Di Leggi Naturali, di Principi e Costituzioni

Art 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Da Il Fatto Quotidiano del 9 gennaio 2013, leggo la notizia dell’acquisto di altri due sofisticati sottomarini della classe U212 in aggiunta ai due già operativi. Costo totale: due miliardi di euro.
L’acquisto degli F35, il cui numero – dopo proteste varie – è sceso da 120 a 90 ma il cui costo unitario è nel frattempo lievitato da 90 a 127 milioni, comporterà una spesa di circa 12 miliardi.
Il costo della missione ISAF in Afghanistan ha un costo superiore ai 2 milioni di euro al giorno, 700 milioni all’anno: più di 6 miliardi dall’inizio della missione.

TALEBAN FLEE SCARED OF AFGHAN POLICE AND SCOTS TROOPS

Art. 32
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti […]

Qualche tempo fa il premier Monti aveva ha avvertito: “…Il Servizio Sanitario Nazionale è a rischio se non si individuano nuove modalità di finanziamento… Il momento è difficile la crisi ha colpito tutti e ha ci ha impartito lezioni. E il comparto medico non è stato esente né immune dalla crisi”.
Più recentemente sul Messaggero.it si legge che “Mancano i posti letto negli ospedali romani, i pazienti restano sulle barelle delle ambulanze in attesa per ore. Il risultato: i mezzi di soccorso devono restare fermi fino a quando il paziente non viene sistemato in un posto letto…”. (E’ iniziato lo smantellamento del Servizio Sanitario a favore del privato in vista di un mondo libero, dove tutti avranno la facoltà di scegliere la propria clinica di fiducia, purché abbastanza capienti da permettersi un’assicurazione individuale).

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale … È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale…
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Art 31
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.
Art 35
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Art. 36
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Art. 38
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
Art. 47
La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Un paio di mesi fa, durante il suo road-show nei paesi del golfo, Mario Monti fu intervistato da un giornalista di Al Jazeera. L’intervista, in inglese, meriterebbe essere tradotta e chiosata punto per punto; corrisponde perfettamente al profilo tecno-elitario e teo-liberista che il nostro Proconsole e il suo governo tutto personificano così bene.
Ai fini del presente post, tuttavia, trovo particolarmente significativo il passaggio dal minuto 6:40. Alla domanda del giornalista, che gli chiede se il suo governo non dovesse rimproverarsi l’errore di non aver tutelato a sufficienza le classi più povere, egli risponde che ciò non è stato per errore ma per mancanza di risorse.
Quello che il Proconsole sta dicendo, con la serenità che solo può conferire un deficit di empatia al limite del patologico, è che stante la limitatezza delle risorse, si è scelto di allocarle altrimenti, secondo priorità derivate da una scala di valori dove il concetto “classi subordinate” si trova ai gradini più bassi.

Ora, è chiaro che viviamo in un mondo limitato con limitate risorse, e che da sempre il problema è stato come distribuirle nel miglior modo (dove “miglior modo” non coincide necessariamente con “modo più equo”). La disciplina economica esiste proprio per questo, ed è servita per la gran parte del tempo a escogitare analisi tese a far passare l’idea che le asimmetrie distributive, premianti la classe a un dato momento egemone, dipendessero da meccanismi naturali, cioè astorici; derubricando in questo modo la giustizia sociale ad assistenzialismo caritatevole, vale a dire arbitrario, e i conflitti sociali come illegittime rivendicazioni  frutto di “invidia sociale”. (A proposito di assistenzialismo caritatevole, interessante leggere qui le incredibili opinioni del Ministro del lavoro e politiche sociali Fornero).

Il vezzo ha colpito un po’ tutta l’analisi economica: mercantilisti, fisiocrati, liberisti… Solo con Marx si è cominciato a pensare che tutto sommato le leggi di distribuzione appartenevano più alla sfera sociale, quindi storica e convenzionale, che a quella naturale. Nonostante Marx, l’approccio naturalistico (giustificazionista) dei meccanismi distributivi non è mai morto, e riaffiora nel corso degli anni  tutte le volte che la lotta di classe si inverte e quella egemone cerca di riappropriarsi dei diritti che la classe subordinata è riuscita a strapparle.

