Netanyahu, i Sionisti Cristiani e l’Armageddon

Lo scorso 3 marzo il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha tenuto un discorso davanti ai membri del Congresso americano. Netanyahu era stato invitato (meglio: si era fatto invitare)  dal repubblicano John Boehner, presidente della Camera, che contrariamente alla prassi non aveva consultato né il dipartimento di Stato né la Casa Bianca. L’iniziativa era finalizzata a convincere i parlamentari a fare pressioni perché il governo americano riveda i termini dell’imminente accordo sul programma nucleare iraniano, che Netanyahu ritiene del tutto insufficienti a impedire che l’Iran possa dotarsi di ordigni atomici. L’iniziativa non ha contribuito a rasserenare i rapporti fra il Presidente degli Stati Uniti e il Primo ministro israeliano. Nessun membro del governo ha assistito al discorso, Netanyahu non è stato invitato alla Casa Bianca e la maggior parte dei democratici ha disertato l’aula.
In compenso, il discorso è stato interrotto diverse volte dagli applausi entusiasti dei parlamentari repubblicani, che hanno sottolineato il loro apprezzamento anche con frequenti standing ovations.

Intervento Netanyahu – dal minuto 25.

Ecco alcuni significativi passaggi:

[…] Durante i nostri quasi 4.000 [sic] anni di storia, molti hanno cercato di distruggere il popolo ebreo. Domani sera, con l’inizio della festività ebrea del Purim, noi leggeremo il Libro di Ester. Vi leggeremo del potente ministro persiano Aman che complottò per distruggere il popolo ebreo circa 2.500 anni fa. Ma una coraggiosa donna ebrea, la regina Ester, svelò il complotto e ottenne per gli ebrei il diritto di difendere se stessi contro i loro nemici. Il complotto fu sventato. Il nostro popolo fu salvo.
Oggi il popolo ebreo deve affrontare di nuovo la minaccia di un’altra potenza persiana. Il leader supremo dell’Iran, Ayatollah Khamenei, vomita l’odio più antico, quello dell’antisemitismo, con nuove tecnologie. Egli twitta che Israele dev’essere distrutta […] Il regime iraniano non è solo un problema ebreo, come non era un problema solo ebreo il regime nazista. I 6 milioni di ebrei assassinati dal regime nazista erano solo una frazione dei 60 milioni di persone uccise nella Seconda Guerra Mondiale […] Allo stesso modo il regime iraniano non è solo una minaccia per Israele ma per il mondo intero.
[…] Nel 1979 [il popolo iraniano] è stato sequestrato da fanatici religiosi [il termine usato è zealots, zeloti: abbastanza curioso, gli  zeloti dovrebbero avere una connotazione positiva nell’immaginario ebraico ] che hanno imposto una dittatura buia e brutale.
[…] i guardiani della rivoluzione non dovevano solo proteggere i loro confini, ma impegnarsi nella missione ideologica della jihad.
[…] La costituzione iraniana auspica morte, tirannia e la ricerca della jihad. […] I suoi agenti a Gaza, i suoi lacché in Libano, le sue guardie della rivoluzione sulle Alture del Golan sono i tre tentacoli di terrore con cui soffocano Israele. Sostenuto dall’Iran, Assad sta macellando i siriani. Sostenute dall’Iran, le milizie sciite si scatenano in Iraq. Sostenuti dall’Iran gli houthis si stanno impossessando dello Yemen e minacciano gli stretti strategici all’imboccatura del Mar Rosso.
[…] l’Iran prese dozzine di ostaggi americani a Tehran, ha assassinato centinaia di soldati americani a Beirut, ed è responsabile dell’uccisione o ferimento di migliaia di soldati americani in Iraq e in Afghanistan.

[…] l’Iran si dedica a divorare le nazioni.
[…] Il regime iraniano è profondamente radicato nell’islamismo militante, e questa è la ragione per cui questo regime  sarà sempre un nemico dell’America.
[…] Non fatevi ingannare. Il conflitto fra Iran e ISIS non trasforma l’Iran in un amico dell’America. Iran e ISIS sono in competizione per il titolo di militante islamico. […] Entrambi vogliono imporre un impero islamico militante, prima nella regione, poi nel mondo intero […] in questo game of thrones non c’è posto per l’America o Israele […] Quindi, per quanto riguarda Iran e ISIS, il nemico del tuo nemico è il tuo nemico. 
[…] Vincere l’ISIS ma lasciare all’Iran la possibilità di avere armi nucleari vuol dire vincere una battaglia ma perdere la guerra.
[…] Chi ritenesse che l’Iran minacci lo Stato ebraico ma non il Popolo ebraico, ascolti Hassan Nazrallah – il leader di Hezbollah, braccio terrorista dell’Iran. Ha detto: Se tutti gli ebrei si riunissero in Israele, questo ci risparmierebbe il disturbo di doverli cacciare uno per uno in giro per il mondo.
[…] Se l’accordo che si sta negoziando viene accettato dall’Iran, esso non impedirà all’Iran di sviluppare armi nucleari. L’accordo non farà altro che garantire che l’Iran costruisca quelle armi. Molte armi.
[…] Attualmente l’Iran potrebbe nascondere impianti nucleari di cui noi, Israele e stati Uniti, non sappiamo nulla. Come disse il precedente capo della delegazione IAEA [International Atomic Energy Agency]: se non ci fossero impianti non-dichiarati in Iran, sarebbe la prima volta che ciò accade in 20 anni.

