Di Nazioni, di Banche Centrali e di Ministri

 Bandiera greca

 Un mini-glossario prima di incominciare:

C – come Collaterale
È il titolo che viene offerto a garanzia di un prestito. Per rifinanziare le banche dell’eurozona la BCE accetta in garanzia titoli di Stati aventi una valutazione sopra la tripla B. Sotto tale soglia i titoli sono considerati a rischio, ma possono essere accettati se esiste una deroga ufficiale (waiver). La deroga viene deliberata solo (?) se lo Stato a basso rating ha accettato il programma di risanamento stabilito dalla Troika (Commissione Europea, BCE e FMI).

E – come ELA (Emergency Liquidity Assistance)
Si tratta di un meccanismo di emergenza per l’erogazione di liquidità alle banche in difficoltà. È usato dalle Banche centrali nazionali dell’Eurozona, previa autorizzazione della Banca centrale europea. L’autorizzazione ha durata quindicinale rinnovabile. Rispetto alle normali operazioni di rifinanziamento contro collaterali, l’ELA comporta maggiori oneri finanziari (attualmente: 0,05% nel primo caso, 1,55% nel secondo).

 §

 Il 4 gennaio Draghi ha annunciato la sospensione della possibilità per le banche elleniche di accedere ai prestiti BCE dietro garanzia dei titoli di Stato, abolendo così la deroga concessa dal 2010, che consentiva alla Banca centrale di accettare i titoli greci nonostante non soddisfacessero i requisiti necessari. Si tratta di una decisione che era già stata anticipata giorni prima da Vítor Constâncio, vice-presidente BCE, quando aveva affermato che la deroga per una nazione con rating inferiore a quello richiesto può essere concessa purché quel paese sia sotto programma non c’è da meravigliarsi, aveva aggiunto,  se in mancanza di questo requisito la deroga viene meno.

La decisione avrà effetto dal prossimo 11 febbraio, data alla quale si riuniranno i ministri economici dell’Eurogruppo. Le banche greche potranno continuare a ricorrere al meccanismo di emergenza ELA, la cui validità quindicinale è in scadenza il prossimo 18 febbraio.

Secondo tutti i commenti per il momento la mossa della BCE dovrebbe avere più un significato politico che conseguenze finanziarie (anche se non va sottovalutata la componente emotiva che  potrebbero accelerare la fuga di capitali già in atto, o scatenare prima o poi una corsa agli sportelli difficilmente controllabile).
L’’ELA rimane provvisoriamente disponibile e subentrerà al posto del normale sistema di rifinanziamento, senza pregiudicare nell’immediato la fornitura di liquidità alle banche greche.
La decisione è tecnicamente legittima – stante la manifesta intenzione del governo greco di non voler più sottostare al memorandum della Troika. Rientra perfettamente nell’ambito delle discrezionalità della Banca centrale, come è discrezionale l’autorizzazione al rinnovo dell’ELA. Tuttavia è proprio questa discrezionalità – dal momento che non esiste una regola stabilita – che conferisce alla decisione una forte valenza politica. Il messaggio implicito è che il taglio di liquidità alla Grecia può avvenire in qualunque momento: un argomento che a suo tempo si era dimostrato determinante nel convincere gli irlandesi ad accettare i piani di austerità imposti dalla Troika per il salvataggio delle loro banche con l’accollo dei costi al debito pubblico.

Ma se i commentatori sono sostanzialmente unanimi nel considerarla più una mossa politica che finanziaria, divergono poi nell’interpretazione.  Alcuni vi leggono  la volontà di intimidire il governo di Atene e ricondurlo all’obbedienza; altri un tentativo di mettere sotto pressione  tutte le parti in causa, affinché trovino rapidamente un punto di accordo. Altri ancora ipotizzano si tratti di un segnale d’allarme per mettere la Germania di fronte alle proprie responsabilità.

Molti, come Frances Coppola e Jacques Sapir, la giudicano una mossa precipitosa, forse addirittura fuori mandato. Precipitosa perché avvenuta immediatamente dopo il colloquio tra Draghi e Varoufakis, e immediatamente prima dell’incontro fra il ministro greco e quello tedesco, secondo una tempistica singolarmente accelerata per gli standard di Francoforte; fuori mandato perché la BCE ha agito come se i negoziati fossero già conclusi, con il chiaro obiettivo di influenzarli.

