Moni Ovadia e la comunità ebraica di Milano

§

Moni Ovadia intervistato dal Fatto Quotidiano il 5 novembre.

[…] l’attore con il capo coperto racconta la storia del festival promosso dalla comunità ebraica che si è svolto alla fine di settembre a Milano, Jewish and the city. “Qualcuno, durante una riunione tra gli organizzatori ha posto il veto alla mia presenza. E gli altri hanno ceduto”.

Perché?
Per le mie posizioni critiche nei confronti del governo Netanyahu. Le violazioni del diritto internazionale, mi riferisco al-l’occupazione e alla colonizzazione dei territori palestinesi, durano da oltre cinquant’anni. Ho imparato dai profeti d’Israele che bisogna essere al fianco dell’oppresso. Io esprimo opinioni, non sono depositario di nessuna verità. Penso però che questa situazione sia tossica. Per i palestinesi, che sono le vittime, ma anche per gli israeliani: non c’è niente di più degradante che fare lo sbirro a un altro popolo. Aggiungo però che io m’informo esclusivamente da fonti israeliane. Non palestinesi: gli ultrà palestinesi sono i peggiori nemici della loro causa. Apprezzo molto due giornalisti israeliani di Haaretz, Gideon Levy e Amira Hass. Quello che dico io, rispetto a quello che scrivono loro, è moderato. Bene: vivono in Israele, scrivono su un quotidiano israeliano, sono letti da cittadini israeliani e pubblicati da un editore israeliano.

È iscritto alla Comunità ebraica di Milano?
Sì, per rispetto dei miei genitori. Ma ho deciso di andarmene. Io non voglio più stare in un posto che si chiama comunità ebraica ma è l’ufficio propaganda di un governo. Sono contro quelli che vogliono “israelianizzare” l’ebraismo. Ho deciso di lasciare, come ha fatto Gad Lerner a causa della mancata presa di posizione dei vertici milanesi dopo l’uscita di Berlusconi al binario 21, nel Giorno della Memoria.

Dicono che le sue critiche a Israele nascono dal desiderio di avere consensi, successo, denaro.
Ma oggi chi è a favore della causa palestinese? La sinistra? Nemmeno più Vendola lo è! E allora dove sarebbe il grande pubblico che mi conquisto? Più ho radicalizzato le mie critiche, più il mio lavoro è diminuito, mi riferisco agli ingaggi e non al pubblico. Il teatro è per tutti, il teatrante è un cittadino e come tale ha diritto alle sue idee.

Lei non è abbastanza “carino”?
Per niente, ma non si parla di cose carine. Il comportamento della comunità internazionale nei confronti del popolo palestinese è semplicemente schifoso. Nel 2000 intervistai per il Corriere della Sera un colonnello della Golani, le teste di cuoio d’Israele. Mi disse: “Se tu hai un bazooka in mezzo ai denti e un mitragliatore tra le chiappe, ci sono almeno due modi per uscirne”. Da militare m’insegnò che se si vuole fare la pace, si riesce. Se io dicessi che il governo Netanyahu è un po’ birichino, ma non così tanto, diventerei immediatamente il più grande artista ebreo italiano. Invece offendono i miei spettacoli.

È vero che riceve minacce?
Appena scrivo qualcosa, sul mio sito arriva di tutto: minacce, insulti, parolacce. I termini sono sempre “rinnegato”, “traditore”, “nemico del popolo ebraico”. Ho criticato l’episodio del bimbo palestinese di cinque anni che aveva lanciato una pietra ed era stato portato via da undici militari israeliani. Mi hanno scritto: “Avesse potuto quella pietra arrivare sul tuo cervello marcio”. Questi sono i termini, mai risposte nel merito. Mia moglie, che gestisce la mia pagina Facebook, spesso non me li fa leggere, li cancella e basta.

Sono ebrei quelli che la insultano?
La gran parte sì.

