Note quirinalizie, déja vu e marchingegni.

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“La preoccupazione fondamentale, comune alla stragrande maggioranza degli italiani, è lo sviluppo di un’azione di governo che, con l’attivo e qualificato sostegno del Parlamento, guidi il paese sulla via di un deciso rilancio dell’economia e dell’occupazione. In questo senso hanno operato le Camere fino ai giorni scorsi, definendo importanti  [sic] provvedimenti; ed essenziale è procedere con decisione lungo la strada intrapresa, anche sul terreno delle riforme istituzionali e della rapida (nei suoi aspetti più urgenti) revisione della legge elettorale.
Solo così si può accrescere la fiducia nell’Italia e nella sua capacità di progresso. Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso. Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione – da parte di tutte le forze di maggioranza – del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili”.

Per un attimo, leggendo questo preambolo, ho avuto l’impressione di tornare all’anno scorso. Allora c’era il governo dell’algido Monti, ma le sponsorizzazioni quirinalizie erano le stesse: evocazione di fantomatici provvedimenti importanti, ineluttabilità della strada intrapresa di rilancio (dell’economia e dell’occupazione), con riforme da portare avanti ad ogni costo (allora erano quelle strutturali, oggi quelle istituzionali); e soprattutto improponibilità, in quanto fatale, della crisi di un governo per il quale non esistevano alternative.
Provate a sostituire “governo Monti” al posto di “governo Letta” e poi ditemi se non sarete colti da un’angosciosa sensazione di déjà vu.

Ma il resto del pistolotto ci riporta alla lietezza dei giorni nostri. Potete leggerlo qui Si riferisce alla stucchevole vicenda della condanna di Berlusconi ed è solo il primo dei tanti che ci toccherà ascoltare prima di arrivare alla naturale conclusione della vicenda: l’adozione di un qualunque marchingegno che consentirà di rendere quella sentenza come non pervenuta.

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Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi

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