Commemorazioni e dimenticanze: la guerra ignorata (I)

Il giorno più lungo

Paul Craig Roberts è un’economista e giornalista americano titolare di un blog omonimo. Sotto l’amminstrazione Reagan ha ricoperto il ruolo di assistente al Segretario del Tesoro, e fu tra gli ispiratori della Reagonomics, la dottrina economica reganiana ispirata ai principi neoliberisti.
Da allora ha sottoposto le sue idee ha una profonda revisione, portandosi su posizioni estremamente critiche nei confronti del neo-liberismo e in generale della politica estera americana, che considera basata su ottuse strategie imperialiste.

In un post scritto in occasione delle celebrazioni per il 70mo anniversario dello sbarco in Normandia, Craig depreca che ancora una volta la macchina propagandistica anglo-americana faceva passare l’idea che su quelle spiagge si erano decise le sorti della II Guerra mondiale, nel solco della costruzione mitologica iniziata fin da subito dopo la fine del conflitto e largamente supportata dalla produzione cinematografica hollywoodiana.

Nei loro discorsi celebrativi –  nota Craig – Obama e Cameron si sono presi tutti i meriti della disfatta nazista, omettendo di menzionare il fatto che la Germania aveva di fatto perso la guerra già a febbraio 1943, con la distruzione della Sesta armata  a Stalingrado, e che era stata principalmente la Russia, con il suo popolo e la sua Armata Rossa, a sopportare fino a quel momento il peso della guerra.
Quando nel 1941 Hitler decise di invadere la Russia, lo fece con il più imponente dispiegamento di forze mai allestito nella storia: 3,5 milioni di uomini, 3.300 carri armati,  2.770 aerei; all’epoca dello sbarco in Normandia il piano codificato come “Operazione Barbarossa” era definitivamente fallito e la macchina bellica che lo avrebbe dovuto supportare era stata stritolata a Stalingrado un anno prima (febbraio 1943).
Secondo lo storico Jacques Pawels, il punto di svolta per le sorti della guerra era accaduto addirittura due anni e mezzo prima, con la battaglia di Mosca del dicembre 1941, quando la strategia hitleriana fondata sulla blitzkrieg si dimostrò illusoria, condannando la Germania ad un lungo conflitto che non avrebbe potuto sostenere. ” Quando l’Armata Rossa lanciò la sua devastante controffensiva il 5 dicembre 1941, lo stesso Hitler si rese conto che avrebbe perso la guerra. Ma naturalmente non era disposto a riconoscerlo davanti al popolo tedesco. La controffensiva russa dal fronte moscovita fu presentata come un temporaneo contrattempo imputabile all’imprevisto arrivo precoce dell’inverno e/o all’incompetenza e vigliaccheria di alcuni comandanti. Fu solo un anno più tardi, dopo la catastrofica disfatta nella Battaglia di Stalingrado durante l’inverno 1942-1943, che la popolazione tedesca e il mondo intero capirono che la Germania era condannata. Ecco perché perfino oggi molti storici continuano a ritenere che la svolta avvenne a Stalingrado”.

Comunque sia, l’invasione della Normandia avvenne a giochi fatti, e fu progettata non tanto per alleggerire il fronte orientale come Stalin aveva invano richiesto agli Alleati fin dal 1941, quanto per impedire che l’avanzata dell’Armata Rossa arrivasse fino all’Europa occidentale.

Di quel periodo storico molti americani, se non la maggior parte, hanno una percezione non fattuale ma emozionale, basata su una rappresentazione agiografica e propagandistica propalata dalle innumerevoli produzioni hollywoodiane. Craig si aspettava quindi che molte reazioni al suo articolo sarebbero state sfavorevoli, come puntualmente è avvenuto, e ciò gli ha dato l’occasione per scrivere sull’argomento un post ulteriore, “The Unknown War“, inspirandosi al titolo di una serie di documentari televisivi sulla guerra russo-tedesca (documentari che hanno essi stessi una storia interessante e di cui parlerò in un prossimo post).
Egli cita come esemplare la lettera indignata di tale JD del Texas, il quale scrive protestando che “sono stati solo i nostri ragazzi americani a vincere la guerra”.
JD, a quanto pare, ignorava perfino che la Russia avesse mai combattuto. Prima di scrivere JD avrebbe potuto perdere qualche minuto a documentarsi, su un libro di storia o in rete, ma ha preferito lanciarsi a testa bassa e gridare il suo sdegno con un commento basato sulle emozioni anziché sui fatti, e ciò gli è valsa una magra figura.
In questo senso, dice Craig, JD ” è l’epitome della politica estera americana: precipitarsi in qualunque conflitto senza nulla conoscere al riguardo, o accenderne di nuovi, dove sarà qualcun altro a vincere”.
Difficile dargli torto, se guardiamo ai settant’anni di politica estera americana dallo sbarco in Normandia a oggi. E il fatto più preoccupante è che questa coazione a ripetere gli stessi errori diventa tanto più incontrollata quanto più ci avviciniamo al presente, in un disastroso crescendo di interventismo militare che sembra essere direttamente proporzionale al declino politico ed economico.

Riferimenti:
Paul Craig Roberts – Lies grow audacious
Paul Craig Roberts – The Unknown War
Jacques Pauwels   –  Battle of Moscow

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