Di questo si tratta quando si invocano ragioni che vorrebbero essere ineludibili in quanto fenomeni “naturali”: Mercati, Europa, Debiti sovrani e quant’altro. Una trappola ideologica in cui cadono, spesso con entusiasmo, tutti coloro che sono omologati a questo schema di pensiero.
In proposito, considero esemplare un brano dell’articolo di Piero Ottone apparso su Repubblica il 22 marzo 2012, come perfetta epitome di questa mentalità:

“…A me sembra che l’impostazione sindacale di Landini, che parte dai principi (repubblica imperniata sul lavoro, diritto di ogni cittadino al lavoro) piuttosto che dalle leggi naturali (domanda, offerta, libero scambio)…sia una scheggia di quel sindacalismo che prevaleva nell’Italia del dopoguerra, figlio dell’estremismo di sinistra.”

Il ragionamento è esplicito: i principi appartengono alla sfera ideale, e in quanto tali non possono confliggere con le asserite “leggi naturali”, che sole possono offrire oggettivi criteri di valore e quindi di priorità.
Si tratta della stessa logica che porta Monti ad assimilare il concetto di “scarsità” con quello di “mancanza”: se le risorse a disposizione si esauriscono – una volta allocate secondo criteri che escludono le classi subordinate, non significa che occorre rivedere i criteri di allocazione, bensì che semplicemente non ci sono risorse.

E’ lo stesso criterio che ha portato l’Europa a concedere a vario titolo, ma senza reali contropartite, sovvenzioni alle banche per oltre 5,4 trilioni, (cfr qui) una cifra pari al 45% del PIL dell’Unione europea, mentre per prestare 20 volte meno a nazioni in difficoltà essa impone patti leonini che riducono intere popolazioni alla fame, letteralmente parlando.
La ratio è conosciuta: le banche sono, naturalmente, “too big to fail”; le popolazioni no.

Credo che dovremmo imparare (o re-imparare) a rigettare quest’ottica castrante. Le asserite “leggi naturali” non sono che meccanismi posti in essere dall’agire dell’uomo, perciò soggetti alle contingenze storiche almeno quanto lo sono i principi. Con la differenza che i principi stabiliscono valori – libertà, equità, giustizia, solidarietà… – che sono il patto fondante del nostro convivere: sono quelle a non poter confliggere con questi, non il contrario!

Non per nulla, essi sono sanciti dalla nostra Carta fondamentale, la nostra Costituzione: così celebrata, così ignorata, così disattesa. Eppure così necessaria, oggi più che in qualunque altro momento da quando è entrata in vigore:

“… la Costituzione ha un’assiologia graduata, logica, nella sua struttura. Cioè una gerarchia di valori non derogabile e risultante non solo dalla lettura “estrapolata” delle singole disposizioni”, cioè “asistematica”: per una Costituzione è un gravissimo vizio metodologico […] che molti costituzionalisti, al pari degli economisti “di regime”, tendono a porre in ombra. Essa afferma qualcosa che, in base all’art.3, comma 2, […] deve esserci in un certo modo.
Mi spiego: se considerano il diritto al “lavoro”, Draghi, Andreatta e Fornero affermeranno che non c’è alcun obbligo preciso in Costituzione nonostante gli art.1 (fondamento lavorista della Costituzione) e 4 (diritto al lavoro). E in effetti, non c’è una formulazione che metta in rapporto preciso il singolo con un’istituzione-competenza dello Stato e determini ciò che questo “debba” fare.
Ma l’art.3, comma 2, invece, ci dice che tutta la Repubblica è obbligata a “promuovere” l’uguaglianza sostanziale, “rimuovendo gli ostacoli…”: se ne desume che, poiché i principi fondamentali sono inderogabili e non revisionabili (art.139 correttamente inteso), tutta la Repubblica deve agire perché il lavoro – fondamento del Patto sociale – non diminuisca e sia addirittura sempre meglio retribuito (art.36 in relazione all’art.3).
E quindi, per gli artt.11 e 139 […] nessun obbligo europeo può giungere a imporci obblighi che contraggano i livelli di occupazione e delle retribuzioni
.”

