La Spagna di Peter Pan

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In un articolo  apparso su El Paìs  l’economista Juan Torres Lòpez contesta la narrazione ufficiale del suo governo secondo cui la Spagna starebbe uscendo dalla crisi. Una critica che è interessante da leggere anche per noi, perché quella che il governo spagnolo propina ai propri cittadini per far loro metabolizzare la dolorosissima demolizione del welfare e delle tutele del lavoro, è la stessa narrazione che ci viene impartita per convincerci della necessità di procedere con l’applicazione  di analoghe misure – perché quelle subite fin qui non sono abbastanza..

La Spagna come esempio virtuoso di resipiscenza, monito alla nostra ostinata infingardaggine: penitenziagite!

Secondo l’economista i dati reali raccontano tutt’altra situazione. Qualcosa di cui personalmente ero già convinto, avendo famigliari laggiù dai quali ricevo notizie del vissuto quotidiano tutt’altro che confortanti, ma la testimonianza di Juan Torres Lòpez è una conferma autorevole, che si aggiunge a quella del direttore di Bruegel Guntram Wolff :

“Però, occorre intendersi: dire che la Spagna, il Portogallo o perfino la Grecia, sono diventati esempi da seguire oppure fari di splendore e crescita è assolutamente inappropriato. Sono tutti paesi, e aggiungo l’Irlanda, che hanno subito delle perdite in termini di Pil, di posti di lavoro, di coesione sociale, addirittura di sovranità nazionale, così drammatiche da essere di gran lunga peggiori di quelle che affliggono l’Italia” (citato da Goofynomics).

Per inciso:
C’è da osservare che l’economia spagnola continua in difficoltà nonostante le sia consentito un cospicuo sforamento della spesa a deficit, previsto quest’anno intorno al 7%. Se pensiamo che all’Italia viene aspramente rimproverato il fatto che forse (anzi probabilmente) non riuscirà a contenere il proprio deficit al 2,6% programmato, verrebbe fatto di pensare che in Europa esistono figli e figliastri. Non è così. Non esistono figli e figliastri, ma sì esiste una matrigna – la Germania – che è l’azionista di riferimento del sistema e che decide le politiche generali in funzione dei propri interessi. “La ragione per cui in Europa esistono due pesi e due misure è semplice. L’Italia è una diretta concorrente della Germania sul piano industriale e quindi va penalizzata con l’austerity. La Spagna e altri paesi Ue al contrario sono debitori di Berlino e quindi non vanno troppo indeboliti o non riusciranno a pagare”. (Alberto Bagnai, su Economia & Finanza).

Chiuso l’inciso, ecco l’articolo di Juan Torres Lòpez:

Rajoy vola insieme a Peter Pan

Mesi prima delle ultime elezioni europee il Governo di Rajoy lanciò una campagna appoggiata da banchieri e media (termini che in alcuni casi coincidono), finalizzata a far credere che l’economia spagnola aveva intrapreso il cammino del recupero economico e dell’impiego. In questo paese non siamo molto portati per la lettura, e si fa poco ricorso alle emeroteche, ma chi lo facesse potrà verificare che nell’estate del 2013 si diceva che la Spagna era “alla testa delle grandi economie mondiali”, o che un paio di mesi prima delle europee, il defunto Emilio Botìn [1] assicurava che “torna il credito, si recupera l’occupazione e l’economia crescerà sopra l’1%”. Lo stesso Presidente del governo sosteneva che l’economia spagnola avrebbe recuperato significativamente nel 2014.

Ho commentato qualche settimana fa su queste stesse pagine che i dati di contabilità nazionale che il Governo utilizza per affermare il miglioramento dell’economia sono incongruenti con quelli registrati da altre fonti statistiche. E questo indipendentemente dal fatto che questi dati non dovrebbero essere comunque presi come segnale di recupero, poiché i miglioramenti sono dovuti alla deflazione e alla spinta solitaria del turismo, che da solo ha rappresentato la metà della crescita del PIL.
Gli ultimi dati pubblicati dimostrano che il Governo sogna, se davvero pensa che stiamo uscendo con successo dalla crisi.
La riduzione del numero di ore effettivamente lavorate indica che si stanno creando nuovi contratti ma non una maggiore occupazione delle persone, L’incremento costante del debito pubblico, nonostante i tagli che si continuano a realizzare, dimostra che continuiamo nell’incapacità di generare entrate, mentre gli indicatori finanziari continuano a peggiorare. Gli ultimi, pubblicati dalla Banca di Spagna, segnalano che il tasso delle insolvenze è risalito  in luglio, a riprova che peggiora la solvibilità delle imprese e delle famiglie, e che il credito, fondamentale per la ripresa della economia, è tornato a scendere. Nonostante gli aiuti ricevuti, le banche hanno concesso 96 miliardi di crediti in meno rispetto a gennaio e 300 miliardi in meno rispetto a due anni fa.

Se stanno diminuendo finanziamenti e reddito disponibili, come indicano i più affidabili dati dell’EPF [2], è impossibile che l’economia sia migliorata o stia migliorando.
Il “recupero” di cui parla Rajoy si trova nell’Isola che non c’è, “seconda stella a destra, poi dritti fino al mattino”.

Peter Pan

 

 

[1]  Banchiere e imprenditore spagnolo,  fondatore e capo esecutivo del Banco Santander. In tempi recenti era stato sottoposto a processo per comportamento anti-etico e portato in tribunale. E’ mancato nel settembre scorso per un infarto, all’età di 79 anni.
[2] Istituto di rilevazione dei consumi privati.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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Una risposta a La Spagna di Peter Pan

  1. tramedipensieri ha detto:

    Anche da conoscenze greche…non è che se la passino molto bene. Rotolano

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