Necrologi (II): Ariel Sharon 1928 – 2006/2014

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Ariel Sharon è morto l’11 gennaio 2014, all’età di 85 anni. Otto anni fa era stato colpito da un’emorragia cerebrale e da allora giaceva in stato di coma irreversibile. Traduco da WorldSocialistWebSite  un durissimo articolo di Jean Shaoul, professoressa emerita alla Manchester Businnes School (qui la sua scheda personale).

ariel_sharon_helmet_AP

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“[…] Sharon è stato giustamente vituperato dal milioni di persone per la sua politica di provocazioni, omicidi e pulizia etnica. L’intera carriera politica, che gli è valsa il soprannome di “macellaio dei palestinesi”, è stata segnata da una serie di atrocità nei confronti sia dei palestinesi che dei paesi arabi confinanti. La più famigerata fu la sua collusione con la fascista Falange Libanese nel settembre 1982, quando vennero lasciati massacrare più di 3000 palestinesi nei campi profughi di Sabra e Shatila a seguito dell’occupazione israeliana del Libano.
La commissione parlamentare d’inchiesta Kahan concluse che Sharon, come ministro della difesa e comandante delle forze d’occupazione, aveva “responsabilità personali” per questo barbaro crimine, ma non fu mai perseguito e rimase nella compagine di governo.

Più che qualunque altro politico, Sharon fu l’architetto e il promotore della politica espansionista israeliana. I costi di questa politica continuano a gravare direttamente sui palestinesi e indirettamente sulla classe lavoratrice israeliana, per i tagli sociali e gli aumenti delle tasse per finanziare uno stato militarizzato e sempre più anti-democratico.
Corollario inevitabile della politica di Sharon per una Grande Israele furono il sostegno delle politiche comunaliste ed etnico-religiose, inclusa la pulizia etnica con innumerevoli attacchi ai palestinesi, ai cittadini israeliani di origine araba e ai lavoratori immigrati.
Mentre cresce il divario fra ricchi e poveri, in gran parte grazie alle politiche di Sharon, aumenta sul governo l’influenza dei coloni di destra e dei fanatici religiosi nazionalisti, base delle emergenti tendenze fasciste in Israele. L’estremismo nazionalista convoglia la rabbia per il declino del tenore di vita e par la disuguaglianza sociale verso sentimenti reazionari.
Sharon è morto, ma la sua amara eredità conforma la politica israeliana degli insediamenti. Il partito Likud, che Sharon ha modellato, così come il partito scissionista Kadima che egli fondò successivamente come veicolo della sua personale strategia politica, sono entrati sempre più in conflitto con i lavoratori israeliani a causa della costosa e sanguinosa guerra palestinese e delle politiche sociali reazionarie che ne derivano.

Le reazioni alla morte di Sharon sono state estremamente polarizzate. Nella città di Ramallah, i palestinesi hanno accolto la notizia con giubilo. Jibril Rajub, un alto funzionario di al Fatah, addossa a Sharon la responsabilità della morte di Arafat nel 2004. “Sharon era un criminale, responsabile dell’assassinio di Arafat, e avremmo voluto vederlo comparire davanti al Tribunale Internazionale per rispondere dell’accusa di crimini di guerra”.

Un leader di Hamas, in Gaza, Khalil al-Hayya, dice: “Ci ricorderemo di Sharon come dell’uomo che ha ucciso, distrutto e causato sofferenza a generazioni di palestinesi”. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas, che aveva con Sharon un rapporto cordiale, si è astenuto da ogni commento per non correre il rischio di compromettere le relazioni con Israele.

All’interno di Israele, la destra lo loda, e il Primo ministro Netanyahu lo descrive come “prima di tutto e soprattutto un coraggioso soldato, un eccezionale comandante militare” che “ha avuto fin dall’inizio un ruolo centrale nella battaglia per la sicurezza di Israele”. Il quotidiano progressista Ha’aretz, pur riconoscendolo “macellaio dei palestinesi” e “campione di provocazioni”, scrive: “Con tutti i suoi difetti, Israele è più povera senza un leader come lui”.
I progressisti lo avevano apprezzato nel 2005 allorché Sharon decise il ritiro da Gaza e la fondazione del partito Kadima, dipingendolo come un pragmatico negoziatore di pace. Kadima ha sostenuto la creazione di uno staterello palestinese, accompagnata da un “trasferimento di popolazione” sufficiente a mantenere la maggioranza ebraica di Israele. Ma il ritiro da Gaza, lungi dal promuovere la pace con i palestinesi, è stato la copertura per il sostegno USA all’annessione permanente sia di Gerusalemme sia di almeno la metà della Cisgiordania; ed ha aperto la strada a sofferenze ancora maggiori con l’imposizione dell’assedio e con gli attacchi militari su larga scala nel 2006 e nel 2008/2009.

