Il signor Serra, la Leopolda e il Renzianesimo

… Chi per qualsiasi motivo non riesce a pagare il mutuo, perché gli è andata male…
gli italiani son furbi, in  tre anni ti organizzi…
alla peggio vai da un amico… cioè, no?… la famiglia..
. “

(Davide Serra, La Gabbia del 26/10/2014)

 renzi-6753

Quella del signor Serra è l’immagine glamour del successo finanziario, invidiato e sognato. Giovane, facoltoso, potente: un modello inavvicinabile ai più,  destinato ad alimentare frustrazioni che solo  l’acquisto dell’ultima versione iPhone può temporaneamente placare.

Servizi come quello della trasmissione La Gabbia, o articoli come quello di  Yespolitical, offrono spaccati leggermente più sordidi, che però né sorprendono né riescono a scalfire l’immagine di superficie.

Il sistema di valori adottato dal signor Serra, quello del capitalismo predatorio –  per soprammercato finanziario, è troppo radicale per pensare di confrontarcisi su un terreno comune di discussione. Lo si combatte (quando e se si può), lo si subisce o lo si condivide. Il signor Serra lo ha adottato con estrema coerenza; attendersi da lui un agire diverso non avrebbe senso. Il problema semmai è impedirgli di agire, il che è impossibile dato che agisce, se non legittimamente, almeno legalmente.
Ineccepibili quindi i suoi acquisti di “non-performing-loans”, peraltro impacchettati e messi in vendita da banche altrettanto al limite della reprensibilità; o le vendite allo scoperto di titoli Mps, effettuate in previsione di crollo delle quotazioni, puntualmente verificatosi, a seguito della pronosticabile bocciatura allo stress-test.  Se il signor Serra non facesse questo tipo di operazioni verrebbe meno al mandato dei suoi azionisti e/o sottoscrittori, e d’altra parte in questa attività non è solo.

Ammissibile anche che il signor Serra faccia lobbismo, finanziando il partito che ritiene in grado di meglio proteggere i suoi interessi.

Trovo che la coerente rivendicazione del proprio ruolo, una volta compiuta la scelta, conferisca a chi se ne fa carico una certa dignità, non fosse altro che per l’assunzione di responsabilità che implica. Il signor Serra lo ha rivendicato alla Leopolda durante il suo intervento, una convinta adesione alla dottrina neoliberista. Convinta e convincente, a giudicare dagli applausi che ha riscosso e dalle manifestazioni di popolarità che gli sono state tributate.

Quello che proprio non dovrebbe essere ammissibile, è la strumentale ambiguità del PD, che continua imperterrito a rivendicare a parole la sua vocazione progressista mentre propone di fatto il modello del signor Serra: modernità e successo intesi come sinonimi di progressismo, inteso a sua volta come opportunistica gestione di un presente privo di alternative, in un loop semantico che inverte i ruoli fra reazionari e progressisti: chi non accetta l’iniquità di questo presente viene chiamato conservatore, mentre è rivoluzionario chi ne prende atto e vi si adegua. Non a caso si sprecano i richiami al giovanilismo come valore in sé. La sintonia con il proprio tempo è prerogativa giovanile, e anche se quello della giovinezza è un meme abusato (ricordate di cosa era l’ebbrezza?) rimane sempre deliziosamente replicabile.

La Leopolda, quindi, più che il laboratorio di idee che pretende di essere, si rivela la macchina celebrativa di una riuscita manipolazione di massa. L’omino del breve video qui sotto, che si sbraccia a dirigere l’intensità dell’applauso nonostante il già ampio entusiasmo della sala alla retorica del Caro Leader, è l’apoteosi del talk show, l’indispensabile finzione tanto più necessitata quanto più superflua.

 

Riti, retorica e stilemi sono indistinguibili nella sostanza da quelli che allestiva l’aborrita Forza Italia. (Avete presente le convènscionz ? E le intemerate del primo Berlusconi contro i parchi giurassici della politica non sono affini all’empito rottamatorio di Renzi?).
Assistiamo a una magistrale fase di transizione indolore dal Berlusconismo al Renzianesimo, con milioni di elettori euforicamente convinti di avere superato per sempre il primo, inconsapevoli che il secondo ne è la versione 2.0.