L’annuncio della BCE ha oggettivamente indebolito la Grecia, ma ciò non ha impedito a Yanis Varoufakis di affrontare con lo stesso piglio determinato che lo caratterizza i colloqui del giorno successivo con il collega tedesco Schäuble.
Lo testimonia il video della conferenza stampa, interessante da seguire, non foss’altro che per la domanda posta da un  giornalista greco, il quale  – forse positivamente influenzato dallo stile diretto del suo connazionale – al minuto 41 si rivolge a Schäuble in questi termini:

“Signor Schäuble, lei parla spesso della corruzione in Grecia. Si dà il caso che dietro il 90% dei casi di corruzione ci sono aziende tedesche. Cos’ha da dire in proposito?”
Mitico.

Nella sua dichiarazione introduttiva alla conferenza stampa , Varoufakis ha rivendicato la corresponsabilità dell’Europa nella vicenda greca. Quando scoppiò la crisi nel 2010, quella che era una situazione di insolvenza venne affrontata come se si trattasse di una crisi di liquidità, e con ciò si perse l’occasione di affrontare il nocciolo del problema: “il più grande prestito della storia venne concesso alla più insolvente delle nazioni europee“, e venduto all’opinione pubblica europea con la “foglia di fico” delle riforme strutturali. “Questo non poteva finire bene. Questa è la ragione per cui noi oggi siamo qui. Questa è la ragione per cui gli elettori greci hanno spazzato via i partiti dominanti e hanno eletto noi”.
Varoufakis ha continuato dicendo che dal suo governo l’Europa può aspettarsi la massima ragionevolezza e proposte che in ogni caso saranno finalizzate a promuovere non gli interessi dei greci ma dell’Europa tutta. L’impegno è quello della chiarezza, senza “stratagemmi tattici o sotterfugi”. Ciò che il governo greco chiede in questo momento è il tempo necessario per approntare una proposta complessiva sia per il breve periodo che per il medio e lungo termine.Varoufakis
“L’Europa è a un incrocio”, ha detto. Deve trovare un equilibrio fra le esigenze di continuità e rispetto degli accordi e la necessità di regole più evolute. Il rispetto degli accordi, dei trattati e delle procedure non deve “schiacciare il fragile fiore della democrazia” con martellate verbali del tipo “Le elezioni non cambiano nulla” (qui il polemico riferimento alle dichiarazioni del collega Schäuble all’indomani del voto greco).
“Come Ministro delle finanze di un governo che affronta fin dal primo giorno l’emergenza di una feroce crisi deflazionaria, sento che la Nazione tedesca può comprenderci meglio di chiunque in Europa. Nessuno meglio del popolo di questa terra può sapere come un’economia drammaticamente depressa, l’umiliazione nazionale e la disperazione senza fine possono covare dentro la società  l’uovo del serpente. Al mio ritorno stasera, entrerò in un Parlamento dove la terza più grande forza politica non è un partito neo-nazista: è un Partito nazista […] Una delle più crudeli ironie della storia è che il Nazismo sta risorgendo proprio in Grecia, il paese che più strenuamente lo ha combattuto”.

Varoufakis esprime da sempre forti critiche all’eurosistema, ma coerentemente con il partito che lo ha eletto a Ministro, da sempre è fra quelli che credono nella sua “riformabilità”. Anche recentemente ha dichiarato di considerare l’euro un errore grave  ma irreversibile, perché una volta dentro sarebbe catastrofico uscirne.
Dal mio punto di vista questo è profondamente sbagliato.
La moneta unica è tutt’altro che un mezzo neutrale; si tratta dello strumento coercitivo attraverso cui il sistema perpetua se stesso e la sua ideologia mercatista e mercantilista, giustifica le sue strutture, teorizza le sue logiche antisociali e autoritarie che ne sono corollario. Perseguire la riforma del sistema senza prenderne atto è come cercare di rendere inoffensivo un energumeno senza tener conto della pistola che ti punta contro.
E tuttavia oggi è la Grecia sola, seppure partendo da presupposti riformisti,  a porre il problema comunitario in tutta la sua drammaticità e con apparente determinazione. Tanto mi basta per appoggiare il tentativo. Che tra l’altro potrebbe avere esiti inaspettati per il ben noto principio dell’eterogenesi dei fini.

