Elezioni europee 2014: i motivi di un’adesione.

Ricevo dall’amica Silviar, e pubblico volentieri sottoscrivendolo, un appello elettorale che ha scritto a più mani con altri amici del gruppo Dalmata.

Nessuno si illude sulla rilevanza politica delle prossime consultazioni, stante l’irrilevanza del Parlamento europeo all’interno delle istituzioni comunitarie. Quest’anno però, dopo una crisi che ha superato per gravità e durata quella del 1929, il voto ha un chiaro significato referendario pro o contro l’eurosistema, che nella gestione di questa crisi ha rivelato tutti i limiti del suo impianto autoritario e antisociale.
Nessuna rilevanza politica, quindi, e tuttavia grande rilevanza morale: tanto più forte quanto più inequivocabile dovesse emergere il rifiuto degli elettori per questa distopia orwelliana.

La candidatura del professor Claudio Borghi Aquilini come indipendente nella liste della Lega è stato per me un sollievo, perché mi ha tolto dall’impaccio di una scelta fra un’astensione che giudico comprensibile ma rinunciataria e manipolabile nelle interpretazioni, e un voto senza convinzione fra le tante ambiguità di partiti e movimenti tutti unanimi nel reclamare un’Europa diversa, ma nessuno disposto a rompere veramente con il sistema, dimostrando con questo la velleità – quando non la strumentalità – di queste posizioni.

Conosco personalmente Claudio Borghi per avere assistito ai tanti convegni nei quali da anni, lui e altri coraggiosi come Bagnai, Barra Caracciolo,  Stefano D’Andrea, Bruno Amoroso – per citarne solo alcuni –  , si vanno prodigando per comunicare alle persone e a dispetto della disinformazione mediatica la consapevolezza che il disastro in cui siamo stati trascinati era prevedibile e previsto (per ammissione esplicita degli stessi attori), quindi perpetrato scientemente.

In questi anni ho ascoltato da lui, culturalmente e politicamente di “destra”, le ragioni che avrei voluto sentire affermare con forza dalla “sinistra”; mentre da quella parte, l’unica affermazione pervenuta, straordinariamente cinica nella sua sincerità, è stata: ” Il capitale politico investito dal PD nell’euro è troppo grande perché ci si possa permettere che fallisca” (Cfr Fassina).

In questi anni, di Claudio Borghi ho potuto apprezzare la coerenza e l’onestà intellettuale, doti di cui si avverte sempre più la mancanza. L’impegno che ha profuso e profonde in ciò che considero sia ormai diventata una battaglia di civiltà (la civiltà dei valori sociali, solidali, costituzionali e democratici contro quella dei valori di mercato, della finanza, delle multinazionali e del darwinismo sociale) mi danno la ragionevole certezza che con lui il mio voto non andrà sprecato.

 

§

 

PERCHE’ NOI – DI SINISTRA – IL 25 MAGGIO VOTIAMO
CLAUDIO BORGHI al Nord Ovest e Centro
FRANCESCA DONATO al Nord Est e Isole
Candidati indipendenti al Parlamento Europeo per la Lega Nord

Questa crisi, la più lunga e profonda dall’Unità d’Italia, non finirà, se non uscendo dall’euro che ne è la causa, riconosciuta da TUTTI gli economisti, e riprendendo la piena sovranità
monetaria e l’intervento dello Stato nell’economia, applicando il dettato Costituzionale.

La crisi è dovuta agli squilibri commerciali tra i paesi dell’eurozona, è di DEBITO PRIVATO ESTERO, come riconosciuto da TUTTI, compresa la BCE. L’Irlanda, prima ad essere colpita, aveva debito pubblico al 25% nel 2007, dopo i salvataggi delle banche PRIVATE è ora al 124%.

Chi parla di crisi causata dal debito pubblico ha ben altri interessi che risolverla, e soprattutto non fa gli interessi dell’Italia e degli italiani.
Chi parla della corruzione, omettendo che questa non incide sulla crescita economica, come provano Cina o la stessa Germania la cui Siemens è stata condannata alla multa più alta della storia per corruzione internazionale, compie la stessa disinformazione di chi ha pagato le rivolte arabe e ucraine per eliminare governi eletti.
Chi parladi “mafie” in un contesto di libera circolazione dei capitali, senza controllo, e toglie allo Stato gli strumenti, e le risorse per le forze dell’ordine, non fa gli interessi della società.
Chi parla dei costi della politica intende limitare la democrazia in favore dell’oligarchia finanziaria perché i dati relativi al solo 2012 dicono questo:

 

Costi della politica (blu) e costi del "più europa" (Rosso)

Costi della politica (blu) e costi del “più europa” (Rosso)

 

Nell’eurozona c’è un unico grande creditore, la Germania, che ha prestato sconsideratamente, attuando, nel 2002, una svalutazione competitiva interna (tagliando stipendi e precarizzando illavoro – le “riforme” – e ha 10 milioni, il 25%, di lavoratori poveri); ha così impedito l’acquisto di merci estere, tenuto bassi i prezzi, e impedito la redistribuzione del reddito tra i suoi cittadini. Anche quest’anno il suo surplus commerciale è di 200 miliardi, a fronte di una crescita economica ridicola (in media 0,63% all’anno), grazie all’euro il cui valore rispetto all’economia tedesca è sottovalutato, mentre è fortemente sopravvalutato per le fragile economie degli altri paesi.

