Jacques Sapir sulla vicenda cipriota. Dal blog “Voci dall’Estero”.

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Riprendo da Voci dall’Estero un articolo di Jacques Sapir (qui l’originale), dove l’economista francese commenta in termini estremamente negativi la gestione della crisi cipriota da parte dell’Eurogruppo e della BCE. Senza tanti giri di parole denuncia l’autoritarismo sempre più marcato di cui le istituzioni europee stanno dando prova, un’assenza di democrazia probabilmente ancora più grave dell’ottusa pertinacia con cui vengono perseguite politiche economiche fallimentari. Ammesso che di ottusità si tratti.

Sapir è da sempre molto critico nei confronti della costruzione comunitaria, ma è significativo, e in qualche modo consolante, che queste preoccupazioni siano condivise anche da economisti più fedeli all’idea europeista, come il greco Yanis Varoufakis, di cui mi riservo di tradurre prossimamente un post centrato sul tema della vacillante democrazia europea.
Segno che la questione democratica sta diventando finalmente ineludibile?

Jacques Sapir: Draghi usa il blocco della liquidità

Il “blocco della liquidità” attuato dalla BCE a Cipro è un atto di straordinaria gravità, le cui conseguenze devono essere studiate attentamente. La decisione di Mario Draghi si concentra su due aspetti: prima di tutto la BCE non alimenta più la Banca centrale di Cipro di contante, in secondo luogo interrompe le transazioni tra le banche di Cipro e il resto del sistema bancario dell’area dell’euro. Quest’ultima misura è di gran lunga la più grave. Da un lato, è una condanna a breve termine delle banche Cipriote (ma anche delle società con sede a Cipro, cipriote o no) perché ormai non possono più fare transazioni con il resto dell’eurozona. D’altra parte, equivale a un “blocco economico”, che in diritto internazionale equivale a un “atto di guerra”. Questo per comprendere la gravità della decisione di Mario Draghi, che potrebbe anche essere oggetto di un ricorso dinanzi a un tribunale internazionale. In altre parole, questa responsabilità assunta da Mario Draghi potrebbe, un giorno, farlo comparire davanti a un tribunale, internazionale o meno.

Per l’interruzione dei rapporti tra le banche Cipriote e la zona Euro, l’argomento adottato a giustificarla è il “dubbio” sulla solvibilità di tali banche cipriote. E’ ovviamente un pretesto, perché di “dubbi” ce ne sono stati sin dallo scorso mese di giugno. Tutti sanno che come conseguenza dello haircut imposto ai creditori privati della Grecia, le banche di Cipro sono state notevolmente indebolite. La BCE a suo tempo non aveva reagito e non aveva preso in considerazione la questione della ricapitalizzazione delle banche come un problema urgente. Decide di farlo dopo la bocciatura da parte del Parlamento Cipriota del testo dell’accordo imposto a Cipro da parte dell’Eurogruppo e della Troika. Non si poteva essere più chiari. Il messaggio inviato da Mario Draghi è il seguente : O vi piegate a quello che NOI abbiamo deciso o ne subirete le conseguenze. Questo non è solo un messaggio, è un ultimatum, che ci dà la misura del fatto che tutte le dichiarazioni sul “consenso” o “l’unanimità” che avrebbe presieduto alla decisione dell’Eurogruppo sono solo delle coperture di quello che sembra essere un vero diktat.

Ma vi è un messaggio nel messaggio.

Con un solo gesto, Mario Draghi ha appena fatto saltare la finzione di una decisione collettiva della BCE, perché il governatore della Banca centrale di Cipro non ha dato il suo consenso. Le regole non sono state rispettate. Quindi, ha appena detto al mondo che le decisioni non sono prese dall’Eurogruppo e dall’Unione europea, ma da lui, e da lui soltanto, funzionario designato e non eletto, irresponsabile nel senso politico del termine. In questo incidente si rileva nel modo più pieno la natura profondamente tirannica delle istituzioni create nel quadro europeo. La retorica della cooperazione e della competenza cedono il passo al freddo rapporto di forze e al senso del potere.
Mette fine all’ipocrisia di un accordo spacciato per unanime (con la pistola alla tempia). Ne va anche del “rispetto del voto” del Parlamento di Cipro, di cui è chiaro che Mario Draghi si fa beffe. Ora le cose sono chiare, in un certo senso tanto meglio. Ma non bisognerà meravigliarsi se i partiti, spesso definiti “populisti”, che si oppongono alle istituzioni dell’Unione europea, saliranno rapidamente nei sondaggi. Ugualmente non bisognerà sorprendersi se nei paesi più colpiti dalla crisi crescerà rapidamente la violenza contro le istituzioni europee e i loro rappresentanti. Perché è nella natura delle cose che la tirannia chiama la violenza.

Qualunque cosa accada, le conseguenze di questa decisione saranno drammatiche. E’ possibile che il Parlamento Cipriota, messo sotto pressione, cambi giudizio. Ma in questo modo entrerà in crisi aperta con il suo popolo. La tradizione di violenza politica a Cipro non deve essere trascurata. E’ anche possibile che si arrivi fino in fondo e che Cipro sia di fatto espulsa dalla zona euro a causa della decisione di Mario Draghi. Il precedente stabilito in questo caso avrà implicazioni profonde per tutti gli altri paesi. Le prossime 48 ore ci diranno che piega a preso il corso degli eventi.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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9 risposte a Jacques Sapir sulla vicenda cipriota. Dal blog “Voci dall’Estero”.

  1. cordialdo ha detto:

    Mi piace e condivido integalmente!

  2. bellezacorazon ha detto:

    Grazie per il vostro articolo. Mi piace leggere. Benvenuto amico

  3. ho riproposto il pezzo sul post “Il disprezzo” > aldoricci.wordpress.com

  4. Pingback: il disprezzo | aldo ricci blog

  5. laimpertinente ha detto:

    Concordo in pieno sul preoccupante deficit democratico di tutta l’ingegneria europea.
    Resta sempre il fatto che come l’ha evidenziato Roberto Marsicano, @cannedcat, commentando il mio ultimo post, la crisi ha aspetti di geopolitica parecchio trascurati dalla stampa italiana. Per chi volesse leggere il suo intervento, ecco il link http://bit.ly/ZkVnMN

    • Mauro Poggi ha detto:

      Sì, avevo letto il commento di cannedcat, e sono d’accordo. L’impressione è che gli aspetti a cui fa riferimento sono trascurati non solo dalla stampa italiana, ma dalla politica tutta – nazionale ed Europea, a giudicare dalla goffaggine con cui la gestione della crisi è stata portata avanti.

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