Queste considerazioni le trovo in un post del bellissimo blog di Orizzonte48, una lettura preziosa che consiglio a chiunque avverta il bisogno di riappropriarsi degli strumenti culturali da opporre a chi ci racconta che i nostri diritti sono obsoleti. Non vi si fa accademia: si parla del Patto sociale. Quel Patto che è tuttora in vigore, nonostante un manipolo di burocrati, supportati dall’insipienza e dalla collusione di politici e media, stia tentando di farci credere il contrario. Lo dimostra la decisione del Presidente della Repubblica portoghese di rimettere al giudizio della Corte costituzionale la finanziaria 2013, per i dubbi che solleva sull’equità della ripartizione sociale dei sacrifici (un gesto che avrebbe meritato ben altra risonanza mediatica, nonché maggiore emulazione da parte di taluni Presidenti ahimè troppo presi da senile infatuazione verso organizzazioni dalle quali dovrebbero invece proteggerci).

Sarà bene incominciare a conoscere la nostra Carta per come essa merita e per come serve: nella sostanza. Diffidando della retorica estetizzante che certi giullari di corte alla Benigni ci propinano – più o meno consapevolmente – blandendo il nostro bisogno di compiacimento e consolazione, sentimenti guarda caso dalle ben note proprietà sedative.

Non c’è nulla di consolatorio, nulla di cui compiacerci in una Costituzione celebrata a parole e messa in disparte nei fatti.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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8 risposte a Di Leggi Naturali, di Principi e Costituzioni

  1. bortocal ha detto:

    mi sembra evidente, caro Mauro, che tutto questo dipende soltanto dal fatto che la nostra Costituzione è comunista :(, come dice qualcun altro che non nomini.

    ma non perderei di vista l’avversario principale, evitiamo la solita disastrosa alleanza oggettiva degli opposti populismi.che è sempre stato l’unico modo con cui il fascismo è andato al potere.

    l’avversario principale non p Monti, per noi e continuando non a criticare, perché si deve farlo, ma ad attaccare Monti favoriamo l’avversario principale.

    in tempi precari, pur criticando la destra moderata, è fondamentale fare argine assieme a lei contro il fascismo, per dirla classicamente.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Caro Bortocal, capisco il tuo punto di vista.
      Tu però conosci il mio, e sai che considero quest’Europa, per come è stata implementata e per come si sta consolidando, una iattura – sia democratica che economica: un’organizzazione di potere neo-liberista, anti-sociale, anti-solidale e a vocazione burocratico-totalitaria. In breve, cripto-fascista. E’ la mia opinione, lo so che non la condividi 🙂 E poiché secondo me il montismo ne è la più ossequiente rappresentazione in Italia, logicamente tendo a qualificarlo come tale piuttosto che “destra moderata” o liberale Di conseguenza credo che è proprio questa la deriva che dovremmo arginare. Non a caso i revanscismi della destra neo-fascista sono un fenomeno attuale che proprio le politiche punitive e autoritarie di questa Europa hanno contribuito a fare riaffiorare. Mi spiace che il PD, ormai completamente omologato al “più Europa”, non riesca o non voglia vederlo, e ne abbia abbracciato tutte le posizioni, preso com’è dall’ansia di convincere i “mercati” che loro “sono una forza responsabile di governo”.
      PS: Mi viene in mente la frase di un professore di economia europeista convinto, anche se critico verso le misure economiche adottate dalla troika: Se non sei al tavolo, sei nel menù; che tradotto significa : o sei fra quelli che mangiano o sei fra quelli mangiati. (Il professore, pur degna persona, la citò diverse volte nel suo blog a legittimazione del mantra “più Europa”, apparentemente inconsapevole della raccapricciante implicazione di quell’aforisma). Ecco: questa è la perfetta sintesi di una costruzione politica che ci era stata raccontata, ingannandoci, come foriera di prosperità, giustizia sociale, solidarietà. Non ho nessuna vocazione a essere mangiato, ma francamente l’idea di sedere a quel tavolo mi disgusta parecchio.