L’Italia ha perso il 10% del PIL, il 25% della produzione industriale, il 30% degli investimenti: è una catastrofe, numeri da Paese in guerra.

Nonostante questo si chiede allo Stato di ridurre la spesa pubblica, una delle più basse dell’UE, invece di agire a sostegno dell’economia e della vita delle persone come richiederebbe la razionalità economica e come è scritto nella nostra Costituzione.

Ricordiamo che da ormai 25 anni l’Italia chiude il proprio bilancio con un avanzo primario, ma che è costretta a nuove emissioni per coprire il deficit che deriva dal costo degli interessi. Una situazione che ha origine nel 1981, quando con una decisione che non ebbe alcun avallo parlamentare fu deciso il famigerato “divorzio” fra Tesoro e Bankitalia, rinunciando così alla possibilità di pagare tassi reali negativi, e dando inizio a una conseguente gigantesca redistribuzione della ricchezza in favore delle rendite e a svantaggio dei redditi. Da allora l’ammontare degli interessi maturati ha raggiunto la cifra di 3.100 mld, di cui i 2.100 dell’attuale debito rappresentano la quota ancora non pagata, sulla quale maturano a loro volta interessi che producono ulteriore debito.

Ricordiamo che nonostante la grave crisi gli Italiani fino al  2013 hanno erogato 50 mld (44 mld ai “fondi salva-stati” ESFS e MES, e 6 mld  erogati bilateralmente) contribuendo al salvataggio non dei paesi in crisi ma delle banche tedesche e francesi che avevano prestato troppo e male a questi paesi (Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo).

 

Sostegno-finanziario-paesi-UEM.png

 

 

I paesi “bombardati” dall’euro sono: Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, Cipro, Slovenia, Francia. La Finlandia è in recessione, l’Olanda non garantisce più lo stato sociale, Malta, Belgio
sono anch’essi colpiti dalla crisi, l’Austria sta effettuando pesanti salvataggi del sistema bancario con soldi pubblici. La Germania ha speso 300 miliardi € in salvataggi bancari.

In Grecia la crisi ha devastato il Paese peggio della II Guerra Mondiale: 1/3 della popolazione non ha accesso alla sanità, l’80% dei cittadini di Atene non ha riscaldamento, 700.000 bambini non hanno cibo a sufficienza e accesso alle vaccinazioni, la mortalità neonatale è aumentata del 43%. La Grecia, dopo le “riforme” della Troika (Commissione Europea, BCE e FMI) è ora stata retrocessa a paese “in via di sviluppo”.

Le politiche di austerità prescrivono le “riforme” fallimentari del Fondo Monetario Internazionale: svendita dei beni dello Stato, cioè nostri, privatizzazioni dei servizi e taglio alla spesa pubblica, quindi alla sanità, alle pensioni, alla scuola, taglio agli stipendi. Riforme che ricalcano quelle imposte da regimi totalitari e/o venduti al capitale e alle multinazionali, come quelli di Pinochet, Videla, Menem e Yeltsin.

L’euro ha lo stesso ruolo dei golpes: rimodellare le società in senso oligarchico, togliere la ricchezza del 99% (quella di cittadini e Stati) per convogliarla all’1% più ricco.

L’euro è lo strumento di attuazione della criminale shock economy della “scuola di Chicago”, applicata al continente più ricco e socialmente più  avanzato, i cui cittadini non avrebbero mai accettato di rinunciare allo stato sociale e alle tutele frutto di decenni di lotte, insieme ai diritti costituzionali, se non fosse stata scientificamente applicata questa dottrina: approfittare di una stato di crisi, reale o indotto, affinché ciò che prima era politicamente improponibile diventi politicamente inevitabile.

L’ideologo della UE è l’economista von Hayek, fondatore della “scuola di Chicago” da cui è partita la riscossa della scuola liberista che vede nello Stato che regola il capitalismo e nelle Costituzioni Democratiche i nemici da abbattere, in nome dell’internazionalismo del capitale che non vuole confini né regole: un’ideologia reazionaria e totalitaria, diventata dominante, a cui aderisce chiunque difenda l’euro.