 §

La rappresentazione che Netanyahu vorrebbe dare del proprio paese è quella di uno stato democratico, moderno e razionale, che si batte per la propria sopravvivenza contro gli stati violenti, autoritari e medioevali che lo circondano. Questa rappresentazione è tuttavia contraddetta dagli argomenti irrazionali che adotta per sostenerla, con il richiamo alla Bibbia come documento di storia reale e l’audace parallelo dell’Iran attuale con il biblico Impero Persiano per renderne efficace la demonizzazione. Ma l’incoerenza non è casuale: si tratta di una scelta precisa, che solletica un certo clima culturale – fondamentalista, anti-scientifico, apocalittico – che pervade importanti strati della società americana, e non necessariamente gli strati più umili. Da una parte si rivolge a una platea – quella dei cristiani sionisti – molto sensibile e ricettiva a una rappresentazione che rientra nella loro visione teologica del mondo; dall’altra eccita la cospicua componente islamofobica del paese. In entrambi i casi Netanyahu fa leva su contenuti emotivi che escludono l’analisi razionale.

A questo proposito, riassumo qui un articolo dello storico israeliano Ilan Pappé, dal libro “Ultima fermata Gaza”.

Pappé sostiene che i principali gruppi di pressione interni della politica americana in Medio Oriente sono due.
Il primo è l’AIPACAmerican Israel Public Affairs Commitee,  che conta su 100.000 soci (di area sia repubblicana che democratica) e su un “vasto bacino di donatori”, considerata la più influente organizzazione lobbistica per i rapporti fra Washington e Israele.

AIPAC
Il secondo è la setta millenarista dei Sionisti cristiani, per i quali la seconda e finale venuta di Cristo avverrà solo dopo che gli ebrei avranno interamente recuperato la loro patria biblica e si saranno convertiti al cristianesimo, realizzando così il pieno adempimento delle profezie apocalittiche. La dottrina sarebbe riconducibile all’irlandese John Darby e allo scozzese Edward Irving, entrambi del XIX secolo, ma è negli Stati Uniti che è andata radicalizzandosi.

Fino alla fine della prima guerra mondiale, negli Stati Uniti la posizione pro-sionista dei millenaristi era controbilanciata da una visione arabista che avversava l’idea del ritorno degli ebrei in patria. Mentre il predicatore Blackstone  chiedeva venisse riconosciuta “la condizione degli israeliti e la rivendicazione della Palestina come loro antica patria”, l’ambasciatore americano a Gerusalemme Merril sosteneva che il sionismo non era un fenomeno religioso ma un progetto colonialista.

Con il passare del tempo, i millenaristi prevalsero. Il favore verso il sionismo venne rafforzato dalle crescenti frizioni fra istituzioni religiose islamiche e missionari, che avevano sperato in un’emancipazione dei paesi arabi condotta dal cristianesimo americano e non dall’Islam.
I missionari orientalisti si erano dimostrati del tutto incapaci di comprendere le realtà con cui si confrontavano: “interpretando la storia secondo l’avanzata del Cristianesimo, essi hanno fornito un quadro inadeguato, distorto e talvolta persino grottesco dei musulmani e dell’Islam” (Edward Earle, 1929). In Palestina, poi, furono sconvolti dal divario fra ciò che le scritture li avevano indotti a immaginare e la realtà che avevano incontrato: gli abitanti di quella terra vennero percepiti non come un popolo dotato di diritti, ma come un accidente storico. Una visione che coincideva con quella adottata dal sionismo, a cui finirono col dare il loro sostegno, avviando un processo che portò alla solida alleanza destinata nel tempo a condizionare tutta la politica americana del Medio Oriente.

