Intervista a Ulrike Hermann

Ovvero: le elezioni in Italia viste da una giornalista tedesca

Ulrike Hermann è giornalista e scrittrice, laureata in Storia dell’economia e Filosofia. Caporedattore per l’economia al Berliner Tageszeitung (Taz, un giornale di orientamento progressista), partecipa spesso a programmi televisivi di approfondimento. In un’intervista video concessa a L’Inkiesta.it, spiega il suo punto di vista sulle prossime elezioni in Italia.

Ecco i passaggi salienti:

Berlusconi per i tedeschi continua a essere un fenomeno inspiegabile.
[Un signore di quella fatta difficilmente da loro sarebbe stato eletto una prima volta, figuriamoci vent’anni di seguito. A dire il vero questo è un mistero anche per molti italiani].

Non è realmente importante chi vinca, perché chiunque sia dovrà affrontare gli stessi problemi e subire le stesse pressioni dall’Europa.
[La conferma di quello che già aveva sostenuto Monti: “Qualunque governo ci sia, sarà un governo che dovrà come gli altri muoversi all’interno delle regole e delle politiche decise nell’ambito dell’Unione Europea e che impegnano governi di qualunque colore e qualunque Paese”; e mi pare di intuire che lo structural problem cui Ulrike fa riferimento sia di ordine più politico-democratico che economico].

Monti è stato solo il fedele esecutore delle prescrizioni europee. Nonostante le quali, l’Italia si ritrova ancora in grave difficoltà, e gli altri paesi [leggi: Germania] dovrebbero essere abbastanza onesti da ammettere che le terapie economiche raccomandate sono sbagliate. Perché se uno come Monti fa tutto quello che gli si è chiesto e nonostante ciò la cosa non funziona, allora bisognerebbe che cominciassero a chiedersi se il problema non sia del tutto diverso da quello che pensavano, e quale responsabilità ha la Germania nei confronti dell’Europa.
La maggioranza dei tedeschi, commettendo un comune errore, tende a pensare che l’origine di un problema sia necessariamente lì dove si manifesta: se l’Italia ha un problema, allora è l’Italia a esserne la causa, perché è lì che il problema si fa sentire. Nessuno si chiede mai se ci sia una relazione fra la cattiva condizione italiana e la buona condizione tedesca; chi è nei guai lo è automaticamente per propria colpa, e non ha nulla a che vedere col fatto che la Germania da questi guai stia traendo vantaggi.

L’Italia è molto più forte di quanto non appaia, e il debito pubblico non è un problema reale. E’ molto alto, ma lo è  da vent’anni a questa parte. Gli italiani perciò sono davanti alla questione fondamentale di decidere se convenga loro di restare nell’eurozona nel caso gli altri paesi continuassero a imporre i programmi di austerità. Perché, come l’esperienza Monti ha dimostrato [insieme alle esperienze greca, portoghese o spagnola, aggiungerei], l’austerity è davvero dannosa per l’economia. I paesi dell’eurozona dovrebbero permettere all’Italia di abbandonare questa strategia, ma probabilmente i tedeschi sono troppo stupidi per capirlo e non lo consentiranno.

La prospettiva più realistica è che essi continuino ad imporla, per cui la crisi continuerà finché gli italiani, indipendentemente da chi vinca le elezioni, dovranno chiedersi seriamente quanto convenga loro restare nell’eurozona. Perché se abbandonassero l’Euro il danno sarebbe immenso,tuttavia non così immenso per l’Italia. Non quanto il danno che comporterebbe loro il persistere nel programma di austerità.
Ma per la Germania sarebbe un disastro: i tedeschi non possono lasciare che l’Italia se ne vada perché per loro sarebbe un danno enorme.

Monti questo lo sapeva. Era consapevole che quando si sarebbe arrivati alla resa dei conti sarebbe stato in grado di imporre un compromesso alla Germania. Qualunque altro Primo Ministro avrà la stessa forza negoziale, dato che la permanenza italiana nell’eurozona è interesse della Germania ben più di quanto non lo sia per l’Italia.