La scienza economica aveva previsto, fin dal 1957, che una moneta unica per paesi così diversi avrebbe condotto a gravi crisi. TUTTI SAPEVANO, e lo hanno ripetutamente confessato, che le crisi sarebbero state lo strumento per imporci quanto deciso da “loro”: l’abbandono dei diritti Costituzionali, per primo il lavoro, che nei trattati UE è considerato SOLO merce e quindi soggetto alle leggi della domanda e dell’offerta, MAI un diritto da tutelare.

Nel sistema euro l’aggiustamento della competitività tra i diversi paesi passa dalla svalutazione del lavoro, dal taglio degli stipendi, dalla contrazione della domanda interna che argina le importazioni ma che fa fallire le Piccole e Medie Imprese: si elimina così, di fatto, il diritto al lavoro e alla dignità delle persone su cui si incardina la nostra Costituzione. Le PMI sono svantaggiate dal cambio dell’euro troppo alto – o sono cannibalizzate attraverso il partneriato finanziario. Nel resto del mondo l’aggiustamento della competitività passa dal riallineamento del cambio rispetto alle altre valute secondo la legge della domanda e dell’offerta.

L’UE è nata per favorire la finanza e le multinazionali. Ci sono 15.000 lobbisti registrati a Bruxelles (oltre a quelli non registrati): la lotta contro l’euro è quella dei piccoli contro i grandi
e l’UE NON è riformabile: per cambiare i trattati ci vuole l’impossibile unanimità di 28 Paesi.

L’art. 11 della nostra Costituzione “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le
Nazioni”: NON parla di “cessione” della sovranità, che appartiene PER INTERO al popolo, compresa quella economica e monetaria, ma soltanto delle “limitazioni” (e in parità con gli altri
Stati, mentre la Germania ha assunto il ruolo di comando dell’eurozona), e solo per assicurare pace e giustizia TRA le nazioni, cioé un maggiore benessere, cosa che in eurozona non c’è, e
non ci sarà mai, perché il pilastro dei trattati UE NON è la cooperazione/solidarietà tra le Nazioni per il maggior benessere, ma la competizione e il mantenimento del valore della
moneta attraverso la svalutazione del lavoro.

Se non ci facciamo sentire niente li fermerà: oltre alla svendita del patrimonio dello Stato, alla svendita delle grandi aziende strategiche come ENI, ENEL e FINMECCANICA a gruppi stranieri,
alla delocalizzazione, alla deindustrializzazione dell’Italia, sono pronti l’ERF: lo Stato sarà pignorato delle tasse riscosse e dovrà dare i suoi beni in garanzia del debito pubblico, e il TTIP, accordo di libero scambio con gli USA la cui trattativa è tenuta segreta dalla UE ed è condotta da un solo Commissario a nome di tutte le nazioni della Comunità. Grazie a questo accordo le multinazionali imporranno la privatizzazione di servizi come l’acqua e la sanità, le pensioni, il peggioramento delle regole del lavoro, portando a giudizio in arbitrati internazionali gli Stati stessi: l’Argentina è stata condannata a pagare un miliardo di dollari alle multinazionali per NON aver privatizzato l’acqua.

E’ ora di dire BASTA a questo immenso trasferimento di ricchezza all’1%. Il tributo di vite umane è troppo alto, si susseguono i suicidi, censurati dall’informazione, acquisita in toto dall’oligarchia e megafono di politici asserviti che ripetono che non si può uscire dall’euro.

Possiamo scegliere di non essere schiavi, prima che il processo di distruzione dell’economia divenga irreversibile.

Di questa analisi non c’è traccia nelle formazioni elettorali della cosiddetta sinistra, che si condanna all’irrilevanza e ci condanna all’indigenza.

Non ce n’è traccia neanche tra quelli che poco più di dieci anni fa hanno preso (o fatto prendere) delle manganellate per lottare contro il neoliberismo e la globalizzazione di cui l’euro
è la faccia assunta in Europa.

In tempi “normali” saremmo lontani politicamente dalla Lega Nord, e dal professor Borghi a cui siamo grati per questa battaglia; oggi sono gli unici che presentano il problema per quello che
è, e soluzioni che nel ‘900 sarebbero state considerate tranquillamente di sinistra: Banca Centrale pubblica dipendente dal Ministero del Tesoro, indicizzazione dei salari, difesa del patrimonio industriale e produttivo del Paese, difesa del diritto al lavoro e della DEMOCRAZIA.

Un gruppo di cittadini “di sinistra”

 

Per maggiori informazioni:

su Bastaeuro.org il libretto informativo di Claudio Borghi

Blog:

Goofynomics
Orizzonte48
Voci dall’Estero
Voci dalla Germania

Libri:
Alberto Bagnai: Il tramonto dell’euro;
Vladimiro Giacché: Anschluss;
Antonio Maria Rinaldi: Europa Kaputt;
Luciano Barra Caracciolo: Euro e (o?) democrazia costituzionale
Naomi Klein: Shock Economy

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Informazioni su Mauro Poggi

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2 risposte a Elezioni europee 2014: i motivi di un’adesione.

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