Necrologi (I) : Juan Gelman 1930-2014

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 Ieri, 14 gennaio, è morto a Città del Messico Juan Gelman, poeta e giornalista argentino considerato uno fra i più grandi scrittori di lingua spagnola. Aveva 84 anni. Comunista, negli anni 60 abbracciò il peronismo rivoluzionario. La dittatura militare lo costrinse all’esilio, mentre il figlio e la nuora incinta venivano arrestati e uccisi.
In questa pagina si possono trovare alcune delle sue poesie.

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Eccone una, malamente tradotta:

Quella donna somigliava alla parola mai,
la sua nuca effondeva una magia singolare,
una sorta di oblio dove serbare gli occhi,
quella donna si posava sul mio fianco sinistro.

Attenzione attenzione gridavo attenzione
ma lei era invadente come l’amore, come la notte,
gli ultimi miei segnali per l’autunno
si adagiarono placidi sotto il mareggiare delle sue mani.

Dentro di me crepitarono secchi rumori,
cadevano a pezzi la furia, la tristezza,
la signora pioveva dolcemente
sulle mie ossa immobili nella solitudine.

Quando se ne andò tremavo come un dannato,
mi sono ucciso con un coltello affilato
passerò tutta la morte disteso con il suo nome
sarà questo a muovere la mia bocca per l’ultima volta.

Vi propongo la lettera aperta che nel 1995 il poeta scrisse al nipote sconosciuto che la dittatura gli aveva sottratto insieme alla vita dei suoi figli:

“Tra sei mesi compirai 19 anni. Sarai nato nel 1976, un giorno qualunque di ottobre, in un campo di concentramento.
Poco prima, o poco dopo la tua nascita, nello stesso mese e nello stesso anno, assassinarono tuo padre con un colpo di rivoltella alla nuca, a meno di mezzo metro di distanza.  Lui era inerme, e ad assassinarlo fu un commando militare, forse lo stesso che lo aveva sequestrato insieme a tua madre il 24 agosto a Buenos Aires per portarli al campo di concentramento Automotores Orletti, nel quartiere Floresta, che i militari chiamavano “Il Giardino”.
Tuo padre si chiamava Marcelo. Tua madre Claudia. Avevano 20 anni, e tu sette mesi nel ventre materno, quando accadde. Lei la spostarono, e tu con lei, quando fu sul punto di partorire. Deve averti dato alla luce sola, sotto gli occhi di un qualche medico complice della dittatura militare. Ti hanno tolto da lei e sei finito – come accadeva sempre – tra le mani di una famiglia sterile di qualche militare o poliziotto, o giudice, o giornalista amico di militari o poliziotti.
A quel tempo c’era una sinistra lista d’attesa per ogni campo di concentramento: gli iscritti aspettavano di prendere il figlio rubato alle prigioniere, che partorivano e poi – quasi sempre – venivano assassinate subito dopo. Sono passati dodici anni da quando è caduta la dittatura militare, e non si sa niente di tua madre. I resti di tuo padre, invece, furono trovati 13 anni dopo in un barile che i militari avevano riempito di cemento e sabbia e buttato nel fiume San Fernando. Ora è sepolto a La Tablada. Perlomeno con lui hai questa certezza.
E’ molto strano per me parlarti dei miei figli come tuoi genitori che non furono. Non so se sei maschio o femmina. So che sei nato. Me lo ha assicurato padre Fiorello Cavalli, della Segreteria di Stato Vaticana, nel febbraio del 1978. Da allora mi chiedo qual è stato il tuo destino. Sono assalito da pensieri contraddittori.
Da una parte, mi ha sempre ripugnato l’idea che tu chiamassi “papà” un militare o un poliziotto che ti ha rubato, o un amico degli assassini di tuo padre. Dall’altro, ho sempre voluto che qualunque fosse stato il tetto che ti ha accolto, ti allevassero e educassero con amore. Tuttavia non ho mai potuto fare a meno di pensare che, anche così, il loro amore per te doveva avere una qualche crepa, non tanto perché i tuoi genitori di adesso non sono quelli biologici – come si dice – quanto per la consapevolezza che essi hanno della tua storia e per la falsificazione che ne hanno fatto. Immagino che ti hanno mentito molto.
In tutti questi anni ho anche pensato a cosa avrei fatto se ti avessi incontrato: se strapparti dai tuoi genitori adottivi o parlare con loro per stabilire un accordo che mi permettesse vederti e accompagnarti, ma sempre con la condizione che tu sapessi chi sei e da dove vieni. Il dilemma sorgeva ogni volta – e sono state tante – che si presentava la possibilità che le Nonne di Plaza de Mayo di avessero incontrato. Sorgeva in modo differente, a secondo dell’età che tu avevi quel momento.
Mi preoccupava che tu fossi troppo piccolo o piccola – o non più abbastanza piccolo o piccola – per capire perché non erano tuoi genitori chi credevi fossero i tuoi genitori e probabilmente amavi come tali. Temevo che avresti patito così una doppia ferita, un colpo d’accetta nel tessuto del tuo essere in via di maturazione. Ora però sei grande. Puoi sapere chi sei e decidere poi cosa fare con coloro a cui fosti affidato. Ci sono le Nonne, con la loro banca dati del sangue che permette determinare con precisione scientifica l’origene dei figli dei desaparecidos. La tua origine.
Ora hai quasi l’età dei tuoi genitori quando furono uccisi, e presto sarai più vecchio di loro. Loro si sono fermati per sempre a 20 anni. Sognavano di te e di un mondo più vivibile per te. Mi piacerebbe parlarti di loro, e che tu mi parlassi di te. Per riconoscere in te mio figlio, e perché tu riconosca in me quello che ho di tuo padre: siamo tutti e due orfani di lui. Per riparare in qualche modo questo lacerazione brutale, questo silenzio che la dittatura militare ha perpetrato nella carne della nostra famiglia. Per darti la tua storia, non per allontanarti da chi tu non volessi allontanarti. Ormai sei grande, come ho detto.
I sogni di Marcelo e Claudia ancora non si sono avverati. A parte tu, che sei nato e sei chissà dove e con chi. Forse hai gli occhi grigio-verdi di mio figlio, o quelli castani di sua moglie, che avevano una luce molto speciale, tenera e maliziosa. Chissà come sarai, se sei maschio. Chissà come sarai, se sei femmina. Chissà che tu possa uscire da questo mistero, per entrare in un altro: quello dell’incontro con un nonno che ti aspetta”.