Sul piano internazionale, la morte di Sharon provoca un certo disagio a livello ufficiale. Gli omaggi che gli sono stati tributati, benché nauseanti, erano abbastanza sommessi. I politici imperialisti lo hanno generalmente lodato come grande patriota, sorvolando sui suoi crimini per i quali avrebbe dovuto essere perseguito per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, proprio come dovrebbero esserlo George Bush e Tony Blair.

Il Presidente USA Obama ha detto: “Israele dice addio al Primo ministro Sharon; ci uniamo al popolo di Israele nell’onorare la sua devozione al suo paese”. Bush, che ebbe la presidenza americana quando Sharon era Primo ministro, ha detto che è stato un onore ” conoscere quest’uomo coraggioso e chiamarlo amico”. Bill Clinton e sua moglie Hillary hanno dichiarato che Sharon ha dato la sua vita per Israele e che è stato “un onore lavorare con lui, discutere con lui, e vedere come cercava sempre di trovare la migliore strada per il suo amato paese”.
David Cameron ha lodato “le coraggiose e controverse decisioni” prese da Sharon nel perseguimento della “pace”, e lo ha descritto come una delle più significative figure nella storia di Israele.
Il Segretario di stato americano, John Kerry, è andato più in là, definendo questo guerrafondaio un uomo di pace. Ha dichiarato che mentre non è un segreto che gli USA hanno avuto delle divergenza con l’attuale leader israeliano, non dimenticherà mai l’incontro con “questo ‘orso d’uomo’ quando divenne primo ministro cercando di cambiare il corso della storia verso la pace”.
Il Presidente francese Hollande lo ha definito uomo di pace, aggiungendo che dopo una lunga carriera militare e politica “egli fece la scelta del dialogo con i palestinesi”.

L’implicazione sottintesa di queste dichiarazioni è che Netanyahu dovrebbe conseguire un qualche accordo con i palestinesi per agevolare gli interessi predatori delle potenze imperialiste nella regione. Tuttavia la morte di Sharon verrà utilizzato come un grido di guerra sciovinista dai fanatici di destra per rifiutare qualsiasi possibilità di accordo con i palestinesi, foss’anche quello che vorrebbe imporre il Segretario di stato americano Kerry – i cui termini sono stati dettati in larga parte da Netanyahu.

Netanyahu ha posposto il funerale di Stato a lunedì [13 gennaio], contravvenendo alla prescrizione religiosa che vuole la sepoltura entro un giorno dal decesso. Ma la notorietà di Sharon è tale che alcuni capi di Stato o di Governo sono tenuti a partecipare: l’amministrazione Obama invierà il Vice presidente Joseph Biden, il Governo russo il proprio Ministro degli esteri Lavrov e l’Inghilterra l’ex Primo ministro Blair. Quale che siano le loro riserve, l’elogio di Sharon come uomo di pace e il cinico velo sui suoi crimini sono motivati dal fatto che essi hanno seguito il cammino da lui aperto: omicidi mirati per mezzo di droni, blocchi economici, guerre preventive, detenzioni e occupazioni.”

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Per completezza di informazione, aggiungo a quelle dell’articolo le dichiarazioni di tre politici italiani, due odierni e uno di alcuni anni fa, attinte da un post di Appello al Popolo

” È scomparso un leader generoso che ha segnato la storia di Israele e che ha dedicato la vita al servizio del suo Paese” (Enrico Letta).

“Coraggioso in guerra, lungimirante in politica, infaticabile nella ricerca di una pace giusta, Sharon è stato il testimone dei valori più alti e nobili dello Stato di Israele, presidio di libertà e di democrazia nel Medio Oriente” (Silvio Berlusconi).

“Io sono stato in Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. E’ una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo massacro. Il responsabile e’ ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando dalla società”.
(Sandro Pertini – Messaggio presidenziale agli italiani, 31 dicembre 1983).

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3 risposte a Necrologi (II): Ariel Sharon 1928 – 2006/2014

  1. cordialdo ha detto:

    Ricordo bene la frase di Pertini ed alla luce di quella, chiedendoti scusa per la volgarità, alla morte del neonazista israeliano ho solo pensato che dopo la sua morte c’è uno stronzo di meno sulla terra! Ciao

  2. aldoricci ha detto:

    sorry ma mi e’ difficile schierarmi a qualsiasi titolo contro Israele… per motivi in gran parte umorali che risalgono alla mia infanzia…

    • Mauro Poggi ha detto:

      Ciao Aldo. Personalmente non mi ritengo schierato “contro” Israele, se per ciò si intende volerne la cancellazione come stato. Sono schierato contro le politiche che persegue, che ritengo – quelle sì – sul lungo termine suicide (e parlando di Stati, è il lungo termine che ha senso, checché ne dica Keynes)., oltreché eticamente inqualificabili. In alcune discussioni ciò ha comportato automaticamente che venissi qualificato come “antisemita”, ma mi consola il fatto che buona parte delle letture su cui ho basato la mia convinzione sono di libri o articoli scritti da intellettuali ebrei e ebrei israeliani. (Incidentalmente:, anche l’autrice dell’articolo qui sopra è di origina ebraica).

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