rango di paese povero dell’Europa meridionale.

Perciò la Banca di Grecia crede fermamente che chiudere un accordo con i nostri partner è un imperativo storico che non ci possiamo permettere di ignorare. […] Ciò di cui abbiamo bisogno oggi è un praticabile accordo sul debito, che risparmi alle future generazioni un fardello che non abbiamo il diritto di lasciargli.

§

A questo punto mi sono meravigliato che le notizie in arrivo dalla Grecia segnalino assalti agli sportelli bancari tutto sommato solo moderati.
Poi ho capito: il relatore, nell’elenco delle calamità, ha responsabilmente omesso di citare quella che avrebbe scatenato il panico definitivo: la grande  morìa delle vacche.


Informazioni su Mauro Poggi

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8 risposte a Sotto dettatura: la Relazione della Banca di Grecia e la morìa delle vacche.

  1. ff0rt ha detto:

    Mi sembra una relazione ufficiale tutto sommato sincera, per una volta tanto. Sospetto che tanti fautori del “fuori dall’Euro”, cosi come della “decrescita felice” non abbiano fatto bene i conti con la realtà. Ciò senza negare le tante distorsioni e ingiustizie del sistema economico attuale.

    • Mauro Poggi ha detto:

      È un punto di vista. Ovviamente non coincide con il mio.
      Visto che tra l’alro appartengo ai fautori del “fuori dall’Euro”, non condivido nemmeno il “richiamo alla realtà”, che ritengo uno dei tanti mantra dell’ideologia neoliberista utile ad accettare l’esistente, dal momento che l’esistente oggi ne certifica il trionfo, e pur avendo una valenza sociale tragica per i più è l’esistente che più fa comodo all’attuale classe egemone.
      Secondo questa modo di ragionare la politica, anziché essere l’agente che finalizza le istanze sociali di cambiamento e possibilmente progresso , si deve limitare alla gestione dell’esistente socio-economico, pura amministrazione di un sistema di potere sovranazionale per il quale, del resto, è già stato impostato un “pilota automatico” (Cfr Mario Draghi).
      L’aspetto più grottesco, è che in tutti questi anni di crisi la ricetta non è cambiata nonostante il malato chiaramente abbia continuato ad aggravarsi (e non dico solo la Grecia). Segno che i nostri decisori, quando si tratta di cambiare, a fare i “conti con la realtà” proprio non ci pensano nemmeno lontanamente.

      Tornando alla Banca di Grecia, ritengo che in un momento in cui il mio governo sta conducendo delicatissimi negoziati e il sistema finanziario del mio paese è sull’orlo di una crisi di nervi, quello che mi aspetto dalla prima istituzione finanziaria del mio paese è un minimo di cautela.
      L’uscita della BoG forse sarà anche per una volta sincera, ma è evidente che è stata concordata con i creditori europei e che ha lo scopo di fare pressione sul governo per indebolirne la posizione negoziale se non destabilizzarlo.
      E se leggi con attenzione il quarto paragrafo del brano che ho tradotto, dove elenca le implicazioni dell’uscita, non potrai fare a meno di notare che la descrizione dello scenario a venire corrisponde esattamente alla situazione in essere, che però implicitamente nega. Questo si chiama manipolazione, non sincerità.

      Quello che più mi inquieta non è tanto il modello autoritario e deresponsabilizzato di governance che l’Europa sta implementando, quanto l’apparente indifferenza – o mancanza di consapevolezza – con cui la maggior parte dei cittadini europei subisce questo furto di democrazia e solidarietà sociale, forse gli unici due valori di cui potevamo a buon diritto vantarci.

      • Sendivogius ha detto:

        Uno spirito molto più malizioso di quanto non sia io, potrebbe notare come la strategia praticata con pervicace continuità contro la Grecia (e soprattutto contro il suo governo quando questo non è gradito in determinate sedi europee) si configuri alla stregua di un golpe bianco.
        A proposito di certi “rapporti di politica monetaria”, Edward Luttwak, nella sua “Strategia del colpo di stato”, per la sua buona riuscita propugnava l’importanza della propaganda nel controllo dei mezzi di informazione, che avrebbero avuto il compito di:

        a) distrarre l’attenzione dai sacrifici attuali.
        b) giustificarli in termini di garantita felicità futura.

        “Ciò può implicare o no la presentazione del mondo esterno come un mondo la cui situazione è ancora peggiore, ma presenterà senz’altro come di gran lunga inferiore il livello di vita passato.”

        Una volta insediato il governo desiderato e rimosso gli elementi sgraditi di una governance refrattaria a certe richieste e pressioni, è necessario a legittimare la nuova giunta al potere…

        “Uno scopo altrettanto importante della propaganda sarà quello di convincere le masse che l’attuale leadership è il più efficiente veicolo di modernizzazione; ciò può essere ottenuto in termini razionali avvalendosi di immagini statistiche, o in termini irrazionali che presentano la leadership come superumana.”

        Che poi è un po’ quanto è successo con l’insediamento del Governo Monti e dei suoi replicanti androidi, nonché in misura minore col pompaggio mediatico di Matteo Renzi: tutti arrivati al potere con manovre interne di palazzo, senza mai passare per le urne.
        In special modo, quando certi cambiamenti escludono sommovimenti di piazza o sollevazioni militari, qualora non si voglia eliminare fisicamente il ‘problema’…

        “se i burocrati sono collegati alla leadership politica, la presa di potere illegale deve avere la forma di una rivoluzione di palazzo, ed essenzialmente consiste nella manipolazione della persona del governante. Egli può essere obbligato ad accettare politiche e consiglieri…”

        Ovviamente si tratta di ipotesi da manuale. Fantapolitica.
        Niente a che vedere con la realtà attuale.

  2. popof1955 ha detto:

    Io ho notato una cosa: che le code davanti alle banche (almeno quelle mostrate) non erano poi così lunghe, il che mi porta a considerare due cose, la prima è che i grossi capitali non si prelevano al bancomat e chissà quanti sono i miliardi greci già all’estero da un pezzo, la seconda è che non tutti hanno un conto corrente.
    Mantenere il debitore nelle condizioni di saldare il suo debito in fondo serve più al creditore che al debitore.

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