Quella dannata “Particella di Dio”: a proposito di sardine e balene subatomiche.

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E così, il premio Nobel per la fisica è andato a Peter Higgs e François Englert, teorizzatori – cinquant’anni fa – di quel bosone la cui esistenza ha potuto essere dimostrato solo l’anno scorso.

Ho provato a farmi una sia pur grossolana idea della questione, ma la mia conclamata ignoranza non mi ha permesso di capirne granché. Come si dice? Non ho le basi. La spiegazione più divulgativa che ho potuto trovare è quella di un ricercatore di fisica teorica spagnolo, autore del blog  Principia Marsupia.
Declinando ogni responsabilità provo a riassumere, con l’aggiunta di altre spigolature rimediate in rete:

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La materia è formata da atomi, composti da un nucleo (protone e neutrone) attorno a cui girano uno o più elettroni.

Protoni e neutroni sono composti da sei tipi di particelle – tre a testa, dette quark (1964, Gell-Man e Zweig: rispettivamente quark sopra, quark sotto, quark seducente, quark bizzarro, quark cima, quark fondo – a conferma del fatto che anche gli scienziati a volte non controllano la qualità dell’erba che fumano).

Gli elettroni invece, come i quark,  non sono ulteriormente scomponibili.

Ma pur essendo entrambi particelle elementari, quark ed elettroni hanno masse estremamente differenti: un quark è 350.000 volte più grande di un elettrone. E’ la stessa differenza di peso che passa fra una balena e una sardina, ma mentre in questo caso i fisici nucleari se ne sono fatta da sempre una ragione, nel caso delle particelle sembra che la cosa non li lasciasse dormire.
Si mormora infatti che la mancanza di simmetria confliggesse con il Modello Standard, “la teoria fisica che descrive tre delle quattro forze fondamentali”, e che fosse necessario introdurvi un qualche meccanismo che ne desse giustificazione. Fu così che nel 1964 Higgs ipotizzò che l’Universo è interamente immerso in una sorta di brodo (il campo di Higgs) composto da quanti (i bosoni di Higgs) che interagiscono con tutte le particelle elementari conferendo loro masse specifiche a seconda dell’intensità dell’interazione. Più l’interazione è forte, più grande è la massa: l’interazione di un quark è 350.000 volte più forte di quella di un elettrone, perciò un quark ha una massa 350.000 volte superiore.

Se la spiegazione vi soddisfa, allora vi accontentate di poco. Sicuramente sotto ci dev’essere qualcosa di più convincente, ma rinuncio a sapere.

Piuttosto trovo divertente l’aneddoto – non so quanto vero –  del modo in cui il bosone di Higgs, da particella quantica, assurse a Particella di Dio:

Correva l’anno 1993 e il fisico Leon Lederman, premio Nobel 1988, pubblicò un ponderoso libro divulgativo sull’argomento.
Il titolo, nelle intenzioni dell’autore, sarebbe dovuto essere “The Goddamn Particle”, che in italiano suonerebbe “la dannata particella”, e ciò in relazione all’elusività del soggetto che rifiutava ostinatamente di farsi individuare. Fu l’editore a imporre il titolo “The God Particle”, ritenendolo più evocativo. I fatti gli hanno dato ragione.

Quello che non è stato cambiato, fortunatamente, è il sottotitolo, che trovo estremamente appropriato:

If the Universe is the Answer, What is the Question?

Ecco, appunto. A noi profani, spesso sembra che certe risposte non rispondano ad alcuna domanda.

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