Fosfeni economici

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Letta golfo

Su La Stampa del 4 febbraio, a proposito della missione nel Golfo del nostro Presidente del consiglio, si legge:

“Enrico Letta torna a Roma dalla sua missione nel Golfo. E lo fa ‘con il sorriso sulle labbra’, perché nel suo road show del sistema Italia tra Emirati, Qatar e Kuwait, incassa importanti segnali di ‘fiducia verso l’Italia’. Ma anche e sopratutto fatti. A cominciare da quei 500 milioni che mette in valigia per le imprese tricolori, e quindi per la crescita ed il lavoro, che il ‘più antico e prestigioso fondo sovrano del mondo, Kia (Kuwait Investment Authority), ha deciso di dare all’Fsi (il fondo strategico di Cassa Depositi e Prestiti) per investire nelle medie e grandi imprese del Made in Italy’. Una boccata di ossigeno, in termini di capitalizzazione, la cui ricaduta sulla crescita e il lavoro non tarderà, assicura il premier. Che parla così di ‘colpo grossoil più grande che porta a casa dal Golfo. Ma non l’unico’ “.

Ulteriori dichiarazione riportate dal Giornale.it :

“In conferenza stampa [il Presidente Letta] ha poi chiesto a Confindustria di dare ‘segnali di fiducia e non solo di disfattismo’, dicendo che gli accordi sottoscritti in questi giorni sono il segnale che ‘fuori dall’Italia credono in noi’ “.

Per capire l’importanza della somma messa in valigia conviene un minimo di contestualizzazione: la dessero a me mi risolverebbe la vita; data al sistema Italia l’impatto è probabilmente meno significativo.

500 milioni di euro rappresentano:
0,03%   del PIL
3,0%     del costo previsto per l’acquisto degli F35
0,5%     dei crediti (scaduti) delle imprese italiane nei confronti della Pubblica amministrazione, per i quali stiamo subendo l’ennesima procedura di infrazione da parte della UE
6,3%     oppure 1,4% del costo della TAV in Val di Susa, a seconda che si assuma il preventivo più ottimista o quello più pessimista  (rispettivamente 8 mld e 35 mld)
4,3%     del costo delle Olimpiadi 2024, se mai sarà accettata la candidatura italiana che Letta sembra intenzionato a proporre (base: giochi olimpici di Londra nel 2012, 11,5 mld)
6,7%     della recente ricapitalizzazione Bankitalia (7,5 mld), che a dispetto dei dinieghi reiterati ma non motivati continua a essere un regalo alle banche italiane
0,5%     del contenzioso fiscale con le concessionarie giochi (90 mld), poi transato a 2,5 mld e infine, pare, chiuso a 600 milioni.
33,3%  della cifra stanziata dalla UE nel 2013 a favore dell’Italia (1,5 mld) per l’occupazione giovanile; quella che consentì al  governo Letta “di lavorare al secondo pacchetto lavoro” e indurre le imprese ad assunzioni di massa, dal momento che ora “non avevano più alibi e potevano riprendere ad assumere giovani” (ma la mancanza d’alibi non impedì alla disoccupazione giovanile di passare dal 35% di fine 2012 al 41,6% di fine 2013).

Mi fermo qui. Se questo è il colpo grosso più grande, chissà gli altri.

Ma quel “fuori dall’Italia credono in noi” mi trasporta nostalgicamente al marzo di due anni fa, e alle dichiarazioni di un altro Presidente del consiglio anche lui in trasferta da piazzista, quella volta in Estremo Oriente. Da laggiù Mario Monti mandava a dire, con l’inconfondibile stile del tecno-burocrate: “

“Comincia a diffondersi l’apprezzamento per ciò che il nostro Paese ha saputo fare in pochi mesi in termini di riduzione del disavanzo, riforma delle pensioni, liberalizzazioni.
Ma restano una riserva, una percezione errata, un forte dubbio. La riserva, comprensibile, riguarda il mercato del lavoro. Con quali tempi il Parlamento approverà la riforma proposta dal governo? Finché la percezione errata e il dubbio non saranno dissipati, la fase attuale verrà considerata come una interessante «parentesi», degna forse di qualche investimento finanziario a breve termine. Ma le imprese straniere, come del resto quelle italiane, saranno riluttanti a considerare l’Italia un luogo conveniente nel quale investire e creare occupazione”.

La riforma poi si fece, come ognuno ricorda. L’Italia continuò a essere un luogo sconveniente per investire e creare lavoro; le imprese straniere seguitarono a riluttare; in buona parte quelle italiane delocalizzarono o fallirono. Quanto alla disoccupazione, si ostinò a crescere, passando dall’8,4% di allora al 12,7% di oggi. All’epoca il Presidente del consiglio continuava a vedere luci in fondo al tunnel, poi rivelatesi frutto di quei fenomeni entoptici conosciuti come fosfeni.

Oggi come allora un altro Presidente del consiglio inalbera analoga fiducia, sicuramente vittima della stessa patologia visiva. Perché se non si trattasse di patologia allora bisognerebbe parlare, in entrambi i casi, di malafede: e questo è ovviamente fuori discussione.

monti tokyo

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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2 risposte a Fosfeni economici

  1. tramedipensieri ha detto:

    Com’è è che l’impressione che ci stiamo svendendo pezzo a pezzo?
    Come fa a dire che la crisi è passata? ….
    ma davvero pensa che sia credibile una cosa del genere?
    Facile produrre il lavoro con i soldi prestati, ma non lo sa che son da restituire?
    Non vorrà per caso vender loro un (altro) pezzo della Sardegna eh….

    E la smetta di comprare armi, aerei e quanto altro di bellico ha in mente! 😦

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