Euro-cannibalismo

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In una breve analisi sul suo blog, l’economista francese Jaques Sapir fa il punto sulla situazione economica dell’Eurozona, descrivendo il meccanismo perverso che sta affossando i paesi periferici.
Significativo il fatto che egli ormai considera, fra questi, anche la Francia – in relazione alla quale l’analisi è condotta.
Significativa anche la puntualizzazione a proposito dei valori nominali/reali (e sulla voluta confusione che si tende a fare fra gli uni e gli altri),  in polemica con il Ministro delle finanze del suo paese, Pierre Moscovici. Se foste tentati di stabilire un’analogia con i proclami di fine crisi da parte dei ministri di casa nostra, sappiate che non sarebbe del tutto arbitrario.

Sapir sostiene che quello in corso nell’eurozona è una sorta di cannibalizzazione che i paesi del “Nord” (Germania in particolare) stanno conducendo nei confronti dei paesi periferici. Le politiche di svalutazione interna, imposte per un verso come obolo da pagare ai mercati finanziari per evitarne il “giusto” castigo – in termini di spread e/o aste deserte , per l’altro come via obbligata di redenzione per la ripresa economica, comportano dinamiche assai facilmente prevedibili e ormai sotto gli occhi di tutti. Il brutale abbassamento dei salari, per via diretta o attraverso la riduzione dello stato sociale, provoca una sostanziale diminuzione dei redditi delle famiglie e quindi una contrazione dei consumi che a sua volta blocca la crescita. Ne deriva una caduta della produzione e dei margini delle imprese, e un aumento della disoccupazione che in alcuni paesi ha già superato il 25% (Spagna e Grecia). Il provvisorio guadagno di competitività avviene a scapito degli altri paesi, ma la flessione dei margini globali e l’incertezza sul livello della domanda bloccano gli investimenti, senza i quali le imprese non possono trarne vantaggio. Al contrario, esse hanno enormi problemi a rinnovare il loro apparato produttivo: da qui inizia l’obsolescenza e la curva di produttività del lavoro prima si stabilizza e poi incomincia a diminuire. 

Grafico 1: Crescita PIL e Produttività pro-capite (Eurostat)

Crescita PIL e produttività

A questo punto, per mantenere la competitività con gli altri paesi, occorre tornare  spingere sulla decrescita salariale, ma l’economia diventa sempre più orientata ai mercati esterni perché la domanda interna scompare. Le economie in fase di svalutazione interna non possono far altro che cercare di salvarsi a spese degli altri paesi, dal momento che il mercato interno diventa inesistente. Siamo in piena fallacia di composizione: una politica del genere è accettabile nel caso di un paese i cui vicini mantengono indirizzi di politica interna espansiva, ma lì dove tutti puntano all’esportazione è chiaro che ciò si risolve in una corsa verso l’impoverimento generalizzato. Secondo Sapir il risultato è una crescita della Germania ma una stagnazione o recessione per l’insieme dell’euro-sistema; la produttività nella zona euro aumenta grazie ai tedeschi, ma è in diminuzione in Spagna e in Italia, mentre ristagna in Francia. La caduta degli investimenti (produttivi o per la casa) è il segno inequivocabile che la crisi non è affatto alle nostre spalle, ma continua davanti a noi.

Grafico 2: Investimenti produttivi e per la casa (Eurostat) 

Eurozona Investimenti produttivi

Un altro ambito dove il sistema mostra la sua propensione al cannibalismo è quello dei tassi di interesse. Si fa passare il messaggio che il peggio è passato perché i tassi sono ridiscesi (il riferimento è al Ministro delle finanze francese, Moscovici), ma questo è vero solo per i tassi nominali, perché siccome anche l’inflazione è scesa parecchio, quelli reali restano alti.
Con un tasso di inflazione intorno allo 0,6% e un tasso di interesse nominale del 4,1%, l’Italia si trova a pagare oggi un tasso reale del 3,5%. In novembre 2012 il tasso di inflazione era del 2,5%, e poiché l’interesse nominale era del 6%, quello reale si attestava al 3,5%: in altre parole, i BTP a dieci anni di oggi pagano lo stesso tasso reale di allora.
La situazione è ancora peggio in Spagna, dove ormai sono in deflazione e il tasso reale sui Bonos a 10 anni è del 4,2%.
Per questi paesi – e a maggior ragione per paesi come il Portogallo e la Grecia –  tassi di interesse reali di questo livello sono mortali. Essi, infatti, gonfiano la spesa per interessi, che contribuendo al deficit alimenta il debito e provoca la continua crescita del famoso rapporto Debito/PIL. (Lo sa bene l’Italia, che pur essendo da più di vent’anni in situazione di avanzo primario vede il proprio debito crescere in continuazione). Per questi paesi, inoltre, ciò vuol dire che la rendita finanziaria – sia essa locale o estera – esercita una pressione sempre più grande su economie già fortemente compromesse dalle politiche di svalutazione interna.

La conclusione di Sapir è che l’inarrestabile aggravarsi della situazione economica nei paesi periferici pone seri interrogativi sulla tenuta sociale del sistema: i “Forconi” e i “Berretti rossi” sono le prime avvisaglie rispettivamente in Italia e in Francia, mentre in Spagna le tensioni si traducono in istanze di separatismo. Stanno maturando le condizioni per una svolta i cui effetti si manifesteranno, secondo l’economista, probabilmente la primavera prossima; ma di cui i governi – con gli occhi fissi sui tassi nominali – non saranno in grado di comprendere la portata se non quando sarà troppo tardi.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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4 risposte a Euro-cannibalismo

  1. aldoricci ha detto:

    ottimo pezzo anche se, dati i tecnicismi dell’argomento, potrebbe risultare ostico ai non addetti

  2. Pingback: euro-cannibali | aldo ricci blog

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