Eppure, come tutti gli upgrade,  la maggior parte delle migliorie  della nuova versione sono superficiali, mentre le novità sostanziali si riducono a una sola: a differenza della versione base, che era fortemente divisiva, il Renzianesimo (© ilSimplicissiumus) si dichiara ecumenico, aspira a raccogliere dentro di sé tutte le anime che anelano al centro ma chiama anche quelle che esitano ai bordi.

La classica raccolta indifferenziata, insomma.

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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8 risposte a Il signor Serra, la Leopolda e il Renzianesimo

  1. Sendivogius ha detto:

    Articolo splendido. Da antologia!
    Grazie inoltre per la preziosa citazione di Davide Serra; me l’ero persa e penso proprio che farà la sua porchissima figura in “cazzata o stronzata?” a tumulazione del mese di Ottobre.
    Su una cosa mi permetto però di dissentire… personalmente non provo alcuna invidia per il successo di Serra, ma solo un disgusto ed un disprezzo assoluto. Risvegliarmi nei panni (e con la faccia!) di Serra, nella sua squallida vita da sciacallo globalizzato, sarebbe il peggiore degli incubi.

  2. Sendivogius ha detto:

    A proposito, un articolo fresco di pubblicazione che sono certo ti interesserà:

    http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2014/10/30/news/gli-affari-d-oro-del-renziano-davide-serra-1.185940

    A quanto pare, la tweettante macchina da guerra renziana comincia a perdere pezzi importanti tra i suoi ex sostenitori di punta…

    • Mauro Poggi ha detto:

      Buongiorno Sendivogious. Ti ringrazio per l’apprezzamento.
      Anch’io non ho alcuna invidia per il modello Serra, ma penso che la maggior parte di quel 41% che ha votato Renzi vi aspiri anima e corpo, basta guardare i video in cui appare alla Leopolda attorniato da folle adoranti. E’ a costoro che mi riferisco parlando di frustrazioni temporaneamente placate dall’acquisto dell’ultimo modello di iPhone.
      Purtroppo vedo che per accedere al link che mi segnali devo sottoscrivere un abbonamento Espresso+, cioè contribuire al finanziamento del gruppo Repubblica che considero fra le testate che più hanno contribuito alla disinformazione/propaganda che intossica il nostro Paese. Da buon genovese, penso che se disinformazione dev’essere, che almeno sia gratis!
      A proposito di “cazzata o stronzata” ti propongo l’indovinello che mi è stato segnalato su FB. Dei due brani che seguono, uno è la parte finale del discorso di chiusura di Renzi alla Leopolda, l’altro è una riflessione di Mandrake in “Febbre da cavallo”. Si tratta di attribuire la corretta paternità.

      a) ” Il momento è grave, no dico nella misura in cui il prezzo delle ova ha toccato vertici da capoggiro fagocitando l’inflazione secondo la logica alienante del consumismo, a monte nascono tutta una serie di problemi gravissimi se te voi compra’ n’ovo bisogna che prima’ te trovi ‘n socio così uno se magna il rosso uno se beve la chiara e diventa un problema de massa e la massa cos’e’? La massa è una marea de ggente la massa sono tanti, il problema diventa sociale dall’ovo se fa presto ad arriva’ alla guera atomica. Ma tu te rendi conto a Gabrie’ che pericolo de gnente?”

      b) “Noi pensiamo che il mondo interconnesso sia un gran casino. Che il mondo interconnesso che è un gran casino non sia un problema per l’Italia ma una grande opportunità per l’Italia. Che l’Italia possa avere un futuro se ha il coraggio di cambiare se stessa. E per cambiare se stessa, occorre sfatare alcuni tabù, liberarsi di alcune paure… È tutto collegato questo ragionamento, l’analisi internazionale, il ruolo della comunicazione informatica e comunicativa che c’è stato, la possibilità per la politica di fare il suo mestiere, e quindi lo spazio che l’Italia ha nel mondo, in Europa e a casa propria per provare a fare le sue cose…”

      Lo so che non è facile🙂

      • Sendivogius ha detto:

        😉 La differenza più eclatante risiede nel fatto che la riflessione di Mandrake è molto più sofisticata, rispetto alle amenità in libera uscita del Telemaco dell’Arno.
        Come capire l’attribuzione di paternità tra le due citazioni (a parte il romanesco)?
        E’ semplice..:)
        Il discorso di Mandrake è intimistico, confidenziale, interattivo; cita la “massa” ma poi si rivolge all’amico Gabriele, al cui parere evidentemente tiene.
        Telemaco, la massa, il popolo, la comunità, l’unità d’azione per un obiettivo comune, non li nomina proprio e, detto alla romana, nun je ne potrebbe fregà de meno!
        Lui non interagisce con la “massa”, ma con la platea. Al massimo si aspetta un applauso. In assenza, si ricorre alla claque.
        In quanto alla “inflazione”.. il “problema sociale”… non sa neanche cosa vogliano significare. Lui è ‘moderno’: guarda al futuro, è “interconnesso”. Mentre ‘sta roba è per lui antica come un telefono a gettoni al posto dell’i-phone.
        Peccato che, in caso di guasto, non sabbia riparare l’uno o l’altro. Prende sempre in uso ciò che qualcun altro ha inventato, senza capire nulla del funzionamento.

  3. Sendivogius ha detto:

    P.S. Sperando di fare cosa gradita, ti allego in copia l’articolo di Vittoria Malagutti da L’Espresso:

    «Le sue filippiche contro la burocrazia e 
il fisco oppressivo dell’Italia ormai fanno parte degli show di contorno delle ultime edizioni della Leopolda. Tra l’altro, Davide Serra se l’è presa anche con gli scioperi dei servizi pubblici, che, a suo dire, allontanerebbero gli investitori stranieri. 
Il patron dei fondi Algebris, amico e finanziatore di Matteo Renzi, parla come un emigrante di lusso, una sorta di esule della finanza che da una ventina d’anni vive e lavora a Londra. A un professionista come lui, la City offre infinite occasioni d’affari. E non solo. 
La complicata architettura societaria 
del gruppo che fa capo a Serra sarebbe impossibile in Italia.
    La capofila si chiama Algebris investments ltd e nel bilancio consolidato vengono indicate altre due omonime affiliate, 
una ha sede negli Stati Uniti, a Boston, l’altra è una “limited partnership” inglese. Quest’ultima, la Algebris investments Llp, è il cuore del gruppo, quella che incassa le commissioni pagate dagli investitori per la gestione dei vari fondi d’investimento. Gli utili aziendali di una “limited partnership” non vengono tassati e in seguito distribuiti sotto forma di dividendi agli azionisti come succede per le società di capitali ordinarie. In base alla legge britannica, i partner prelevano una quota dei profitti esentasse della Llp.
    Queste somme confluiscono poi nella dichiarazione dei redditi di ciascuno.
    Londra non è l’unica sede delle attività targate Serra. La galassia di Algebris arriva anche al paradiso offshore Cayman, dove ha sede la filiale che nel 2012 
diede origine alla controversia tra 
il finanziere e Pier Luigi Bersani. L’allora segretario del Pd accostò lo sponsor 
di Renzi ai “banditi delle Cayman”. 
Ne nacque una causa in tribunale vinta 
da Bersani. Esiste anche una Algebris con base a Singapore, (un altro paradiso fiscale) che ha ricevuto 2,6 milioni dalla Algebris londinese a titolo di “compensi per consulenze”.
    Documenti alla mano, Serra guida una macchina da soldi, con profitti per 7 milioni di sterline (circa 9 milioni di euro) su 11,7 milioni di giro d’affari. La capogruppo Algebris investment ltd ha pagato solo 106 mila sterline di tasse (pari a 133 mila euro), mentre i nove partner, tra cui Serra, si sono divisi 6,9 milioni di sterline.
    Nelle carte societarie, il finanziere amico 
di Renzi viene indicato come “controlling party”, cioè socio di comando. Tra gli associati troviamo alcuni collaboratori dello stesso Serra e il “The Children Investment Fund” di Chris Hohn, un investitore con la fama dello spegiudicato raider di Borsa. Secondo il periodico americano “Forbes”, l’hedge fund di Hohn avrebbe guadagnato quasi 400 milioni 
di dollari nel solo 2013. Da qualche anno il socio di Serra ha messo nel mirino una preda particolare, nientemeno che l’agenzia di rating Moodys, quotata a Wall Street. Hohn ha investito quasi un miliardo di dollari per il 5 per cento circa del capitale della società che dà le pagelle alla solidità finanziaria di aziende e stati sovrani. Italia compresa.»

    (30/10/14)

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