 Se sul fronte tedesco la prima prevedibile risposta è stata di assoluta rigidità (“Siamo d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo su nulla”, ha detto Schäuble),  dispiace che per quanto riguarda i governi periferici le reazioni siano altrettanto fredde. Al di là delle amenità per cui “a noi devono 40 miliardi, se non li pagano saremo noi a rimetterceli”, la battaglia greca riguarda tutti i popoli europei; ma è evidente ormai da tempo che per le élite comunitarie gli interessi dei cittadini sono solo una variabile dipendente (da se e quanto gli interessi dei cittadini  possono coincidere con gli interessi dei potentati finanziari). Non deve stupire allora se i governanti nazionali, con il loro fardello di pulsioni collaborazioniste e le loro sindromi di Stoccolma, mantengano una prudente distanza.

renzi-linguaMatteo Renzi, che quello stesso pomeriggio aveva incontrato Alexis Tsipras, (con dono di cravatta e dichiarazione che nelle elezioni greche si doveva leggere “il messaggio di speranza di una generazione che chiede più attenzione e riguardo per chi sta subendo la crisi”), si è affrettato a far sapere che giudicava la decisione della BCE “legittima e opportuna“.
(Chissà se ha poi lanciato l’hashtag #Alexis-stai-sereno…).

Un François Hollande in pieno orgasmo ossimorico ha dichiarato che bisogna «trovare una soluzione nel rispetto del voto dei greci e delle regole europee».
HollandeAl che, per ribadire che in fatto di ossimori nemmeno lui è un dilettante, Renzi ha aggiunto di essere per  “una soluzione dentro il rispetto delle regole, ma per uscire dall’austerità“.
Non si capisce mai se certa gente ha le idee confuse di suo o vuole solo confonderle agli altri.
Mariano Rajoy, dopo un generico telegramma di congratulazioni all’indomani del voto, con l’auspicio per “la formazione di un governo stabile e impegnato nell’integrazione europea”, risulta silenzioso. È anche vero che sinora la Spagna è stata esclusa dal giro europeo di Tsipras e Varoufakis, forse per evitare il rischio di mettere in difficoltà il partito omologo di Syriza, Podemos. Rajoy è comunque appiattito sulla linea della Germania, e il portavoce del Partido Popular al Parlamento europeo, Esteban Pons, ha già detto che una qualunque ricontrattazione del debito greco è fuori discussione. Da quella parte difficilmente potrebbe venire un appoggio se non a fine anno quando, secondo le previsioni, Podemos potrebbe vincere le elezioni.

In definitiva, la Grecia è isolata.

Dopo l’annuncio della BCE, in Atene e altre città elleniche si sono tenute delle manifestazioni di appoggio al governo. Un segnale confortante.Atene manifestazione pro governoSenza il forte appoggio popolare uno stato fragile come quello greco sarebbe facilmente vittima delle manovre destabilizzanti che puntualmente arriveranno. Probabilmente oggi Syriza può contare su una base di appoggio significativamente più ampia di quanto non abbiano detto risultati elettorali, ma è un appoggio legato a un preciso programma e al sentimento di ritrovato orgoglio che Tsipras e Varoufakis esprimono molto efficacemente. Un compromesso di basso profilo verrebbe vissuto come  l’ennesimo tradimento al popolo greco, segnerebbe la loro fine politica e spianerebbe il successo dell’estrema destra.

Perché ciò non avvenga le ragioni di Syriza dovrebbe poter contare non solo sull’appoggio della popolazione greca, ma anche su un vasto consenso dell’opinione pubblica europea, perlomeno quella del sud Europa – Francia compresa.
La manifestazione di mercoledì prossimo a Milano, a cui penso partecipare, potrebbe essere un buon inizio. Auguriamocelo.

Manifestazione milano

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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8 risposte a Di Nazioni, di Banche Centrali e di Ministri

  1. Sendivogius ha detto:

    Ottimo, chiaro, esaustivo come sempre.
    Certo che ascoltare un Wolfgang Schäuble, l’Institor del Rigore che accatasta legna per il rogo dei peccatori del debito, nell’inflessibilità della punizione come sola espiazione, mentre discetta di corruzione (altrui) non ha prezzo… Da che pulpito! Si tratta dello stesso Schäuble che ha visto troncare le sue aspirazioni al cancellierato, per aver intascato sostanziose mazzette elettorali da un trafficante d’armi internazionale (tali sono le frequentazioni degli spiriti luterani dell’Austerità), salvo essere subito ripescato da quella sottospecie di gendarme della DDR a nome Merkel.

