Kerry, la Siria e le involontarie soluzioni diplomatiche

Dal blog spagnolo Principia Marsupia una gustosa ricostruzione delle casualità diplomatiche che hanno provvisoriamente fermato la macchina dell’intervento in Siria da parte degli USA:

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Gli USA stanno riconsiderando la decisione di bombardare la Siria, e tutto grazie a uno “scivolone” di John Kerry. Un benvenuto alla realpolitik, dove una furbata durante una conferenza stampa scatena un gioco diplomatico che può evitare un attacco militare.
Ecco com’è successo:

John Kerry indice una conferenza stampa ieri mattina [9 settembre, ndt] a Londra, dopo la riunione con il Ministro degli esteri britannico. Kerry spiega che bombardare Assad è inevitabile. Alla fine risponde a due domande dei giornalisti, la prima per la BBC e la seconda per la CBS.

Margaret Brennan, corrispondente della CBS, fa una lunga domanda circa il presunto attacco chimico, ma prima di cedere il microfono aggiunge:
Assad non può far nulla per evitare l’attacco?”
Kerry risponde, sarcastico:
Certo, potrebbe consegnare fino all’ultimo grammo del suo arsenale chimico alla comunità internazionale. Però non lo farà, ne lo potrebbe fare, ovviamente”.

Kerry pronuncia la frase senza darle ulteriore importanza. Si tratta di una semplice manovra retorica di fronte a una domanda scomoda, e il resto del tempo è dedicato alla giustificazione dell’attacco.
Ma immediatamente, Sergei Lavrov, Ministro degli esteri russo, coglie l’opportunità. Appare in televisione a Mosca e annuncia che è d’accordo con la proposta di Kerry.
Il governo americano si rende conto di essere stato colto di sorpresa dai russi.
Jennifer Psaki, la Portavoce del Dipartimento di Stato, comincia a contattare freneticamente i media per smentire che la frase di Kerry contenesse un’offerta: “Kerry stava semplicemente facendo un ipotesi retorica sull’impossibilità che Assad consegni le proprie armi chimiche”.
Troppo tardi. Il Ministro degli esteri siriano, Walid al-Moallem, annuncia che l’offerta russa è accettata: “Agiremo in totale cooperazione con la Russia per evitare qualunque pretesto per un attacco”.
In quel momento, Kerry è sull’aereo in volo da Londra per Washington. Nella capitale americana, alcuni membri del congresso contrari all’intervento annunciano che la proposta russa si deve studiare. Obama sa che non ha voti sufficienti per avere l’autorizzazione all’attacco da parte del Congresso, e tutti i sondaggi danno per contraria anche la maggior parte degli americani. Nella notte annuncia  che il voto, previsto per la mattina seguente, è rimandato e che studierà l’offerta russa.

Tweet del giorno, quello di David Kenner, direttore per il Medio Oriente della rivista Foreign Policy:

Next Obama administration strategy: Put Kerry in front of a mic and have him riff about the Mideast peace process for a few hours” (Prossima strategia dell’amministrazione Obama:Mettere Kerry davanti a un microfono e lasciarlo chiacchierare qualche ora sul processo di pace fra Israele e Palestina).

Seriamente parlando: fa paura pensare che il mondo funziona così. Che l’attacco americano avvenga o no (mi auguro di no), spero che non ci si dimentichi dei milioni di siriani innocenti che continuano a soffrire da entrambi i lati.

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Un auspicio che condividiamo tutti.

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2 risposte a Kerry, la Siria e le involontarie soluzioni diplomatiche

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