Ecuador, analisi di una politica economica.

Traduco qui di seguito un articolo che riassume lo studio condotto da Mark Weisbrot, Jake Johnston and Stephan Lefebvre sull’Ecuador e i successi economici e sociali dell’amministrazione di Rafael Correa.  Una costante della politica di Correa è stata la lotta per riformare il paese. Molte delle misure adottate sono state recepite dalla nuova Costituzione del 2008, nella quale, tra l’altro, trovano fondamento legale, e non solo di principio, i diritti dell’ambiente.

D’altronde l’Ecuador è uno dei 17 paesi che possono vantare il più alto indice di biodiversità, e i suoi tesori naturali non si esauriscono certo nell’ecosistema delle Galapagos. La vocazione ambientalista di questo Paese ha recentemente portato alla decisione di lasciare intatta la riserva dello Yasuni, nonostante la ricchezza dei sottostanti giacimenti di petrolio avrebbe indotto qualunque altra amministrazione meno attenta a trivellare il territorio in lungo e in largo (cfr Gabriella Giudici).
A fine articolo ho tradotto anche il capitolo dello studio relativo alla Banca Centrale Ecuadoriana, che spiega come il provvedimento di assumerne il controllo esecutivo da parte del governo sia importante, nonostante il paese continui a non avere una propria valuta nazionale e quindi non possa emettere moneta.
Il paper vale comunque la pena essere letto per intero, per le considerazioni che vi sono espresse, molto attuali anche da un punto di vista generale.

Ho avuto la fortuna di conoscere a più riprese questo straordinario Paese, dove ho potuto compiere alcuni dei più memorabili trek della mia vita. In uno di questi ho potuto scalare la cima più alta del paese, il Chimborazo (6310 mt – mio record personale), che oltre a essere uno dei vulcani più alti ha anche la peculiarità di essere la montagna più alta al mondo se misurata dal centro della Terra, data la sua posizione nei pressi dell’equatore.
Il Samargatha, dall’alto dei suoi meravigliosi e per me inarrivabili 8848 mt, non me ne voglia…
.
2004-11-27-ECDR-2-To-Chimborazo-11.

Impossibile conoscere l’Ecuador senza amarlo e sentirsene parte. E’ per questo che leggere dei successi di questa nazione mi rende felice e orgoglioso insieme. 2004-11-17-ECDR-Quito-18

Ecuador’s New Deal (dall’articolo di Dan Beeton)

Un nuovo paper dal CEPR (Center for Economic and Policy Research), esamina le riforme implementate dall’amministrazione Correa, concludendo che a queste misure (incluse quelle anti-cicliche adottate nel 2008) è dovuta larga parte dei successi economici che l’Ecuador ha sperimentato negli ultimi anni. Lo studio prende in esame riforme quali: il controllo della Banca Centrale, il controllo dei capitali, l’aumento della tassazione del settore finanziario e altre. Conclude che tutte hanno svolto un ruolo fondamentale nel produrre la forte crescita economica, l’incremento delle entrate, la sostanziale diminuzione della povertà e della disoccupazione e altri miglioramenti dell’economia e degli indicatori sociali.

Il 17 febbraio 2013 si terranno le elezioni presidenziali. La rielezione di Correa è praticamente certa; Reuters afferma che nei sondaggi egli che gode di un vantaggio di 50 punti percentuali sul più vicino dei sette concorrenti.

“Ecuador ha adottato misure non convenzionali dimostrando che esistono alternative” afferma Mark Weisbrot, autore dello studio. “Perseguendo politiche che hanno privilegiato lo sviluppo economico, l’occupazione e la lotta alla povertà anziché gli interessi finanziari e stranieri, l’Ecuador ha superato parte dei problemi che lo penalizzavano e che hanno ostacolato il progresso in altre nazioni”.

Lo studio rileva che nell’ultimo trimestre 2012 la disoccupazione è scesa al 4,1%, il livello più basso da 25 anni, è che la percentuale di popolazione sotto la soglia di povertà è scesa al 27,3% nel dicembre 2012, 27 punti meno del livello 2006.

Le riforme finanziarie hanno contribuito significativamente a un incremento senza precedenti delle entrate, dal 27% del PIL nel 2006 a più del 40% nel 2012. Ciò ha permesso non solo una politica fiscale espansiva, ma anche l’aumento delle spese sociali. L’incremento più importante è stato nelle abitazioni, ma si sono avute significativi incrementi nella sanità e in altri servizi. Il più importante programma sociale del governo (Il Bono de Desarollo Humano) è aumentato del 25%, e i fondi per l’educazione, dal 2006-2009, sono più che raddoppiati  rispetto al PIL.

Il paper conclude che ” L’aspetto più notevole è che molte delle riforme erano non ortodosse o contro la prevalente opinione su cosa i governi sono tenuti a fare per promuovere il progresso economico. Controllo della Banca Centrale, rinegoziazione del debito estero (-30%), aumento della regolamentazione e dell’imposizione del settore finanziario, restrizione alla circolazione dei capitali internazionali, grande espansione del ruolo dello stato – sono tutte misure che secondo la dottrina ortodossa portano un paese al fallimento.
La dottrina ortodossa sostiene anche che una delle strategie più importanti sarebbe quella di compiacere gli investitori esteri, ciò che questo governo chiaramente non ha fatto.

“Anche se non tutte, la maggior parte delle riforme erano contro la dottrina ortodossa”, dice Weisbrot, “e ha avuto successo. Non mi sorprende che Correa sia il candidato più popolare in questa domenica elettorale”.