Se l’analisi di Ulrike Hermann è corretta, come sostanzialmente credo che sia, resterebbe da chiedersi:
1) Se oltre alla forza il prossimo primo ministro avrà anche la volontà politica di imporsi.
2) Perché prima di arrivare a questa conclusione si è ritenuto di sottoporre deliberatamente l’Italia a una shock-terapia che ha riportato il paese indietro di vent’anni e distrutto gran parte del tessuto produttivo del paese.  Solo per dimostrare che la terapia non funziona? Se davvero Monti e coloro che lo hanno sostenuto sapevano, allora dovrebbero  rispondere penalmente del massacro socio-economico cui ci hanno sottoposti. E questo vale anche per chi ha massacrato la Grecia, il Portogallo, la Spagna.

Ma immagino che davanti a un nuovo Tribunale di Norimberga la linea difensiva sarebbe ancora quella vecchia e collaudata di allora: “eseguivamo solo degli ordini”.

Il video dell’intervista.

 

Advertisements

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
Questa voce è stata pubblicata in Società e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a Intervista a Ulrike Hermann

  1. cordialdo ha detto:

    Concordo con quanto ha dichiarato nella sua intervista la giornalista e scrittrice Ulriche Hermann, soprattutto sul suo giudizio dato non solo su Berlusconi ma anche su Monti, entrambi i quali, a mio giudizio, meriterebbero la galera a vita o, addirittura, l’impiccagione.

  2. Gabriella Giudici ha detto:

    abbiamo un immaginario di pace in tempi di guerra, forse cordialdo pensava, come hai suggerito, a una nuova Norimberga, e li …

  3. Giuseppe Piantini ha detto:

    grazie per l’interessante l’intervista alla giornalista tedesca e per il commento esplicativo; la mia opinione terra terra è che l’intendimento di Bersani sia quello di organizzare la periferia Pigs, magari con appoggio francese, e fare fronte comune contro i nordici calvinisti, che, come dice Ulrike sono profondamente ma profondamente convinti che solo noi siamo responsabili dei nostri guai. Cosa pensi dell’idea della Loretta Napoleoni sull’euro a due velocità? Sei poi andato al Ducale? E a sentire la Monia?

    • Mauro Poggi ha detto:

      Benvenuto Pino!
      Ho sentito sia la Benini che la Napoleoni (sabato alla Feltrinelli), entrambi gli eventi molto interessanti, peccato che te li sei persi. Mancato invece il ducale.
      Della Napoleoni sto leggendo il suo ultimo libro, dove credo esprime la proposta delle 2 velocità.
      Non vi sono ancora arrivato, ma mi sembra l’unica strategia (a parte la fuoriuscita dell’Italia tout court) per correggere il difetto strutturale dell’euro, quello per cui aree valutarie non omogenee si trovano legate a una moneta unica, la quale per forza di cose diventa espressione dell’economia più forte (Germania) favorendola.
      Tieni presente che in pratica si tratta di un’uscita dall’euro bell’e buona, solo che si farebbe in compagnia di altri paesi – creando un area economica più omogenea che, non più penalizzata da una moneta sopravvalutata, potrebbe recuperare competitività. Ovviamente dovrebbe esserci una banca centrale specifica per quest’area, separata ed autonoma rispetto a quella della moneta “più veloce”.
      L’alternativa a queste due opzioni (fuoriuscita individuale o di gruppo) sarebbe la creazione di un sistema automatico di trasferimenti fiscali che potessero compensare gli squilibri delle non convergenze, ma gli importi calcolati dall’economista francese Sapir in un suo noto articolo sono così elevati che al momento, se consideri solo la fatica a trovare una quadra per il pur modesto bilancio UE, non sembra realistico ipotizzare.
      Da parte mia insisto che il problema oltreché economico, è anche politico. La democrazia in Europa non esiste, siamo in mano a una burocrazia ideologicamente schierata al dogma liberista (che i trattati esprimono) e sostanzialmente succube delle lobby finanziarie. La mancanza di democrazia si accompagna alla mancanza di sovranità monetaria, ciò che rende il problema ancora più macroscopico – una cosa di cui pochi si rendono conto.
      Non dobbiamo illuderci che risolvendo tecnicamente la questione saremo a cosa fatta capo ha. Se la seconda eurozona si riducesse a essere lo specchio della prima, solo più omogenea e magari con l’Italia a giocare il ruolo della Germania, non avremmo fatto che frazionare il problema senza risolverlo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...