I democratici e il populista

Da Imola Oggi il video dell’intervento di Nigel Farage all’Europarlamento il 15/7/2014, durante il dibattito sulla candidatura (unica) di Junker alla Presidenza della Commissione europea.

Alcuni passaggi, fra i più significativi:

… Pensiamo per un momento alla procedura nella quale siamo impegnati: fra poco saremo chiamati a votare e abbiamo un solo candidato. Sembra di essere ai vecchi tempi dell’Unione Sovietica, no?

… Ancor peggio, sarà una votazione segreta… i nostri elettori non sapranno nemmeno come come ognuno di noi ha votato… Il parlamento non dovrebbe votare in segreto. Come rappresentanti eletti pubblicamente, siamo tenuti a rispondere delle nostre azioni di fronte ai nostri elettori.

…Lei  [rivolto a Junker] oggi ha dimostrato di essere ancora impantanato nelle vecchie idee di Europa. Ha parlato di Mr Delors come di una dei suoi eroi. Beh, lo capisco, dal suo punto di vista. Ma ha anche parlato di Mr Mitterand e Mr Kohl come suoi eroi. Avrei detto che un collaborazionista in tempo di guerra e qualcuno che ha lasciato la politica tedesca sotto il peso vergognoso di un enorme scandalo finanziario di partito non dovrebbero essere il tipo di persone da prendere come modello di virtù per l’Europa di oggi.
… Ciò che risulta è che lei vuole portare avanti il processo di centralizzazione dei poteri. Il che non sorprende, dato che negli ultimi vent’anni lei è stato una figura chiave di questo sistema che ha deliberatamente oltraggiato la democrazia. Il miglior esempio è quanto lei disse a proposito del referendum francese sulla costituzione europea: “Se è un SI diremo ‘Andiamo avanti’; se è un NO diremo ‘continuiamo così'”. Che roba è questa? Cos’ha a che fare con la democrazia?

[Junker, aggiungo io, è il signore che ha spiegato il metodo operativo degli eurotecnocrati: “Prima decidiamo qualcosa, poi la lanciamo nello spazio pubblico. In seguito aspettiamo un po’ e guardiamo cosa succede. Se non fa scandalo o non provoca sommosse, perché la maggior parte delle persone non si sono neanche rese conto di ciò che è stato deciso, continuiamo, passo dopo passo, fin quando non sia più possibile tornare indietro].

… Lei ha detto che questo non è tempo per una rivoluzione. Sappia che una rivoluzione c’è già stata: un vero colpo di stato sulle democrazie nazionali, senza che la gente si rendesse conto di ciò che stava accadendo.

Farage sarà anche l’estremista di destra che tutti dipingono, e il suo un partito di xenofobi nazionalisti. Ma ascoltate quello che dice, e ditemi se ha torto.

Posso sbagliare, e sarò felice di ricredermi, però non credo che una stessa sacrosanta denuncia sia arrivata o arriverà mai da qualcuno del PSE, o del PPE, o dagli tsiprioti de noantri. Vero è che questi gruppi, in compenso, non sono né xenofobi né nazionalisti. Tanto meno, dio ci liberi, populisti.
Questi sono partiti rispettabili.

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7 risposte a I democratici e il populista

  1. tramedipensieri ha detto:

    Non so.
    Sono certa però che è sempre bene documentarsi da fonti certe. Leggere su diverse testate…e farsi un’idea. Perché c’è della stampa che “pretende di prendersi il cervello e di portarlo a vedere le cose” che interessano a “loro”.

  2. Sendivogius ha detto:

    Sono e resto fermamente convinto che tu sia troppo intelligente, da farti davvero irretire da simili manipolatori professionisti…
    E proprio perché non ho nulla da insegnare (meno che mai ad una persona della tua lucidità analitica), non mi soffermerò a smantellare, sofismo dopo sillogismo, tutte le studiate mistificazioni di uno come Farage che sì, è e resta un populista (e della peggiore specie: di quelli che non sbavano e non urlano, quindi più subdoli), nel solco del classico isolazionismo britannico (e pure questo è molto nazionalista).
    Quando Farage parla dei problemi giudiziari di Kohl (roba che alle nostre latitudini farebbe ridere anche il più incallito dei forcaioli) e denuncia lo strapotere dei tecnocrati della finanza, forse dovrebbe prima parlare dei suoi attualissimi problemi con la giustizia inglese e di come si sia arricchito speculando in borsa con prodotti finanziari altamente ‘tossici’.
    Quando parla di “collaborazionisti”, dovrebbe forse spiegare perché ha rischiato lui di essere espulso dal college mentre inneggiava ad Hitler e si professava fascista.
    In quanto a razzismo e xenofobia, Farage è quello che ha detto che non vorrebbe mai avere un romeno come vicino di casa perché, ammiccando, tutti quelli che hanno avuto la sfortuna di averne uno sanno di cosa parliamo… Be’, i miei vicini di casa, guarda un po’ il caso, sono rumeni e oltre ad essere rispettabilissime persone sono di gran lunga preferibili a molti dei miei italianissimi dirimpettai.
    Quella di Farage è un’affermazione apertamente razzista. E il problema è che non costituisce un’eccezione.

