Priebke, il negazionismo e l’art 21 Cost.

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Il blog Sporchi Banchieri pubblica la copia autografa in PDF dell’ultima intervista rilasciata da Erich Priebke a fine luglio 2013. Un documento di grande attualità non solo per le polemiche, tra il macabro e il grottesco, seguite alla morte del nazista, ma anche e soprattutto in relazione  alla recente approvazione da parte della Com­mis­sione Giu­sti­zia del Senato dell’emendamento che modi­fi­ca l’articolo 414 del codice penale e sta­bi­li­sce una pena anche per chi «nega l’esistenza di cri­mini di geno­ci­dio, crimini di guerra o con­tro l’umanità», assimilando la negazione del reato a istigazione o apologia dello stesso.

Premetto che leggendo l’intervista il primo dubbio che ho avuto è quello dell’autenticità. Il testo è molto lucido e articolato, e riesce a dare dell’intervistato un’immagine di persona tutto sommato “moderata”, pur rivendicando un’orgogliosa coerenza.
Considerata l’età, cento anni, tanta lucidità appare sospetta.
Non conosco la figura di Priebke se non attraverso quello che la storia e i giornali ne dicono, e l’immagine che me ne sono fatta è sostanzialmente diversa. Se a sottoscrivere l’intervista fosse stato un signore di settant’anni non avrei troppi dubbi, ma trattandosi di un centenario qualche perplessità affiora, e mi chiede se un Priebke non sotto tutela avrebbe sostenuto posizioni più apertamente nazi-fasciste e meno edulcorate.

A parte questa riserva, l’intervista rimane interessante comunque, come esempio di negazionismo non becero.

Priebke, ricordando la Germania nazista,  rifiuta l’accusa di antisemitismo inteso come odio razziale, derubricandolo a critica e contestazione di uno stato di fatto: “In Germania […]si criticava apertamente il comportamento degli ebrei. Il fatto che gli ebrei avessero accumulato nelle loro mani un immenso potere economico e di conseguenza politico […] era considerato ingiusto […] Lei immigrazioni ebraiche dall’est europeo avevano provocato dei veri disastri, con l’accumulo di immensi capitali da parte di questi immigrati in pochi anni, mentre con la repubblica di Weimar la grande maggioranza del popolo tedesco viveva in forte povertà. […] Ripeto, antisemitismo vuol dire odio, odio indiscriminato. Io […] ho sempre rifiutato l’odio. Non ho mai voluto odiare nemmeno chi mi ha odiato. Parlo solo di diritto di critica e ne sto spiegando i motivi […]”.
Contestualizza poi quello che all’epoca era un modello culturale diffuso: “Tenga conto comunque che un certo razzismo era la normalità in quegli anni. […]  anche a livello di governi e addirittura di ordinamenti giuridici. […] Le prime leggi, definite razziali, di Hitler non limitavano i diritti degli ebrei più di quanto fossero limitati quelli dei neri in diversi stati USA. Stessa cosa per le popolazioni dell’India da parte degli inglesi; e i francesi, che non si sono comportati molto diversamente con i cosiddetti sudditi delle loro colonie. Non parliamo poi del trattamento subito all’epoca dalle minoranze etniche nell’ex URSS.”

Passa quindi ad argomentare le sue idee revisioniste/negazioniste:
Il processo di Norimberga del 1945 fu uno spettacolo creato apposta per focalizzare sui tedeschi il biasimo morale, perché si giudicarono solo i crimini degli sconfitti e non quelli dei vincitori, autonominati al tempo stesso “pubblica accusa, giudice e parte lesa” mentre gli articoli di reato furono “appositamente creati successivamente ai fatti contestati, proprio per condannare in modo retroattivo […] Lo stesso presidente americano Kennedy ha condannato quel processo definendolo una cosa “disgustosa”, in quanto «si erano violati i principi della costituzione americana per punire un avversario sconfitto»“.
I lager, secondo Priebke”, non erano campi di di sterminio ma normali campi di concentramento, dove racchiudere quella parte delle popolazioni civili giudicate pericolose per la sicurezza nazionale, così come avveniva in quello stesso periodo negli Stati Uniti o nell’URSS. Nessuna volontà  di sterminio: “[…] Niente camere a gas. Purtroppo tanta gente è morta nei campi, ma non per una volontà assassina. La guerra, le condizioni di vita dure, la fame, la mancanza di cure adeguate si sono risolti spesso in un disastro. Però queste tragedie dei civili erano all’ordine del giorno non solo nei campi ma in tutta la Germania, soprattutto a causa dei bombardamenti indiscriminati delle città“.

