Della Grecia, della BCE, di danni e di beffe.

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In questo blog ho già condiviso gli interessanti articoli dell’economista Yanis Varoufakis, del quale apprezzo il più delle volte le analisi sull’Europa ma non condivido in genere le soluzioni che propone.

Ciò che gli rimprovero, dal mio punto di vista euroscettico, è di appartenere a quella incoerente schiera di studiosi ed economisti che, per quanto consapevoli delle distorsioni strutturali che minano la costruzione eurocratica, insistono nell’escogitare disperate ricette per mantenerla in vita nonostante l’evidente stato agonico, quando sarebbe molto più utile che lavorassero piuttosto alla proposta di soluzioni condivise per l’ordinato scioglimento del sistema (unica possibilità per ripartire poi con un più coerente progetto comunitario, cosa impossibile in caso di implosione senza controllo).
Se ne rendano conto o meno, essi in questo modo si fanno corresponsabili delle sofferenze subite da intere nazioni, non si sa bene a che titolo visto che le ragioni addotte sono pretestuose; e legittimano il manipolo di burocrati che si sono incaricati di infliggerle, al riparo del processo elettorale (cfr M. Monti) e quindi sollevati da ogni responsabilità politica.

L’articolo che segue spiega come la settimana scorsa la Grecia si è dovuta ulteriormente indebitare con il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, per onorare titoli venuti a scadenza che la BCE aveva acquistato un paio di anni fa (al prezzo di 3,6 miliardi) allo scopo di aiutarla. L’importo pagato per il riscatto – 5,6 miliardi – rappresenta l’intero valore nominale dei titoli emessi, i quali,  per il fatto di essere posseduti dalla BCE, non rientravano nell’ambito della ristrutturazione del debito greco avvenuta a due riprese nel 2012.
A parte l’utile di 2 mld realizzato dalla BCE per la differenza fra prezzo d’acquisto e prezzo pieno, il danno e la beffa stanno nel fatto che se la BCE si fosse astenuta dall’ aiuto, quegli stessi titoli, per effetto della ristrutturazione, avrebbero avuto oggi un valore di riscatto di solo 1 miliardo (!), e il Governo greco avrebbe risparmiato la bellezza di 4,6 miliardi, i quali ora saranno sottratti alle già stremate risorse della Nazione greca.
Tanto per capire di cosa stiamo parlando: 4,6 mld rappresentano circa il 2,5% del PIL greco, l’equivalente di 35 miliardi se rapportati al nostro PIL.

L’assurdità del caso, comico – se non fosse tragico, è solo un esempio fra i tanti occorsi in questi anni: decisioni sbagliate, politiche miopi, strategie demenziali, vengono perseguite a dispetto della vastità delle sofferenze che esse provocano, senza che nessuno sia mai chiamato a risponderne. Secondo me davanti al reiterarsi di fatti del genere non ci si può limitare a segnalare e deprecare: credo che in una situazione di anestesia mediatica come quella che caratterizza il nostro tempo, occorre esprimere con forza la condanna e il rifiuto di questa triste distopia. E ciò vale a maggior ragione per coloro che dispongono di sufficiente autorevolezza e quindi risonanza, per i quali astenersi dal farlo equivale – lo ripeto – a complicità nel provocare quelle sciagure umanitarie alle quali, purtroppo, ci stiamo assuefacendo.

Varoufakis: Monetizzazione BCE – L’ultimo insulto alla Grecia

La settimana scorsa si è silenziosamente rappresentato un altro episodio di quel crudele sceneggiato dell’assurdo conosciuto come “Salvataggio Greco” (e recentemente riproposto come “Storia del successo greco”). Non è la prima volta che questo Stato fallito ha dovuto prendere in prestito con una mano per restituire il debito con l’altra, corredandolo di una massiccia dose di interessi. Per essere precisi, il Governo greco ha preso a prestito 4,2 miliardi dal Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) per poter ripagare la… Banca Centrale Europea di 5,6 miliardi, lasciando alla BCE – alla fine di questa odiosa operazione – un utile di 2 miliardi.

Ma ripagare esattamente che cosa?

Forse ricorderete che tra il primo salvataggio greco (maggio 2010) e il successivo collasso portoghese un anno più tardi (giugno 2011), la BCE provò nel più maldestro dei modi di fermare il contagio comprando titoli “PIIGS” sul mercato secondario. Come ci aspettavamo, il programma SMP (Security Market Program) fallì, per la semplice ragione che l’allora Presidente BCE, lo sventurato Trichet, preannunciò che la BCE non avrebbe speso più di 200 miliardi: un aperto invito agli speculatori ad andare short su questi titoli finché la BCE non avesse esaurito i 200 miliardi, per poi passare massicciamente all’incasso una volta che la BCE si fosse ritirata con la coda tra le gambe (ciò che precisamente  accadde).

Nonostante ciò, durante quell’anno di follia la BCE accumulò un gran numero di titoli dei governi periferici, acquistati a prezzi distressed, cioè scontati. Nel caso dei titoli greci (maturati la settimana scorsa), benché la BCE non ci dice quanto li abbia pagati, è mia informazione che siano stati acquistati ad un prezzo inferiore a 64 cents per ogni euro nominale.
In altre parole questi titoli hanno un valore facciale di 5,6 miliardi di euro, ma sono costati alla BCE solo 3,6 miliardi. Questo significa che il Governo greco ha trasferito alla BCE 2 miliardi in più di quanto la BCE avesse speso all’epoca, con un rendimento in due anni pari al 55,6% del valore d’acquisto. Se questo non è usura, non so cos’è.

I difensori della BCE possono dire che questi “utili” torneranno infine alla Grecia, ammettendo che le Banche centrali dei paesi in surplus siano d’accordo. Forse lo saranno.
Quello che dimenticano, tuttavia, è che se la BCE non avesse acquistato quei titoli, il loro valore sarebbe stato svalutato  una prima volta all’inizio del 2012, nell’ambito dell’operazione PSI (Private Sector Involvement), e successivamente a fine 2012 con l’operazione “debt buyback”.
In breve, quei 5,6 miliardi di euro restituiti alla BCE se avessero fatto parte delle due ristrutturazioni   si sarebbero ridotti a 1 miliardo.
Il risultato è che l’acquisto dei titoli da parte della BCE, lungi dall’aiutare la Grecia, ha avuto l’effetto finale di mettere il Governo greco nella situazione di dover prendere in prestito 4,2 miliardi dall’ESM  e aggiungere poi 1,4 miliardi a saldo,  dissanguando letteralmente il paese (soldi cioè recuperati dai tagli selvaggi alla sanità, alle pensioni, ai sussidi per disabili eccetera), e ciò al fine di riscattare a valore pieno titoli che la BCE aveva acquistato a 3,6 miliardi.
Tenuto conto che senza quell’intervento il valore di riscatto di quei titoli sarebbe stato di 1 miliardo, la conclusione è che grazie a quel “salvataggio” la Grecia ha dovuto esborsare 4,6 miliardi in più, denaro che ora viene prelevato dall’economia greca a spese dei cittadini.

Molti lamentano che l’Eurozona è un’economia perversa per il fatto che possiede una Banca centrale senza uno Stato che la diriga, ed è composta da Stati privi di una Banca centrale che li supporti. In realtà la situazione è peggiore, come questi fatti dimostrano: l’Eurozona ha una Banca centrale che anche quando cerca di aiutare i membri più deboli in piena crisi, finisce con indebolirli ancora di più, operando involontariamente [?] come una piovra gigante avvinghiata al corpo di quelle società.

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Informazioni su Mauro Poggi

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