Sovranità, s.f. – Vedi alla voce “Colonizzazione”

Angela Merkel, Cancelliere tedesco, in conferenza stampa congiunta con Renzi a Firenze, a proposito dell’Italia:Sovranità Merkel
“Tutte le volte che ci vediamo, Matteo Renzi porta con sé un libro e mi può dire veramente quali sono i passi delle riforme, a che livello sono, a che punto siamo… Quindi conosco tutti i passi della legislazione italiana per quello che riguarda le riforme […]”.

Wolfang Schaeuble, Ministro dell’economia tedesco, al Word economic forum di Davos, a proposito della Grecia:
Sovranità Schauble“La Germania ha fatto molto per aiutare il Paese, ed euro o no la Grecia ha bisogno di riforme strutturali […] Se la Grecia rifiuta il programma [della Troika] non farà parte del quantitative easing“.

Jens Weidmann, Presidente della Banca centrale tedesca, a Berlino, a proposito di Francia e Italia:weidmann_2507053b
“E’ chiaro che l’acquisto di titoli riduce le pressioni su Francia e Italia perché facciano le riforme. Ma sarebbe pericoloso non proseguire sulla strada delle riforme che è già stata intrapresa”.

Ora provate a essere creativi e immaginate l’inversione delle parti, con gli omologhi italiani, o francesi o greci che si lasciano andare ad analoghe esternazioni nei confronti della Germania. Poco plausibile, vero? E allora chiedetevi: com’era quella delle limitazioni di sovranità consentite solo per determinati motivi e comunque “in condizioni di parità con gli altri Stati”?

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7 risposte a Sovranità, s.f. – Vedi alla voce “Colonizzazione”

  1. sovietunit900 ha detto:

    Continuo a trovare inquietante la religiosità con cui si usa il termine ‘riforme’. Sembra una parola che si giustifica da sé: specie se messa a confronto con l’analogo (solo lievemente più esplicito) ‘fare cose.’

  2. aldoricci ha detto:

    Se con il termine ‘riforme’ si intende un adeguamento di paesi come l’Italia e la Grecia a quelle che sono regole di funzionamento del mondo occidentale, non vedo cosa c’entri una supposta religiosità, a meno che non ci si rifaccia surrettiziamente all’etica protestante e allo spirito del capitalismo di weberiana memoria. Un’etica (religiosa) che mi pare abbia dato risultati ben diversi da quelli non ottenuti da altre religiosità, come per esempio quella cattolica o, nel caso della Grecia, quella ortodossa la quale gode di privilegi, possiede immensi patrimoni, etc. sui quali non paga le tasse

  3. Gabriella Giudici ha detto:

    Il “capitalismo come religione” è il titolo di uno dei frammenti postumi di Walter Benjamin, per il quale il capitalismo non rappresenta soltanto, come in Weber, una secolarizzazione della fede protestante, ma è esso stesso essenzialmente un fenomeno religioso. Il nostro identifica tre caratteri di questi strano culto feticista che coincide con la modernità:
    1) è una religione “cultuale”, forse la più estrema e assoluta che sia mai esistita. Tutto in essa ha significato solo in riferimento al compimento di un culto (la borsa, il rating ecc.) non rispetto a un dogma o a un’idea.
    2) E’ un culto permanente, più esattamente “la celebrazione di un culto sans trêve et sans merci”, in cui è impossibile distinguere tra giorni di festa e giorni lavorativi, perché c’è un unico, ininterrotto giorno di festa, in cui il lavoro coincide con la celebrazione del culto.
    3) Il culto capitalista non è diretto alla redenzione o all’espiazione di una colpa, ma alla colpa stessa (ne sanno qualcosa i greci che oggi però festeggiano dopo tanti insulti e umiliazioni).

  4. Mauro Poggi ha detto:

    Il termine “riforme”, nell’accezione eurocratica, indica quella serie di misure che l’ideologia neo-liberista (o neo-liberale) ha messo in atto a partire dall’ultimo quarto del secolo scorso, volte demolire stato sociale e diritti del lavoro.
    La “religiosità” a cui si riferisce, a mio avviso giustamente, SovietUnit900 sta nel fatto che il messaggio politico con cui si vuole far accettare queste misure ha componenti più emozionali che razionali, secondo tecniche di comunicazione ispirate alla sfera religiosa: il dio onnisciente della cui infinita saggezza sarebbe empio dubitare (il Mercato); la colpa (avere vissuto al di sopra delle nostre possibilità); l’espiazione (l’austerità) come via per il recupero dello stato virtuoso (la competitività).
    L’espressione thatcheriana “There is not alternative”, se ci si pensa, ha la stessa ineluttabilità del primo comandamento biblico: “Non avrai altro dio fuori di me”. E in effetti il modello di sistema a cui si fa riferimento, quello capitalista, non è nemmeno più rappresentato come il MIGLIORE possibile , ma semplicemente come l’UNICO possibile.
    Quando poi, come in tutte le religioni, alcuni “teologici” tentano di razionalizzare il discorso, vengono fuori affermazioni secondo cui il sistema di solidarietà sociale che fondava il patto tra cittadini e nazione “non è più sostenibile”; oppure che il “debito pubblico” dev’essere ridimensionato pena la catastrofe.
    Ma la razionalizzazione dei dogmi è sempre pericolosa perché finisce per rivelarne la debolezza.
    E allora ci si può legittimamente chiedere perché non è più sostenibile uno Stato sociale come quello che ha fondato il patto dell’Europa post-bellica, mentre nessuno mette in discussione la sostenibilità di un sistema in cui il 20% della popolazione controlla ormai il 90% della ricchezza (negli anni ’60 controllava non più del 30%). Oppure ci si può chiedere come mai il debito pubblico è da ridimensionare a costo di ogni sacrificio, mentre si consente alla finanza globale di alimentare enormi bolle creditizie la cui entità è dieci volte superiore al PIL mondiale.
    Ma le religioni, si sa, producono dogmi, non risposte.

  5. Otto von Münchow ha detto:

    You bring up a very interesting point. The questions of course who is the “decider” in European matters…

    • Mauro Poggi ha detto:

      Hi Otto.
      In fact there are two fundamental points, and I’m not sure I can argue about it in English: Who is the “decider”, and to whom is the decider accountable?
      To put it shortly, my feeling is that European governance is bank(or finance) oriented, not citizens oriented.
      Now, I’m not a banker; I suppose you are not, either; and I’m pretty sure the large majority of European citizen are not bankers. This is a problem for democracy: a bunch of not politically accountable technocrats ruling and acting in favor of a very small minority elite…
      If Mr Draghi can say (speaking about elections in Italy on 2013), without any scandal, “no matter the winner, there is an automatic pilot tracing the road for the government”; or Mr Schäuble can affirm (speaking about Greek elections 2015) “elections change nothing”; then I think something has gone wrong with European system.
      As James Galbraith put it: “If elections change nothing, why bother to hold them?”. Isn’it a good question?

      • Otto von Münchow ha detto:

        I think you are right in that there are to essential questions. Today’s decider aren’t accountable to you and me and the rest of us. And I think that’s one reason for the contempt of politicians and politics we see so much of today.

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