    Se la “gente” si rendesse veramente conto, si organizzerebbe per costruire un’opposizione seria, fondata su alternative concrete, e non voterebbe simili arruffapopolo, come per esempio il “Capo politico” nostrano che cita e plagia interi brani del “Mein Kampf” come se fossero le massime di Rochefoucauld.
    Il problema maggiore, di questi tempi, è proprio riuscire a mantenere ferma la rotta sottraendosi al canto delle sirene, che nelle protesta legittima sfruttano temi e parlano linguaggi cari anche alla sinistra, per obiettivi e finalità reazionarie che sono tutte di destra. E non è sempre facile sottrarsi all’inganno, perché nel loro lavoro sono anche bravi.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Caro Sendivogius,
      Intanto grazie per la patente di lucidità che mi dài. Mi piacerebbe meritarla: di questi tempi la lucidità è un bene prezioso; ma credimi, di questi tempi per me separare il grano dal loglio è diventato un impegno impossibile. In pratica vedo loglio da tutte le parti. Sarà l’età.
      Riportando l’intervento di Farage non intendevo attribuire nessuna particolare legittimazione al personaggio. Ho solo costatato, ancora una volta e con amarezza, che certe analisi arrivano ormai solo da un’area che nulla ha a che fare con il mio orientamento politico-culturale, mentre dall’area che dovrebbe essere il mio naturale riferimento trovo – nel migliore dei casi – un silenzio omertoso e il più delle volte connivenza con il modello antidemocratico e asociale perseguito da questa Europa. Un modello a mio modo di vedere autoritario e sociopatico, dove gli spazi di democrazia che permangono solo solo formali.
      Un modello di cui la grancassa mediatica dà una rappresentazione altra, operando sulla gente un condizionamento mentale che definire orwelliano non è più un’iperbole (qui la gente si sente davvero in colpa “per essere vissuta al di sopra dei propri mezzi”!), all’unico scopo di rendere politicamente inevitabile ciò che un tempo era politicamente improponibile, secondo la migliore dottrina della shock economy.
      Ora, sappiamo che Farage, come la Le Pen, hanno parecchi scheletri nell’armadio. Ma questo non deve impedirmi di plaudire a una verità solo perché ho riserve su chi la dice: l’argomentum ad personam è la più classica delle fallacie. Tanto più che ultimamente non si dicono molte verità, e non ti nascondo che per me è liberatorio ascoltarne una ogni tanto.
      Ovviamente alludo a “verità” relative, non assolute. Quindi opinabili. Ma in questo caso vanno criticate nel merito, non per chi le dice. Altrimenti si cade nel gioco di chi non le dice: gente rispettabile, non populista, ligia a ogni formalità democratica ma devoti solo alla sostanza del potere. In una parola: ipocriti.

      • Sendivogius ha detto:

        Conosco abbastanza bene la tua visione politico-culturale (che peraltro condivido in massima parte) da non aver mai pensato per un solo istante, tu volessi trarre chissà quale legittimazione o sponda al personaggio in questione o qualunque altro… Credo convintamente che l’animus dell’agit-prop sia quanto di più lontano possibile dalla tua indole e sensibilità politica; quindi proprio non ti ci vedrei a fare la ragazza pon-pon per un qualsivoglia leader e partito..:)

        “..la lucidità è un bene prezioso; ma credimi, di questi tempi per me separare il grano dal loglio è diventato un impegno impossibile. In pratica vedo loglio da tutte le parti. Sarà l’età.”

        😉 Oh di questo non ti devi proprio preoccupare: io sono un po’ più giovane e ti posso assicurare che questa sensazione (molto fastidiosa) me la porto addosso da quando avevo vent’anni. Adesso che sto per raggiungere gli ‘anta, ho rinunciato a sgrullarmi di dosso il “loglio” e più che altro sto attento alle irritazioni, alle quali per l’appunto contribuiscono massimamente gli ‘ipocriti’ di cui sopra: “gli scribi e i farisei” sempre buoni per tutte le epoche, prorio perché funzionali a quella distopia che chiamano col falso nome di “stabilità”.

  3. aldoricci ha detto:

    avrei piuttosto titolato I così/detti democratici e il così/detto populista”… inutile dire che condivido il pezzo

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