Brasile, Coppa del Mondo 2014: Quanto costa un “gollazo”?

da: carlinhoutopia.com

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Da Noise From Africa segnalo un breve documentario girato dal giornalista danese  Mikkel Jensen Keldorf, sottotitolato in italiano  e pubblicato insieme a una testimonianza dell’autore da Carlinho Utopia, un blog che vuole raccontare “il Brasile che non ci raccontano”. Il documentario illustra le varie modalità di “igienizzazione e cosmesi” applicate alle favelas delle città che ospitano il Mondiale, e agli emarginati che le abitano, affinché l’evento non venga offuscato, agli occhi dei turisti e delle televisioni, da improprie situazioni di degrado. Si sa che questo tipo di vetrine (Coppe del mondo, Giochi olimpici, Expo e quant’altro) devono presentarsi assolutamente immacolate affinché gli enormi interessi finanziari che vi gravitano attorno non abbiano a subire alcun tipo di pregiudizio. Poco importa che tutti sappiano quanta polvere sia nascosta sotto il tappeto, purché l’immagine ufficiale del paese offerta ai turisti e trasmessa dai media sia impeccabile.

Il sogno di Keldorf era ottenere l’incarico di inviato per la Coppa del Mondo, ma – come ha detto qualcuno – bisogna sempre guardarsi dai propri desideri perché potrebbero avverarsi:

“[…] Durante cinque mesi ho documentato le conseguenze della Coppa. Ce ne sono tante: corruzione, sgomberi di intere famiglie e progetti sociali cancellati dentro le comunità più povere, forze armate e polizia militare nelle favelas. Ho scoperto che tutti i progetti e i cambiamenti sono fatti a causa di persone come me, un “gringo”, uno straniero, oltre che per una parte della stampa internazionale. Sono solo uno strumento usato per fare impressione.
Nel mese di marzo, sono stato a Fortaleza per conoscere la città più violenta che avrebbe ospitato la Coppa del Mondo. Ho parlato con alcune persone che mi hanno messo in contatto con i bambini di strada, e ho scoperto che molti di loro sono “desaparecidos”, sono scomparsi. Spesso vengono uccisi nel sonno, di notte, mentre dormono in zone con molti turisti. Perché? Per lasciare la città pulita per i gringos e per la stampa internazionale? Per causa mia? […] Non posso coprire questo evento dopo aver appreso che il prezzo della Coppa non è solo economicamente il più alto di sempre nella storia , ma è anche un prezzo, ne sono sono convinto, che comprende la vita di questi bambini.”

Manoel Torquato, coordinatore nazionale della campagna “Crianca Não é de Rua“, intervistato racconta (dal minuto 11:34):
Abbiamo cominciato a vedere in città gruppi di sterminio che sparano ai bambini che dormono in strada. Bambini e anche adulti. I bambini stavano dormendo davanti ad una farmacia in una strada molto famosa di Fortaleza, l’Avenida Joao Pessoa. Una macchina nera si è fermata durante la notte ed hanno abbassato i finestrini. La famosa “macchina nera”, come la chiamiamo in Brasile. Hanno sparato a tutti. Quattro sono stati colpiti e due di loro sono morti. Due fratelli. Gli altri due sono ancora all’ospedale.

Non occorre grande immaginazione per capire che questi mega eventi poco hanno a che fare con lo sport, che le risorse impiegate vanno sistematicamente a scapito delle urgenze sociali per le quali non si trovano mai i soldi, e che a trarne vantaggio sono unicamente i grandi interessi economici e finanziari, oltreché politici per l’efficace funzione sedativa e di sfogo esercitata nei confronti delle masse.
In altre parole, sono operazioni che dovrebbero essere considerate inaccettabili dal punto di vista etico prima ancora che economico.

Per quanto mi riguarda, appartengo orgogliosamente alla minoranza che ha deciso di sottrarsi a queste logiche: da anni sono in stato di sciopero permanente nei confronti degli eventi consacrati alla spettacolarità di massa, a quanto pare senza che la mia salute psico-fisica ne abbia risentito.

A coloro che hanno optato diversamente vorrei raccomandare che al prossimo gollazo di questo o quel giocatore, dopo l’inevitabile esultanza, dedichino un breve pensiero alla massa dei dolenti il cui involontario sacrificio ne ha permesso la realizzazione.

 

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Fotodilettante Viaggiamatore
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