La creazione dello Stato di Israele nel 1948 fu per i cristiani messianici la prova provata che i disegni apocalittici divini  stavano per avverarsi. Superata una prima fase di diffidenza per le implicazioni antisemite della dottrina (date le alternative che essa prevede per gli ebrei: convertirsi o bruciare all’inferno), il governo israeliano decise di cogliere l’opportunità di un’alleanza comunque preziosa, e nel 1980 autorizzò l’apertura di un’ambasciata cristiana internazionale a Gerusalemme. Da allora sionisti cristiani si affollano in pellegrinaggio ogni anno davanti alle rovine di  Tel Megiddo, il sito archeologico dove si crede che la battaglia finale – l’Armageddon –  avrà luogo, per celebrarne l’imminenza ed esprimere l’appoggio incondizionato a un Israele bellicoso per legge divina, che deve portare avanti la politica di espansione nei territori occupati per recuperare l’indispensabile integrità territoriale: “Ciò che vuole Israele lo vuole Dio” (Cfr “Addio Terra ultimo pianeta“, Hal Lindsey, Battista 1974).megiddo1
Non stupisce che le loro delegazioni siano ogni volta  ricevute dal Governo israeliano con tutti gli onori.
Con il diffondersi del mezzo televisivo, inoltre, si sono moltiplicati i canali che predicano la dottrina millenarista attraverso messaggi iper-semplificati del tipo “Chi si mette contro Israele si mette contro Dio”, annunciati da pastori spesso sgargianti, talvolta esagitati, sempre popolarissimi.

Oggi si stima che la setta millenarista può contare su circa quaranta milioni di adepti, con abbastanza denaro da permettersi di finanziare l’insediamento di uno di loro, George W. Bush, alla Casa Bianca e piazzare propri membri in tutte le commissioni importanti di Washington.

Il che porta a concludere mestamente che se nel grande gioco medio-orientale la razionalità degli altri attori è di pari livello (e più o meno siamo lì), le probabilità che un Armageddon  prima o poi scoppi davvero sono più elevate di quanto non vorremmo.
Solo che non sarà quello che i millenaristi si aspettano.
apocalisse

Per approfondire:
– Chomsky/Pappé: Ultima fermata Gaza (Ponte alle Grazie, 2010) – Cap II
– Netanyahu invokes biblical Armageddon in US Congress

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
Questa voce è stata pubblicata in Geopolitca e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a Netanyahu, i Sionisti Cristiani e l’Armageddon

  1. Sendivogius ha detto:

    Caro Mauro,
    Questo tipo di pubblicazioni, che contengono verità lapalissiane, ma scomode da ricordare, solitamente conquistano sempre le attenzioni di un certo tipo di ‘pubblico’, meglio se con IP autogenerato.. preferibilmente su indicativo francese… spalmati (o spammati) su ondate regolari… all’insegna della parolina magica che sempre spunta, a chiosa degli interventi in questione: “antisemita!”
    La vogliamo fare una piccola scommessa tra amici?!?
    Solitamente l’assalto della muta degli ‘zeloti’ richiede un intervallo di 48h, ma molto dipende dall’indicizzazione del sito, bacino utenza, traffico generato e monitoraggio selettivo sui tag ‘giusti’… Se le variabili sono allineate nell’equazione corretta di ricerca, credo che presto sarai omaggiato dalle visite (e dagli anatemi) dei sayanim dell’Hasbarà. Non sono divertenti come i neo-nazi, ma riguardo a petulanza ed indisponenza sono imbattibili.

  2. Mauro Poggi ha detto:

    Facciano come gli pare. I commenti son benvenuti se non superano il limite del trollaggio, un criterio scientificamente stabilito sulla base del mio insindacabile e umorale giudizio.🙂
    (Questo blog all’inizio non prevedeva alcuna moderazione ai commenti; mi sono deciso a inserire il filtro di controllo quando un post su Israele ha generato proprio la canèa che tu prevedi).

  3. Marco Antonio ha detto:

    Perché non ti confronti con Niram Ferretti ?

    • Mauro Poggi ha detto:

      Perché dovrei? I miei riferimenti in questo campo sono altri (Chomsky, Pappé, Shlomo Sand, Atzmon, Finkelstein); per la cronaca seguo per quanto possibile il quotidiano Haaretz…
      Senza essere uno specialista in materia israelo-palestinese, me ne sono fatto comunque un idea. Riconosco che nella scelta dei miei autori c’è un bias confermativo, ma questo è il problema di chiunque, Niram Ferretti compreso – il quale ha sua volta avrà le sue fonti preferite, che dubito coincidano con le mie.
      In queste condizioni, e su argomenti così sensibili, le possibilità di dialogo costruttivo sono decisamente assenti, da entrambe le parti, e io sono decisamente troppo vecchio per permettermi più sprechi di tempo di quanto già non mi succeda.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...