La Polonia e Keynes

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Stabilizzatore:  Apparecchio, dispositivo o sostanza che ha la capacità di rendere stabile o più stabile qualcosa; in vari casi significa regolatore automatico (Treccani.it).

Sintesi di un articolo del Financial Time.com:

La Polonia sospende la propria legge di bilancio per adottare politiche di stimolo fiscale .

Dopo avere registrato notevoli tassi di sviluppo, il Paese sta affrontando un rallentamento dell’economia. Il Governo ne prende atto e annuncia che permetterà un ragguardevole incremento del deficit, sospendendo temporaneamente i limiti legali del debito pubblico, per “evitare di soffocare ciò che rimane della crescita economica”.

Per consentire l’aumento della spesa a deficit il governo dovrà rettificare la legge sulle finanza pubblica, che al momento non consente un aumento del deficit se il debito pubblico supera il 50% del PIL (ora è vicino al 55%).

Il ministro delle finanze Rostowski ha affermato che l’incremento del deficit costituirà un forte stimolo fiscale. Verrà implementata una nuova regola di bilancio che obbligherà a ridurre le spese durante i periodi favorevoli, per avere appropriate risorse da spendere nei momenti di recessione.

L’articolo conclude informando che il provvedimento è stato accolto favorevolmente dai mercati.

E qui mi viene in mente la narrazione di Mario Draghi, secondo il quale, pur nella consapevolezza che “il disagio sociale è una tragedia”, occorre andare avanti con la politica del rigore altrimenti “sappiamo come reagirebbero i mercati”.

Per una definizione di “disagio sociale” rimando alle ultime rilevazioni Istat: a fine 2012 quasi dieci milioni di cittadini italiani, pari al 15,8% della popolazione, si trovavano in condizione di povertà (+ 2,2% in un anno); di questi la metà era in condizione di povertà assoluta (+2,3% rispetto all’anno precedente). Nel 2012, in pratica, 1.331.000 persone sono scese nella fascia della povertà relativa, e un pari numero (1.384.000) è precipitato in quello della povertà assoluta.

Ma ci tengo a rassicurarvi: fonti autorevoli mi confermano che il nome di Mario Draghi non appare in nessuna delle due fasce.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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2 risposte a La Polonia e Keynes

  1. ili6 ha detto:

    Ciao e grazie per il passaggio da me.
    La Polonia negli ultimi decenni ha fatto scelte di sviluppo ben precise, puntando sull’ “accoglienza ” di aziende estere con relativi vantaggi economici per chi si delocalizzava (e molte industrie italiane non hanno pensato due volte a lasciare l’Italia al suo destino) e conseguenti vantaggi lavorativi per i cittadini polacchi (nella mia zona, prima piena di badanti polacchi, ora non ne esiste manco uno. Ci sono i rumeni. I polacchi lavorano a casa propria nelle fabbriche straniere). Tra le tante altre cose hanno completamente risanato le scuole, riformando tutto: dalla preparazione dei docenti, ai programmi, alle strutture. In soli 10 anni la riforma scolastica si è attuata a tutti i livelli e l’istruzione statale ha fatto un enorme salto di qualità.

    “ridurre le spese durante i periodi favorevoli, per avere appropriate risorse da spendere nei momenti di recessione”
    Non è quello che fa una qualsiasi sensata ed attenta famiglia?

    Ciao,
    maria rosaria

    • Mauro Poggi ha detto:

      Ben trovata, Maria Rosaria. Sono arrivato al tuo blog leggendo un tuo interessante commento su Redpoz, a proposito dell’abolizione delle province in Sicilia.
      Ho lavorato in Polonia a due riprese, la prima nel 1994 e la seconda per tre anni dal 1999 al 2001. Ricordo che la seconda volta mi aveva impressionato il cambiamento, anche culturale, che in soli sei anni si era prodotto nel paese.
      La politica economica che stanno adottando, per quel che si capisce dall’articolo, è quella anti-ciclica che il buon senso suggerirebbe a chiunque. A chiunque salvo ai burocrati nominati – non eletti – dell’Eurozona che si ostinano a proporre ricette pro-cicliche… Con i risultati che vediamo, ormai da troppo tempo.

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