Ancora su TTIP e altri trattati di libero scambio

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Questi trattati  hanno lo stesso obiettivo: istituzionalizzare i diritti delle corporations facendoli prevalere su quelli degli Stati e dei loro cittadini. Sono azioni animate da un atteggiamento ideologico, quasi di fede, nei confronti del progetto neoliberista come massima espressione dei valori, e non solo degli interessi, dell’Occidente. Il neoliberismo è come un vampiro. Pensavamo che fosse completamente screditato e sepolto dalla crisi del 2009, e invece è risorto perché è resiliente“.
Walter Bello  Sociologo e parlamentare filippino (cfr ComuneInfo.net).
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L’accordo di libero scambio tra Ue e Stati uniti è iniquo. L’Europa non dovrebbe firmarlo. […] Si tratta di un accordo la cui intenzione sarebbe di eliminare gli ostacoli al libero scambio,  cioè le regole per la tutela dell’ambiente, della salute, dei consumatori, dei lavoratori. […] I costi in termini di tutela per la salute, l’ambiente, la sicurezza dei cittadini sarebbero enormi. […] Il trattato mina le tutele che europei e statunitensi hanno creato in decenni e accresce le disuguaglianze sociali, dando profitti a poche compagnie multinazionali a spese dei cittadini”.
Joseph Stiglitz, premio Nobel americano per l’economia (Cfr Eunews).
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In un mio altro post sul TTIP, raccontavo del precedente tentativo, fra il 1995 e il 1997, di implementare un accordo dello stesso tenore ( MAI – Multilateral Agreement on Investment) – fallito nel 1998 grazie alla mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale, che allertata da alcune ONG francesi riuscì con imponenti manifestazioni a bloccarlo.
Si trattò, tra l’altro, della prima volta in cui Internet veniva usata massicciamente e con successo per la mobilitazione e l’organizzazione della protesta.
Oggi ci si ritrova davanti allo stesso problema, e ancora una volta sono i social media e non la TV o i giornali, a condurre una campagna di sensibilizzazione sul contenuto dei negoziati in corso, sull’estrema opacità con cui vengono portati avanti, e sulla minaccia che essi rappresentano per il nostro futuro e per quel poco che resta della sovranità e democrazia dei popoli.
Per chi volesse approfondire, rimando a quanto avevo scritto qui.
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Rispetto al MAI del 1998, il TTIP si presenta oggi con maggiori probabilità di successo. L’opinione pubblica, dopo sei anni di shock economy, ha perso molta reattività, e l’apparato mediatico è ancor più compiacente di allora. Dubito che nel 1998 gli scandalosi spot propagandistici della RAI su Europa e su TTIP sarebbero passati sotto silenzio come sta accadendo oggi:
 
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Chi avesse abbastanza stomaco, può trovare qui l’intera stucchevole serie di “Europa, parliamone. Per informare, non per influenzare“.
Leni Riefenstahl ne sarebbe stata rapita.
Leni

La delega a trattare per l’Europa è attribuita al Commissario UE al Commercio, scelto invariabilmente in base a criteri di affidabilità ideologica. Quello uscente, Karel de Gucht, fra le altre cose è stato segretario del partito belga liberista-tatcheriano VLD, e in questi anni si è prodigato con entusiasmo all’avanzamento dei negoziati. Gli subentra la svedese Cecilia Malmstrom, di comprovata fede liberista, che nel corso dell’audizione al Parlamento europeo ha definito il TTIP un’ottima opportunità per espandere il commercio e quindi l’economia europea in termini di business e posti di lavoro; ha dato ampie rassicurazioni circa gli standard ambientali e di protezione dei consumatori, e liquidato come pretestuoso il timore per lo strapotere che le grandi multinazionali avranno verso gli stati.

Tramite la rete la mobilitazione continua, ma le iniziative continuano a essere ignorate da tutti i media omologati al potere, i soli ad aver peso oggi nella  (dis)informazione di massa. Le manifestazioni dello scorso sabato 11 ottobre, con oltre 1.100 eventi in 22 paesi in piazze come Parigi, Londra, Roma, Bruxelles e via dicendo, pur avendo registrato una significativa partecipazione non hanno avuto alcuna copertura mediatica, se non dalla rete e qualche TV locale,  od organi sostanzialmente  di nicchia come RT-Russia Today, che nel suo servizio parla di decine di migliaia di manifestanti scesi in strada: gente comune, attivisti, parlamentari europei e asiatici.
Una carenza di informazione che ha dell’omertoso, e riguarda tanto l’Italia che il resto del mondo.Ne parla in suo articolo Paul Craig Roberts con particolare riferimento agli Stati Uniti ma applicabile benissimo all’Europa.
Nel suo solito modo, diretto e brutale,  esordisce affermando che “l’Occidente è diventato un’enorme macchina di menzogne finalizzate a coprire attività segrete a vantaggio di interessi costituiti”, e i negoziati sul TTIP, così come i suoi omologhi TPP (Pacifico) e CETA (Canada), ne sono un buon esempio. “I cosiddetti accordi di collaborazione sono in realtà strumenti attraverso cui le multinazionali americane vogliono tutelarsi contro le leggi dei paesi in cui operano. […] Gli USA hanno insistito affinché le trattative siano segrete e al di fuori del processo democratico. Nemmeno al Congresso è permesso di accedere alle informazioni sui negoziati”. L’unica ragione per cui le controparti europea e asiatica possano accettare i termini di questi partenariati è che “esse sono a libro paga delle multinazionali”. Se gli accordi vanno a buon fine, “le sole regole che avranno in vigore in Europa e in Asia saranno quelle degli Stati Uniti”.
“Sappiamo tutti che la Commissione europea è corrotta. Chi si sorprenderebbe se i suoi membri sperano di arricchirsi con le corporations americane? Non stupisce che la Commissione abbia dichiarato che la preoccupazione per cui il TTIP avrebbe un impatto sulla sovranità dei paesi è infondata”.
“Gli Stati Uniti sono già governati dalle corporations – conclude Craig Roberts. Se questi trattati saranno conclusi anche l’Europa e l’Asia subiranno lo stesso destino”.
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Personalmente non darei così scontata l’indipendenza dell’Europa dalle multinazionali.
Ai negoziati non partecipa alcuna rappresentanza di cittadini o consumatori, ma in compenso  le multinazionali europee e americane vi sono rappresentate da oltre 600 lobbisti, accreditati come consulenti, che godono di accesso illimitato ai documenti preparatori e ai membri della commissione negoziale.
Ma pur vero che c’è anche chi pensa che “fare lobby è positivo”, come ci insegna la nostra  Alessandra Moretti, europarlamentare PD.
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Manifestazione contro TTIP

 

 

 

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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