“[…]I vincitori del secondo conflitto mondiale avevano interesse a che non si dovesse chiedere conto dei loro crimini. Avevano raso al suolo intere città tedesche, dove non vi era un solo soldato, solo per uccidere donne, bambini e vecchi e così fiaccare la volontà di combattere del loro nemico. Questa sorte è toccata ad Amburgo, Lubecca, Berlino, Dresda e tante altre città. Approfittavano della superiorità dei loro bombardieri per uccidere i civili impunemente e con folle spietatezza. Poi è toccato alla popolazione di Tokyo e infine con le atomiche ai civili di Nagasaki e Hiroshima. Per questo era necessario inventare dei particolari crimini commessi dalla Germania e reclamizzarli tanto da presentare i tedeschi come creature del male […]”

“Del resto da allora il metodo dei vincitori della seconda guerra mondiale non è molto cambiato: a sentire loro esportano la democrazia con le  cosiddette missioni di pace […]. Ma in pratica attaccano soprattutto con l’aviazione chi non si sottomette. Massacrano militari e civili che non hanno i mezzi per difendersi. Alla fine, tra un intervento umanitario e l’altro nei vari Paesi, mettono sulle poltrone dei governi dei burattini che assecondano i loro interessi economici e politici.

Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli Americani a Dachau. Testimonianze che si possono definire affidabili sul piano giudiziario o storico a proposito delle camere a gas non ce ne sono; a cominciare da quelle di alcuni degli ultimi comandanti e responsabili dei campi, come per esempio quella del più noto dei comandanti di Auschwitz , Rudolf Höss.”

Tutta l’’intervista continua su questa linea di difesa: negazione oppure chiamata a correità. L’impressione che se ne ricava, alla fine, è che gli argomenti esposti, in buona o cattiva fede che siano, restano argomenti, e in quanto tali andrebbero confutati: respingerli nell’ambito del reato non farebbe che accrescerne il potere di suggestione nei confronti di chi vi fosse incline.

Del citato Rudolf Höss, per esempio, sapevo che nelle sue memorie ha lasciato scritto che l’arrivo dello Ziklon B26 (il famigerato prodotto della Bayer usato per le camere a gas) fu per lui un sollievo: “aveva su di me un effetto tranquillizzante; infatti si dovevano al più presto sterminare in massa gli ebrei, e né io né Eichmann sapevamo in che modo dovevamo agire…Ora avevamo trovato il mezzo”.”
Questa testimonianza da sola dovrebbe bastare a sgomberare ogni dubbio sulle camere a gas, e tuttavia lascia un po’ inquieti l’affermazione di Priebke secondo cui Höss “… a parte le grandi contraddizioni della sua testimonianza, prima di deporre a Norimberga fu torturato e dopo la testimonianza per ordine dei russi gli tapparono la bocca impiccandolo“.

La tesi per cui i crimini nazisti sarebbero stati enfatizzati per far passare sotto silenzio quelli commessi dagli alleati (dai bombardamenti a tappeto alle due atomiche) non è poi così peregrina. In effetti così è stato. Affermare che la storia è scritta dai vincitori è fin troppo banale, ma non per questo meno vero.
Il fatto è che se nell’immediato dopoguerra un’asserzione del genere poteva sembrare blasfema, la storia quale abbiamo visto trascorrere da allora in poi  ci ha regalato ben tristi consapevolezze: dal Vietnam all’Afghanistan, passando per i conflitti medio orientali, l’Iraq, l’ex Jugoslavia, le svariate guerre civili in Africa, le sanguinose dittature sudamericane e asiatiche. Il Mondo, in questo periodo, ha dato ampia prova di sé, con il rilevante contributo delle democrazie occidentali.