    Ciò detto, è ovvio che si voglia fare terra bruciata attorno al nuovo governo ellenico, giacché la sua stessa esistenza testimonia che, nonostante l’ideologia mercatista dominante della TINA, an alternative is possible. Ogni giorno in più di vita è una sfida al potere concentrato attorno alle sovrastrutture eurocratiche.
    Anche perché Atene non è del tutto priva di frecce da scagliare. Innanzitutto può far leva sul rapporto tutto particolare che la Grecia ha da sempre avuto con la Russia… E Mosca avrà pure le sue difficoltà finanziarie da affrontare, ma non difetta certo in materie prime che alla Grecia farebbero immensamente comodo.
    Può mandare in crisi la politica tedesca in Ucraina e la sua espansione verso lo “spazio vitale” ad Est (che poi, salvo qualche variazione, è la stessa politica che la Germania persegue dai tempi dei Cavalieri Teutonici!), ponendo il suo veto a Bruxelles.
    Per contro, gli USA avrebbero tutto l’interesse ad allontanare tanto la Grecia dall’abbraccio di Putin, quanto a orientare il voto ellenico nei consessi brussellesi. E Washington solitamente non lesina mai i suoi crediti, se pensa di ricavarne un vantaggio geopolitico e strategico.
    L’unica che ne esce con le ossa rotte dalla fronda della piccola Grecia è questa UE consociativa di democristiani e “socialdemocratici”, uniti nella spartizione del potere, in nome del “mercato” a ritrovata supremazia germanica.
    Abbiamo già assistito (e festeggiato) alla scomparsa di tre Reich. Non credo proprio che rimpiangeremo la caduta del Quarto!

    • Mauro Poggi ha detto:

      Grazie per il commento, che integra opportunamente il post con scenari molto plausibili. Sento stasera che Schäuble avrebbe posto l’ultimatum: o il governo greco accetta Troika e memorandum o “è finita”. Le due automobili sono in rotta di collisione, vedremo quale delle due sterzerà per prima e se assisteremo a uno scontro frontale che lascerà sulla strada i detriti dell’unione. Io confido sempre nell’eterogenesi dei fini🙂

      • Sendivogius ha detto:

        😉 Non c’è di che!
        Tsipras può decelerare per attutire gli effetti dello scontro, ma non può assolutamente sterzare; tanto per rimanere nell’ambito della metafora automobilista.
        Altrimenti, il pubblico (greco) lo lincerebbe un secondo dopo uscito dall’abitacolo.
        Se Tsipras ‘cede’, perde la faccia, il partito, il governo… perde tutto.
        Ed i greci non è che poi abbiano tanto da rimetterci nello scontro: per pagare gli strozzini della troika cos’altro possono vendere: le loro figlie nei bordelli del neo-reich? I figli a bande di pedofili tedeschi? Aprire un commercio di organi umani di ricambio, per i ricchi sfondati del Baden-Württembergi?!?
        Se Schauble insiste invece rischia di innescare un effetto domino che farebbe deflagrare l’unione. E soprattutto non vedrebbe il becco di un euro col default della Grecia.
        Fossi in T. non gli pagherei niente comunque: computerei i danni (mai pagati) dell’occupazione nazista e li scorporerei dal credito attualmente vantato dalla Germania (che non è seconda a nessuno quando si tratta di defalcare i propri di debiti).
        Scommettiamo che con gli interessi cumulati, per Atene ci scapperebbe persino la differenza in attivo?!?

  2. Sendivogius ha detto:

    Adoro l’asciutta incisività dei numeri, nella precisione delle fonti.
    A quanto pare, questo è un tipo di contabilità che a Francoforte, e massimamente a Berlino, si preferisce non tenere in alcuna considerazione…
    Per la serie: dimmi chi sono e non ricordarmi chi ero.
    In fondo, parliamo dell’operato di personaggi coetanei dei genitori della Merkel o di Schauble!
    Non è che si chiede di rifondere i danni della Quarta Crociata, per il sacco di Bisanzio ad opera delle truppe di Ottone IV.

    • Gabriella Giudici ha detto:

      🙂 (l’inconfondibile stile di Sendivogius). Rispetto alle cifre, leggevo da qualche parte che Varoufakis sostiene che è quasi impossibile calcolarne l’importo considerando rivalutazione, interessi e tasso di inflazione.

  3. Adriana ha detto:

    Be’, se dice che è quasi impossibile calcolare si dà la zappa sui piedi: calcoli e basta, altrimenti chiunque avrà buon gioco a dire che non si può.
    Per il resto, achtung, che in GRECIA a far danni c’era pure l’Italia.
    Colgo l’occasione per segnalare, al riguardo, “La recita”, di Anghelopulos.

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