Il successo dell’Ecuador, annota lo studio, prova che un governo impegnato nella riforma del sistema finanziario può – con il supporto popolare – combattere e vincere l’alleanza di potenti e intrecciati interessi finanziari, politici e mediatici [prima di Correa i maggiori canali TV appartenevano alle banche, ora ciò è proibito]. Il governo ha toccato anche interessi internazionali, rinegoziando il debito e i contratti petroliferi, o rifiutando il rinnovo della concessione per la permanenza nel territorio di una delle poche basi militari USA ancora rimaste in America Latina.

“Il successo dimostra che i paesi emergenti possono avere maggiori e migliori alternative di quanto comunemente si crede”.

Responsabilizzazione della Banca Centrale (dal Paper di M. Wiesbrot)

Uno dei principi fondamentali dell’ortodossia economica neoliberista, che ha prevalso sempre di più a partire dagli anni ’70, è stato che le banche centrali dovrebbero essere “indipendenti”. Il ragionamento dietro questo argomento è che una banca centrale responsabile nei confronti del ramo esecutivo o legislativo del governo soccomberebbe alle pressioni politiche e consentirebbe che l’inflazione finisse fuori controllo, o perlomeno che crescesse abbastanza rapidamente da pregiudicare le crescita economica.
L’argomentazione presenta molte problematicità, dai punti di vista empirico, economico, storico e politico.
Dal punto di vista politico, è importante sottolineare che non si tratta di un argomento in favore dell’indipendenza di un’istituzione quale potrebbe essere quella giudiziaria, basato sulla teoria del bilanciamento e controllo dei poteri per la protezione dei diritti costituzionali o delle leggi.
L’argomento per l’indipendenza della banca centrale è più un argomento elitario, in quanto sostiene che la politica monetaria è troppo importante per essere influenzata dai punti di vista o desideri degli elettori. Lo stesso argomento potrebbe allora essere sostenuto per la politica fiscale, la politica commerciale e qualunque altra politica economica di governo […].
Avere una banca centrale non responsabile nei confronti del governo eletto può essere abbastanza pericoloso. Un caso estremo è osservabile oggi nell’eurozona, dove la BCE ha svolto un ruolo importante nello spingere l’Europa nella seconda recessione in tre anni, con livelli record di disoccupazione.
In molti casi, essere indipendente non significa essere indipendente da influenze politiche; spesso, le banche centrali tendono a favorire gli interessi del settore finanziario. Il conflitto di costi di opportunità fra crescita e occupazione da una parte, incremento inflazione dall’altra, può rappresentare un problema significativo.
Il settore finanziario predilige la minimizzazione dell’inflazione, ed è portato a sacrificarvi crescita e occupazione (persino per evitare anche solo piccoli aumenti di inflazione) molto più di quanto l’elettorato – e in molti casi un governo responsabile – sarebbe disposto ad accettare.

La tendenza negli ultimi anni è stata quella di attribuire alla banca centrale la “stabilità dei prezzi” come mandato principale (e talvolta unico); e la BC può stabilire un obiettivo di inflazione troppo basso, incompatibile con l’obiettivo tendenziale del pieno impiego.

Una banca centrale che faccia parte della squadra economica di governo può avere un ruolo importante nel promuovere crescita e sviluppo. Per esempio, il buon senso economico – specie quando l’inflazione non è una minaccia – potrebbe qualche volta suggerire che la banca centrale creasse moneta per finanziare i prestiti della stato. Questo consentirebbe allo stato di finanziare le proprie spese senza incrementare i propri interessi o il proprio debito.
La Federal Reserve negli USA lo ha fatto recentemente, creando più di 2,3 trilioni di dollari dal 2008, senza alcun significativo incremento dell’inflazione.
Le banche centrali possono anche svolgere un ruolo importante nel fissare il rapporto di cambio, una variabile fondamentale per gli scambi con l’estero; o possono svolgere un ruolo più negativo usando il rapporto di cambio per gli obiettivi di stabilità monetaria, danneggiando in questo modo il settore industriale.

Poiché l’Ecuador non ha una propria valuta, e la banca centrale non può creare dollari o fissarne il cambio, il ruolo che essa può avere è meno importante che in altri paesi. Tuttavia rimane enormemente importante per molte politiche di cambio descritte in questo studio e per molti obiettivi strategici del governo: la sicurezza del sistema finanziario; la promozione degli investimenti domestici e del credito a determinati settori, quali le aree rurali o alle attività economiche su base popolare e solidale; il controllo dei tassi d’interesse e della liquidità, il controllo delle fughe di capitale eccetera.
Nella costituzione del 1998, la Banca Centrale dell’Ecuador era formalmente indipendente e sua principale responsabilità era mantenere la stabilità dei prezzi. La nuova costituzione stabilisce che:

La determinazione delle politiche monetarie, creditizie, di scambio con l’estero e finanziarie competono esclusivamente al Potere Esecutivo, e sono implementate tramite la Banca Centrale […] La Banca Centrale è un organismo legale governato dal diritto pubblico, la cui organizzazione e operatività è stabilita dalla legge.

[…] Il consiglio di amministrazione della BC è ora composta dai vari rami economici dell’esecutivo […]

Fonte: PDF Studio

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Informazioni su Mauro Poggi

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3 risposte a Ecuador, analisi di una politica economica.

  1. raimondorizzo ha detto:

    Sei stato nominato per il Very Inspiring Blogger Award 2013 Complimenti!

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