Oggi in alcun Stati occidentali un’opinione che non comporta in sé alcuna apologia di reato viene considerata crimine – violando quelli che sono i fondamentali principi democratici della libertà di pensiero e di opinione, e questo è un segnale che dovrebbe preoccupare. Ciò che si vuole non è una verità condivisa ma una verità prescritta, secondo le migliori tradizioni autoritarie. Stabilirla per legge apre un vulnus da cui potrebbero passare altre verità legali, magari riferite a situazioni molto più attinenti alla realtà odierna e perciò molto più pregnanti nell’immediato. Eppure ho letto commenti giornalistici che plaudivano all’emendamento della Commissione Giustizia in quanto “atto di civiltà dovuto”.

Come ho letto in un commento in rete, la Francia ha dichiarato reato negare il genocidio armeno, in Turchia è reato ammetterlo. A questo punto il lavoro degli storici diventa superfluo, basta decidere tutto per legge, imponendo la versione più gradita e rinunciando al confronto dialettico con altre visioni. Che non per questo, d’altra parte, cesseranno di circolare.

Personalmente non sono negazionista, tutt’altro. Ma se non avessi più la possibilità legale di cambiare idea sentirei che la mia libertà personale è gravemente compromessa.

Eppure la progressiva riduzione degli spazi democratici, che vanno di pari passo con quelli sociali, sembra essere l’inarrestabile tendenza del nostro tempo.
Dobbiamo cominciare ad abituarci?

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7 risposte a Priebke, il negazionismo e l’art 21 Cost.

  1. stefano fait ha detto:

    Non vorrei sbagliare, ma mi pare che sia stata rinviata, l’approvazione.
    “La possibilità legale di cambiare idea”: ma ci rendiamo conto della gravità della nostra situazione?
    Nel 2013 stiamo discutendo di contrastare chi vuole restringere il nostro diritto ad informarci e cambiare idea. E’ angosciante che nessuna nuova conferma del livello di dispotismo camuffato che hanno raggiunto le cosiddette “democrazie occidentali” (sorveglianza capillare, tassazione sfrenata, proliferazione di norme che, se applicate in contemporanea, annullerebbero lo stato di diritto, guerre orwelliane, precariato cronico, insolvenza artificiosa e schiavitù del debito pubblico e privato, media totalmente compromessi con il potere, ecc.
    Come si fa a non capire che siamo pecore tra lupi travestiti da pastori?

    • Mauro Poggi ha detto:

      Credo di sì, che sia stata rinviata. Spero faccia la stessa fine della proposta Mastella, nel 2006.
      Rimane il fatto, grave, che se ne debba parlare, e che alcuni, come ho ricordato nel post, salutino l’emendamento come un atto di civiltà.
      Ma non possiamo distrarci. Ricordiamoci ciò che spiegava JC Junker a Der Spiegel (52/1999 p. 136):

      “Prima decidiamo qualcosa, poi la lanciamo nello spazio pubblico. In seguito aspettiamo un po’ e guardiamo cosa succede. Se non fa scandalo o non provoca sommosse, perché la maggior parte delle persone non si sono neanche rese conto di ciò che è stato deciso, continuiamo, passo dopo passo, fin quando non sia più possibile tornare indietro”

      • stefano fait ha detto:

        E’ la strategia migliore, però è anche la prova più lampante del fatto che il loro controllo della situazione è ben lontano dall’essere assoluto.
        Anche tra politici e giornalisti qualcuno comincia a tentennare.

        errata corrige. Il commento precedente andrebbe letto come segue: “E’ angosciante che…non sia stata sufficiente a far capire che…”

  2. Adriana ha detto:

    Bravo, Mauro, riflessivo ed equlibrato come sempre.

  3. Adriana ha detto:

    “Equilibrato” e non “equlibrato”, ma credo fosse chiaro.

  4. Nicola Losito ha detto:

    Difficile negare che siano morti milioni di ebrei in Germania, sono troppe le testimonianze al riguardo. Ma mi sembra altrettanto tragico punire per legge chi dissente dalle parole dei vincitori di una guerra.
    Nicola

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