La sinistra, i lutti da elaborare, le compatibilità e gli orizzonti.

Su l’Espresso del 15/11/2012 intervista a Settis per il suo nuovo libro “Azione Popolare. Cittadini per il bene comune”.

Alcuni stralci della conversazione:

L’indignazione, vero tema del suo libro, non è antipolitica?

Per me l’antipolitica sono i mercati: la principale forza che è contro la politica. L’antipolitica è quella, poteri occulti anonimi, non controllati né da Stati né da cittadini che si circondano di un’aura di sacralità. Ho letto ultimamente la frase “arriverà il giudizio universale di mercati”. E’ un linguaggio religioso, metafisico. Il mercato è dio.

La sinistra?

Succube della cultura di destra. Un esempio? Un tabù: Marx. Si preferisce l’abbraccio mortale di Berlusconi pur di non pronunciare questo nome. Eppure Marx fa un’analisi eccellente su come denaro generi denaro. Cose attualissime oggi. Mi colpisce che si parli sempre della modernizzazione come se fosse un termine univoco e neutrale. E infatti, la differenza fra modernità di Berlusconi e quella di Bersani non è evidente nei programmi del leader PD. La sua idea della modernizzazione è la stessa della destra, ma con un po’ più di attenzione per il sociale. Il principale responsabile di questa stortura è D’Alema, cui manca ogni orizzonte politico, ne ha solo uno tattico, e spesso finisce in sconfitta. Di Renzi poi, non parliamone.

A proposito della subalternità culturale, viene a fagiolo l’analisi del linguista USA George Lakoff (grazie, Stefano Fait!) nel libro “Pensiero politico e scienza della mente”. Lakoff descrive una “cattura cognitiva” dell’area progressista ad opera del del pensiero neoliberale, avvenuta nell’ultimo trentennio: un fenomeno per cui i progressisti, o buona parte di loro, hanno iniziato a pensare all’interno degli schemi cognitivi dei conservatori, e a parlare con il loro vocabolario, disattivando le proprie idee, valori e parole.

L’analisi  è riferita ai liberals americani, ma si applica tranquillamente anche ai progressisti de noantri, PD per primo. Con il pretesto della modernizzazione e del superamento delle ideologie, infatti, costoro hanno dismesso le idealità attraverso cui nutrire la sostanza dell’azione politica, abdicando a schemi cognitivi del tutto estranei alla sinistra. Esemplare D’Alema, che in un intervista al Corsera arriva a dire che Monti è compatibile con “l’orizzonte programmatico” del PD, utile per contrastare quelle pulsioni stataliste ancora presenti nei socialisti: evidenza di una inarrestabile deriva verso posizioni neo-liberiste che nulla hanno a che fare con una tradizione socialista.
Molti, fra la gente di sinistra, rifiutano di prenderne atto, eppure questo lutto dovrebbe una volta per tutte essere elaborato. Diversamente, se nemmeno ci rendiamo conto di averli smarriti, come potremo tornare a riappropriarci del nostro vocabolario, delle nostre idee, dei nostri valori? Tatticismi e compromessi sono il pane della politica attiva, questo lo sappiamo tutti; ma se manchiamo del sostegno di quelle idealità che danno un senso di appartenenza vero, che non sia solo tribale o da tifoseria, essi finiscono per rivelarsi, sempre, fine a se stessi: un fatuo esercizio per la conquista del comando pur che sia.
La compatibilità di Monti con “l’orizzonte programmatico” della sinistra, evocata da D’Alema, dipende proprio dal fatto che in mancanza di idealità non esistono orizzonti programmatici; di modo che l’assenza di riferimenti legittima ogni connubio, purché funzionale all’unico obiettivo che rimane indiscutibile, quello del potere.

A proposito: abbiamo notizia di una qualche (possibilmente non ambigua) presa di posizione su quanto sta avvenendo a Gaza, o il problema palestinese non è compatibile con il nostro orizzonte programmatico?

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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Una risposta a La sinistra, i lutti da elaborare, le compatibilità e gli orizzonti.

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
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