Aver subito la discriminazione non è servito a nulla?
Si, ma paradossalmente questo ha un aspetto positivo. Significa che gli ebrei sono come tutti gli altri. Si trovano in una condizione in cui il nazionalismo è a portata di mano? Diventano i peggiori nazionalisti, malgrado la Torah condanni l’idolatria della terra. L’ebraismo è una cosa, lo Stato d’Israele un’altra. Qualcuno ha sostituito la Torah con Israele. Il buon ebreo, dunque, non è quello che segue la Torah, ma quello che sostiene Tel Aviv. I sinceri democratici – tipo La Russa – sono amici d’Israele. E non importa se fino a poco tempo fa facevano il saluto romano inneggiando a quelli che hanno sterminato la nostra gente.

Dell’affaire Vauro cosa pensa?
La vignetta su Fiamma Nirenstein prendeva in giro la disinvoltura con cui una donna, appassionatissima della causa israeliana, può sedere in Parlamento accanto a uno come Ciarrapico, che non ha mai smesso di dirsi fascista. Ha fatto benissimo Vauro a querelare chi gli dava dell’antisemita. Non solo perché ha vinto in due gradi di giudizio, ma perché l’accusa di antisemitismo è troppo grave per usarla a sproposito.

Lei cosa chiede?
Vorrei essere criticato – non calunniato o insultato – ma rispettato. Vorrei semplicemente avere il diritto di dire la mia opinione e potermi confrontare.

§

Annunci

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
Questa voce è stata pubblicata in Società e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a Moni Ovadia e la comunità ebraica di Milano

  1. Gabriella Giudici ha detto:

    Il diritto di dire come stanno le cose sembra decisamente un lusso per una comunità che da trent’anni alimenta una psicosi da fortino assediato. Ovadia ha ragione a lamentare la distorsione sistematica del significato di “antisemitismo” e non è il primo a dirsi refusnik, dispiace solo che lo faccia dopo essere stato colpito personalmente e non invece davanti a uno dei tanti crimini di cui si macchia ogni giorno lo stato di Israele.

  2. Mauro Poggi ha detto:

    In effetti, la posizione assunta nei confronti della censura operata dalla Comunità ebraica di Milano suona un po’ tardiva. Su Israele invece si esprime in termini fortemente critici da sempre.
    Nel suo blog si legge: “Nel novero delle democrazie che si macchiano di sistematiche violazioni dei diritti fondamentali c’è la celebrata “unica democrazia del Medioriente”, lo Stato D’Israele il cui esercito si è ripetutamente macchiato di crimini di guerra contro civili innocenti e il cui governo in nome della sicurezza con l’occupazione e la colonizzazione priva un’intero popolo dei suoi più elementari diritti.”

  3. Gabriella Giudici ha detto:

    grazie dell’integrazione, mi sembra una posizione chiara.

  4. Nicola Losito ha detto:

    Moni Ovada lo conosco poco e non sono mai andato a vederlo a teatro, quindi non posso giudicarlo se non per quello che leggo riportato dai giornali. Alcune sue posizioni, a sentire alcuni amici ebrei che frequento, sono fortemente critiche su Israele e questo non viene visto di buon occhio da loro. Io non mi pronuncio.
    Quanto a Gad Lerner, proprio non mi piace per quello che è e per come conduceva i dibattiti in Tv. Prevaricava molti dei suoi ospiti. Ma è un’antipatia di pelle come potrei averla per mille altri personaggi pubblici.
    Nicola

    • Mauro Poggi ha detto:

      Condivido le riserve su Gad Lerner, che trovo poco convincente sia come giornalista che come conduttore di talk-show (ma ora che ci penso: esiste un conduttore di talk-show che sia convincente?).
      Conosco Moni Ovadia attraverso alcuni suoi libri, molto piacevoli, ma non l’ho mai visto dal vivo. So che conduce battaglie di carattere pacifista e “progressista” che alcuni, non certo i suoi amici, bollano per opportunismo. Su questo punto non ho elementi di giudizio, quindi nemmeno io mi pronuncio.
      Sulle critiche a Israele e sulla manipolazione della Shoah che viene sistematicamente fatta per zittire psicologicamente chi critica Israele, invece, mi trovo perfettamente d’accordo con lui.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...