      • bortocal ha detto:

        credo che la sintesi e la frammentazione della discussione a cui costringe il blog sia alla fine un aiuto più che una difficoltà.

        leggere detto da te che sono tradizionalmente orientato mi ha divertito parecchio, però posso garantire che non sarò mai utilizzabile per una causa, qualunque essa sia.

        sul resto credo che non ci resti che osservare con spirito laico e senza ostilità che in questo momento siamo avversari politici, cioè vogliamo cose diverse.

        io credo che Berlusconi sia abbastanza neokeynesiano a parole perché tu e il tuo amico qui sotto possiate dire apertamente che lo preferite a Monti.

        ecco tutto, e la polemica mica è una trappola, è il giusto rapporto da mantenere tra persone che hanno al momento valutazioni differenti, conservando lo spirito laico che porta ad ammettere la possibilità di avere torto e il rispetto delle persone (ma non necessariamente delle idee che ci sembrano sbagliate) fino a che siamo capaci.

        questa caratteristica che non ritrovo nel tuo compagno di merende qui sotto 😉 😉 per me rimane importante e segna il confine tra le persone con cui vale la pena discutere e quelle con cui discutere è una perdita di tempo.

        il tuo amico non perde tempo a discutere con me e io neppure con lui; a me dispiace che non si possa discutere neppure tra persone che condividono certi principi generali, ma lui no, e io sono sorpreso di avere trovato qualcuno anche più intollerante di me.

        penso che voi berlusconiani alla fine vincerete, magari non proprio le elezioni, pur se avete buone possibilità perfino lì.

        sarà interessante godersi i seguiti, io preferibilmente dall’estero, comunque.

        un caro saluto ad entrambi.

  2. Quarantotto ha detto:

    Hei Mauro: mi piace questo blog. Anche graficamente. E c’hai pure la pazienza di rispondere a chi ancora pensa che “l’avversario principale non è Monti”. Almeno il caimano la Costitizione la voleva cambiare nelle paarti necessarie ai suoi processi. Con Monti la Costituzione è un termine generico, una sorta di reminiscenza un pò goffa (tipo la dizione: “di sana e robusta costituzione) e quindi, la disattiva integralmente senza neanche starci a pensare troppo. Dalle sue parti, è tutta roba “conservatrice”, un bal bla bla, essere inferiori…

    • Mauro Poggi ha detto:

      Buongiorno Quarantotto! Je suis vraiment flatté par votre visite! Si je le savais, j’aurais mieux soigné mon post 🙂 🙂

      Bortocal è titolare di un blog molto eclettico; gli riconosco una considerevole cultura che però, ahimè, è “mainstream oriented”. Abbiamo avuto qualche botta e risposta già in passato, ma i limiti della discussione a puntate tipica del web limitano la costruttività del confronto che spesso cade nella trappola della polemica. Peccato, potrebbe essere un’ottima risorsa per la “causa”.
      Sto metabolizzando i post pubblicati su Orizzonte48, con i tempi (lunghi) dettati dagli svariati impegni della quotidianità e dalla mia approssimazione culturale. Spero che manterrai la promessa di “rallentare il ritmo” per qualche tempo, così da consentire a quelli come me di mettersi in pari. 🙂 🙂

  3. Pingback: mauro poggi e i berlusconiani di estrema sinistra. « commentando

  4. sporchibanchieri ha detto:

    Ciao Mauro, complimenti per il blog e l’articolo.
    In effetti l’esempio di Piero Ottone, che in questo caso sembra essere un po Ottuso è perfetto. Definire “leggi naturali” quelle di domanda e offerta, almeno come le intendono “loro” è palesemente ridicolo. Secondo questa logica allora, nei luoghi ad alta siccità dovrebbe piovere di più.
    Siamo d’accordo anche con il commento di Quarantotto. Il biscione, più che altro, voleva salvarsi il c**o. Invece Mario Smonti è uno degli agenti con la precisa missione di distruggere gli stati nazionali, la sovranità popolare, per instaurare una dittatura mondiale. Il criptofascismo è il più pericoloso. Meglio un nemico dichiarato che un falso amico.

    Un saluto

    • Mauro Poggi ha detto:

      Ti ringrazio.
      Condivido il tuo punto di vista, guardiamoci dai falsi amici, più pericolosi degli avversari dichiarati. Ma sono ancora molti quelli che preferiscono certezze, tanto consolatorie quanto illusorie.
      Ho dato un’occhiata al tuo blog e mi sono ripromesso di tornarci con più tempo. Sono tempi di omologazione diffusa, c’è un bisogno disperato di gente che non abbia delegato l’uso del proprio senso critico. Mi rincuora il pensiero che la disinformazione mediatica è feroce ma tutto sommato rozza, mentre le evidenze hanno dalla loro la “caparbietà dei fatti”: prima o poi dovranno farci i conti, e ognuno può dare una mano per anticipare quel momento. Quanto prima meglio. A presto!

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