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Gelman è riuscito a ritrovare la nipote nel 1999. Era stata data in adozione a una famiglia di Montevideo.  Lei, Macarena,  ha poi ripreso il cognome dei suoi veri genitori, e insieme  al nonno hanno partecipato alla battaglia civile per il riconoscimento dei diritti giuridici delle famiglie dei desaparecidos.

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Informazioni su Mauro Poggi

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4 risposte a Necrologi (I) : Juan Gelman 1930-2014

  1. Vanni ha detto:

    Questo uomo/poeta/giornalista/ scrittore è stato un uomo coraggioso!
    La fine di suo figlio è uguale a tante altre avvenute sotto la dittatura argentina, mi è sempre straziante leggere o vedere film su queste storie.
    Tempo fà ho letto “I 20 anni di Luz” che racconta una storia simile a quella del nipote di Gelman, tuttora se ci penso mi sconvolge ancora!
    Ciao Vanni

  2. Mauro Poggi ha detto:

    Ciao Vanni. Ho letto il libro di Elsa Osorio alcuni anni fa. Sono le comuni storie strazianti di quel tragico periodo: tutte simili e tutte uniche, segnate dall’identico sordo dolore che irrompe in una vita e ne diviene l’aspetto esclusivo. Credo che già solo sopravvivere a questo dolore sia un atto di coraggio smisurato, e non è un caso che molti ne siano rimasti travolti.

    • Vanni ha detto:

      Ciao Mauro, sembra banale ma parlare di queste cose è sempre importante, io ho due figli giovani 21 e 23 anni io e mia moglie abbiamo cercato e cerchiamo costantemente di instillare in loro una coscienza democratica perché è per loro che queste cose devono essere ribadite.
      ciao Buona serata.

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